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lunedì, luglio 01, 2019

Paolo Ostorero presenta il romanzo d'esordio Schiavi

Il Taccuino Ufficio Stampa
Presenta


Schiavi di Paolo Ostorero

Paolo Ostorero presenta “Schiavi”, un romanzo basato su una storia vera, quella di due ragazzi costretti a lasciare la loro terra, l’Africa, per inseguire il sogno di una condizione che possa essere chiamata vita, e cancellare un passato di miseria e disperazione. Felix partirà dal Camerun e Peter dal Sud Sudan, due paesi dalle diverse culture e in cui si parlano lingue differenti, e alla fine le loro rotte distanti ma parallele convergeranno nello stesso luogo, che potranno finalmente chiamare casa. Una storia dolorosa e commovente, scritta da un autore che spera che in futuro ci saranno sempre più ponti, e soprattutto meno muri.


Titolo: Schiavi
Autore: Paolo Ostorero
Genere: Narrativa contemporanea
Casa Editrice: Self-publishing
Pagine: 212
Prezzo: 15,00 €
Codice ISBN: 978-10-7050-356-1

«Iniziò dalle lettere dell’alfabeto arabo che si divertiva a tracciare sulla sabbia. Dopo le lettere fu la volta delle parole intere. Apprese anche i numeri, ma la sua predilezione era per la scrittura. Tracciava i morbidi segni dell’arabo sulla sabbia vicino al fiume e nel tracciarli gli pareva di essere il vento che modellava a suo piacimento le nuvole nel cielo. La scrittura esercitava su di lui un fascino irresistibile. Scrivere una cosa era per Peter come possederla, carpirne l’essenza, capirla in profondità: un conto era dire una parola, altro era scriverla […]».

Schiavi di Paolo Ostorero racconta una storia drammaticamente vera, di quelle che colpiscono allo stomaco, che fanno vergognare di stare al sicuro nella propria casa, di essere amati e liberi. L’autore è parte integrante di questa vicenda, come è possibile apprendere dalla postfazione al romanzo: Paolo Ostorero è infatti riuscito a cambiare nel profondo l’esistenza di due ragazzi, Felix e Peter, che hanno avuto l’unica colpa di essere nati alla “latitudine sbagliata”. Il racconto si apre su una famiglia camerunense e sui discorsi di uguaglianza e libertà del capofamiglia, Mosi. Un quadro familiare sereno, che presto verrà stravolto dalla cruda realtà. L’autore decide di narrare la straziante avventura dei giovani protagonisti Felix e Peter alternandone le vicende, rimbalzando dal Camerun al Sud Sudan, seguendo da vicino il cammino dei due giovani verso il miraggio dell’Europa, un percorso irto di pericoli, con il dolore e la solitudine come unici compagni. Attraverso la loro travagliata storia si conoscono le diverse culture e usanze di popoli appartenenti allo stesso continente, ma profondamente lontani per lingua e religione. Si entra nel vissuto quotidiano della gente comune, si assiste alle inutili lotte interne, e si fanno i conti con i pregiudizi e le violenze di un popolo verso i propri simili e vicini di casa. E soprattutto si annusa la paura, quella che paralizza, che rende bianchi i capelli. Nell’opera si dà consistenza alla nozione di “schiavo” che, per quanto si pensi di conoscerla, è solo un’immagine sfocata nella mente degli uomini che hanno la fortuna di vivere nei Paesi sviluppati. In questo romanzo si è schiavi nella società così come in famiglia; la schiavitù in Africa è una condizione molto diffusa e dalle mille sfumature: l’autore racconta delle donne libiche segregate in casa dai loro mariti e private di ogni contatto con il mondo esterno, dei bambini costretti a lavorare duramente invece di andare a scuola, degli uomini venduti come merce, senza più diritti, senza più dignità. Le storie di Felix e Peter sono purtroppo simili nel loro perdere la famiglia e l’amore, nel loro peregrinare in cerca di un luogo sicuro in cui vivere liberi, nel loro sogno di raggiungere l’Europa per costruire finalmente un futuro dignitoso. L’autore ci fa toccare la miseria più nera e la crudeltà più cieca, ci fa provare dolore per le ferite inferte ai due ragazzi, ci fa sentire terrorizzati e soli come mai ci siamo sentiti. Come nessuno dovrebbe mai sentirsi. Schiavi è un romanzo che punta dritto al cuore, che vuole contribuire a spezzare le catene della schiavitù e dell’odio. Un’opera struggente che lascia il segno, che invita a distruggere i muri che ci tengono lontani dai nostri simili e a costruire un avvenire di pace e tolleranza, in cui la parola “schiavo” non avrà più significato.

TRAMA. Le storie di Felix e Peter somigliano a quelle di altri mille ragazzi: un’infanzia finita troppo presto, la violenza dentro e fuori la propria casa, il sogno di fuggire per costruirsi una nuova vita in un Paese migliore. Felix perde suo padre quando è ancora un bambino, Peter invece suo padre lo conosce quel poco che basta a temerlo: è un uomo duro e violento, incattivito dalla vita militare. Le loro esistenze non sono facili, non c’è spazio per i giochi, la scuola o le amicizie. La fame non fa sconti e l’unica soluzione è il lavoro, umiliante, faticoso e sottopagato. Per chi come loro nasce sotto i cieli infiniti dell’Africa, la vita sembra non possa essere migliore di così. Felix e Peter sognano l’Europa, quell’Europa dove si vive e si lavora onestamente, dove c’è sempre da mangiare, dove la parola “schiavo” si legge solo sui libri di storia. Senza conoscersi e senza saperlo, Felix e Peter iniziano il loro viaggio in parallelo, alla ricerca della vita che sognano; un viaggio fatto di città sconosciute, periferie immense, lavori umili e dolorose delusioni. Il costo della felicità è alto e bisogna rinunciare all’orgoglio, alla paura e persino all’amore. Ma quando non si possiede niente, i sogni diventano l’unico tesoro da difendere. Questa non è solo la storia di Felix e Peter. È la storia di chi lascia il proprio cuore in una casa vuota per intraprendere un viaggio spaventoso e necessario come solo la vita sa essere.


L’AUTORE E’ DISPONIBILE A RILASCIARE INTERVISTE





BIOGRAFIA. Paolo Ostorero è nato a Torino nel 1960. Da sempre impegnato nel volontariato, negli ultimi anni è venuto a contatto con diverse situazioni legate all’immigrazione, passando quindi dall’essere spettatore di quanto sta avvenendo all’essere coinvolto emotivamente.  In particolare le vite di due ragazzi, uno proveniente dal Sud Sudan (Peter) e uno dal Camerun (Felix), lo hanno colpito così tanto da sentire la necessità di aiutarli. Questi due ragazzi africani ora fanno parte in vario modo della sua famiglia. Schiavi è il primo romanzo dell’autore, ed è il racconto della storia dei due giovani e, in parte, anche della sua. Tutto il guadagno dell’opera, dedotti i costi, verrà devoluto in beneficenza.


Contatti
Facebook autore - https://www.facebook.com/paolo.ostorero.9
Link di vendita - https://www.amazon.it/Schiavi-Paolo-Ostorero




IL TACCUINO UFFICIO STAMPA
Via Silvagni 29 - 401387 Bologna Phone:+393396038451

giovedì, marzo 21, 2013

La band KACHUPA in collaborazione con SLOW FOOD presenta il cofanetto “TERZO BINARIO”

La band KACHUPA in collaborazione con SLOW FOOD presenta “TERZO BINARIO” un cofanetto contenente il disco “TERZO BINARIO” ed il libro “SE LA TARTARUGA S’ABBRONZA” (Storia di una band musicale).

MARRAKECH E’ IL SECONDO SINGOLO ESTRATTO.


La prefazione al libro è firmata da Carlo Petrini, patron di Slow Food e ideatore del progetto "Mille Orti In Africa" a cui verrà devoluto parte del ricavato, e da Gianmaria Testa.
TERZO BINARIO: dopo anni di strade, teatri e palchi, i Kachupa ultimano quello che si può definire il loro lavoro più completo e originale, frutto di una tradizione lontana, con un occhio verso la modernità. Il CD Terzo Binario contiene 13 brani originali, che parlano di viaggi, di musica e danze sotto la luna. Parlano del viaggio più lungo e faticoso, del viaggio dentro se stessi, ma sempre con una buona dose di ironia e con una grande attenzione al ritmo.
Un disco scritto, suonato ed arrangiato dalla stessa band, mixtato da Carlo Miori presso Only Music Studio di Bruino e masterizzato da Steve Fallone presso lo Sterling Studio di New York. Il brano El Chupitero vanta la collaborazione di Roy Paci.
Il secondo singolo estratto da Terzo Binario è Marrakech Questa canzone nasce nei mercati di Vucciria e Ballarò (Palermo), ispirata dal vociare confuso e vero della vita all’interno di un mercato; il mercato che mette in circolo le idee quando c’è anche l’umano, quando c’è la parola. I sempre più grandi centri commerciali rendono tutto è uguale, inscatolato, catalogato e inodore. Qui c’è il silenzio orrido dell’individualismo; gli scaffali del benessere diventano muri freddi e impenetrabili. Non si parla più, se non per dire “grazie” e “buona sera” o “arrivederci”. Addio pensionata parola, meraviglioso logos metafisico; “benvenuta” maledetta bestia del consumo. Il mercato della piazza e delle strade è invece un vociare: forte, confuso, a volte stupido: ma quanto è umano! Viva l’Italia delle piazze, viva il foro e viva l’agorà! In questi luoghi affondano le radici delle nostre relazioni.
Viva il mercato che mantiene le diversità, che tiene vivi i profumi e gli odori, senza condizionatori e omologazioni. Viva il mercato della gente, viva la voce popolare: questa è l’integrazione che dobbiamo salvare. Questa è la democrazia che nessuno ci deve rubare.

SE LA TARTARUGA S’ABBRONZA: l’idea di scrivere un libro che racconti la straordinaria storia della band Kachupa nasce dall’esigenza profonda dei suoi membri di comunicare il fermento di idee che stanno dietro le loro musiche ed il loro particolare modo di fare musica.
Il libro, organizzato in capitoli scritti da ogni componente della band o da persone che hanno partecipato attivamente al progetto Kachupa, ripercorre le tappe più significative di questa band, nata alcuni anni fa da un sogno avuto in Africa da Davide Borra, musicista classico diplomato al Conservatorio, che suonando insieme alla gente di uno sperduto villaggio africano intuisce il grande valore della musica come linguaggio universale che mette in relazione in modo unico e straordinario persone anche molto diverse tra di loro. Davide sogna di fondare una band che faccia di nuovo risuonare nelle piazze del mondo quel brivido di relazione e di umanità vissuto a Capo Verde. 
Lo stesso anno Davide partecipa ad un concorso internazionale di musica nei pressi di Verona e conosce la pianista bulgara Lidiya Koycheva, figlia di Neno Koychev, noto musicista dei balcani. I due si innamorano ed insieme ad altri tre ragazzi formano una band che viene battezzata con un nome significativo: Kachupa, il piatto tipico e unico di Capo Verde, quel villaggio africano da cui era sorto il sogno, fatto di un miscuglio di alimenti diversi, semplici e naturali.
Il leit motiv del libro è il DNA del gruppo: integrazione, relazione, rispetto delle diversità culturali e rispetto dei ritmi della natura interna ed esterna all’uomo.
Non manca una puntuale introduzione sui valori fondanti della band, ancorati al patrimonio filosofico e culturale di riferimento, utilizzando un linguaggio sobrio e divulgativo, ma concettualmente ben fondato. Si spazia da Bergson ad Heidegger fino ad arrivare al noto sociologo Bauman, solo per citarne alcuni.
Anche vari aneddoti coloriti e molto divertenti sulle vicende vissute dalla band: dalle tournée in giro per l’Italia e all’estero, suonando nelle piazze e nelle strade, fino ad arrivare ai grandi concerti su palchi importanti non solo in Italia ma anche all’estero. Leggendo il libro ci si divertirà molto, spaziando dalla vita estiva sui furgoni alla finale delle selezioni di Sanremo alla condivisione del palco con artisti come Vinicio Capossela, Eugenio Bennato, Modena City Ramblers, Casinò Royale, etc. Un percorso ricco di soprese, di affetti, di vita vissuta facendo comunità, fratellanza e integrazione.
Un libro che la Kachupa ha sentito profondamente di dover scrivere per i suoi già numerosi fans e, soprattutto, per farsi conoscere da chi ancora non li conosce e intende sposare, insieme a loro, la causa dell’integrazione, della comunione contribuendo da protagonista a dare un nuovo volto alla globalizzazione. A cominciare dalla musica.

I motivi che legano Kachupa e Slow Food sono molteplici, tutti riconducibili alla grande coerenza e convergenza di ideali, principi e obiettivi. Lo stesso nome della Band, Kachupa, è un piatto tipico africano, di Capo Verde, che mischia più ingredienti per ottenere un sapore originale e inimitabile. 

La Kachupa è un piatto tipico di Capo Verde (Africa) con verdura, frutta, legumi, cereali e pesce,ingredienti poveri ma ricchi di vitamine e di vita! L’energia Kachupa nasce da questa semplice zuppa, simbolo di semplicità e di amore verso la natura. La Kachupa Folk Band nasce come band di strada, e di strada ne ha mangiata davvero tanta in giro per l’Europa! All’inizio c’era un piccolo carretto sul quale il batterista suonava cassa e pentole e il resto della band suonava intorno alla carovana! Questo carretto magico ha fatto vendere circa 5000 cd alla band in Italia e Francia. Iniziano a poco a poco ad arrivare e-mail di gente che vuole i Kachupa alle varie feste di paese, matrimoni, vendemmie e via dicendo! Così la band decide di entrare in uno studio di registrazione e fare un cd vero dal titolo “GABROVO EXPRESS”, disco molto fortunato perché dopo pochi mesi viene premiato da RADIO POPOLARE Network al MEI di Faenza come miglior disco autoprodotto del 2006. Nel maggio 2006 Gabrovo Express esce in edicola in allegato alla rivista “World Music Magasine”, l’energia Kachupa aumenta e la band inizia a suonare in prestigiosi festival e rassegne dividendo il palco con importanti artisti quali, EUGENIO BENNATO, TULLIO DE PISCOPO, MODENA CITY RAMBLERS, CASINO ROYALE , ALBANO, EUGENIO FINARDI, VINICIO CAPOSSELA, MAU MAU fino a suonare alla Notte della Taranta 2010 come vincitori del concorso “NOTE PER LA NOTTE” . Nel frattempo la Kachupa Folk band partecipa alla trasmissione “quelli che il calcio” condotta da Simona Ventura su Rai2, poi partecipa alla trasmissione “I Raccomandati” condotta da Carlo Conti su Rai 1! Nonostante i continui successi i Kachupa han continuato a fare spettacoli in strada per non perdere la magia dell’arte di strada…dove gli spettacoli diventano fiabeschi e talvolta surreali. Nel 2011 esce un disco di svolta della band, 12 brani originali che raccolgono la loro storia, i viaggi, le feste vissute. Un disco pieno di energia Kachupa, dove i testi sono rivolti alla coscienza, alla ragione a volte all’altra parte di noi stessi, senza la quale una ragione non ci sarebbe. In ottobre vincono il premio Sanremo Village 2011 e in dicembre arrivano ad essere anche vincitori di “CartaSI Area – Sanremo 2011”. Nel 2012 vengono proclamati THE ABSOLUTE 2012 vincendo il primo premio dell’ “Inedited World Music Festival” di Rimini e la collaborazione a Londra negli studi di BLUEY MAUNICK, chitarrista fondatore e produttore della band internazionale INCOGNITO. Inoltre nello stesso anno arrivano ad essere i vincitori dell’UMBRIA MEI FOLK CONTEST 2012. Un nuovo treno Kachupa è pronto per partire, toccare nuovi luoghi, culture, gente… per mescolarsi insieme e far nascere l’Energia Kachupa, un miscuglio unico e divertente di musica e magia, da mani che sudano e si consumano sui tamburi, sulle corde, sugli strumenti.

PROMORADIO ||| L’AltopArlAnte* www.laltoparlante.it* - 348.3650978