
Asmara è una città incredibile, segreta, capace di conservare, senza enfatizzarla, un’architettura unica, un patrimonio moderno che nell’epoca della globalizzazione non sarebbe difficile far conoscere al mondo intero.
Un libro, Asmara, Africa’s Secret Modernist City curato dall’architetto Naigzy Gebremedhin e una mostra itinerante, a giugno approdata a Bologna, ( 5 giugno 5 luglio sala Assemblee Fondazione Carisbo, Via Farini, 15 h 10-19, ingresso libero) stanno percorrendo questa strada per promuovere ed appoggiare l’inserimento dell’architettura di Asmara nella Modern Heritage List dell’Unesco.
Geograficamente Asmara è una città fortunata, adagiata su una pianura ad oltre due chilometri di altezza, la città delle nubi, come è stata definita, accoglie una delle concentrazioni più alte di costruzioni moderniste esistenti al mondo.
E non è un caso.
Incuneata nel corno d’Africa tra l’Etiopia, Gibuti e il Sudan, L’Eritrea è un piccolo stato che accarezza mille chilometri di litorale per affacciarsi strategicamente sul mar Rosso.
Questa invidiata posizione ha procurato, nel corso dei secoli, invasioni e occupazioni: turchi, egiziani, italiani, britannici ed etiopi hanno lasciato segni e forgiato il carattere eritreo, gente tollerante ma tenacemente indipendente.
Gli italiani hanno controllato l’Eritrea dal 1889 al 1941 ma, forse perché poco abituati allo spirito coloniale, non hanno risparmiato spese e ingegno per crearsi una casa lontano da casa.
La vera furia architettonica decolla intorno agli anni ’30, quando gli italiani presenti ad Asmara fanno aumentare di dieci volte la popolazione.
Il Duce vuole costruire l’Impero d’Africa e gli architetti devono sottolineare questo intento. Nasce così la littoria sede del Partito fascista, ora Ministero dell’Educazione, ma non è l’unico obiettivo; architetti e costruttori hanno carta bianca, anzi possono seguire il proprio cuore e forse questo è il segreto profondo, per cui, una tale miscellanea di stili, ha reso Asmara una città da amare.
Le costruzioni futuristiche, influenzate dal mito della macchina e della velocità, si elevano accanto allo stile razionalistico anni trenta e al monumentalismo del fascio. Si costruiscono il teatro di Asmara in stile romanico e rinascimentale, la Cattedrale cattolica di disegno neoclassico con tocchi di gotico e Palazzo Falletta, che accoglie appartamenti in una struttura concepita come un castello medioevale in versione moderna, con torrette poste agli angoli di un cortile centrale, ( oggi ospita il Ministero dell’Istruzione).
Il centro storico, riservato ai colonizzatori, è un piccolo gioiello; gli ampi marciapiedi sono costruiti per la passeggiata italiana, i comodi cafè rendono la vita piacevole, le ville color pastello rallegrano la vista con giardini mozzafiato e i cinema sono solide costruzioni dai nomi importanti, Impero, Roma.
Tutta questa architettura ricca di storia è molto amata dagli eritrei che sentono assolutamente loro ogni edificio e ogni costruzione. Il problema importante che il nuovo governo indipendente si è trovato a dover affrontare, è quello della conservazione.
La storia richiede conservazione e questo impegno ha coinvolto, oltre al governo, anche una persona speciale, l’architetto Naigzy Gebremedhin che, nel 1994, rientra nella sua patria per partecipare al processo di rinnovamento.
E’ il primo direttore della protezione dell’ambiente e, aiutato dai fondi della Banca Mondiale, lancia un’iniziativa conosciuta come CARP, progetto Culturale di Riabilitazione dei Beni, allo scopo di conservare il patrimonio.
Certo sarebbe un peccato perdere il vecchio Garage Fiat Tagliero costruito, omaggio al futurismo, come un aereo, con le sue due enormi ali in cemento pronte a decollare. Naigzy sottolinea che ad Asmara “l’esperimento di modernismo” è senza pari, unico al mondo.
Ecco il perché di questa bella mostra itinerante, (Berlino nel 2006, Francoforte, Kassel, Stoccarda, Londra, Tel Aviv, Il Cairo, Lomè, Lagos, e poi l’Italia, Torino 2008 e Bologna nel 2009 ), che persegue tenacemente l’obiettivo di custodire e divulgare l’aspetto migliore della colonizzazione italiana, quello architettonico che ha arricchito lo spirito della città di Asmara.
Un libro, Asmara, Africa’s Secret Modernist City curato dall’architetto Naigzy Gebremedhin e una mostra itinerante, a giugno approdata a Bologna, ( 5 giugno 5 luglio sala Assemblee Fondazione Carisbo, Via Farini, 15 h 10-19, ingresso libero) stanno percorrendo questa strada per promuovere ed appoggiare l’inserimento dell’architettura di Asmara nella Modern Heritage List dell’Unesco.
Geograficamente Asmara è una città fortunata, adagiata su una pianura ad oltre due chilometri di altezza, la città delle nubi, come è stata definita, accoglie una delle concentrazioni più alte di costruzioni moderniste esistenti al mondo.
E non è un caso.
Incuneata nel corno d’Africa tra l’Etiopia, Gibuti e il Sudan, L’Eritrea è un piccolo stato che accarezza mille chilometri di litorale per affacciarsi strategicamente sul mar Rosso.
Questa invidiata posizione ha procurato, nel corso dei secoli, invasioni e occupazioni: turchi, egiziani, italiani, britannici ed etiopi hanno lasciato segni e forgiato il carattere eritreo, gente tollerante ma tenacemente indipendente.
Gli italiani hanno controllato l’Eritrea dal 1889 al 1941 ma, forse perché poco abituati allo spirito coloniale, non hanno risparmiato spese e ingegno per crearsi una casa lontano da casa.
La vera furia architettonica decolla intorno agli anni ’30, quando gli italiani presenti ad Asmara fanno aumentare di dieci volte la popolazione.
Il Duce vuole costruire l’Impero d’Africa e gli architetti devono sottolineare questo intento. Nasce così la littoria sede del Partito fascista, ora Ministero dell’Educazione, ma non è l’unico obiettivo; architetti e costruttori hanno carta bianca, anzi possono seguire il proprio cuore e forse questo è il segreto profondo, per cui, una tale miscellanea di stili, ha reso Asmara una città da amare.
Le costruzioni futuristiche, influenzate dal mito della macchina e della velocità, si elevano accanto allo stile razionalistico anni trenta e al monumentalismo del fascio. Si costruiscono il teatro di Asmara in stile romanico e rinascimentale, la Cattedrale cattolica di disegno neoclassico con tocchi di gotico e Palazzo Falletta, che accoglie appartamenti in una struttura concepita come un castello medioevale in versione moderna, con torrette poste agli angoli di un cortile centrale, ( oggi ospita il Ministero dell’Istruzione).
Il centro storico, riservato ai colonizzatori, è un piccolo gioiello; gli ampi marciapiedi sono costruiti per la passeggiata italiana, i comodi cafè rendono la vita piacevole, le ville color pastello rallegrano la vista con giardini mozzafiato e i cinema sono solide costruzioni dai nomi importanti, Impero, Roma.
Tutta questa architettura ricca di storia è molto amata dagli eritrei che sentono assolutamente loro ogni edificio e ogni costruzione. Il problema importante che il nuovo governo indipendente si è trovato a dover affrontare, è quello della conservazione.
La storia richiede conservazione e questo impegno ha coinvolto, oltre al governo, anche una persona speciale, l’architetto Naigzy Gebremedhin che, nel 1994, rientra nella sua patria per partecipare al processo di rinnovamento.
E’ il primo direttore della protezione dell’ambiente e, aiutato dai fondi della Banca Mondiale, lancia un’iniziativa conosciuta come CARP, progetto Culturale di Riabilitazione dei Beni, allo scopo di conservare il patrimonio.
Certo sarebbe un peccato perdere il vecchio Garage Fiat Tagliero costruito, omaggio al futurismo, come un aereo, con le sue due enormi ali in cemento pronte a decollare. Naigzy sottolinea che ad Asmara “l’esperimento di modernismo” è senza pari, unico al mondo.
Ecco il perché di questa bella mostra itinerante, (Berlino nel 2006, Francoforte, Kassel, Stoccarda, Londra, Tel Aviv, Il Cairo, Lomè, Lagos, e poi l’Italia, Torino 2008 e Bologna nel 2009 ), che persegue tenacemente l’obiettivo di custodire e divulgare l’aspetto migliore della colonizzazione italiana, quello architettonico che ha arricchito lo spirito della città di Asmara.
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