martedì, settembre 18, 2012

Le classificazioni dell'aborto

L'aborto può essere definito come l'interruzione spontanea o causata della gestazione prima del 180º giorno, cioè prima del sesto mese completo, dopo di che il feto è in grado di crescere al di fuori dell'utero. Dal sesto all'ottavo mese, l'espulsione del feto è detta parto prematuro. Statisticamente, dal 7% al 12% delle gravidanze sono interrotte da un aborto spontaneo, ingenerato da molte cause, che però restano in gran parte sconosciute pure dopo l’effettuazione di accurati test. Di conseguenza, le misure di prevenzione che si possono praticare sono alquanto limitate. L'aborto è classificabile secondo varie suddivisioni: Aborto spontaneo Si chiama aborto spontaneo quando non si sia adoperato nessun mezzo artificiale per causarlo. Normalmente si verifica entro i primi tre mesi di gravidanza e spesso in combinazione con la data attendibile del periodo mestruale. Aborto completo e incompleto L'embrione o il feto può essere spinto fuori del tutto con gli annessi ovulari (aborto completo) oppure in diverse parti (aborto incompleto). Nel primo caso non è occorrente alcun trattamento ulteriore. L'emorragia si ferma, e se non sopravvengono complicazioni come un'infezione, l'utero si restringe di nuovo fino alle dimensioni che aveva prima della gestazione. Frequentemente, viceversa, gli annessi ovulari (membrana e placenta) rimangono in parte o per intero nell'utero, e dunque si ha un'emorragia forte oppure debole, ma durevole. In questo caso è doveroso intervenire procedendo con lo svuotamento integrale dell'utero. Se l'emorragia dovesse essere cospicua, frequentemente si deve applicare una trasfusione per compensare la perdita. Aborto interno L'aborto interno può essere definito come la situazione che si manifesta quando l'embrione, pur rimanendo all'interno dell'utero, non é più attivo e la sua emissione sopraggiunge solo dopo un dato lasso di tempo, che può oscillare da qualche giorno a svariate settimane. Aborto ricorrente o abituale Se le prime gravidanze hanno dato luogo ad aborti, o se si manifestano tre aborti consecutivi, si parla di aborto abituale. Aborto settico Nel corso della gestazione, il canale cervicale (cioè del collo dell'utero) che mette in comunicazione la vagina con la cavità uterina, contiene un tappo mucoso che impedisce l'entrata dei microbi. L'aborto, a cominciare dall'emorragia proveniente dall'utero, elimina questa difesa naturale, rendendo possibile la penetrazione dei batteri nella cavità uterina. Massimamente se non tutti tessuti embrionali o gli annessi ovulari sono stati espulsi, i batteri hanno la probabilità di riprodursi celermente nell'abbondante sangue presente nell'utero provocando ipertermia, e gli altri sintomi dell'aborto settico. Questa è una ben nota ripercussione degli aborti illegali praticati in modo non preciso in condizioni igieniche deficitarie. Gravi complicanze che possono implicare il rischio della vita non sono rare. Per quel che concerne le tecniche abortive, le uniche effettivamente sicure, ovviamente se usate da medici esperti e coscienziosi e nelle condizioni igieniche adatte, sono le seguenti: Raschiamento Si raschia l'interno dell'utero, dopo aver allargato il collo, con una curetta (strumento chirurgico simile a un cucchiaio dai bordi taglienti). Aspirazione Si introduce nell'utero, opportunamente dilatato, uno speciale strumento che aspira all'embrione. Le altre tecniche abortive, usate di nascosto dove l'aborto è proibito dalla legge, si possono suddividere in gruppi, a seconda che ci si serva di mezzi meccanici o di tossici abortivi. Mezzi meccanici Vanno dal solito ferro da calza, al distacco della membrana per mezzo di una sonda. Tossici abortivi Sono numerosissimi, e tutti comportano il serio rischio di intossicare anche la madre, oltre all'embrione. Possono essere minerali come il mercurio o il piombo ossia vegetali come il chinino e la ruta.

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