giovedì, aprile 08, 2010

La miglior lotteria è il lavoro e l’economia

I soldi non fanno la felicità, si dice. Ma neanche la tolgono, si risponde. Augurarsi di non vincere il superenalotto o addirittura lamentarsi di essere entrato in possesso di così tanti liquidi in un colpo solo, secondo alcuni, è da folli. O da ricchi sfondati. Del resto, si dice anche che i soldi chiamano altri soldi.

A volte però la fortuna bacia anche chi di contanti, liquidi e immobili non ne ha mai avuti e da un giorno all’altro diventa un nababbo. E naturalmente, dovrebbe essere felice come una Pasqua. E invece, sembra proprio che molte cospicue vincite, in Italia come all’estero, non siano né benedette né baciate dalla dea bendata.

Nel Regno Unito, per esempio, si parla di un vincitore deceduto all’età di soli 58 anni dopo una vita post vincita di bagordi, vizi e stravizi di ogni sorta che l’avrebbe portato a maledire quei soldi venuti dal nulla.
Anche in Italia, l’atmosfera per i novelli miliardari non è più salutare. La stessa aura di di sfortuna sembra, infatti, aver accompagnato alcune tra le vincite più recenti di enalotto e affini.

C’è chi ha subito attacchi anche fatali da mafiosi e malviventi, chi si è accanito sulla famiglia preso da raptus da iattura, chi si è malamente separato dal consorte e chi non ha avuto neanche la possibilità di godersi la manna cadutagli dal cielo per sopravvenuto infarto pochi giorni dopo averla riscossa.

Un quadro inquietante, dunque, che fa riflettere sui proverbi e sull’enalotto ma che forse, in ultima analisi, potrebbe anche ispirare qualche autore in cerca di trame romanzesche un po’gialle e un po’noir.

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