Il fotografo di un matrimonio è innanzi tutto una persona. Detta così, suona come una banalità. In realtà, il fattore umano non è che venga sempre preso abbastanza in considerazione, mentre sarebbe meglio il contrario, perché ogni professionista, nel concreto svolgimento del suo lavoro, porta inevitabilmente con sé il bagaglio di una vita, il proprio gusto e, perché no?, il suo carattere. Quindi, se vogliamo che il giorno delle nozze, più che immortalato, sia vivificato da un soddisfacente resoconto di immagini, non possiamo non tenerne conto.
Un dubbio quasi amletico
Oltre tutto, il piccolo grande dilemma che in genere si pone alla capacità decisionale dei futuri sposi è la scelta, da un lato, fra un fotografo reclutato attraverso le vie di ricerca “ufficiali” e, dall'altro, un amico bravo negli scatti che si mette a disposizione anche con lo slancio dell'affetto. Insomma, meglio un professionista neutrale che valorizzi il reportage con il necessario distacco o il compagno di scuola o di giochi cresciuto con noi che magari si emoziona di fronte all'altare, però sa rendere in modo pressoché inimitabile espressioni, lacrime e sorrisi perché intimo dei diretti protagonisti? Si potrebbe rispondere, alla latina, che in medio stat virtus, ovvero che una sana via di mezzo sia l'opzione più saggia, ma nemmeno questo è sempre vero. Pertanto, nel caso non vi siano prioritarie motivazioni economiche, sarà forse meglio affidarsi a due elementi che comunque hanno sempre contribuito alla grande a far girare il mondo (che ancora gira!): istinto e... fortuna!
Il fotografo di matrimoni ha un doppio cuore
Un bravo fotografo di matrimoni, come lo studio Qualcosa di Blu Wedding Photography, una volta che è stato scelto e incaricato deve essere sentimentalmente strabico o, se preferite, stereofonico, dovendo fornire una prestazione coinvolgente su almeno due livelli. Il primo è quello più immediato della committenza diretta, ovvero dei prossimi marito e moglie: precedenza pressoché assoluta al loro gradimento. Il secondo livello, tuttavia, non è meno importante: infatti, anche i parenti più stretti degli sposi, gli invitati di ogni ordine e grado, come pure il sindaco o il sacerdote celebrante, hanno il diritto di essere adeguatamente rappresentati. Doppio cuore, dunque: capire cioè esigenze e aspettative dei due protagonisti e insieme dei molti comprimari. Sembra facile!
L'occhio del regista
Né al fotografo di matrimoni può mancare l'occhio del regista. Senza andare a scomodare pellicole famose quali "Un matrimonio", diretto dal grande Robert Altman nel 1978, e i suoi divi (da Mia Farrow a Vittorio Gassman), la cerimonia delle nozze è una specie di film, quindi chi ha il compito di tramandarla ai posteri deve avere nel Dna qualche gene cinematografico!
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