Questo il ‘verdetto’ al capezzale del management italiano emesso dai relatori alla tavola rotonda ISMO l’8 aprile scorso dal titolo: “Un cinquantino che guarda al futuro: giovani per innovare”, dedicata ai master storici che compiono le 30 e le 20 edizioni.
Sono intervenuti Stefano Antonelli di Ferrero, Giovanni Bigazzi di Federmanager, Gian Paolo Fedrigo di Datalogic Automazione e Vito Volpe, presidente ISMO.
Ha portato il suo ironico contributo anche l’attore Gioele Dix.
Praticamente un summit di esperti e personaggi di successo per riaffermare oggi più che mai il valore di una formazione che mette la persona al centro.
E’ stato un vero e proprio summit sul precario stato di salute del management italiano l’incontro organizzato da ISMO l’8 aprile per la tavola rotonda dal titolo: “Un cinquantino che guarda al futuro. Giovani per innovare”, dedicata al ‘compleanno’ di due master storici ISMO. Si tratta delle 30ma edizione del MEF (Master per Esperti in Formazione) e della 20ma del Master Personale Professionale che, mettendo la persona al centro dell’intero processo formativo aiutano a innovarsi e facilitano l’accesso al mondo del lavoro attraverso stage aziendali ai giovani.
Al tavolo dei relatori sono intervenuti alcuni ‘epigoni’ delle risorse umane in Italia quali Giovanni Bigazzi – Vice Presidente nazionale di Federmanager e Presidente pro tempore di Federmanager Academy, Stefano Antonelli – direttore Formazione e Sviluppo Risorse Umane di Ferrero, ovviamente il Presidente ISMO Vito Volpe. Inoltre ha portato una significativa testimonianza un ex masterino ISMO d’eccezione, Gian Paolo Fedrigo attualmente Amministratore Delegato di Datalogic Automation. A chiudere un intervento tanto ilare quanto pensoso di Gioele Dix. Conduceva Roberto Ferrari di ISMO. Hanno portato significativi contributi anche Giancarlo Beck, direttore formazione e sviluppo Seat Pagine Gialle, e Maria Emanuela Salati, responsabile Selezione Formazione Selezione e sviluppo ATM.
Il verdetto?
In Italia occorre formazione non ‘a macchia di leopardo ma long life contro il provincialismo e il governo dei tecnici senza vision”, anzi formazione costante, meglio se in possesso della laurea, ma anche manager più imprenditori.
Sono aumentati gli stipendi non il senso di responsabilità ha detto Vito Volpe aggiungendo: “Il manager che voglio io è un manager che sente la responsabilità di un’ impresa e del suo contesto”. E sui giovani: “le aziende offrono un contratto a tempo indeterminato, insomma una forma giuridica. Ma come si fa a pensare che una persona possa vivere per un contratto! Dobbiamo restituire a chi lavoro il sogno”. “Ma i sogni bisogna permetterseli” ha commentato Salati di ATM.
Ecco le sintesi degli interventi.
Giovanni Bigazzi – Vice Presidente Nazionale Federmanager (80mila iscritti) e Presidente pro tempore Federmanager Academy
Nuove tendenze nella formazione manageriale
Uno dei problemi della classe manageriale in Italia è la tendenza a dare grande rilevanza, e di conseguenza grandi ricompense economiche, ai manager specializzati in problem solving. La vera crescita sarebbe invece cercare di formare una nuova classe manageriale in grado di prevenirli i problemi, cambiando non solo l’attitudine della singola azienda ma, su più ampia scala, quella dell’economia del Paese.
Lo sviluppo delle imprese italiane dovrebbe seguire, secondo Bigazzi, due direttive: innovazione e produttività. Se si analizzano le retribuzioni annue dei manager si evince chiaramente come nel nostro Paese sia data scarsa importanza allo sviluppo tecnico.
La formazione manageriale italiana è nel 71% dei casi di tipo tecnico, buona parte degli imprenditori considera il manager un super-tecnico, meglio se privo di uno spiccato carisma e dotato della già citata capacità di problem-solving. È inutile per gli imprenditori una forte preparazione culturale. Un atteggiamento questo che limita la produttività, strettamente legata alla proattività, causando anche fenomeni di provincialismo e la controproducente e limitante visione “inside the box”.
Il manager invece secondo Bigazzi non deve essere l’eroe che salva l’azienda dai momenti di crisi ma una figura che racchiude in sé competenze e capacità di vision.
Attualmente la Francia detiene il primato nella classifica dei migliori master per manager. Secondo Bigazzi, per migliorare la qualità dei proprio master l’Italia dovrebbe riuscire a colmare 4 gap:
- personalizzare l’apprendimento ideando master in base alla domanda e non considerando la formazione un prodotto da vendere
- spronare le imprese in modo che puntino sulla formazione come investimento e non come costo
- i manager senior si impegnino maggiormente a formare i manager junior, attraverso il passaggio di competenze e di esperienze, anche con formule nuove come quella della formazione a distanza
- la formazione deve essere long life: il manager deve continuamente aggiornarsi perché il mondo evolve e deve di conseguenza evolversi la conoscenza.
Giancarlo Beck, direttore formazione e sviluppo Seat Pagine Gialle
“SEAT Pagine Gialle è il secondo player in Internet dopo Google in Italia avendo trasformato un elenco telefonico in 100mila siti. Abbiamo inserito 500 giovani. La conoscenza nell’era Internet segue il modello quick and dirty alla youtube”.
Maria Emanuela Salati, responsabile Selezione Formazione Selezione e sviluppo ATM.
“E’ bello che i giovani possano ritrovare la fiducia nei propri sogni ma occorre che se lo possano permettere”.
Stefano Antonelli – Direttore Formazione e Sviluppo HR
I giovani, la formazione e il lavoro
In Italia, un giovane che abbia perfezionato la propria preparazione con un master guadagna solo il 3% in più rispetto ad un laureato di primo livello. Questo a dimostrazione del fatto che la differenza di percorsi formativi non viene tenuta nella giusta considerazione dal mercato del lavoro. I dati alimentano la convinzione che la formazione sia “inutile”.
Antonelli invece sottolinea come la preparazione e la cultura facilitano i giovani nel mondo del lavoro, aumentando la velocità di apprendimento e la flessibilità mentale, soprattutto nell’era internet dove molti possono definirsi “informati” ma pochissimi di fatto hanno conoscenze salde e approfondite.
Insieme all’importanza della cultura, Antonelli elenca alcune caratteristiche che i giovani che si affacciano al mondo del lavoro devono possedere; tra queste le più significative sono internazionalità, sete di apprendimento, chiarezza degli obiettivi, voglia di mettersi in gioco e capacità di sognare.
Una volta chiariti i doveri dei giovani, è necessario, per creare una sinergia vincente, che i formatori si mettano a disposizione delle nuove leve, svolgendo il doppio ruolo di scopritori di talenti e diffusori di conoscenza. Al direttore del personale spetta il compito di “formare per crescere dall’interno” e ben venga
che i nuovi professionisti desiderino lasciare l’azienda per portare la propria esperienza altrove perché le persone “appartengono a loro stesse e non all’azienda”.
ISMO- ha sottolineato Antonelli – si è sempre contraddistinta per la voglia di creare nuove forze lavorando molto sui giovani.
Gian Paolo Fedrigo – Amministratore Delegato Datalogic Automation
L’esperienza di un Master, quali competenze per il lavoro
È l’ex masterino ISMO Gian Paolo Fedrigo, dopo una carriera di successo che l’ha portato ai massimi vertici di Datalogic Automation, a ricordare il ruolo importante che l’esperienza in ISMO ha giocato nella sua ascesa professionale. Fedrigo riconosce ai master ISMO tre dimensioni che li rendono peculiari nel panorama formativo italiano:
- cultura: l’approccio conoscitivo dei master è di tipo esplorativo e stimolante
- professione: al di là della preparazione intellettuale, Fedrigo riconosce che il master gli ha fornito i “ferri del mestiere” che sono ancora alla base del suo operare
- etica: la centralità della persona ed il lavoro visto come crescita personale, e non solo economica, sono i principi cardine dei percorsi di formazione ISMO.
Fedrigo si dice allarmato dagli ultimi dati secondo cui la disoccupazione giovanile avrebbe toccato il 29% e preoccupato da come questa tematica sembra non essere presa nella giusta considerazione. Il sogno che dovrebbe
guidare i giovani nell’affermazione di sé stessi viene inevitabilmente smorzato dal pessimismo e dalla sempre più diffusa precarietà.
L’unica soluzione - secondo l’AD di Datalogic Automation – è che i giovani riprendano in mano il loro futuro seguendo quattro principi:
- esplorazione: andare a cercare nuove opportunità, esplorazione anche geografica di nuovi scenari professionali
- curiosità: giocare con gli schemi e le convenzioni, rileggendo in chiave sempre nuova le consuetudini
- determinazione: far sì che le cose succedano, trasformare i sogni in realtà, avere chiari i propri obiettivi
- coraggio: non farsi debilitare dalle delusioni, a volte le scelte migliori sono le più difficili e i fallimenti aiutano a reinventarsi
Fedrigo tiene a precisare come queste direttive siano utili non solo ai giovani, ma anche a chi pur avendo maturato esperienza, è costretto a difendere la propria posizione o a ripartire da zero a causa dell’andamento altalenante del mondo del lavoro.
Gioele Dix
Then we see, Poi vediamo, questo il titolo provocatorio che l’attore ha voluto dare al suo intervento tra cenni autobiografici, sapienti storielle di tradizione ebraica e graffianti riferimenti all’attualità italiana. Then we see per stare al passo con la moda di usare termini in inglese. Le chiavi del successo? Tra il ‘già’ del bambino che impara presto a camminare e l’’ancora’ del vecchio che ci riesce nonostante l’età. Sulla precarietà: è la condizione tipica dell’attore che oggi si vede passare davanti un personaggio dei reality senza qualità. E’ importante il lavoro di ISMO perché importante che ci siano ancora i maestri. La vita poi è una questione di prospettiva: La fetta biscottata cade sempre dalla parte del burro? Il saggio insegna che abbiamo imburrato la parte sbagliata!
Vito Volpe – Presidente ISMO
Un “cinquantino” che guarda al futuro
“Vi prometto che sarò inconcludente” è la premessa con la quale Vito Volpe accoglie i nuovi masterini. L’inconcludenza ha un’accezione completamente positiva per Volpe perché rappresenta il concetto di percorso formativo che non si esaurisce con la fine delle lezioni ma è un modo di vivere.
L’originalità dei master ISMO è data dall’idea di tra(n)sformazione, che considera il percorso formativo portatore di innovazione e di cultura. Lo scopo dei master è quindi ben lontano dall’essere quello di fornire la chiave per il successo.
La cultura è assolutamente necessaria per aprire la mente, evitando di rinchiudersi nella propria visione del mondo. La nuova classe manageriale deve avere coscienza (“quel po’ di sé oltre il sé”), essere contestualizzata ed aperta verso l’esterno.
“Non siamo una cosa sola, possiamo essere altro, e se ci guardassimo intorno potremmo essere più ricchi e migliori in quello che facciamo”, su questo concetto si basa il Metodo ISMO secondo il quale la formazione è il cantiere della società perché accompagna l’individuo dall’età prescolare. Se gli asili, con le varie tecniche di gestione dei bambini, sono vere e proprie scuole di formazione (“Non metteteli in fila indiana ma in gruppo se volete che sviluppino la capacità di lavorare in team e dare importanza alle relazioni interpersonali nella vita e nel lavoro”), come si può pensare che un’azienda possa esimersi dal ricoprire questo ruolo?
Profilo della società
ISMO - Gruppo professionale Interventi e Studi Multidisciplinari nelle Organizzazioni - è una società di formazione che dal 1972 opera nel campo delle risorse umane e del lavoro. Presidente è Vito Volpe, psicologo del lavoro e fondatore del brand con Maria Giovanna Garuti (psicologa del lavoro), Marco Carcano (sociologo del lavoro) e Luigi Volpe (sociologo ed esperto di risorse umane); figure riconosciute tra i riferimenti più autorevoli del settore, con diverse pubblicazioni e interventi pubblici. ISMO ha due anime: impresa professionale e impresa culturale. Come impresa professionale offre formazione e consulenza aziendale. I professionisti ISMO integrano, nel lavoro e nelle organizzazioni, la dimensione antropologica con quella funzionale, economica, produttiva e tecnologica. Essi affrontano con- e per- i clienti le questioni che riguardano il lavoro e il suo contesto, cercando armonia tra il benessere e il ‘bellessere’, tra l’efficienza e l’efficacia, nella convinzione che sono le condizioni individuali, sociali e organizzative che influenzano qualità, dignità e valore dell’umano operare. Rispetto alla complessità, ISMO, grazie a un orientamento sistemico, offre multidisciplinarietà nella lettura dei contesti e nella gestione dei progetti.
Nel 2008 è stata avviata la formazione per i professionisti, in particolare gli avvocati.
Innovativo e particolare l’ultimo nato nell’offerta a catalogo dei Master: il “Pink Master” una serie di giornate monografiche e laboratori esperienziali (Diario intensivo – Atelier Teatrale – Vivere le relazioni istituzionali) dedicati esclusivamente alle donne.
Nel 2007 ISMO ha acquisito RIESCO, società che si occupa di metodologie attive e formazione in outdoor e nel 2008 ha acquisito SIMKI, società che offre servizi di selezione del personale, formazione professionale, ricerche-interventi organizzativi e assistenza tecnica per i finanziamenti alla formazione. ISMO partecipa a ricerche e produce studi e saggistica.
ISMO è una società a responsabilità limitata, con più di 40 collaboratori, le quote sociali sono possedute da partner che vi operano professionalmente.
ISMO annovera tra i suoi clienti Aziende Industriali e di Servizi, Enti Pubblici e Associazioni (ATM Milano, Automobili Lamborghini, Benetton, Bulgari, Coca Cola, Comune di Milano, Comune di Torino, Confartigianato, ENI, ENEL, Ferrero, FIAT, Fincantieri, Guccio Gucci, IBM, INPS, INAIL, Johnson & Johnson, La Rinascente, Lavazza, Martini e Rossi, Pirelli, Poste Italiane, Total, Vodafone, etc).
Fa parte di network professionali a livello nazionale ed internazionale.
ISMO - impresa culturale - organizza incontri gratuiti di alto livello e convegni con l’obiettivo di produrre e scambiare conoscenze e competenze su temi come: lavoro, organizzazione, formazione. Gli incontri milanesi aperti al pubblico, dal nome ‘Lavori IN Corso’, sono dedicati di anno in anno a un tema specifico.
Per ISMO, ricavi cresciuti del 40% a fine 2010 sul 2009.
mercoledì, aprile 13, 2011
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