mercoledì, novembre 02, 2011

MANIFESTO DI UN TIFOSO. NAPOLETANO

Sono un tifoso. Guardo le partite da tifoso. Ragiono o Sragiono da tifoso.

Dovevo premetterlo prima di parlare della mia squadra del cuore, l’unica che abbia seguito fin da bambino. Potendo godere, ad un certo punto, quando ero adolescente, dello spettacolo per il cuore, gli occhi e la mente che ci regalava quell’ometto che ha da poco compiuto 51 anni.
Ho voluto premettere di essere un tifoso così sgomberiamo subito il campo da equivoci e cattive interpretazioni.

Non mi interessa il fair play finanziario della Uefa. Ho, anzi, la sensazione che venga tirato in ballo, con i relativi complimenti a Platini, solo dai taccagni del calcio italiano e per dimostrare quanto siano bravi e belli, spendendo poco (e spesso male), con risultati tutto sommato mediocri.
La premessa come titolo. E come catenaccio aggiungo che se si possono ritenere soddisfacenti i risultati raggiunti fino a questo punto dal Napoli, allora tutto quanto sto scrivendo non ha senso.
Napoli vive una simbiosi quasi unica nel panorama sociale e calcistico italiano, tra città e squadra di calcio. Si pensi, tanto per fare un esempio facile facile, che il tifo di altre grandi città come Milano, Roma e Torino, si divide in due. A Napoli, oltre ad essere più esasperato di tutte le altre, è unico. Le attenzioni e le aspettative di un popolo si concentrano sul ciuccio che da sempre rappresenta la caparbietà e la forza, la capacità di stringere i denti e andare avanti anche nelle condizioni peggiori e sotto carichi impossibili. Questa è Napoli, questi siamo noi napoletani.
Ferlaino lo sapeva bene.

Quando arrivò quell’ometto che doveva regalarci, negli anni, alcune delle più grandi soddisfazioni calcistiche nei confronti dell’Europa intera, soltanto per vederlo trotterellare per la prima volta sull’erba del San Paolo, dove accennò anche qualche palleggio, i napoletani riempirono lo stadio. In sessantamila pagarono un biglietto solo per esserci a quell’evento. E fecero capire, da subito, che avrebbero ripagato con gli interessi il clamoroso investimento fatto dall’ingegnere, quello che fece gridare allo scandalo in Italia e in Europa. “Napoli piange miseria e spende tutti questi miliardi per un calciatore”, fu detto.
La spesa, i fatti lo hanno dimostrato, valeva l’impresa.

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