Gli esempi sono tanti e sicuramente in linea con il rispetto dell’ambiente, dato che il riscaldamento provoca un aumento esponenziale delle emissioni PM10. Ma, d’altra parte, una limitazione delle temperature costituisce sia un buon avvio sulla strada del contenimento degli sprechi, sia una buona abitudine favorevole alla salute dei cittadini. Soprattutto perché una temperatura non giusta, un’umidità fuori norma e una mancata rigenerazione dell’aria finiscono per provocare una serie di malanni, primo dei quali le forme, peraltro molto diffuse, di infezioni respiratorie.
Diversi sono comunque gli interventi locali in tal senso: nelle case Firenze obbliga i suoi abitanti a 18 gradi, mentre negli uffici la soglia scende a 17. Sempre in Toscana, Prato ne prevede 19, ma per un massimo di 10 ore. Insomma, gli amministratori locali non restano con le mani in mano, anche se sono moltissimi i cittadini, sparsi per tutta la penisola, che non rispettano i limiti previsti. Ma una casa-forno non è certo una buona ricetta per la salute.
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