La crisi come ben sappiamo tutti, ha
messo in gravi difficoltà più di un imprenditore in Italia. Sempre
più esercizi di ristorazione stanno chiudendo i battenti per sempre,
e sebbene solo ora ci si sta lentamente avviando verso una ripresa, i
posti dove mangiare sono sempre di meno. La domanda allora sorge
spontanea: come fanno invece i ristoranti cinesi a
sopravvivere?
Erroneamente (nella maggior parte dei
casi) si ritiene che le vivande utilizzate da queste osterie
low-cost, siano di indubbia qualità. Tante sono le speculazioni
circa l'utilizzo di carni accaparrate chissà dove. In realtà,
nonostante si riforniscano dagli stessi grossisti degli altri
ristoranti, il segreto sta nel saper destreggiarsi in cucina,
utilizzando un menu, seppur limitato nella scelta, ma ricco di
materie prime povere, fare economia dove è possibile quindi, senza
minare la qualità ultima del prodotto. Per intenderci: che valorizzi
il pesce più economico (pesce azzurro, merluzzo, palombo, o verdesca
per esempio), o i tagli di carni meno costose, (maiale in primis,
l'animale più diffuso al mondo) e creando così dei buon menu dai
costi ridotti, ma non per questo meno saporiti e gustosi.
Molto spesso, i ristoranti cinesi
sono a conduzione familiare, il
che porta indiscutibili vantaggi, visto che non hanno bisogno di
assumere altra mano d'opera. Questi fattori fanno sì che i costi
rientrino nei limiti di quanto richiesto giornalmente, ma il vero
guadagno, resta il flusso continuo di clienti che per pochi euro,
hanno la possibilità di mangiare a volontà, fintanto che i loro
stomaci glie lo permettano. Sempre più esercizi stanno infatti
adottando la formula “Tutto a buffet, e senza limiti”. Si viene
quindi a creare un circolo virtuoso, dove la quantità dei clienti
diventa sinonimo di qualità, dovuta dal connubio di ingredienti
poveri cucinati bene, e mantenuti economici, per la salvaguardia del
portafoglio di tutti.
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