martedì, agosto 21, 2012

La rabbia

La rabbia può essere definita come una nevrassite, cioè una grave infezione del sistema nervoso, che trae origine da un virus appartenente alla famiglia Rhabdoviridae, categoria Lyssavirus, con risultati quasi sempre mortali. La malattia colpisce soprattutto gli animali che però possono contagiare anche l'uomo. Il virus contagia specificamente le strutture nervose per poi spargersi attraverso il sistema autonomo a tutti gli organi e, invero, si trova pure nella saliva da dove origina l'infezione, per puntura, graffiatura o contatto della cute ferita da parte di una bestia infetta. Gli animali più colpiti dal virus della rabbia sono quelli che vivono allo stato brado: volpi, tassi, mustelidi in Europa settentrionale e centrale; topi, scoiattoli, ratti in Europa meridionale; pipistrelli negli Stati Uniti; ciò nondimeno possono essere infettati anche gatti, cani e furetti domestici. Per buona sorte l'infezione ha un ciclo di incubazione alquanto lungo, mediamente 1 mese, che permette di prima che il virus si diffonda nel sistema nervoso. Poi, ogni volta che si manifestano i sintomi sotto citati, non è possibile bloccare il decorso della patologia. Si distingue una prima fase prodromica, con manifestazioni aspecifiche come febbre talvolta elevata, cefalea, anoressia, malessere, mialgia, tosse non produttiva; più significative le parestesie nel sito d'inoculazione, contraddistinte da manifestazioni dolorose, prurigine e bruciore. Questo periodo dura 1-2 giorni. Comincia poi la fase irritativa (furiosa), di eccitazione, con segni e sintomi tipici delle encefaliti di origine virale: spasmi laringotracheali, ipertoniamuscolare, incoordinazione della muscolatura estrinseca degli occhi, rachialgie. Alterazioni della psiche. In ultimo morte per insufficienza respiratoria o arresto cardiaco. Fondamentale per suscitare il sospetto è la raccolta dell'anamnesi con osservazione di eventuali lesioni o morsi, o contatti con animali possibilmente infetti. La diagnosi, formulata con diverse metodiche di laboratorio che permettono di localizzare il virus, è fattibile ma purtroppo tardiva per l'uomo. Nei casi a rischio la consuetudine contempla di identificare la bestia che ha assalito l'uomo, convalidare o non ammettere la diagnosi sull'animale, anche post mortem con esame istopatologico dell'encefalo, e nell'evenienza sia opportuno cominciare immediatamente la profilassi. La profilassi post contagio prevede di somministrare, immediatamente dopo il contatto a rischio, un siero antirabbico, costituito da immunoglobuline specifiche umane o di cavallo, e il vaccino anti rabbia. Il duplice trattamento è reso cesso dalla nocività dell'infezione e dalla circostanza che, comunque, la reazione spontanea al vaccino prevede come minimo 15 giorni di tempo per la costituzione di anticorpi efficaci. I soggetti a rischio possono vaccinarsi in anticipo, tuttavia in caso di morso di un animale infetto si procede al richiamo del vaccino, con nuove dosi, e alla verifica del titolo anticorpale.

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