Su cosa si basa questa affermazione? È presto detto: i tassi dei mutui sono diminuiti come i prezzi delle case nell’ultima decina di anni, a differenza degli stipendi, sia del pubblico che del privato, che risultano cresciuti. Una buona contingenza testimoniata anche dall’aumento delle erogazioni di mutui, cresciute attorno al 10% quest’anno secondo una stima diffusa dall’Abi. Ma attenzione: nel rapporto tra stipendi, mutui e prezzi le case a Roma, tra le principali città, costituiscono l’eccezione che conferma la regola. Quindi, se abitate nella capitale, la situazione è meno favorevole che altrove.
In realtà, l’inchiesta evidenzia che, da solo, l’incremento degli stipendi non riuscirebbe a compensare quello dei prezzi delle case, che si attesta attorno al 65% nell’ultimo decennio, con un picco vertiginoso del 120% a Roma, appunto. Ma se si decide di vender casa per acquistarne un’altra, il ragionamento cambia perché le condizioni dei mutui, a tasso fisso e a tasso variabile, sono nettamente migliorate. Rispetto ai livelli del 2007, le città nelle quali le condizioni sono più favorevoli sono Palermo e Genova. Anche Milano e Roma riportano dei vantaggi, ma se il paragone viene fatto con le condizioni del 2000 la capitale, visto l’aumento vertiginoso dei prezzi delle case, vede il segno negativo.
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