mercoledì, ottobre 03, 2012

Alcune note sui piedini dei bimbi

Essere genitori rappresenta un impegno difficile, e nessuno di noi è abitualmente preparato a dovere. Sono tanti i problemi e le preoccupazioni che di frequente attanagliano le coppie con figli, specialmente con il primo bimbo e soprattutto quando questo comincia a fare nuove esperienze. Un caso caratteristico si osserva quando il bimbo comincia a gattonare e a camminare. Diventa legittimo, in questa circostanza, porsi dei quesiti sulla postura, sulla posizione dei piedi e sull’età giusta in cui nel caso fare ricorso a valutazioni da parte di un medico nella circostanza in cui si dovessero immaginare problemi. Il punto nodale, come tutte le volte in tema di sviluppo, maternità ed educazione, è il buon senso. Ma anche smitizzare qualche sospetto e tabù può essere d’aiuto ai genitori. I quesiti sono tutte le volte legati a situazioni che riscontriamo e non conosciamo bene: ci si domanda se il bimbo cammina bene o se è naturale che oltre l’anno non sappia ancora deambulare e che cada sovente. Oppure vediamo il bimbo andare a quattro zampe con una gamba sola e tirarsi dietro l’altra. È ovvio che, intanto che impara a camminare, il bimbo assuma comportamenti non del tutto naturali, come il mantenere le gambe larghe, il tirarsi dietro i piedi, il cascare e incespicare o camminare sulle punte. Prima di interpellare un medico occorre tenere presente che i primi passi e le cadute sono imprescindibili per imparare a muoversi autonomamente. Non ci si deve angustiare troppo ed è fondamentale lasciare che il bambino impari a cascare, cosa che deve far parte del suo corredo. Inoltre, bisogna ritenere il piede come un organo di apprendimento: esso non deve essere sempre limitato in una scarpa e tutte le volte che è possibile farlo deve essere lasciato a contatto con il suolo, con l’erba o con la sabbia. Deambulare a piedi nudi è un’esperienza essenziale che favorisce l’equilibrio essendo inoltre nel contempo una ginnastica naturale che migliora il senso di confidenza. Tutti i bambini nascono con i piedi piatti; il piede piatto in età pediatrica è pertanto in principio abituale, ma è proprio col camminare che si può irrobustire l’arco plantare. Un eventuale controllo o una eventuale valutazione può essere eseguita al terzo anno di vita in caso di sospetto di disturbi ai piedi: a 3 anni possono cominciare a manifestarsi problemi di piedi piatti o cavi, alluci e calcagno valghi, per non dire dei primi problemi di unghia incarnita nei bambini. Comunque è lo stesso pediatra che durante il primo anno di età, con le visite fatte con la giusta frequenza, dovrebbe rilevare la verosimile singolarità. Una visita specialistica per la valutazione dell'uso di un plantare correttivo può essere fatta nel quinto anno di età. Un eccellente metodo per trattare i piedini dei bimbi, come detto, è quello di farli deambulare scalzi o con delle calze, senza preoccuparsi che il bambino prenda raffreddori o altre malattie. In tutte le stagioni (compatibilmente con il clima, ma senza indolenza) è importante che i fanciulli stiano all’aria aperta e al sole per facilitare l’assorbimento della vitamina D. Esibire piedi e fisico al sole e all’aria aiuta nella prevenzione del rachitismo e favorisce uno sviluppo armonioso. E' consigliabile, in definitiva, tenere sotto controllo la crescita dei piedini dei nostri bimbi senza nel contempo vivere stati di particolare ansietà se tutto non dovesse sembrarci a posto. Un giusto rapporto col pediatra è il modo migliore per controllare i nostri figli in maniera adatta.

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