C’è una vaga omofonia che lega le parole legalità e lealtà. Ma
c’è soprattutto una profonda corrispondenza etica, perché senza lealtà non può
esserci legalità. E inizia dalla scuola la formazione al rispetto delle regole,
al concetto di giustizia sociale. Lo sa bene il prof. Riccardo Biasco,
dirigente scolastico del Liceo Scientifico Archimede di Acireale, che ha
accolto nel suo istituto la lezione del Comitato Antimafia Livatino Saetta.
“La lealtà è alla base del concetto di legalità. I
sotterfugi, le raccomandazioni, minano il vostro habitat naturale”, ha detto il
preside rivolgendosi agli studenti e dando il via all’incontro.
Tra i relatori il presidente del Comitato dott. Attilio
Cavallaro, il presidente emerito della Corte suprema di Cassazione dott. Vittorio
Fontana, il presidente dell’Istituto Medico Psicopedagogico “Lucia Mangano”
avv. Corrado Labisi, il Commissario della Polizia di Stato in quiescenza dott. Carmelo
Cavallaro, il presidente dell’Associazione antiracket Asia dott. Salvo Campo.
“Rocco Chinnici diceva che quando la mafia opprime i diritti
dei cittadini, il magistrato lascia i tribunali e va nelle scuole – spiega
Attilio Cavallaro – proprio perché è da qui che bisogna partire, dalle scuole,
dall’istruzione. La criminalità ha paura della cultura, perché è la cultura che
forma la classe dirigente di domani”. Un messaggio chiaro, di speranza per un
futuro migliore, perché il futuro è nelle mani dei più giovani.
Una lezione quella dei giudici Rosario Livatino e Antonino
Saetta alla quale fa eco la missione della prof.ssa Antonietta Azzaro Labisi,
eroina della carità, fondatrice dell’Istituto Medico Psicopedagogico “Lucia
Mangano” di Sant’Agata Li Battiati, e antesignana della lotta alla mafia. Una
donna attenta ai bisogni della gente, da sempre pronta a donarsi a favore dei
meno fortunati, soprattutto nel quartiere di San Cristoforo, dove per diversi
anni ha operato, portando assistenza ai piccoli e agli anziani, rappresentando
un modello da seguire per numerosi bambini e soggetti svantaggiati che hanno potuto
contare sul suo sostegno incondizionato, generoso, spontaneo, pieno d’affetto e
di socialità. Una figura carismatica quella della prof.ssa Labisi, per la quale
il Comitato Antimafia Livatino Saetta ha già consegnato all'arcivescovo di
Catania la richiesta per avviare un processo di beatificazione.
“Non si uccide un uomo quando il suo pensiero è sublime”,
interviene l’avv. Corrado Labisi, figlio della prof.ssa Antonietta Labisi e presidente
dell’Istituto Medico Psicopedagogico “Lucia Mangano”, struttura d’eccellenza,
accreditata presso il Parlamento Europeo (Registro Trasparenza n.
054846014854-49 con sede in Rue Fernand Neuray n. 68 – 1050 Bruxelles).
“Mia madre già negli anni Sessanta gridava alla prevenzione,
e non alla cura – continua – e l’unico modo per prevenire la mafia, è la
cultura”.
“Il benessere individuale – conclude l’avv. Labisi – passa
attraverso il benessere della collettività: se tutti avessero un lavoro, le
squadre mafiose che vanno nei quartieri a reclutare adepti, si estinguerebbero.
La responsabilità dei quartieri a rischio è della politica, dell’indifferenza
di una classe dirigente sempre più sorda, pronta ad avvicinarsi ai quartieri
disagiati solo per chiedere voti e rubare la dignità di chi lì vive. Dovete
essere voi, ragazzi, i protagonisti della vostra vita, vicini alle forze
dell’ordine, attenti a ciò che succede nei quartieri, pronti a denunciare, e a
rivendicare i vostri diritti”.
A prendere la parola poi il presidente dell’associazione
antiracket Asia Salvo Campo, attivo nel prestare aiuto e solidarietà alle
vittime di estorsione ed usura, e Gianni Santonocito, agente di commercio per
anni sotto la morsa del racket delle estorsioni, che ha raccontato il coraggio
di denunciare, nonostante la paura per sé e per la sua
famiglia.
Un’energica sollecitazione alla partecipazione arriva poi dal
dott. Vittorio Fontana, presidente emerito della Corte di Cassazione che,
parafrasando l’economista Giacinto Auriti, dice: “La democrazia non consiste
solo nell’esprimere un voto, è partecipazione, nella vita pubblica e nella vita
economica. Una partecipazione che si deve basare sull’uguaglianza dei punti di
partenza”.
“Ma la democrazia – continua – è anche solidarietà e lealtà,
come ben detto dal vostro preside: sincero d’altronde deriva dal latino, sine
cera, cioè senza impurità”.
A chiudere la giornata, l’intervento del dott. Carmelo
Cavallaro, Commissario della Polizia di Stato in quiescenza, che racconta alla
giovane platea il suo incontro con il criminale Renato Vallanzasca e la lezione
da questi appresa. Poi a suggellare l’incontro è una lettera, scritta anni
prima da uno studente di un istituto superiore catanese dal carcere minorile e
custodita dal dott. Cavallaro, attestato d’amore per la vita e monito a non
cadere nella spirale dell’illegalità, letta da due studenti del liceo Archimede,
Iolanda e Luciano.

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