La cucina giapponese, offre una larga
varietà di piatti, e specialità regionali tipiche del paese del Sol
Levante. All'estero, sono molti quelli che decidono di optare per
questo tipo di esercizio di ristorazione decisamente esotico. La
lotta al gradimento dei nostri palati, è una lotta senza
quartiere, e i ristoranti giapponesi, hanno dalla loro centinaia di ricette da sfoggiare,
per mantenere alto il livello di competitività, in questo
particolare settore.
Ma ciò che separa veramente le comuni
osterie, dai ristoranti con la Erre maiuscola, sono ovviamente le
materie prime, e la necessità di averle a disposizione, senza dover
ricorrere a costose importazioni d'oltre oceano.
Fu intorno agli anni '70, che un
giovane chef giapponese, tale Minoru Hirazawa, detto Shiro, Ex
allievo di una delle scuole di cucina migliori del Giappone, fu
mandato dal suo maestro in
Italia, con l'intento chiarissimo di
far innamorare con la loro cucina, gli abitanti dello Stivale, e non
tardò a ricevere uno dei suoi primi impieghi in Italia, al
ristorante giapponese Tokyo.
Per avere una materia prima a portata
di mano, selezionò una coltura di riso nipponico che fosse perfetta
per le risaie di Vercelli e diresse una produzione italiana dei
principali ingredienti giapponesi come il tofu (che è un tipo di
formaggio ricavato dalla soia) e il miso (anche esso ricavato dalla
soia, ma viene bollito con riso o orzo, e poi mischiata con un
particolare fungo).
Grazie anche ad un clima
incredibilmente accomodante per la coltura di questo cereale, si è
in seguito optato per utilizzare una varietà di riso nostrano, che
viene coltivato qui (non è raro vederlo esportato in Giappone, data
la sua qualità), le alghe di solito vengono passate attraverso i
mercati della Germania, mentre le birre, si avvalgono della
esperienza sul campo, di produttori inglesi o tedeschi, i quali però,
devono seguire le particolari direttive di produzione, al fine di
mantenere la fedeltà delle ricette originali. Per quanto riguarda
invece il pesce, sebbene la sua freschezza non sia messa in
discussione, non si tratta di pesce appena pescato dal mare, in
quanto la legge italiana prevede che tutti i pesci destinati ad
essere serviti a tavola crudi, debbano essere congelati per almeno 24
ore, e a meno 20 gradi, per assicurarsi che avvenga l'uccisione di
eventuali parassiti.
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