La crisi economica che ha colpito il mondo degli ultimi due anni ha messo a dura prova i consumatori in ogni parte del globo, portandoli sempre più spesso ad un indebitamento ingestibile nel tentativo di sopravvivere alle difficoltà economiche sorte nella quotidianità. La sfiducia negli istituti di credito, nata in seguito all’andamento altalenante dei tassi, ha portato la popolazione a ricorrere, nonostante le difficoltà, sempre di meno ai prestiti personali ed a concentrarsi su alternative forme di finanziamento.
Ad illustrarlo sono i maggiori istituti di statistica che sempre di più raccontano come gli italiani, nel caso in cui non riescano a rimandare le ingenti spese necessarie alla gestione della quotidianità, preferiscano richiedere finanziamenti al proprio datore di lavoro attraverso dei mediatori creditizi per mezzo delle cessioni dei quinto (attraverso la quale il lavoratore dipendente può usufruire di parte della liquidazione maturata restituendo il prestito del datore di lavoro attraverso trattenute sulla busta paga, n.d.r.) piuttosto che usufruire dell’usuale credito a consumo.
Gli italiani si stagliano al di sopra della media europea in materia di debito: si parla di una cifra pari a 110 miliardi di euro, impensabile fino a 7 anni fa quando l’indebitamento degli italiani era pari ad un terzo della cifra appena esposta. Ed è stato proprio il credito al consumo, inflazionato nella richiesta ed unito alla crisi ad aver portato gli italiani in condizioni economiche impossibili da sostenere creando un circolo vizioso dal quale l’italiano medio tenta di uscire ora affidandosi sempre di più ad a fonti di finanziamento sicure perché di certificata provenienza e restituzione.
venerdì, marzo 12, 2010
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