lunedì, dicembre 09, 2013

GIOVANI, LA RICERCA DEL LAVORO E' SEMPRE PIU' SOCIAL

Le agenzie per il lavoro interinale conservano un ruolo da protagonisti, ma in Italia chi ha meno di 30 anni e vuole lavorare si rivolge al web, consultando i siti dedicati alla domanda e all'offerta di lavoro, i siti aziendali e – ultimi ma non ultimi – i social network. Su Linkedin – primo per gradimento ed efficacia – e su Facebook le pagine e i profili aziendali, che le imprese curano e aggiornano dedicandovi sempre più tempo e risorse (non solo economiche), sono gli spazi da monitorare per poter intercettare gli annunci giusti. E proporsi per le posizioni in linea con il proprio profilo non è una perdita di tempo: 1 volta su 4 le candidature ottengono risposta. Questi, in sintesi, i risultati emersi dalla Ricerca “Dalla scuola al lavoro, attraverso i social” che Fondazione Sodalitas – in collaborazione con Randstad Italia – ha realizzato per capire come i giovani italiani tra i 18 e i 30 anni utilizzano i social network per cercare lavoro e se li ritengono spazi efficaci a questo scopo. La presentazione della ricerca è avvenuta nell'ambito della 4^ edizione annuale di ScopriTalenti, la giornata durante la quale i giovani distintisi durante i corsi Giovani&Impresa di Fondazione Sodalitas possono sostenere colloqui conoscitivi con un pool di Aziende leader di mercato. Per il 2013 hanno aderito all'iniziativa 40 ragazzi e 10 imprese: ABB Italia, Certiquality, Gam Edit, Italcementi, Leroy Merlin, Randstad Italia, Sandvik, Schindler, Sma, Società Reale Mutua di Assicurazioni. La ricerca di Fondazione Sodalitas e Randstad ha raggiunto 700 giovani - donne nel 63,8% dei casi, uomini per il restante 36,2% - soprattutto tra i 26 e i 30 anni (il 64,8%), ma anche tra i 22 e i 25 anni (25,2%) e tra i 18 e i 21 anni (10%). Il profilo formativo dei rispondenti è di livello medio-alto: il 32,7% ha conseguito una laurea di primo livello; il 41,5% una laurea di secondo livello (o vecchio ordinamento); l'8% un master o un dottorato di ricerca.
Il social network più utilizzato tra i giovani italiani under 30 risulta Facebook (85,6%), cui seguono Linkedin (53,5%) e Twitter (19,6%). Quando però bisogna cercare lavoro è a Linkedin che ci si rivolge nella maggior parte dei casi (77,3%). Facebook (21%) e Twitter (1,7%) sono avvertiti molto meno come spazi da monitorare a questo scopo. Le offerte disponibili sui social sono rivolte soprattutto a professionisti con molta esperienza (63,3%) più che a profili junior (31,3%) o a giovani senza esperienza (5,5%). I social nella loro totalità però, per quanto utilizzati in misura sempre maggiore per intercettare le offerte delle aziende, non sono ancora la prima scelta dei giovani. A loro sono preferiti i siti dedicati alla domanda e offerta di formazione lavoro (86,7%), le agenzie per il lavoro (84,3%), i siti aziendali (70,4%) e i portali che le aziende dedicano completamente alle opportunità di carriera al proprio interno (56,2%). Chi utilizza i social network per cercare lavoro (il 47,2% del campione) li ritiene canali efficaci nel 52,4% dei casi. Ma non basta connettersi per riuscire a trovare quel che si desidera. Vanno monitorate soprattutto le pagine e i profili aziendali (84,5%), più che i gruppi (42,2%) o gli spazi di discussione su temi e competenze vicine alla propria formazione (28,3%). Una volta individuati i contesti e gli annunci giusti, inviare la propria candidatura può dare soddisfazione. Oltre a chi (il 63,3% del campione) si è semplicemente proposto per una offerte di lavoro non avendo ancora avuto riscontri, c'è chi grazie ai social è stato contattato per dei colloqui (26,6%), ha trovato uno stage (4%), ha potuto accedere ad uno stage che poi è proseguito (1,6%) oppure ha trovato direttamente lavoro (4,4%). Linkedin, Facebook e Twitter su molti fronti non si assomigliano, come non si assomigliano i giovani tra i 18 e i 30 anni che li frequentano per cercare lavoro. Linkedin è frequentato soprattutto da donne (54,2%) anche se in misura minore rispetto agli altri social, ed attrae persone con un profilo formativo più alto. Lo utilizza soprattutto, infatti, chi è in possesso di una laurea di secondo livello (51,5%). Chi si candida attraverso Linkedin ottiene riscontri (appuntamenti per colloqui, stage, stage con un seguito, inserimenti diretti) con una frequenza maggiore (31,6%) rispetto a Facebook (22,4%) e Twitter (0%).
Coerentemente con quanto rilevato dalle statistiche mondiali – secondo i dati 2013 diffusi da The Website Marketing Group sono almeno 2,6 milioni le aziende iscritte a Linkedin, dove vengono caricati 2 nuovi profili ogni secondo - le 10 imprese intervenute oggi a ScopriTalenti, pur con le proprie specificità, hanno confermato che essere sui social non solo è importante per chi cerca lavoro, ma è anche efficace, perchè permette di entrare in contatto con i professionisti giusti e in tempi rapidi. Anche se certamente i social (Linkedin su tutti) da soli non bastano. Durante la giornata ScopriTalenti Istud ha presentato in anteprima i primi risultati della propria Ricerca “Y-ers ready for work around the world”. La rilevazione, focalizzata sul biennio 2011-2013, è stata realizzata per esplorare gli orientamenti e le motivazioni dei giovani rispetto alla mobilità lavorativa internazionale nonché comparare l’approccio alla mobilità internazionale tra giovani di differenti nazionalità. La ricerca evidenzia come i giovani italiani facciano più fatica rispetto agli altri ad allontanarsi dal contesto familiare (il 57,1% di loro vive in famiglia, contro il 39,2% dei ragazzi stranieri) ma, allo stesso tempo, preferirebbero – nel futuro – lavorare all'estero più degli altri (il 41,5% contro il 27,4%) per poter accedere ad opportunità professionali migliori e meglio retribuite, affinare la conoscenza delle lingue e sperimentare culture lavorative più meritocratiche. “Estero” però non significa ovunque: ci sono condizioni e motivazioni che ridimensionerebbero, tra i giovani italiani, questa disponibilità a spostarsi. Tra le più diffuse la limitazione della libertà personale (29,1%), le abitudini e gli stili di vita (23,8%) e la distanza culturale (17,2%). Lavorare per una multinazionale resta il sogno della maggior parte dei giovani (39,3%) più che avviare una propria attività imprenditoriale (15,9%) o praticare la libera professione (13,1%).
Luther Blissett

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