Il 27 novembre Aubertin affronterà con gesto di artista un pianoforte e due libri; alla performance, presso la nostra sede di Milano e farà immediatamente seguito un’asta benefica delle sue opere.
E’ a questo punto che, in modo più profondo e condiviso, si incontrano il momento di ricerca artistica del maestro con il cammino specifico della Cooperativa Di Mano in Mano, un percorso in cui si coniugano professionalità, passione, una ricerca continua di nuovi spunti di crescita culturale, la vita della nostra “Galleria periferica” d’arte contemporanea, con l’impegno costante nel campo del sociale e della solidarietà.
E’ quasi superfluo presentare Bernard Aubertin agli amanti dell’arte contemporanea, la sua statura di artista ormai consacrata da anni di presenza nello scenario mondiale e che troverà ulteriore conferma dalla sua partecipazione alla prossima Biennale di Venezia del 2011. La cultura di Aubertin si inserisce nel filone del «gruppo Zero» di Dusseldorf, di cui fu cofondatore, un gruppo che volle rimettere in gioco le percezioni border line di una pittura che aveva forse già praticato tutto, nel clima di una generazione che volle rinnovare, ribaltando completamente, tutti i canoni della storia; volevano ripartire da «Zero», come ci indica il nome del movimento tedesco, perché solo ricominciando da capo, la lingua dell'arte visiva poteva ritrovare un vocabolario adatto ai tempi e nuove regole, atte a parlare ad una generazione che voleva chiudere con il passato. Racconta di questa fase il maestro: “Io penso che un'arte della ricerca dove nasce la scoperta faccia progredire l'umanita': in questo senso l'arte e' un atto politico antidemagogico. Avevo 26 anni quando concepii i tableaux-feau... Ho cercato di privilegiare la sensorialita' e la spiritualita' da cui la nostra societa' si e' allontanata”.E così, mentre il suo amico Yves Klein apriva lo spazio all'immateriale e Fontana apriva quello dell'oltre, dell'infinito, Aubertin apriva la via del colore che tutto consuma. Perché il suo rosso è quello del fuoco, il rosso inteso - come sottolinea il critico Flaminio Guardoni - come «enunciato puro», che ha in sé «l'idea del sangue, dell'amore che può trascendere la propria fisicità, di un'energia demateriata». Ecco i temi fondamentali dell’opera di Aubertin: il rosso, il fuoco. In questa operazione confluiscono concezioni care alla cultura del secondo dopoguerra, la principale delle quali viene proprio dal neo-dadaismo, allora riemerso, o dalla pop in formazione, fino agli accenti che animarono il Nouveau Realisme; ma Aubertin non dimentica accenti e riflessioni diversi, che hanno forse in Burri il grande protagonista di opere che devono al fuoco e alla combustione la loro forza coinvolgente.
I suoi disegni di fuoco hanno il sapore di una scoperta che si ripete con cadenze continue; ma offrono anche l'atmosfera di un momento storico che voleva sfidare l'infinito. "L'artista che inventa non fa essenzialmente altra cosa che fermare lo spazio-tempo al fine di appropriarsene per riconsegnarlo successivamente al pubblico”. Questa continua ricerca di un oltre nel gesto artistico rende tanto emozionanti e coinvolgenti le performances del maestro: il potere vivificatorio del fuoco che è colore, calore, suono, trasfigura la materia degli oggetti conferendo loro un valore ontologico di opera d’arte, al di là del presente, per consegnarli all’infinito e all’eternità.
E in questa occasione, la Cooperativa, che da sempre lavora nel campo dell’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, ha deciso di aprire gli orizzonti per dare una mano concretamente ad un progetto di solidarietà attraverso l’Associazione “Il pozzo di Sicar”, da anni presente in Romania con una struttura di accoglienza per i bambini dei quartieri più poveri della città di Iasi, gestita in loco da due operatrici rumene e sostenuta dall’Italia dal lavoro e l’entusiasmo di tanti giovani volontari. Un’attenzione “alla strada”, a chi non ce la fa, a chi è tagliato fuori, che accomuna l’impegno della Cooperativa Di mano in mano e quello degli amici del “Pozzo di Sicar”.
Un grazie sentito da parte di tutti noi al maestro Aubertin, per la sua sensibilità, e a tutti coloro che vorranno sostenere questa iniziativa di cultura e di solidarietà.
E’ a questo punto che, in modo più profondo e condiviso, si incontrano il momento di ricerca artistica del maestro con il cammino specifico della Cooperativa Di Mano in Mano, un percorso in cui si coniugano professionalità, passione, una ricerca continua di nuovi spunti di crescita culturale, la vita della nostra “Galleria periferica” d’arte contemporanea, con l’impegno costante nel campo del sociale e della solidarietà.
E in questa occasione, la Cooperativa, che da sempre lavora nel campo dell’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, ha deciso di aprire gli orizzonti per dare una mano concretamente ad un progetto di solidarietà attraverso l’Associazione “Il pozzo di Sicar”, da anni presente in Romania con una struttura di accoglienza per i bambini dei quartieri più poveri della città di Iasi, gestita in loco da due operatrici rumene e sostenuta dall’Italia dal lavoro e l’entusiasmo di tanti giovani volontari. Un’attenzione “alla strada”, a chi non ce la fa, a chi è tagliato fuori, che accomuna l’impegno della Cooperativa Di mano in mano e quello degli amici del “Pozzo di Sicar”.
Un grazie sentito da parte di tutti noi al maestro Aubertin, per la sua sensibilità, e a tutti coloro che vorranno sostenere questa iniziativa di cultura e di solidarietà.
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