giovedì, luglio 19, 2012

Gestione oscura di medicinali e integratori nella sanità


Vi è un aspetto tanto triste quanto pericoloso nel comparto della sanità in Italia che tende a non mostrare segni di cedimento, trattasi di quella oscura e complessa (non poi troppo, a dire il vero) serie di accordi che intercorrono tra aziende farmaceutiche e medici che si premurano della loro specifica prescrizione. Uno strato di appannaggio e confusione che gioca il suo evolversi sulla salute dei pazienti e che pare non vedere remore di sorta se non per quello che è possibile “perdersi” nel caso in cui si decida di non favorire l'utilizzo di una certa sostanza medicinale anche se in parte inadeguata, inutile alla funzione richiesta o addirittura pericolosa per il soggetto in questione. Purtroppo nel nostro paese risulta ancora troppo forte l'idea che il medico ha sempre ragione in quanto “è lui il dottore” quando è possibile venire continuamente a conoscenza di gravi errori nella conduzione del loro operato, sempre che non si “accetti di credere” unicamente a quanto riferito da siti e riviste dedicate all'ambiente sanitario e di ricerca, spesso fortemente edulcorati rispetto alla concreta realtà dei fatti, più esile, fragile e spesso sterile di potenziale effettivo all'applicazione. Non si vuole certo qui denigrare, affermare che si tratta di un lavoro facile, ma certo è che si tratta di una professione che si è scelto di fare ed è sempre utile ristabilire un certo grado di equilibrio quando la bilancia tende a pendere da una sola parte. Il problema relativo ai farmaci consigliati si sta sempre più diffondendo verso altri lidi, come quello assolutamente ricco del settore integratori, non mancano anche qui certe pressioni e non vengono meno nemmeno i relativi rischi: gli integratori sono “ottimi strumenti” per fornire i giusti nutrienti al nostro organismo ma vanno sempre consumati con cautela e ponendo molta attenzione al loro contenuto in rapporto al nostro metabolismo.

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