Visualizzazione post con etichetta liberalizzazione pubblicità professionisti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta liberalizzazione pubblicità professionisti. Mostra tutti i post

giovedì, maggio 20, 2010

Marketing e comunicazione per le libere professioni

Primo Rapporto di Indagine del 9 luglio 2008 dell’IRDCEC (Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili):


“Il tema della pubblicità del singolo dottore commercialista o dello studio professionale è stato affrontato attraverso otto domande con l’obiettivo di valutare l’attenzione verso il tema della pubblicità dopo gli interventi di liberalizzazione e le modalità con cui i professionisti approcciano il tema. Benché un’ampia parte del campione, il 49,5%, esprima un giudizio positivo sulla liberalizzazione e quindi sulla possibilità per il professionista abilitato di fare pubblicità, e il 65% ritenga che la pubblicità sia un tema rilevante o molto rilevante per la propria attività professionale, la stragrande maggioranza del campione, il 92,6%, dichiara di non avere assunto iniziative in materia di pubblicità, il 93,8% dichiara di non essersi mai occupato di marketing strategico e operativo dello studio professionale, l’81,3% dichiara di non aver mai partecipato a un convegno/workshop/seminario sul tema del marketing strategico e operativo. È chiaro invece, stando a quanto emerge dal campione dell’indagine, che il dottore commercialista considera quale strumento privilegiato, se non unico, per promuoversi, le relazioni pubbliche (il 67,8% del campione, infatti, dichiara che la forma migliore per promuovere l’attività professionale sia proprio le relazioni pubbliche, il 14,4% la pubblicità, il 12% il marketing) e, interpellato sul tipo di relazioni pubbliche che preferisce instaurare, fa emergere una pluralità di comportamenti: il 26% indica l’appartenenza a club e associazioni, il 18,5% si dedica all’impegno in campo culturale e/o sociale, il 16% è impegnato in docenze, il 13,7% partecipa oppure organizza eventi culturali e/o scientifici, il 9,7% utilizza internet, il 9% si dedica a collaborazioni editoriali, il 4% ha dichiarato di essere impegnato in politica.”


Con il decreto 223 luglio 2004 milioni di professionisti italiani sono alle prese con la liberalizzazione trovandosi a gestire la propria immagine attraverso tecniche di marketing considerate fino ad ora pratiche sconvenienti e stratagemmi di professionisti a caccia di clientela, tecniche spesso e volentieri confuse con la pubblicità comune e tradizionale.

Ma da qui in avanti il mercato sarà caratterizzato da professionisti portati al cambiamento e capaci di cogliere le opportunità mentre saranno esclusi quelli meno portati all’innovazione, alla creatività e alle relazioni di rete.


Cosa possono quindi fare milioni di professionisti?

Di fondamentale importanza in questo quadro, l’interesse del professionista per il marketing strategico e per la comunicazione nei confronti della propria immagine e professione attraverso letture, seminari, corsi di presentazione e scrittura efficace per lo sviluppo della capacità di proporsi alle proprie reti.

L’aiuto di consulenze professionali che possano essere di supporto allo sviluppo dell’attività attraverso siti web informativi e divulgativi, strategie comunicative e promozionali.

Capire l’importanza di investire il proprio tempo nel marketing di se stessi perchè si è parte del mercato; questo vuol dire pazienza, disciplina, perseveranza e coraggio di sbagliare.

Saper essere persona, servizio, beneficio per il cliente, marchio e media comunicativo; questo è il professionista del futuro!


Per informazioni e consulenza

Roberta Voiglio

ufficio: 0175 85488 – cell. 338 1235385
sede: via San Leone, 1 (Loc. Rubina) 12030 Manta – Cuneo

www.espritnouveau.com
project@espritnouveau.com

martedì, luglio 07, 2009

I moderni problemi di gestione di uno studio legale

La gestione di uno studio legale si è evoluta nel corso del tempo, diventando sempre più simile, per dimensioni e rilevanza, all'attività d'impresa. Gli studi legali oggi operano in un contesto in cui la concorrenza è sempre più agguerrita, e devono fronteggiare sfide incompatibili con l'improvvisazione o anche solo una gestione "statica". La legge 4 agosto 2006 n° 248 all'articolo 2 intitolato "Disposizioni urgenti per la tutela della concorrenza nel settore dei servizi professionali" ha abrogato le disposizioni legislative e regolamentari che obbligavano i professionisti a praticare tariffe minime e vietavano il patto quota lite e la pubblicità informativa circa titoli e specializzazioni professionali, caratteristiche del servizio offerto e prezzi delle prestazioni. Questo adeguamento normativo al principio comunitario di libera concorrenza e circolazione delle persone e dei servizi ha cambiato le esigenze di organizzazione e gestione dello studio legale, rendendo necessaria una pianificazione strategica delle attività di marketing, similmente a quanto accade per le imprese. Dalle teorie generali del marketing applicato allo studio legale sino alla gestione dei processi produttivi ed allo sviluppo e gestione del parco clienti, le nuove esigenze della libera professione richiedono formazione specifica e servizi consulenziali altamente qualificati. L'abolizione del patto quota lite, in questo quadro, è certamente di primaria importanza, e pone problemi sia sul piano commerciale che su quello etico e deontologico. Il patto quota lite è quello in base al quale il compenso del professionista varia in funzione dei risultati ottenuti per il cliente. Ad esempio, in una causa per risarcimento danni può accadere che l'avvocato richieda una percentuale del risarcimento effettivamente ottenuto, in via giudiziale come extragiudiziale. Tradizionalmente malvisto e vietato - addirittura considerato reato nell'Italia preunitaria - il patto quota lite è oggi ammesso, a condizione di avere forma scritta. Dicevamo che il patto pone problemi di tipo commerciale e etico/deontologico: sotto il profilo commerciale occorre configurare un'offerta che sappia rispondere alle esigenze della clientela senza compromettere gli interessi dello studio, mentre sotto il profilo etico è necessario dotarsi di un codice di autoregolamentazione per evitare forme più o meno odiose di accaparramento di quote consistenti del risarcimento danni ottenuto per il cliente.

Justlegalservice