martedì, ottobre 23, 2012

LAVORATORI ITALIANI, VITTIME O PROTAGONISTI

LAVORATORI ITALIANI, VITTIME O PROTAGONISTI

I lavoratori italiani stanno vivendo un periodo caratterizzato da un diffuso disorientamento. A confermarlo sono alcuni dati che emergono dal Workmonitor, l’indagine sul mondo del lavoro che la multinazionale Olandese Randstad (leader nel lavoro interinale), seconda azienda al mondo nel mercato delle risorse umane, ha condotto nell’ultimo trimestre. In questa ricerca, condotta in 32 paesi nel periodo che va dal 17 Luglio al 15 Agosto, l’attenzione si è focalizzata sulla coerenza che caratterizza il percorso professionale, dalla formazione personale al reale sbocco nel mondo del lavoro. Per quanto concerne i lavoratori italiani, dall’analisi delle risposte, emerge innanzitutto una diffusa coerenza tra l’orientamento intrapreso negli studi e il lavoro in seguito svolto: è così, infatti, per il 74% degli italiani (stesso indirizzo tra istruzione ed occupazione) a differenza del 66%, emerso fra i tedeschi, e del 67% fatto registrare dai colleghi francesi (vs. media globale del 66%).

Altro dato importante che emerge da quest’edizione del Workmonitor è relativo alla politica attuata dalle aziende per favorire la formazione lavoro e le opportunità di carriera: il difficile e prolungato periodo di crisi - nonché la più marcata sproporzione tra domanda ed offerta che caratterizza l’attuale dinamica del lavoro in Italia – non favoriscono certamente gli investimenti. Per questo, fra gli intervistati, l’impresa italiana si contraddistingue per un giudizio significativamente critico dei lavoratori sulle attività che si propongono proprio l’obiettivo del miglioramento della qualità professionale aziendale con punte decisamente più alte rispetto agli altri Paesi: per il 60% del campione, infatti, le aziende non investono in formazione mentre per il 55% non offrono opportunità di carriera.

Emerge inoltre una prima sostanziale discrepanza, soprattutto nei confronti dei colleghi stranieri, tra il ruolo occupato e le effettive responsabilità ricoperte. E così, mentre pochi italiani, il 36% del campione (rispetto alla media globale del 47%), si sentono sovra-qualificati nelle rispettive attività, il dato che si discosta maggiormente dai colleghi degli altri paesi è quello relativo a coloro che si sentono sotto-qualificati: è infatti quasi un italiano su due, il 46%, a dichiarare di sentirsi sotto-qualificato nelle attività che sta svolgendo, contro una media globale del 20% e con notevole differenza con il 15% dei tedeschi, del 25% dei francesi, del 19% dei lavoratori del Regno Unito per finire, con appena il 14% dei colleghi statunitensi. Il Work Monitor è un'ottima iniziativa che informa chi cerca lavoro.

Luther Blissett

Nessun commento: