mercoledì, dicembre 29, 2010

Piccoli Sgarbi crescono a Riccione.


Singolare è la storia di Andrea Speziali, un ragazzo riccionese che da anni coltiva caparbiamente un interesse culturale e ora vorrebbe finalmente divulgare il frutto delle sue ricerche, soprattutto perché si è convinto che con la bellezza non si possa essere avari e la si debba invece mostrare agli altri, per condividerne il piacere. La storia parte da lontano: quando era ancora un bimbo, all’età di circa sette anni fece un sogno il cui ricordo rimase vividamente impresso nella sua mente. Nel cuore della notte sognò una villa illuminata e popolata di gente in festa. Il brusco risveglio non fece sparire, però, la memoria di quel sogno e quando, per uno strano corso degli eventi, alcuni anni dopo, cambiando residenza, gli capita di passare in via Milano, le linee insolite di una villa bianca dalle civettuole finestre, che occhieggiano tra i rami di un’edera troppo invadente, catturano la sua attenzione; torna perciò indietro, si ferma a osservare con sempre maggiore curiosità e, pervaso di meraviglia, realizza che quella è la casa del sogno. Da quel giorno sempre più spesso e volutamene Andrea è passato in via Milano, davanti a quell’abitazione, in cui scorgeva ogni volta un nuovo particolare interessante. In seguito, con l’ingresso all’Istituto d’Arte “F. Fellini” di Riccione, Andrea, che ha la possibilità di coltivare con lo studio la sua naturale sensibilità artistica, comincia a raccogliere informazioni su quell’abitazione di Via Milano, che da qualche vecchio riccionese aveva sentito chiamare “la villa degli americani”; scopre così che , con il nome di villa Antolini, il Comune annovera l’edificio tra le ville storiche di Riccione, ma non gli basta: vuole saperne di più e soprattutto avverte l’irrefrenabile desiderio di entrare nella villa. Così un giorno, durante uno dei suoi soliti giri, si fa coraggio e suona il campanello; la gentile padrona di casa infatti lo fa entrare ed è così che Andrea fa la seconda strabiliante scoperta: anche la scala di legno, con una particolare balaustra di legno intagliato, è proprio quella che aveva sognato; con quell’ultimo fotogramma impresso nella mente si era risvegliato! Non deve perciò stupire se con gli anni per Andrea Speziali questa villa sia diventata “la sua villa” e se, partendo da un sogno e dal piacere che si trae dalla contemplazione di un bell’oggetto, abbia voluto capire le ragioni del fascino che quel luogo ha per tanto tempo esercitato su di lui e abbia così intrapreso un percorso di studi che gli ha finalmente fornito le chiavi di lettura di quell’edificio: ha acquistato cataloghi di mostre, testi di storia dell’arte e, più nello specifico, saggi sull’Art Nouveau, ha viaggiato per vedere altre opere realizzate da Vucetich, l’architetto che ha progettato la villa, e per raccogliere notizie più dettagliate sull’opera e la personalità dell’artista. Nell’architettura di villa Antolini, il cui stile riprende quello della Secessione viennese, Andrea ha tuttavia riconosciuto l’influsso del canone di Francesco Borromini, da cui Vucetich ha tratto un particolare essenziale: la curvatura della facciata nell’ingresso verso monte della villa ricorda la sinuosità delle facciate borrominiane, come quella della chiesa di san Carlino alle quattro fontane, a Roma. Queste e altre scoperte, (come le foto della villa in costruzione e la cartolina a costruzione terminata), verranno pubblicate sull’ufficiale sito web dedicato all’edificio (www.riccioneinvilla.it) e prossimamente, con ulteriori approfondimenti, porteranno alla pubblicazione di un saggio sull’impianto architettonico della villa e gli aspetti esoterici del canone compositivo di Mirko Vucetich. Le ricerche condotte hanno comunque rafforzato in Andrea il convincimento che villa Antolini sia un’opera pregevole, realizzata da un artista geniale, Mirko Vucetich, capace di passare con ammirevole eclettismo dalla scultura all’architettura, dalla regia teatrale alla pubblicistica. Egli vorrebbe pertanto salvare la villa dall’anonimato e dall’incuria a cui sembra essere condannata da quando, non più abitata da circa tre anni, le piante parassite insieme all’azione inarrestabile del tempo ne stanno offuscando quella bellezza da cui traeva lustro non solo la famiglia Antolini ,che negli anni Venti faceva a gara con altri facoltosi villeggianti della Riviera nell’esibire la casa delle vacanze come uno “status symbol”, ma Riccione stessa, allora ambita meta di un turismo balneare in forte ascesa.

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