mercoledì, maggio 13, 2009

Cinema Trevi: Ricordando Mino Reitano


La poetica di Mino Reitano si fondava sull’amore romantico, quello unico, di un’intera vita, e sul Meridione e sulla tragedia dell’esilio dell’emigrante.


Venerdi 15 maggio dalle ore 17:00 - Cinema Trevi
la Cineteca Nazionale dedica una giornata ai film dei quali è stato interprete

Il 27 gennaio 2009 si è spento Beniamino Reitano, noto come Mino, un'icona indiscussa della musica nazional popolare italiana. La sua poetica si fondava sull'amore romantico, quello unico, di un'intera vita, ma anche sul Meridione e sulla tragedia dell'esilio dell'emigrante, costretto ad abbandonare le proprie radici per trovare lavoro. Il corpo e la voce di Mino hanno "raccontato" tutto ciò con autenticità inarrivabile, rappresentando simbolicamente i milioni di volti silenziosi lontani dai loro paesi natii. Basta ritornare alla memoria dei titoli di alcuni suoi album degli anni '70 come L'uomo e la valigia, Ti amo tanto tanto, Partito per amore, Omaggio alla mia terra per regalarci subito l'idea di un uomo semplice ma mai banale. Autore delle musiche di quasi tutte le canzoni da lui incise (spesso in collaborazione con il fratello Franco), ha scritto brani anche per altri artisti (quello più celebre è Una ragione di più, cantato da Ornella Vanoni) nonché celebri canzoni per bambini, prima fra tutte La sveglia birichina. Al cinema, contrariamente ad altri suoi colleghi, non si è mai concesso al musicarello, interpretando ruoli a tutto tondo, ben svincolati dalla sua professione di cantante. Anche se i film da lui interpretati sono da considerarsi dei veri e propri "oggetti smarriti" del nostro cinema italiano: dagli introvabili Tara Pokì (1971) di Amasi Damiani e Lady Football (1979) di Italo Martinenghi agli (in)visibili italiani Una vita lunga un giorno (1973) di Ferdinando Baldi e Povero Cristo (1975) di Pier Carpi. Ha inoltre interpretato se stesso in film quali Sono pazzo di Iris Blond (1996) di Carlo Verdone e L'ultimo mundial (1999) di Antonella Ponziani e Tonino Zangardi. Sulla sua profonda fede cattolica, incrollabile anche durante la dolorosa malattia che lo portò alla morte, ecco che cosa disse a Bruno Volpe, giornalista di «Petrus», il quotidiano on-line sul Pontificato di Benedetto XVI: «Non voglio lasciare nulla in sospeso con alcuno. Il cristianesimo è saper dimenticare, lasciarsi alle spalle rancori e risentimenti, abbandonarsi liberamente alla misericordia. Senza perdono la nostra fede sarebbe vuota. Io stesso chiedo perdono nel caso abbia danneggiato qualcuno, anche se, mi creda, nel limite delle mie possibilità, ho sempre cercato di aiutare e comprendere tutti. Se non ci sono riuscito, spero davvero vogliano scusarmi».

ore 17.00
Sono pazzo di Iris Blond di Carlo Verdone, 1996

ore 19.00
Una vita lunga un giorno di Sam Livingstone [Ferdinando Baldi], 1973

ore 21.00
Povero Cristo di Pier Carpi, 1975


Cinema Trevi vicolo del puttarello, 25 Roma


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