La moneta da 20 lire conta nella sua storia una vasta varietà di
versioni specialmente nel periodo monarchico sotto il regno di re Vittorio
Emanuele III.
Le 20 lire compaiono in Italia per la prima volta nel 1861,
coniate dalla Zecca di Torino e raffiguranti da un lato la testa di re Vittorio
Emanuele II e dall’altro lo stemma sabaudo coronato e con il collare
dell’Annunziata. Dopo si passò alla rappresentazione di re Umberto I da un lato
ed il medesimo stemma dall’altro.
Con l’avvento di re Vittorio Emanuele III vennero prodotte
diverse versioni della moneta da 20 lire denominate “Aquila Sabauda”,
“Aratrice”, “Fascetto”, “Cappellone d’oro”, “Littore”, “Elmetto” ed “Impero”.
Durante l’era monarchica la moneta fu realizzata in oro,fino al 1927, dopodiché
si passò ad utilizzare l’argento.
Nel periodo repubblicano si ha un’unica versione della moneta
raffigurante da un lato una foglia di quercia, simbolo di virtù e forza, e
dall’altro un volto di donna riconducibile a quello della dea Cecere. Alcuni
difetti di conio, avvenuti nelle annate 1957 e 1970, hanno reso le monete di
quel periodo estremamente rare e quindi ricercate dai collezionisti. Questa
particolare moneta da 20 lire si contraddistingue dal modello standard per il
gambo del sette della data più largo e la lettera “P” anziché “R” per il segno
di Zecca.
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