martedì, aprile 07, 2009

Dalla teoria alla pratica. Il cinema di Gianni Puccini e Massimo Mida

La Cineteca Nazionale ricorda i due fratelli, mercoledì 8 aprile ore 19.00 con Lidia Bednarek Puccini, Sandra Puccini, Giuliano Montaldo, Ernesto G. Laura, Carlo Lizzani, Roberto Natale. Modera Alfredo Baldi. Seguirà la proiezione di Morire per vivere
Il tempo non è sempre gentiluomo. Come spiegare altrimenti l’oblio che circonda la figura di Gianni Puccini, giornalista, critico, traduttore, sceneggiatore di grandissimo talento, divenuto (forse suo malgrado) regista di commedie di costume, ma anche di film d’impegno, oggi pressoché dimenticato. Figlio d’arte (suo padre Mario grande scrittore realista, anche lui dimenticato), fratello maggiore di altri due talentuosi personaggi, lo sceneggiatore e regista Massimo Mida e l’ispanista Dario Puccini. I corsi al nascente Centro Sperimentale di Cinematografia nel 1935. L’amicizia e collaborazione con Rudolf Arnheim. La nascita della rivista «Cinema» nel 1936 che cerca di cambiare il corso del cinema italiano, allora in balìa dei telefoni bianchi, e vi riuscirà, sia a livello critico sia, soprattutto, sul campo, con il passaggio alla sceneggiatura e alla regia: oltre a Puccini, Giuseppe De Santis, Carlo Lizzani, Michelangelo Antonioni, ma anche figure come Pietro Ingrao, Mario Alicata. Domenico Purificato. L’incontro con Visconti e la famosa, controversa, sceneggiatura di Ossessione, alla quale in molti misero la mano, ma stando ai titoli di testa, è opera di Visconti, Alicata, De Santis e Puccini: il film con quale il “nuovo” irrompe nel cinema italiano, lo spartiacque fra cinema fascista e neorealismo. E poi la vita, quella vera, la Resistenza, il carcere a Regina Coeli il 2 dicembre 1942, insieme al fratello Dario), la nomina a direttore di «Cinema» nel fatidico numero datato, significativamente, 25 luglio-18 agosto 1943, quando ancora era in carcere. Il secondo arresto nel marzo 1944. La liberazione e l’attività di critico. Le sceneggiature per i film dell’amico De Santis, fra i quali il capolavoro Riso amaro. Finalmente il passaggio alla regia, antica passione, che gli regalerà però molte amarezze per la difficoltà di realizzare i progetti a cui teneva ma anche le gioie per film destinati a rimanere come L’impiegato, L’attico e I sette fratelli Cervi, la sua ultima opera, la più sentita. Il film forse della svolta, ma il 5 dicembre del 1968 Puccini muore improvvisamente a soli cinquantaquattro anni. E, come spesso è accaduto nel cinema italiano, alla morte prematura si è aggiunto il silenzio (colpevole) della critica. Figlio dello scrittore Mario Puccini, fratello del regista Gianni (il suo vero nome è infatti Massimo Puccini; Mida era il cognome della nonna), Massimo Mida si laurea in giurisprudenza e si diploma in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia e, durante gli anni della guerra, presta servizio presso il Centro Cinematografico dell’Aereonautica. Inizia a svolgere attività giornalistica in qualità di critico cinematografico su «Unione Sarda», «Paese Sera», «Cinema», «Bianco e Nero». Esordisce come sceneggiatore collaborando con Roberto Rossellini (Un pilota ritorna, 1942) e negli anni successivi parteciperà al rinnovamento del cinema italiano del dopoguerra, collaborando alla stesura di copioni per film importanti come Paisà, Luci del varietà, Achtung! Banditi! e Europa ’51. Importante è anche la sua attività di documentarista, realizzando cortometraggi su Mafai, Greco, Carrà, Di Vittorio, De Brosses. È anche regista televisivo. Secondo Roberto Poppi risulta «molto meno interessante il suo approccio col lungometraggio a soggetto, che si esaurisce con alcune prove dichiaratamente commerciali, a esclusione de Il fratello, commosso omaggio al ricordo e ai suoi non sempre facili rapporti col fratello Gianni». A nostro avviso in queste parole è riscontrabile un’eccessiva severità: impossibile non divertirsi con intelligenza nel film a episodi Bianco, rosso, giallo, rosa o non farsi “stordire” dal curioso spy movie psichedelico LSD - Inferno per pochi dollari. Massimo Mida si è spento a Roma nel 1992.
ore 20.30
Morire per vivere (ep. di Racconti a due piazze, 1965)
Regia: Gianni Puccini; soggetto: da un atto unico di Eduardo De Filippo; sceneggiatura: Bruno Baratti, G. Puccini; fotografia: Tonino Delli Colli; musica: Georges Garvarentz; montaggio: Ornella Micheli; interpreti: Margaret Lee, Lando Buzzanca, Franco Parenti; origine: Italia/Francia; produzione: Metheus Film, Alvaro Mancori e Anna Maria Chretien, Cinéurop, Dici France; durata: 20’ circa
Vietato ai minori di anni 18

Mercoledì 8 aprile dalle 19.00
Cinema Trevi vicolo del puttarello, 25 Roma

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