Visualizzazione post con etichetta istituto medico psicopedagogico lucia mangano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta istituto medico psicopedagogico lucia mangano. Mostra tutti i post

lunedì, gennaio 23, 2017

Presentato alla Procura di Enna “Padrini e Padroni” il nuovo libro di Nicola Gratteri, Procuratore Capo della Repubblica di Catanzaro



La corruzione, l'infiltrazione criminale, i legami con i poteri forti, sono oggi parte di una strategia di reciproca legittimazione messa in opera da decenni da tutte le mafie ed in particolare dalla ‘ndrangheta. Dal terremoto del 1908 che distrusse Messina e Reggio Calabria, a quello in Abruzzo del 2009, fino al terremoto in Emilia del 2012, una storia di illegalità che percorre tutta l’Italia, narrando di come la ‘ndrangheta sia divenuta classe dirigente grazie ai favori dei colletti bianchi e delle forze governative. È il racconto di “Padrini e Padroni”, scritto a quattro mani da Nicola Gratteri, Procuratore Capo della Repubblica di Catanzaro, e dal giornalista Antonio Nicaso, presentato dal dott. Gratteri presso la Procura di Enna, in una sala gremita da giovani, alla presenza del Procuratore capo di Enna dott. Massimo Palmeri, del prof. avv. Corrado Labisi, presidente dell’Istituto Medico Psicopedagogico Lucia Mangano di Sant’Agata Li Battiati, e Rettore dell’Università telematica con sede a Zurigo Unisanraffaele, del prof. Attilio Cavallaro, presidente del Comitato Antimafia “Livatino Saetta Costa”, del Questore di Enna dott. Antonino Pietro Romeo, del Prefetto vicario dott.ssa Tania Giallongo, dei Comandanti provinciali della Guardia di Finanza, Giuseppe Licari, e dei Carabinieri di Enna, Sebastiano Runza.  

A moderare l’incontro il massmediologo Klaus Davi, giornalista di Rai Uno, da anni al fianco di Massimo Giletti ne L’Arena, impegnato in prima persona contro la ‘ndrangheta.

Un lavoro quello di Gratteri e Nicaso svolto interamente su Skype, l’uno in Calabria, l’altro in Canada, a scambiarsi idee e bozze, così come per i libri precedenti.
“Per scrivere il primo “Fratelli di sangue” ci abbiamo messo tre anni, tutto su Skype. Alla fine però nessuno voleva pubblicarlo. Poi abbiamo trovato una casa editrice locale, e abbiamo venduto più di 50 mila copie. È solo a quel punto che le grandi case editrici ci hanno contattato, tra le quali la Mondadori che ne ha acquistato i diritti, e ci ha chiesto di scrivere altro.”
Racconta così i suoi esordi da scrittore Nicola Gratteri, oggi giunto con “Padrini e Padroni” all’ottava pubblicazione, ognuna delle quali scritta con Antonio Nicaso.
“Per quest’ultimo lavoro – spiega – con il prof. Nicaso siamo andati in giro in Sud America, e nell’ultimo capitolo del libro abbiamo scritto un’utopia: come sconfiggere il narcotraffico.
Posto che la cocaina si produce solo il Colombia, Bolivia e Perù, per risolvere il problema alla radice ci vorrebbe un’Organizzazione delle Nazioni Unite diversa, dove i baschi blu, scendano dal 30° piano di New York sulla terra rossa della foresta Amazzonica, parlino e trattino direttamente con i cocaleros, per sostenere il costo del mancato guadagno della coltivazione di granturco, per esempio, da sostituire a quella delle piante di coca. Credetemi il costo sarebbe nulla.”
Un problema che Gratteri definisce sovranazionale, perché incide sulla salute degli abitanti del mondo occidentale; sull’economia, drogando con soldi sporchi l’economia legale e il libero mercato; sulla politica mondiale. Un’utopia affascinate, ma pur sempre un’utopia.
Il Procuratore di Catanzaro si è poi soffermato, incalzato da Klaus Davi, sulla questione “giovani”, parlando loro di istruzione, sollecitandoli a leggere e a studiare, suggerendo di privilegiare gli studi di agraria e turismo per valorizzare il nostro territorio.
Una parte dell’intervento è stata anche dedicata alla legalizzazione delle droghe leggere, tema verso il quale Gratteri si è dichiarato contrario, ritenendo la definizione di “droghe leggere” impropria sul piano scientifico, trattandosi ormai di sostanze modificate geneticamente che non hanno nulla a che vedere con “la marijuana dei figli dei fiori.”.

La presenza del dott. Gratteri è stata un evento eccezionale e di respiro internazionale, e sia il procuratore dott. Palmeri, che il prof. avv. Corrado Labisi, hanno voluto così esprimere il proprio entusiasmo.


“Avere oggi qui il dott. Gratteri, il magistrato più scortato d’Europa – spiega il prof. avv. Corrado Labisi, tra gli altri incarichi anche presidente onorario del Comitato “Livatino Saetta Costa” – è per noi un grande onore. Paolo Borsellino diceva che bisogna parlare della mafia. E noi, grazie al prof. Attilio Cavallaro che con determinazione e perseveranza porta avanti da ventidue anni la missione del Comitato, ci impegniamo a farlo. La denuncia dei poteri forti conniventi con la mafia fatta dal dott. Gratteri è la stessa che facciamo noi, e solo così, lavorando insieme, nella stessa direzione, si potrà costruire un mondo migliore, fatto di buona cultura e buona economia.
La mafia si cela anche dietro i colletti bianchi e la maschera dell’antimafia, ed è per questo che il Comitato “Livatino Saetta Costa” ha avanzato al Capo dello Stato la proposta di non concedere più finanziamenti pubblici alle associazioni antimafia, così che non si possa più parlare di un’antimafia di professione.”

A ringraziare il dott. Gratteri anche il procuratore Palmeri, che si è pure rivolto ai giovani e a difesa dei presidi di legalità: “Studiate – ha detto ai ragazzi presenti – non accettate passivamente, approfondite, non fidatevi della verità formale. Quando si parla di legalità si parla di lotta alla mafia ma anche di presidi di legalità, che vanno tutelati. Ci sono da tempo disegni di ridimensionamento dei presidi di legalità, a tutti i livelli, comprese le nostre istituzioni di legalità. Noi come Procura stiamo rischiando la riduzione e lavoriamo sotto organico.”


Con la consegna al dott. Nicola Gratteri della pergamena del Premio Internazionale Livatino Saetta Costa da parte del prof. Attilio Cavallaro e del prof. avv. Corrado Labisi, si è concluso tra gli applausi l’incontro.

giovedì, febbraio 25, 2016

Lezioni di legalità agli istituti Fermi-Guttuso e Mazzei-Pantano di Giarre

Giarre ospita la legalità. All’istituto tecnico industriale Fermi-Guttuso e al professionale per l’agricoltura Mazzei-Pantano, riflettori puntati sull’antimafia.
Continua anche in questo 2016 il viaggio del Comitato Antimafia Livatino Saetta Costa nelle scuole della provincia etnea. Lezioni di legalità che nel 2015 hanno coinvolto oltre 8.000 studenti delle scuole superiori di Catania, con un unico focus: non esiste pace senza giustizia sociale.
A partecipare negli scorsi giorni, centinaia di studenti del Fermi-Guttuso, alla presenza del presidente del Comitato Livatino Saetta Costa, prof. Attilio Cavallaro, del presidente onorario del Comitato, avv. Corrado Labisi, del Commissario della Polizia di Stato Carmelo Cavallaro, Contrammiraglio Nunzio Martello, Direttore Marittimo della Sicilia Orientale, e il Capitano della Guardia di Finanza di Riposto Antonino Costa.
“Sarete voi, ragazzi, la nuova classe dirigente – spiega il presidente Cavallaro, che così saluta gli alunni  – voi per primi dunque dovrete combattere la mafia, e la scuola è la vera maestra di antimafia, la salvezza per la nostra terra”.
La testimonianza di un’antesignana della lotta alla mafia arriva dall’avv. Corrado Labisi, presidente onorario del Comitato, figlio della prof.ssa Antonietta Labisi, fondatrice dell’Istituto Medico psicopedagogico Lucia Mangano di Sant’Agata Li Battiati, struttura d’eccellenza, accreditata presso il Parlamento Europeo (Registro Trasparenza n. 054846014854-49 con sede in Rue Fernand Neuray n. 68 – 1050 Bruxelles). Eroina della carità, Antonietta Labisi che, soprattutto nel quartiere di San Cristoforo, durante gli anni Sessanta, ha operato assistendo piccoli e anziani, rappresentando un modello da seguire per numerosi bambini e soggetti svantaggiati che, a vario livello, hanno potuto contare sul suo sostegno incondizionato, generoso, spontaneo, pieno d’affetto e di socialità. Una figura carismatica per la quale il Comitato Antimafia Livatino Saetta ha consegnato all'arcivescovo di Catania la richiesta per avviare un processo di beatificazione.
“Dobbiamo avere la forza di non arrenderci – commenta l’avv. Labisi – e indagare invece le ragioni del fenomeno mafioso. Già sociologi e psicologi lo hanno affermato, e mia mamma lo verificò personalmente, che la delinquenza nasce dal disagio culturale e socio-economico. Il diritto al lavoro, in questa chiave di lettura, è elemento indispensabile per la lotta alla mafia, che si cela anche dietro ai colletti bianchi e alla maschera dell’antimafia.”
A concludere l’incontro, la consegna della pergamena del Premio Livatino Saetta Costa alla prof.ssa Tiziana D’Anna, dirigente scolastico dell’istituto.
Ma il Comitato ha fatto tappa anche in un’altra scuola di Giarre, l’Istituto agrario Mazzei-Pantano. Una numerosa rappresentanza degli allievi della scuola ha ascoltato la lezione di legalità del presidente del Comitato Attilio Cavallaro, del presidente onorario avv. Corrado Labisi e del Commissario della Polizia di Stato Carmelo Cavallaro, durante la quale si è parlato anche del generale Angiolo Pellegrini, autore del libro “Noi, gli uomini di Falcone. La guerra che ci impedirono di vincere”, uomo di fiducia del pool e più stretto collaboratore di Giovanni Falcone, negli scorsi mesi presente all'auditorium comunale di San Gregorio “Carlo Alberto dalla Chiesa”, alla presenza della stampa e di alte autorità civili e militari, in un evento fortemente voluto dall’avv. Labisi.
Alla fine dell’incontro la prof.ssa di religione Patrizia Privitera ha proposto come gesto simbolico quello di piantare un albero di ulivo, del quale si prenderanno cura gli stessi studenti, in quello che è stato chiamato “viale della Legalità”. A partecipare all’iniziativa, il dirigente scolastico prof. Stefano Raciti e il vice preside prof. Natale Scavo e tutti i relatori intervenuti.


L’Università Europea di Studi Internazionali “Uniesi” nomina l’avv. Corrado Labisi direttore del Dipartimento delle Relazioni Internazionali ed Esterne

L’avv. Corrado Labisi, Presidente dell’Istituto Medico Psicopedagogico “Lucia Mangano” di Sant’Agata Li Battiati, struttura d’eccellenza nell’ambito della riabilitazione e del recupero funzionale dei diversamente abili, accreditata presso il Parlamento Europeo (Registro Trasparenza n. 054846014854-49 con sede in Rue Fernand Neuray n. 68 – 1050 Bruxelles), fondata nel 1956 dalla Nobildonna prof.ssa Antonietta Azzaro Labisi, già docente universitario di Diritto Internazionale per le facoltà di Giurisprudenza e Scienze Politiche dell’Università Europea di Studi Internazionali Uniesi, con sede a Ginevra, è stato insignito di una nuova e prestigiosa carica: direttore del Dipartimento delle Relazioni Internazionali ed esterne di Uniesi.
Da sempre attento al sociale, l’avv. Labisi è anche presidente onorario del Comitato Antimafia Livatino Saetta Costa, con il quale da anni si batte affinché i valori di giustizia, verità e fede, salvaguardati dalle tante vittime di mafia che hanno perso la vita in difesa della legalità, non siano dimenticati.
Avv. Labisi, l’internazionalizzazione del sistema universitario è una sfida che possiamo dichiarare vinta da Uniesi?
Assolutamente si. L’Università Europea degli Studi Internazionali, in coerenza con i principi generali previsti dal proprio statuto e dalla commissione europea promuove e favorisce la dimensione internazionale degli studi, della didattica e della ricerca scientifica. Considera tra i propri compiti fondamentali lo sviluppo degli scambi internazionali di docenti, ricercatori e studenti mediante programmi europei di alta formazione, accordi di cooperazione universitaria, azioni integrate di cooperazione didattica e scientifica, con il rilascio del doppio titolo di studio e la partecipazione a consorzi universitari finalizzati a specifiche azioni di cooperazione.
Lei ha già ricevuto diversi incarichi istituzionali da governi stranieri, ma per la prima volta è direttore del Dipartimento delle Relazioni Internazionali ed Esterne, carica che per importanza segue solo quella del rettore. Quali sono le sue mansioni?
Fondamentalmente, nel rispetto dello Statuto e Regolamento dell’Università Uniesi, ricoprirò un ruolo di rappresentanza istituzionale, e mi occuperò dei rapporti diplomatici internazionali ed esterni.
Quali sono le caratteristiche dell’Università svizzera Uniesi?
Uniesi è un’università libera e privata, apolitica e aconfessionale, con personalità giuridica riconosciuta ai sensi dell’art. 52 del codice civile svizzero, in conformità degli articoli 20 e 27 della Costituzione federale svizzera, riconosciuta dall’ordinamento giuridico nazionale come appartenente al settore universitario svizzero (LPSU entrata in vigore il 1 gennaio 2015).
I titoli conseguiti sono validi ai fini del riconoscimento, secondo la Convenzione di Lisbona del 1997 del Consiglio d’Europa ratificata dalla Svizzera il 1 febbraio 1999 e dall’Italia con la legge n. 148 dell’11 luglio 2002. UNIESI inoltre è Campus Universitario di alcune importanti Università Europee, in linea con i dettami del trattato di Bologna, aventi sede in Spagna, Portogallo, Slovenia, Romania, Albania, svolge corsi universitari Master in convenzione con Università a livello internazionale Europeo.
Quali sono i corsi di laurea attivi?

Uniesi utilizza le tre lingue ufficiali elvetiche, Italiano, Francese e Tedesco, unitamente all’Inglese, e offre quattordici corsi di laurea. I corsi di studio sono on/off line, quindi le lezioni, i chiarimenti sugli argomenti, colloqui con docenti e tutor, discussioni tra alunni, prove in itinere si svolgono interamente in rete. Questo consente agli studenti di seguire il corso di laurea senza rinunciare all’attività lavorativa e senza spostarsi da casa.

lunedì, settembre 28, 2015

XXI Memorial Rosario Livatino – Antonino Saetta - Premio Internazionale all’Impegno sociale e Premio speciale in memoria della Nobildonna prof.ssa Antonietta Labisi




Giustizia, verità e fede. Sono i valori della vita, sono i valori del Premio Internazionale Memorial Livatino-Saetta-Costa, riconoscimento all’impegno sociale, alla difesa della legalità, del rispetto delle regole, della divulgazione di un’informazione libera e corretta, destinato a magistrati, giornalisti, sportivi, artisti, agenti di polizia, carabinieri, finanzieri, e a quanti si siano distinti per l'attività lavorativa svolta nel sociale.
Evento itinerante approdato qualche giorno fa al Teatro Comunale di Aci Bonaccorsi, organizzato dal Comitato spontaneo antimafia “Livatino Saetta” e giunto alla XXI edizione, il Memorial celebra il ricordo di tre magistrati vittime di mafia, Antonino Saetta, Rosario Livatino e Gaetano Costa, e di tutti coloro che hanno perso la vita in difesa della legalità.
A fare gli onori di casa e salutare la numerosa platea intervenuta – autorità civili, religiose, militari, e studenti del liceo scientifico Archimede –  il sindaco di Aci Bonaccorsi Mario Alì, che ha ringraziato il Comitato per aver scelto di far tappa nel suo paese. Poi la parola al presidente onorario del Comitato, avv. Corrado Labisi, che non ha esitato a puntare subito il dito contro il potere dei colletti bianchi, la vera mafia, quella borghese, imprenditoriale, politica, lontana dallo stereotipo cinematografico del padrino siciliano, ultimo anello di una lunga catena criminosa.
“La mafia – spiega l’avv. Labisi – si nasconde dentro attività lecite, e colpisce laddove c’è miseria ed ignoranza. Per sradicare la cultura della mafia bisogna quindi partire dalle radici, educare alla giustizia i giovani che andranno a formare la nuova classe dirigente. Per questo, unitamente a magistrati e alti esponenti delle Forze dell'Ordine Pubblico, con il Comitato Antimafia “Livatino Saetta”, abbiamo organizzato il tour della legalità, presso 21 scuole, coinvolgendo oltre 8.000 studenti dei più prestigiosi licei di Catania, sottolineando come non esista pace senza giustizia sociale: il benessere individuale passa attraverso il benessere della collettività.”
Mentre le commoventi immagini della strage di Capaci e del funerale di Giovanni Falcone e della sua scorta scorrono su un maxi schermo, la parola passa al Presidente del Comitato, prof. Attilio Cavallaro, che ha voluto da quest’anno introdurre una menzione speciale in memoria della Nobildonna prof.ssa Antonietta Labisi, madre dell’avv. Corrado Labisi, fondatrice dell’Istituto Medico Psicopedagogico “Lucia Mangano” di Sant’Agata Li Battiati, e antesignana della lotta alla mafia. Una donna attenta ai bisogni della gente, da sempre pronta a donarsi a favore dei meno fortunati, soprattutto nel quartiere di San Cristoforo dove per diversi anni ha operato, portando assistenza ai piccoli e agli anziani, rappresentando un modello da seguire per numerosi bambini e soggetti svantaggiati che, a vario livello, hanno potuto contare sul suo sostegno incondizionato, generoso, spontaneo, pieno d’affetto e di socialità. Una figura carismatica quella della prof.ssa Labisi, per la quale il Comitato Antimafia Livatino Saetta ha consegnato all'arcivescovo di Catania la richiesta per avviare un processo di beatificazione.
Il rito della benedizione e il Salve Regina composto dal Maestro Francesco Palmeri hanno poi dato il via alle premiazioni. A ritirare la prestigiosa pergamena, nomi illustri del panorama nazionale che si sono distinti per impegno, ideali e senso di giustizia.     
Il dott. Angiolo Pellegrini, generale dell'Arma dei Carabinieri, autore del libro “Noi uomini di Falcone”, è stato comandante della sezione antimafia di Palermo dal 1981 al 1985. Come uomo di fiducia del pool, ha portato a compimento le più importanti indagini nei confronti di Cosa Nostra, che racconta in questo libro per la prima volta. S.E. Corrado Lembo, Procuratore capo di Salerno; il dott. Walter Fazio, già Questore, giudice di pace e primo dirigente ed amministratore pubblico; Olimpia Orioli, da anni impegnata per ottenere verità e giustizia sulla morte del figlio Luca, vittima di un giallo ancora senza colpevoli; il Contrammiraglio Nunzio Martello, Comandante della Direzione Marittima della Sicilia orientale, Capo del Compartimento Marittimo e del porto di Catania; il Prof. Vincenzo Panebianco, primario del reparto Oncologia Ospedale S. Vincenzo di Taormina, il sindaco Aci Bonaccorsi Mario Alì, il dott. Giuseppe Pisano, Capo della Direzione Amministrativa Antimafia di Caltanissetta, il dott. Tommaso Stasi, dirigente ASP 3 CT, settore disabili, il dott. Giuseppe Di Fazio, giornalista del quotidiano La Sicilia, il dott. Giovanni Ciancimino, giornalista, il colonnello Enzo Stroscio, editore della rivista Globus Magazine, Giuseppe Longo, Primario reparto di Ematologia Ospedale S. Vincenzo di Taormina, il prof. Giovanni Puglisi, preside della facoltà di Farmacia di Catania, il dott. Massimo Buscema, presidente dell’Ordine dei Medici di Catania, il dott. Fausto Piazza, dirigente Ispettorato del Lavoro, il dott. Salvatore Ranno, medico chirurgo e Direttore della Cattedra di Urologia dell'Università di Catania, l’avvocato Gianfranco Amato, il Luogotenente Vittorio Perella, Comando prov. Carabinieri di Messina, il Luogotenente Antonio Curcio, Comando prov. Carabinieri di Catania, la dott.ssa Manuela Romano, educatrice Casa Circondariale di Giarre (ritira il premio Ispettore Tumino), il sovrintendente Domenico Trimigno, il dott. Salvo Troina, Maresciallo della Polizia Postale, Filippo Di Francesco della Polizia di Stato di Catanzaro, il dott. Santo Mangione, Dirigente della Polizia di Stato di Randazzo, il dott. Marco Provenzale, Davide Romano, autorità portuale di Catania, il giornalista Michele Salomone, il brigadiere capo Giuseppe Lipari Brigadiere, Vincenzo Mucimarra, della Polizia Stradale di Randazzo, l’appuntato scelto dell’Arma dei Carabinieri di Messina Sebastiano  Altadonna, l’avvocato Salvatore Ragusa, Giuseppe Faraone, Alvaro Caveza, Giovanni Bracchitta, il dott. Claudio Felice D’Amico, imprenditore, la dott.ssa Francesca Labisi, Istituto Medico Psico Pedagogico Lucia Mangano, Rosario Pennisi, Croce Rossa, Villorese, Guardia di Finanza, l’avvocato Sidro Barbagallo, editore della rivista “Vita Forense”, l’editore Armando Siciliano (che ha presentato tre scrittori: Francesco Marchese, Francesca Spadaro, Adriana Antoci); Lucio Gambera, collaboratore de La Sicilia, corrispondente di Militello Val di Catania, il regista Vincenzo Cosentino, Lorenzo Costanzo, Alessio Quattrocchi, campione di Kickboxing; Orazio Fresta, Francesco Gangi, il dott. Giuseppe Cucchiara, Questore di Messina, il Maresciallo della Guardia di Finanza Nicola Proietto, l’Assistente di Polizia Domenico Trimigno, Marco Provenzale, il Colonnello Arma Carabinieri Salvino Paternò.
A consegnare i riconoscimenti il Comitato d’Onore composto dall’avv. Corrado Labisi, Presidente dell’IMPP Lucia Mangano, il presidente del Comitato Attilio Cavallaro, il vice presidente Ugo Tomaselli, S.E. Corrado Lembo, dott. Walter Fazio, gen. Angiolo Pellegrini, il dott. Carmelo Cavallaro, Commissario di Polizia di Stato, il dott. Angelo Iannone, ex colonnello del ROS, collaboratore di Giovanni Falcone nelle indagini sul patrimonio di Totò Riina, e per due anni infiltrato all'estero in organizzazioni di narcotrafficanti colombiani legati a camorristi, autore del libro “Aspettando…giustizia”.

venerdì, agosto 07, 2015

Premio Posidone 2015 all’avv. Corrado Labisi per l’impegno sociale



Un maxi schermo, cinque illustri premiati e la professionalità di un mattatore siciliano, Nino Graziano Luca. Si è svolta all’insegna della semplicità la ventitreesima edizione del Premio Posidone, al teatro della villa comunale di Fiumefreddo, ideato con Carmelo Scalora e dedicato al padre del conduttore e direttore artistico dell’evento, Michele Luca, scomparso prematuramente qualche anno fa.
Integrazione sociale, rispetto per la natura, corretta informazione: questi gli ingredienti di una serata che ha premiato le eccellenze che hanno contribuito con il loro impegno alla crescita morale e culturale della società.
A ritirare il prestigioso riconoscimento la Congregazione Salesiana, nel bicentenario della nascita di Don Bosco, rappresentata per l’occasione dal Vicario del Rettore Maggiore Don Francesco Cereda; per il lavoro svolto nelle operazioni di soccorso dei migranti, il contrammiraglio Nicola De Felice della Marina Militare Comandante Comando Marittimo di Sicilia, e il colonnello Vincenzo Sicuso, comandate del 41° stormo dell’Aeronautica Militare; per l’informazione Antonio Preziosi, editorialista del Tg2 e già direttore di Rai Radio 1, premiato per il libro su Giovanni Paolo II “Immortale”, e Barbara Capponi, conduttrice del Tg1.
Per l’impegno sociale premiato l’Istituto Medico Psico Pedagogico “Lucia Mangano” di Sant’Agata Li Battiati, struttura d’eccellenza nell’ambito della riabilitazione e del recupero funzionale dei diversamente abili. A ritirare il premio l’avv. Corrado Labisi, presidente dell’Istituto.
Accreditata presso il Parlamento Europeo (Registro Trasparenza n. 054846014854-49 con sede in Rue Fernand Neuray n. 68 – 1050 Bruxelles), la struttura fu fondata nel 1956 dalla Nobildonna prof.ssa Antonietta Azzaro Labisi, donna attenta ai bisogni della gente, da sempre pronta a donarsi a favore dei meno fortunati, che ha speso la sua vita ispirandosi al motto da lei stessa coniato: “L’uomo vale per quel che sa rendere a favore dell’umanità sofferente”.
Un impegno ed una vocazione ineguagliabili nei confronti dei più deboli e degli oppressi, che l’avv. Corrado Labisi, figlio della prof.ssa Antonietta Azzaro Labisi continua a portare avanti con forte senso del dovere. Forte della convinzione che valorizzare e sviluppare il fattore umano rappresenti la base e una risorsa centrale per il miglioramento continuo dell’organizzazione, l’avv. Labisi ha fatto propria l’importanza dell’esigenza formativa, e per ottenere una sempre migliore assistenza e riabilitazione, ha invitato a tenere corsi presso il proprio istituto il prof. dott. Silvano Solari, psicologo e psicoterapeuta, tra i più accreditati esperti a livello nazionale ed internazionale, nel campo dell’autismo e dei disturbi dello sviluppo.
Scopo prioritario del presidente dell’Istituto, che ad oggi ha ricevuto 38 premi internazionali per le battaglie intraprese a sostegno dei diversamente abili e della lotta alla mafia, resta quello di portare avanti cause a favore dei diritti umani, molte delle quali già intraprese con successo come quelle in Africa, in Georgia e Ucraina.
In linea con questa missione l’avv. Labisi, come componente del Comitato Antimafia Lavatino Saetta, ha tenuto lezioni di legalità ed etica presso i licei e gli istituti superiori di Catania e provincia, esortando i giovani a destare le proprie coscienze, e a seguire gli esempi di grandi uomini come Rosario Livatino e Antonino Saetta, la cui opera deve restare per sempre un monito e soprattutto non cadere nell’oblio. Ed è l’esempio della propria madre che guida l’avv. Labisi a dare il proprio sostegno spontaneo, generoso ed incondizionato a tutti coloro che ne necessitano, e a proseguire l’importante opera a difesa della giustizia sociale, della legalità e del rispetto delle regole.
Un’antesignana della lotta alla mafia, un modello di riferimento per tutti quelli che credono in un futuro libero da condizionamenti. E nel riconoscimento dell’impegno profuso nella caritatevole opera della Nobildonna prof.ssa Antonietta Azzaro Labisi, il Comitato Antimafia Livatino Saetta ha inoltrato all’Arcivescovo di Catania la richiesta per avviare il processo di beatificazione di questa carismatica figura.
“La lezione di mia madre è stata indispensabile per me – spiega l’avv. Corrado Labisi mentre ritira il Posidone – lei che già negli anni Sessanta chiedeva aiuto alla classe politica per sanare i quartieri a rischi, e che per risposta riceveva sorrisi ironici e critiche alla sua spiritualità. E ancora oggi non è cambiato nulla: nei quartieri c’è la corsa all’acquisto del voto in cambio di buste colme di spesa. Ci stanno togliendo la speranza e la dignità. Bisogna partire dalla vera causa della mafia, la povertà; dare lavoro e far si che la gente non sia più ricattabile e facilmente corruttibile.
La mafia che si nasconde dentro attività lecite, dentro l’imprenditoria, la politica, un certo giornalismo on line. Ed è proprio un giornalino on line che, da quando il mio impegno per la legalità e l’antimafia si è fatto più febbrile, ha iniziato ad attaccarmi. Giornalino attorno al quale orbitano persone sulle quali è facile trovare materiale a dir poco inquietante pubblicato da testate autorevoli come La Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, Live Sicilia, Le Iene Sicule, L’indiscreto, e molte altre.
Ma la mafia si cela anche dietro la maschera dell’antimafia, ed è per questo che il Comitato Livatino Saetta ha avanzato al Capo dello Stato la proposta di non concedere più finanziamenti pubblici alle associazioni antimafia, così che non si possa più parlare di un’antimafia di professione.”
Un eroe dei nostri tempi l’avv. Labisi, così come l’ha definito il giornalista Rai Antonio Preziosi, anche lui sul palco a ritirare la statuetta del Posidone 2015.


giovedì, luglio 16, 2015

Consegnato il prestigioso Premio “Città di Roma” all’avvocato Corrado Labisi

M. Monsè, C. Labisi
Roma. Eleganza, moda e impegno sociale. Nel cuore pulsante del centro di Roma, al Teatro “Centrale”, in Piazza del Gesù, si é svolta la seconda edizione del Woman Elegance World, un evento che coniuga stile e cultura, e che ha visto sfilare in passerella anche la linea Perla Monsé, realizzata da Maria Monsè in collaborazione con lo stilista Luca Conti Taguali.
Tra i vari personaggi del mondo dello spettacolo presenti l'attrice Emanuela Titocchia, il giornalista di Rai 3 Fidel Banga Bauna, Leda Berté (sorella di Loredana Berté e Mia Martini), il Press Agent Emilio Sturna Furnò, la Duchessa Elena Aceto di Capriglia.
Uno spettacolo nello spettacolo, che contempla al suo interno anche il prestigioso Premio Internazionale “Città di Roma” assegnato alla stilista tunisina Zina, nota a livello internazionale per i suoi splendidi Caftani, alla giornalista e conduttrice Mediaset Safiria Leccese, per il successo con cui ha diretto il programma “La strada dei Miracoli” in onda su Rete 4, all'attore Claudio Saint Just, per i 45 anni di carriera, alla giornalista Roberta Damiata, per la direzione del settimanale “Eva 3000”, al Colonnello Angelo Jannone, il più stretto collaboratore del Giudice Giovanni Falcone, colui che ha seguito tutta l'indagine patrimoniale di Totò Riina, per due anni infiltrato nel narcotraffico della 'ndrangheta, premiato per il suo ultimo libro “Aspettando Giustizia”, e all'Avv. Corrado Labisi premiato per le attività nel campo socio-sanitario e per il suo costante impegno nella lotta alla mafia.
Avv. Labisi, lei ha conseguito ad oggi 37 premi a livello nazionale ed internazionale, per le
battaglie intraprese a sostegno dei diversamente abili e della lotta alla mafia ed è stato insignito di alti titoli accademici, a tal proposito qual è il suo pensiero in merito al processo di
internazionalizzazione della mafia?
La vocazione internazionale della mafia risale certamente a vecchia data. Il movimento migratorio é stato indubbiamente uno dei fattori che ha favorito gran parte dei tradizionali processi di internazionalizzazione della stessa; poi l'esigenza di mantenere il controllo dei mercati internazionali del crimine, nonché la necessità di sovrintendere direttamente alle attività di grande rilevanza finanziaria ed ai rapporti con altre organizzazioni criminali, costituiscono altre cause che sicuramente hanno favorito il suo insediamento all'estero. Poi é da tener conto che il reddito della criminalità organizzata é riconducibile a due fonti: quello delle attività illegali di produzione e distribuzione, e quello delle infiltrazioni nelle attività legali.
Attività illegali e legali sono da intendersi in un continuum. Le organizzazioni criminali agiscono
contemporaneamente in ambedue i settori. Per sradicare questa cultura della mafia bisogna partire dalle radici, importante a tal proposito é l'educazione alla giustizia dei giovani che andranno a formare la nuova classe sociale.
Nelle lezioni di legalità da me tenute, unitamente a Magistrati e alti esponenti delle Forze
dell'Ordine Pubblico, in quanto membro del Comitato Antimafia “Livatino-Saetta”, presso 21 plessi
scolastici e dinnanzi ad un totale di oltre 8.000 studenti dei più prestigiosi licei di Catania, ho
sottolineato come non esista pace senza giustizia sociale: il benessere individuale passa attraverso il benessere della collettività. E' necessario lavorare sulla prevenzione ed educare i ragazzi alla legalità. La responsabilità é della politica, mentre la classe dirigente resta sempre più sorda davanti ai bisogni dei quartieri disagiati. Anche l'influenza dei media strumentalizzata da parte di una sfera politica dalla reputazione dubbia e chiacchierata, é stata in grado per anni di manipolare l'informazione, stabilendo spesso quali notizie potessero giungere o meno all'opinione pubblica e addirittura veicolare false notizie per screditare l'immagine di coloro che, come me, hanno intrapreso ardue lotte contro questo sistema corrotto e mafioso. Ne é di facile esempio un giornaletto online locale che cerca di screditare la mia immagine con diffamazioni che saranno presto smentite in una conferenza giornalistica radio televisiva, oltre a procedere per vie legali in sede civile e penale.
Avv. Labisi, l'Istituto “Lucia Mangano” di cui Lei é Presidente in questi ultimi quattro anni é
diventato il fiore all'occhiello per il sud Italia in materia di neuropsichiatria e neurofisiologia,
successo dovuto senz'altro alla sua gestione ed al suo impegno. Quali sono adesso i suoi progetti futuri legati a questa attività e più in generale alla sua opera di solidarietà nei vari
campi del sociale?                                     
Senz'altro risollevare l'Istituto dalla cattiva precedente gestione é stato il mio impegno costante negli ultimi anni e grazie all'amore che da sempre mi lega alle mie attività sono riuscito ad ottenere importantissimi successi e riconoscimenti al livello locale, nazionale ed internazionale, non ultimo l'accreditamento dell'Istituto Medico Psico-Pedagogico “Lucia Mangano” come struttura d'eccellenza presso il Parlamento Europeo. Merito di questo grande successo é stato senz'altro anche l'esempio di mia madre, la Nobildonna Antonietta Azzaro Labisi, da sempre attenta ai bisogni della gente, soprattutto dei soggetti svantaggiati che a vario livello hanno potuto contare sul suo sostegno spontaneo e generoso; a questo si aggiunge la fitta rete di rapporti internazionali che ho costruito con l'intento di portare avanti importanti battaglie per i diritti umani. Molte delle quali già intraprese con successo, come quelle in Africa, Georgia, Ucraina, e chiaramente per i diversamente abili. Per cui i progetti futuri sono legati a quanto detto e alla volontà di Dio che da sempre segue i miei passi e che mi assegnò questa missione che accetto così come gli attacchi avversi delle forze demoniache che mi spingono sempre più a credere e capire di essere nella giusta strada. Da fervido credente, quale sono, ritengo infatti fermamente che ognuno nasca con una stella, e la mia mi ha portato ad oggi a servire l'umanità sofferente.

venerdì, giugno 26, 2015

Consegnate le Targhe d’Argento del Premio Internazionale Antonietta Labisi - XXII edizione


S. Pulvirenti, N. G. Luca, A. Calò Livnè



Un messaggio di pace, amore e solidarietà che dal palcoscenico dell’Hotel Nettuno ha raggiunto Ucraina, Israele, Palestina, Paesi in guerra, simbolicamente gemellati con la Sicilia grazie al Premio Internazionale Antonietta Labisi. Un riconoscimento creato dall’avv. Corrado Labisi, presidente dell’Istituto Medico Psicopedagogico “Lucia Mangano” per ricordare la madre Antonietta, prematuramente scomparsa in un incidente automobilistico, per la quale è in corso un processo di beatificazione. E ad aprire la kermesse infatti, il ricordo in video e musica di Antonietta Azzaro Labisi, fondatrice dell’Istituto, che ripercorre le tappe più significative di una vita dedicata agli altri.

Sul palcoscenico a bordo piscina, Nino Graziano Luca e Simona Pulvirenti a condurre una serata all’insegna dell’eleganza e della professionalità, alla quale hanno preso parte autorità civili e militari, tra le quali S.E. il Procuratore generale Salvo Scalia, l’ex Procuratore generale Gianni Tinebra, il Prefetto di Pavia Peg Strano Materia, e un pubblico entusiasta di oltre ottocento persone. Assente, per impegni istituzionali, S.E. l’Ambasciatore d’Israele in Italia Naor Gilon, che con una lettera ha voluto però complimentarsi con l’avv. Labisi ed esprimergli apprezzamento per la preziosa attività che l’Associazione Internazionale Antonietta Labisi porta avanti da anni, nello spirito della sua ispiratrice, a favore dell’umanità sofferente.
E’ il premio al lavoro, alla dedizione e all’impegno la Targa d’Argento Antonietta Labisi, assegnato a personalità ed organismi che si sono distinti nel campo sociale, della ricerca, della scienza e della cultura, quest’anno giunto alla ventiduesima edizione.
L’impegno come valore e forza vitale, lo ribadisce anche Andrea Tidona – La vita è bella, Il Caimano, I cento passi, Nastro d’argento come attore protagonista de La meglio Gioventù – uno dei tredici illustri ospiti che si sono alteranti sul palco della Targa d’Argento Antonietta Labisi; a lui il premio per l’Arte 2015, consegnato dalla giovane attrice Alice Viglioglia. Per la Medicina, premiato dal presidente dell’Ordine dei Medici di Catania Massimo Buscema, Giuseppe Riccardo Spampinato, direttore dell’Unità operativa complessa di Odontoiatria Speciale Riabilitativa nel Paziente Disabile del “Policlinico Vittorio Emanuele” di Catania e professore incaricato di Odontoiatria preventiva e di Comunità all’Università di Catania. Doppio riconoscimento per la Pace e la Cultura, a due donne candidate nel 2005 al Premio Nobel per la Pace: Angelica Edna Calò Livnè, insegnate, giornalista, regista e scrittrice israeliana, fondatrice e direttrice artistica della Fondazione Beresheet LaShalom – Un inizio per la pace, e Samar Sahhar, insegnante palestinese e direttrice di un orfanotrofio in Palestina, premiate rispettivamente dall’Ammiraglio Gaetano Paolo Russotto e dal dott. Salvo Labisi, vice presidente generale dell’Associazione Internazionale Antonietta Labisi.
Un’amicizia quella tra Angelica e Samar che è anche un messaggio di comunione tra due popoli storicamente in conflitto. “Nelle guerre non ci sono vincitori, solo morti e feriti”, dicono, e per costruire un ponte di reciproca comprensione tra Israele e Palestina hanno creato in Betania un panificio, dove le donne israeliane e palestinesi fanno simbolicamente insieme il pane per la pace.
Premio alla Carriera al Contrammiraglio Nicola De Felice, Comandante del Comando Marittimo di Sicilia e Presidente del Comitato interforze dei Centri di eccellenza nazionali e accreditati presso la NATO, e all’Ammiraglio Domenico De Michele, Direttore marittimo della Sicilia Orientale, Capo del Compartimento Marittimo, consegnati da rispettivamente da Giovanni Puglisi, preside Facoltà di Farmacia e Presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Catania, e da Alexadre Kapustin, vice Ambasciatore dell’Ucraina in Italia.
Premio per la Tutela dell’Ambiente da Salvatore Ranno, già direttore della Clinica di Urologia dell’Università di Catania, a Claudia Salvestrini, direttore di “Polieco”, consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti dei beni a base di polietilene, e segretario generale di European eco-trust.
Per la Lotta alla Mafia a ritirare la Targa d’Argento consegnata da Alexadre Kapustin, Carmelo La Rosa, vice presidente dell’Associazione Nazionale Antimafia “Alfredo Agosta”, accompagnato dal figlio del Carabiniere ucciso dalla mafia, Giuseppe Agosta. A Yevhen Shkvyra, Consigliere e vice capo dell’Ufficio della Pianificazione e dell’Analisi di Dipartimento degli Affari Consolari del Ministero Affari Esteri, e primo segretario Capo sezione Culturale e di Informazione presso l’Ambasciata Ucraina in Italia, conferito il premio per i Rapporti Diplomatici, consegnato da Attilio Cavallaro, presidente del Comitato Antimafia Livatino-Saetta.
S. Pulvirenti, N. G. Luca, A. Jannone, S. Paternò
Spazio poi al giornalismo con Lucia Bellaspiga, inviata del quotidiano Avvenire, autrice di diversi libri tra i quali una biografia su Carlo Urbani, il primo medico italiano vittima della SARS. Ha parlato di storia la Bellaspiga, e di quei vuoti che restano nella cultura del nostro Paese, come le foibe e l’esodo dalle loro terre di istriani, fiumani e dalmati. A consegnare il premio Angelo Jannone, ex colonnello del ROS, autore con Giovanni Falcone delle indagini sul patrimonio di Totò Riina, e per due anni infiltrato all'estero in organizzazioni di narcotrafficanti colombiani legati a camorristi, che ha presentato il suo secondo libro “Aspettando…giustizia”, sul caso irrisolto di Luca Orioli e Marirosa Andreatta, i cui corpi furono rivenuti privi di vita nel bagno della ragazza a Policoro sullo Ionio Lucano, alla presenza anche del colonnello dei Carabinieri in congedo Salvino Paternò, protagonista del romanzo.
A Sergiy Fomenko, musicista ucraino, ardente sostenitore dell’integrazione europea dell’Ucraina, impegnato costantemente nella zona delle azioni militari dell’Ucraina dell’Est, dove organizza concerti solidali, con lo scopo di risollevare lo spirito di militari, civili e volontari, il premio per i Diritti Umanitari, consegnato dal Maestro premio Oscar Stelvio Cipriani. E gli ultimi due riconoscimenti vanno a due catanesi, Maria Monsè, conduttrice e attrice, autrice di alcuni libri, l’ultimo dal titolo sfizioso, “In cucina col tacco 12”, perché nemmeno ai fornelli bisogna perdere la femminilità, premiata da Domenico Platania, già Sostituto procuratore generale del Tribunale di Catania; e Vincenzo Cosentino, regista laureato in economia e specializzato in cinema in Australia, con all’attivo 13 cortometraggi e la partecipazione a festival prestigiosi tra i quali Cannes. Il suo corto “Handy” è diventato un film con protagonista Franco Nero, pluriselezionato in America e in altre dieci metropoli europee. A quest’ultimo il premio Giovani Talenti, consegnato dall’avv. Corrado Labisi.
Non sono mancati i momenti di spettacolo all’interno della serata, con la musica del premio Oscar Stelvio Cipriani, le esibizioni canore del soprano Cosetta Gigli, del tenore Filippo Micale, del cantante pop romeno Bodgan Vladau, e le performance dal gusto esotico di Jada Morad e le Oriental girls.
Il Premio è stata anche occasione per raccontare il tour della legalità che l’avv. Corrado Labisi ha percorso insieme con il Comitato Antimafia Livatino-Saetta, che dall’inizio dell’anno scolastico ha toccato diciassette istituti superiori del capoluogo etneo ed alcuni anche della provincia, incontrando oltre ottomila ragazzi, con l’obiettivo di sensibilizzare i più giovani alla cultura della legalità e del rispetto per le regole. Sette di queste scuole hanno voluto poi intitolare ai magistrati Livatino e Saetta, e alla Nobildonna Antonietta Azzaro Labisi, eroina della carità e antesignana della lotta alla mafia, le proprie aule magne.

sabato, giugno 06, 2015

Lezioni di legalità al Liceo Turrisi Colonna di Catania



«Fare della nostra vita un’opera d’arte, usando la colonna sonora giusta: l’amore, l’onesta, la legalità.» Prende in prestito le parole di Gabriele D’Annunzio il presidente del Comitato antimafia Livatino Saetta Attilio Cavallaro, e le fa sue, rimaneggiandole e donandole agli studenti del Liceo Turrisi Colonna, dove il Comitato ha tenuto una lezione di legalità.
Relatori dell’incontro l’avv. Corrado Labisi, presidente dell’Istituto Medico Psicopedagogico “Lucia Mangano”, il dott. Salvo Campo, presidente dell’Associazione antiracket “Asia”, il colonnello Salvatore Virzì, e l’ing. Ugo Tomaselli, vice presidente del Comitato, introdotti dal dirigente scolastico prof.ssa Annamaria Di Falco.
«La mafia mette le nostre vite a serio rischio tutti i giorni», spiega Cavallaro. «È necessario debellare una cultura mafiosa che per troppo tempo ha definito “uomini d’onore” quelli che sono piuttosto “uomini del disonore”».
E il ricordo va a Rosario Livatino, il giudice ragazzino ucciso a soli 38 anni in un agguato mafioso mentre si recava in tribunale; ad Antonino Saetta, candidato a presiedere il processo d'appello alla cupola mafiosa, e ucciso insieme al figlio Stefano; a Gaetano Costa, assassinato mentre sfogliava dei libri su una bancarella, a due passi da casa sua, freddato da tre colpi di pistola sparati da due killer in moto. E soprattutto a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uccisi ventitre anni fa, nelle stragi di Capaci e Via D’Amelio, ricordati in un video che scandisce quei tragici momenti.
“Bisogna svegliare le coscienze dei giovani”, commenta l’avv. Corrado Labisi, presidente dell’Istituto Medico Psicopedagogico “Lucia Mangano” di Sant’Agata Li Battiati, struttura d’eccellenza, accreditata presso il Parlamento Europeo (Registro Trasparenza n. 054846014854-49 con sede in Rue Fernand Neuray n. 68 – 1050 Bruxelles). Figlio della prof.ssa Antonietta Azzaro Labisi, fondatrice dell’Istituto e antesignana della lotta alla mafia, ha parlato con ammirazione della madre, una donna attenta ai bisogni della gente, da sempre pronta a donarsi a favore dei meno fortunati. Soprattutto nel quartiere di San Cristoforo Antonietta Azzaro Labisi per diversi anni aveva operato, portando assistenza ai piccoli e agli anziani, rappresentando un modello da seguire per numerosi bambini e soggetti svantaggiati che, a vario livello, hanno potuto contare sul suo sostegno incondizionato, generoso, spontaneo, pieno d’affetto e di socialità. Una figura carismatica quella della prof.ssa Labisi per la quale il Comitato Antimafia Livatino Saetta ha consegnato all'arcivescovo di Catania la richiesta per avviare un processo di beatificazione.
“Mia madre fu la prima a portare nel quartiere di San Cristoforo i laboratori d’artigianato, ceramica e cucito – racconta Labisi – proprio per togliere i ragazzi dalla strada. E lo fece senza finanziamenti né contributi, derisa da politici e amministratori.
Anche quando si negano i diritti ai più deboli è mafia. Per questo vi invito a seguire gli esempi di questi grandi uomini che non vogliamo dimenticare, e a ricercare quella giustizia sociale senza la quale non può esserci pace.”
L’avv. Labisi ha poi invitato gli studenti del Turrisi Colonna a visitare l’Istituto “Lucia Mangano”, per conoscere più da vicino la realtà dei disabili.
A prendere la parola il presidente dell’associazione antiracket “Asia” Salvo Campo. Una testimonianza di lotta alla mafia costante e presente sul territorio, grazie al supporto fornito a quanti finiscono nella morsa del racket delle estorsioni. Come Andrea Comisi, imprenditore nel settore alimentare preso di mira, come tanti, dagli uomini del pizzo: un’attività florida, stroncata da pressanti minacce ed intimidazioni, conclusa con il coraggio di denunciare.
Gli interventi del vice presidente del Comitato, Ugo Tomaselli e del colonnello Salvatore Virzì, hanno portato a termine un’altra lezione di legalità, l’ennesima di questo anno scolastico, durante il quale oltre ottomila ragazzi sono stati incontrati.