lunedì, novembre 21, 2011

Design Emozionale, una missione!


Ci eravamo lasciati con le parole “dovremmo tutti cercare di attenerci a una regola semplice: non vale la pena di appesantire le nostre vite con cose inutili o che non ci piacciono davvero; a maggior ragione, se non siamo loro legati emotivamente…”. Cosa dire, ci scopriamo “innamorati” delle emozioni che il design riesce a trasmettere ad ognuno di noi.

Avvicinandoci a questo nuovo modo, più “emozionale”, di considerare gli oggetti, emerge l’intreccio di tre dimensioni : quella istintiva, quella contemplativa e infine quella comportamentale, dimensioni che insieme formano il tessuto concettuale del design.


Il design istintivo è il richiamo dell’estetica di un oggetto: siamo attratti da un particolare prodotto perché ci piace il suo aspetto. Ovviamente, quello che piace a una persona spesso è soggettivo e questo rende l’aspetto istintivo un fattore emotivo. Non a caso, a volte, alcuni oggetti possono risvegliare delle emozioni talmente forti da suscitare un senso di felicità e appagamento.
Il design contemplativo, invece, rappresenta la nostra capacità di “razionalizzare” ed “intellettualizzare” un oggetto: più semplicemente, ci riconosciamo in quello che un oggetto ci permette di trasmettere e in quello che riusciamo a dire di quel prodotto. Insomma, quante volte ci capita di parlare con gli amici di un nuovo acquisto, quasi vantandoci perché è bello o per le sue fantastiche funzioni!
Il design “comportamentale”, invece, è l’espressione del puro piacere che si prova utilizzando un determinato oggetto. Molto primordiale!

È indubbio che il design non possa esistere senza tutte e tre queste dimensioni: il design è certamente emozione, per cui sinonimo d’irrazionalità, ma è anche cognizione, che è sinonimo di razionalità. Separare le emozioni dalla cognizione è davvero impossibile! Tutto quello che facciamo e tutto quello che diciamo è legato ad un’emozione: sono le emozioni che riescono a cambiare il modo in cui guardiamo la nostra vita. Le emozioni possono guidarci e indicarci cosa dobbiamo e non dobbiamo fare e non è escluso che possano anche salvaguardarci dal prendere decisioni sbagliate.

Il design, dunque, nella sua luce migliore è un processo nello stesso tempo dinamico e adattabile. Gli oggetti, così come le persone, sono in divenire e, come noi, si trasformano: si possono scheggiare, rompere, o addirittura bruciare. Eppure, anche se ci lamentiamo delle ammaccature, dei segni, o delle macchie, siamo consapevoli che sono proprio questi dettagli che rendono gli oggetti personali, nostri. Ogni oggetto è speciale. Ogni segno, bruciatura o restauro contiene un racconto, il nostro; e come abbiamo già ricordato, sono proprio i racconti a rendere le cose speciali.

Il design è sicuramente un fattore importante dell’equazione, ma l’interazione personale ne è la chiave: le cose diventano veramente nostre quando riponiamo in esse un senso di appartenenza. È attraverso la scelta degli oggetti, il luogo in cui decidiamo di collocarli e come li usiamo che rende la nostra casa o il nostro ufficio personale . Diamo ai nostri effetti personali un tocco individualistico e attribuiamo loro un vero e proprio valore emotivo.

Ecco, il valore emotivo: questo sì che è un degno obiettivo per il mondo del design!

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