In limba suona Coro Nieddu, ma si può interpretare cuore nero. Quel cuore grande e generoso dei minatori che pur di assicurare una vita migliore a mogli e figli, hanno accettato di farlo diventare nero respirando giorno dopo giorno, nelle viscere della terra, le micidiali polveri delle gallerie minerarie.
“Coro Nieddu”, il brano principale che dà anche il titolo al nuovo cd delle Pandelas, è dedicato ai minatori, a quelli morti in miniera, ai tanti che ancora oggi in tutto il mondo continuano a morire, ai sopravissuti, a quelli del Sulcis, ai sardi emigrati in Belgio, ai loro figli ormai integrati all'estero grazie al sacrificio dei padri e in particolare alle vittime della miniera di Marcinelle.
Prodotto dalla Numerounospettacoli di Ninni Tomasiello e Green Studio Productions e messo in distribuzione alla metà di giugno 2010, Coro Nieddu è la seconda fatica discografica del gruppo etno rock tutto al femminile formato da Tiziana Vadilonga, Fabiola Concu, Titti Conti, Veronica Senis, Stefania Cugia e Denise Vadilonga.
Come il primo compact “Fizzos De Caronte” pubblicato due anni fa tutto in lingua sarda, anche in questo nuovo lavoro – 4 inediti, la versione remixata di Fizzos de Caronte e 3 cover famose – le sei esuberanti bellezze mediterranee, ricalcano in pieno la scena dell’etno rock in limba per testimoniare un senso di appartenenza e il radicamento all’identità sarda senza però limitarsi ad essere interpreti di un modo più moderno di ciò che la tradizione isolana ha lasciato in eredità.
Tiziana, Fabiola, Titti, Veronica, Stefania e Denise, infatti, con questo cd fresco di stampa, come vere e proprie portavoci itineranti, esportano in musica storia, bellezze del Sulcis, il patrimonio archeologico minerario della provincia di Carbonia Iglesias, gioie e miserie della loro isola, ma anche la pesante crisi di posti di lavoro e ancora il dramma sociale di quanti hanno dovuto cercare fortuna emigrando.
Un ruolo per certi aspetti da Ambasciatrici della Sardegna iniziato circa due anni fa e documentato dagli oltre 900 concerti in numerose piazze dell’isola e di mezza Europa che adesso con il progetto “Coro Nieddu” vogliono rilanciare per favorire lo scambio culturale e l’incontro con altri popoli di tradizione mineraria.
Proprio per ribadire questa vicinanza ideale tra gli abitanti dei territori a vocazione mineraria, il cd “Coro Nieddu” si apre appunto con il brano omonimo composto da Ninni Tomasiello e Ignazio Marcia per ricordare la tragedia dell'8 agosto 1956 quando nella miniera di carbone a Marcinelle, nei pressi di Charleroi in Belgio, in un solo giorno persero la vita 262 minatori. 136 erano Italiani.
Un omaggio ai minatori impreziosito non soltanto dalla consolidata versatilità interpretativa delle sei voci delle Pandelas, ma dalla partecipazione degli straordinari esecutori della tradizione musicale isolana i Tenores di Bitti “Remunnu ‘e Locu” e il Maestro Orlando Mascia alle Launeddas.
E sono sempre i Tenores di Bitti “Remunnu ‘e Locu”, su solittu di Orlando Mascia e le Pandelas a dare voce all’inno alla Sardegna e alle sue bellezze naturali dell’inedito “S’isola Mia” (Marcia– Masala).
La carrellata delle tracce del compact con le musiche eseguite in tutti i brani da Nessy Marcia (chitarre), Paolo Cocco (basso), Marcello Medda (batteria e percussioni), Nicola Meloni (tastiere e piano) integrate dai cori campidanesi di Gianni Cogoni (basciu) Agostino Valdès (contra), Vincenzo Spiga (tenore), prosegue con l’inedito e commovente “Fizza” (Marcia- Masala), dedicato a tutti coloro che hanno pianto una persona cara. Coerenti con un atteggiamento che le vuole interpreti di una Sardegna reale non immaginaria, le Pandelas in “Fizza”, raccontano la storia accaduta vent'anni fa ad uno degli autori del testo emigrato a Trieste, il suo dramma di padre quando viene a sapere che un male incurabile gli ha strappato la figlia di soli dodici anni.
La serie degli inediti non potevano trascurare la riflessione in musica e parole sulla tragica situazione dell’occupazione. Senza voler dare connotati politici “Intende” (Marcia-Masala- Macciocco) è l’amara considerazione sulla situazione dei giorni nostri, dove i meno fortunati al contrario dei ricchi, subiscono l’effetto devastante della crisi economica attuale, rischiando di perdere non solo il lavoro ma anche la dignità e il decoro.
In questo secondo cd le Pandelas offrono in una versione remixata, dagli Autori Ignazio Marcia e Tony Masala anche quel “Fizzos de Caronte” che senza essere un vero e proprio canto di protesta tra le strofe ribadisce la fierezza e l’indomabilità dei sardi.
“Fizzos de Caronte” tuona come la denuncia di una Sardegna condannata all’isolamento perché, come raccontano i versi in limba della canzone, il “Continente è troppo grande per capire.” Tanto grande quanto incapace di udire la voce e le richieste dei figli di quella terra. Emigranti, lavoratori, gente comune costretti per ricongiungersi ai propri affetti, ad attendere come le anime dei trapassati, il Caronte di turno che li traghetti in un luogo di pace.
E questa lunga cavalcata in limba non poteva trascurare gli omaggi ai grandi interpreti della canzone regionale, come l’indimenticabile Andrea Parodi di cui le Pandelas ripropongono “Pitzinnos in Sa Gherra”, l’ideale insegnamento di “Le memorie della musica” della grande Maria Carta oppure uno dei brani più sentiti e rappresentativi della Sardegna, il celebre inno “Dimonios” della Brigata Sassari perché come tanti sardi emigrati all’estero, anche i Sassarini con le ripetute missioni di pace in alcune delle zone più remote e pericolose della terra, hanno contribuito a portare un’immagine positiva dell’Isola e della sua gente.
Per soddisfare l’idea di un progetto destinato ad esportare l’immagine della Sardegna, Numerounospettacoli di Ninni Tomasiello, con la collaborazione attiva dell’Amministrazione Comunale di Carbonia, hanno pensato di realizzare una Jewell Box che oltre a contenere il cd “Coro Nieddu” comprende anche un dvd con i video del brano principale girato nella Grande Miniera di Serbariu a Carbonia, di S'isola mia nel formato di uno spot promozionale della Sardegna e delle sue località più belle e ancora il video di Fizzos de Caronte e per finire le riprese dei concerti Live del 2009 delle Pandelas.
Nate da una costola della band Le Ragazze Italiane, nel 2007 le Pandelas fanno il loro esordio discografico grazie anche al costante supporto del produttore Ninni Tomasiello e della Green Studio Productions che intuiscono le potenzialità vocali delle sei ragazze.
Grazie a una lunga e dura gavetta sui palcoscenici, infatti, tranne Tiziana Vadilonga e Fabiola Concu le sole ad aver seguito corsi di canto, le altre vocalist sono autodidatte ma con esperienze come coriste e danzatrici, in poco tempo raccolgono ripetuti consensi in Italia e soprattutto all’Estero, ed incoraggiamenti ad andare avanti.
Le Pandelas si lanciano a capofitto nelle esibizioni dal vivo e ogni volta sul palco mettono in scena veri e propri show con scenografie e coreografie ogni volta differenti ma che hanno sempre sottolineato il senso di appartenenza alla cultura regionale. Cantano, ballano, tra giochi di luce con costumi maschili sardi con tanto di gambali e gonnellini, per mettere in evidenza la femminilità ma soprattutto la fierezza delle donne locali.
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Numerounospettacoli
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giovedì, giugno 24, 2010
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