Visualizzazione post con etichetta arena cinematografica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arena cinematografica. Mostra tutti i post

lunedì, febbraio 13, 2012

Didici arene in città - Il cinema dove non c'era a Roma

Il cinema dove non c’era Dodici arene in città, al via la stagione degli schermi cinematografici a Roma.
Saranno dodici in tutto gli schermi all’aperto del circuito “Le Arene di Roma” dell’edizione 2010. L’iniziativa, già da alcuni anni, compensa almeno nei mesi estivi la mancanza di spazi cinematografici in alcuni quartieri di Roma, come Monteverde o la Garbatella. O anche Centocelle, nei cui pressi aprirà giovedì 24 una ‘new entry’ dell’iniziativa, denominata “Cinemunix alla Gaio Cecilio” dal nome della scuola nel cui cortile è stata allestita l’Arena da 300 posti. Apertura il 24 anche per altre due arene che fanno parte da tempo del circuito, “L’Arena di Monteverde”, presso il Liceo Scientifico Statale “Morgagni” e l’Arena di Garbatella in Piazza Benedetto Brin . Le tre arene in attività chiuderanno, salvo dedoghe, il 28, dopo avere proposto il meglio della stagione appena conclusa, compresi successi recentissimi come “Mine vaganti” (nella foto) o “La prima cosa bella”.

giovedì, maggio 13, 2010

Weekend al Cinema!

Si prospetta un altro weekend di cinema con film in uscita attesi da tempo come Robin Hood, colossal del binomio Ridley Scott - Russell Crowe, di nuovo insieme dopo il successo de Il Gladiatore.

Il film è già nelle sale da ieri e sta dando ottimi risultati nonostante sia uscito in un periodo, maggio, in cui i cinema sono tradizionamente meno frequentati a favore di altri luoghi di svago più estivi.

Il tempo inclemente invece pare stia favorendo i weekend al cinema, cosi tra gli altri film in uscita consigliamo Manolete, vita e morte di un torero che a soli trent'anni diventa un'icona in Spagna e in america latina, della corrida. Una sexy Penelope Cruz interpreta questo film con Adrien Brody la pellicola è del 2007 ma solo oggi esce in Italia.

lunedì, ottobre 05, 2009

La Cineteca Nazionale alle Giornate del Cinema Muto

Il Centro Sperimentale di Cinematografia è presente alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone con l’edizione restaurata di Amore senza stima, film del 1912 con una giovanissima Francesca Bertini. Il film è stato recuperato negli archivi della Cineteca Nazionale a quasi un secolo di distanza dalla sua realizzazione.


In occasione della XXVIII edizione de Le Giornate del Cinema Muto di Pordenone (3-10 ottobre), il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale presenta, nella sezione Dive, tre pellicole con Francesca Bertini: Mariute di Eduardo Bencivenga, Marion artista di caffè concerto di Roberto Leone Roberti e l’edizione restaurata di Amore senza stima di Baldassarre Negroni. Nella stessa sezione verrà proiettato il film tedesco Wenn das Herz in Hass erglüht (Vampa d'odio) di Kurt Matull (1917) con protagonista Pola Negri.

AMORE SENZA STIMA [L’AVVOLTOIO?] (Celio Film Roma, 1912)

Regia: Baldassarre Negroni; fotografia.: Giorgio (Giorgino) Ricci; produzione: Celio Film, Roma, 1912. Cast: Francesca Bertini (Maria), Emilio Ghione (il seduttore), Alberto Collo (uomo nel bar), Noemi de’ Ferrari (la fidanzata), Angelo Gallina (il maggiordomo); data di disponibilità della copia: dicembre 1912; 35mm, l.o. presunta: 1066m; l. copia: 817m, l. attuale: 917m; 47’ (17 fps); fonte copia: Cineteca Nazionale, Roma. Didascalie in italiano.

A quasi un secolo dalla sua realizzazione, il film della Bertini è stato recuperato dalla Cineteca Nazionale e restaurato con la tecnologia più aggiornata. Protagonisti un istrionico Emilio Ghione e una giovanissima e naturale Francesca Bertini, il film è stato oggetto di equivoci nella storiografia cinematografica italiana. Narra la storia di Maria (il nome è stato reperito da Riccardo Redi, da fonti non precisate), giovane dattilografa che si innamora di un distinto gentiluomo. Rimane incinta, senza sapere che l’uomo è sposato. Il gentiluomo - assillato dai debiti prodotti dalla sua vita dissipata - dipende dalla moglie, ricca, e non intende sposare la povera ragazza. Dopo aver rifiutato il denaro che gli viene offerto come riparazione al disonore, Maria prosegue il suo vagare disperato, con il bambino in braccio, finché decide di accettare le profferte di uno sconosciuto con l’unico scopo di comprare un’arma per vendicarsi.

In questa storia trasgressiva, capolavoro del primo naturalismo del cinema romano, la protagonista si prostituisce per farsi giustizia da sola, eroina col bambino in braccio e la pistola in pugno. La Celio Film era marchio della Cines, fondato nel 1912, orientato alla produzione di qualità intesa come raffinamento nella messa in scena e realismo nelle storie di argomento contemporaneo, all’epoca fuori dai «canoni di mercato». I drammi editi dalla «valente Casa» furono salutati come «la fedele ed artistica espressione della vita», secondo il redattore della rivista «La vita cinematografica». Nel contempo conservano una certa freschezza e trasparenza dovute agli originali soggetti, alla sapiente direzione artistica che, insieme a una delicata direzione della fotografia e nonostante i limitati mezzi di produzione, riusciva a ottenere momenti unici dai suoi attori. La copia a noi pervenuta reca il titolo Amore senza stima e data del 1923, epoca in cui Francesca Bertini, da diva, si era ritirata dallo schermo. Poiché il pubblico rivedeva volentieri i suoi vecchi successi, il film probabilmente è frutto di un’operazione di rimontaggio, effettuato eliminando alcune didascalie; resta incerto il titolo con cui fu inizialmente distribuito. La ricerca preparatoria al restauro ci permette di escludere che si tratti del film fino a questo punto individuato, e cioè La bufera (1913). L’ipotesi più plausibile è che si tratti invece di un altro film di Baldassarre Negroni, annunciato verso la fine del 1912, L’avvoltoio, oppure L’avvoltoio nero (come rilanciato nel 1913), soprattutto per la caratterizzazione del personaggio di Emilio Ghione, l’attore che alcune fonti segnalano come aiuto-regista o addirittura regista. Il film contiene alcuni elementi che permettono di accomunarlo ad Amore senza stima, un dramma teatrale di Paolo Ferrari: il rapporto tra il giocatore e la moglie, specialmente per quanto riguarda il crimine. Lo stesso dramma di Ferrari servì d’ispirazione a un film della Cines, del 1914.

Per il restauro eseguito al laboratorio Prestech di Londra ci si è basati sull’unica copia esistente, rinvenuta quasi senza didascalie e più volte rimaneggiata. L’acquisizione è stata realizzata a 4K ed è stata effettuata una lavorazione digitale, preferibile per il grave stato della pellicola. Sono stati aggiunti alcuni intertitoli, sia allo scopo di facilitare la comprensione della storia, che di creare cesure temporali nel racconto, piuttosto ellittico, nello stile asciutto delle poche didascalie sopravissute. Le colorazioni sono state effettuate col Metodo Desmet.


MARIUTE (Bertini Film per Caesar-Film, 1918)

Regia: Edoardo Bencivenga; soggetto: Robert Des Flers; fotografia: Giuseppe Filippa; scenografia: Alfredo Manzi; produzione: Bertini Film per Caesar Film, Roma, 1918.
Cast: Francesca Bertini (se stessa e Mariute), Gustavo Serena, Livio Pavanelli, Camillo De Riso (se stessi), Alberto Albertini (il reduce); visto di censura: n. 13506 del 1/05/1918; prima visione romana: 17/05/1918; 35mm, lunghezza originale: 743m; lunghezza attuale (copia d’archivio): 564m; durata 27’ 49”; velocità di proiezione: 18 fps; bianco e nero. Didascalie in italiano.

«Cinedramma in due parti», in realtà film di propaganda a metà tra realtà e finzione, del tutto inconsueto per l’epoca, Mariute presenta lo stridente contrasto tra la giornata tipo della diva Francesca Bertini, che giunge sul set a mattina alta, dopo aver fatto attendere a lungo la troupe, e il dramma di Mariute, una contadina friulana, che, sola con tre bambini, con il marito in guerra, subisce violenza da tre soldati austriaci e viene vendicata dal suocero.
Le due situazioni sono legate dal filo tenue del sogno: Francesca Bertini, dopo aver ascoltato sul set i racconti di un attore reduce dal fronte, rimane turbata e sogna le vicende della povera contadina vittima della guerra, immedesimandosi in lei e proponendosi, in uno slancio di patriottica solidarietà, di alzarsi prima al mattino e di presentarsi sul set con «appena mezz’ora di ritardo».

Di questo film Francesca Bertini non solo è protagonista assoluta, ma anche produttrice, con la casa di produzione che nella denominazione contiene il suo stesso cognome (d’arte), la Bertini Film, e che, dal 1918 al 1925, realizzò ben venticinque opere. In realtà, da quanto si evince in Vittorio Martinelli, Il cinema muto italiano, 1918, I film della Grande Guerra, in «Bianco e Nero», Roma: CSC-Nuova Eri, anno L, nn. 1-2 1989, rist. 1991, p. 141), Mariute fu probabilmente commissionato dall’Istituto Nazionale delle Assicurazioni e doveva contenere un epilogo, andato perduto, in cui la stessa Bertini invitava gli spettatori ad acquistare i buoni dell’INA per sostenere lo sforzo bellico.


MARION ARTISTA DI CAFFÈ-CONCERTO (Bertini Film/U.C.I., Roma, 1920)

Regia: Roberto Roberti; adattamento e sceneggiatura: Vittorio Bianchi; soggetto: dal romanzo di Annie Vivanti (1891); fotografia: Giuseppe Alberto Carta; scenografia: Alfredo Manzi.
Cast: Francesca Bertini (Marion), Mario Parpagnoli (Mario Stena), Giorgio Bonaiti (Max Fredberg), Mary Fleuron (Anna Krauss); data uscita: 27/12/1920; lunghezza originale: 2019 m.; 35mm; lunghezza copia attuale: 982 m., 53' (16 fps), colore. Didascalie in italiano / Italian intertitles.

Preservato nel 2000 a cura della Cineteca Nazionale sulla base di un positivo d’epoca largamente incompleto e colorato con imbibizioni e viraggi, questo film viene ora presentato dopo un tentativo di ricostruzione basato su fonti d’epoca e, per quanto possibile - considerate le differenze introdotte nell’adattamento cinematografico - sul romanzo di Annie Vivanti da cui è tratto.
La vicenda è quella della piccola Marion, che, rimasta orfana della madre, canzonettista morta di tisi, ne ripercorre le orme e cresce dietro le quinte, destreggiandosi nel corrotto e licenzioso mondo del cafè-chantant. Marion diviene rapidamente una stella e ha molti corteggiatori. Tra questi, un vecchio commendatore, che la prende come protetta, e un giovane poeta squattrinato, Mario, con cui intreccia una relazione. Ben presto, però, il poeta raggiunge in Germania l’amico Max, che lo presenta a un editore, e stringe una promessa di matrimonio con Anna, la figlia di quest’ultimo. Tornato in Italia, Mario riprende l’idillio con Marion e le chiede di sposarlo, ma la giovane, pur profondamente innamorata, respinge la sua proposta perché sente che entrambi tradirebbero le rispettive arti, il palcoscenico e la poesia. Mario parte ancora per la in Germania e lì sposa Anna, mentre Max, che aveva accompagnato in Italia l’amico poeta, rimane vicino a Marion e se ne innamora. Marion, che accusa i primi sintomi della tisi, aspetta con disperata tenacia il ritorno di Mario. Dopo un po’ di tempo, il poeta si ripresenta a Roma in compagnia della moglie ma, ancora invaghito di Marion, ha con lei un incontro notturno, al termine del quale le confessa di essersi sposato. Marion chiede solo di poter vedere “l’altra", invitando la coppia in teatro per la serata in suo onore. Dopo lo spettacolo si consuma l’epilogo: Anna s’introduce per curiosità nel camerino dell’artista e Marion, nel diverbio che segue, afferra un fermacarte, regalo di Mario, e la colpisce, uccidendola. Max entra in camerino, vede la scena e coglie la disperazione di Marion, che invoca la madre morta stringendo un medaglione con la sua immagine. Vedendolo, Max scopre, atterrito, di essere il padre di Marion e prende su di sé la colpa dell’omicidio: «Sono stato io,…va’… e canta!»…

La copia conservata dalla Cineteca Nazionale s’interrompe qui e la ricostruzione del finale è problematica. Nella sinossi ricostruita da Vittorio Martinelli la fine del film presenta un coup de théatre, perché Marion, entrata in palcoscenico, non riesce a cantare perché soffocata dal sangue (Vittorio Martinelli, Il cinema muto italiano, 1920, in «Bianco e Nero», Roma: CSC - Nuova Eri, anno XLI, Luglio/Dicembre 1980, rist. 1995, p. 196). Il racconto termina dversamente nella trama pubblicata in una rivista d’epoca, con Marion che «fugge mentre il pubblico ancora l’acclama». (Marion, di Annie Vivanti. Interpretazione di: Francesca Bertini, «Lux. Rivista Internazionale dell’Industria Cinematografica», Roma, anno III, n. 2, febbraio 1921, p. 75) e questo finale troverebbe anche una conferma nel romanzo, che si chiude con l’esortazione di Max a Marion: «Va’ presto, va’ e canta. Ed essa andò». Entrambi i finali sono plausibili e supportati da fonti autorevoli. Nell’edizione che si presenta al Festival di Pordenone si è scelto di inserire un cartello in cui si dà conto di entrambi.

Meritano un cenno le vicende di censura di Marion artista di caffè-concerto. Per l’argomento passionale e scabroso il film fu approvato “con riserva”, a condizione che venissero soppresse e/o sostituite alcune didascalie. La prima didascalia soppressa («No, è la bocca che voglio», inclusa nella prima parte del film) appartiene a un episodio della gavetta di Marion (molto lacunoso nella copia conservata), in cui la ragazza si accorda con l’impresario, vecchio e vizioso, e si lascia baciare sulla bocca. Nel secondo caso le modifiche introdotte dalla censura, riguardanti due delle ultime didascalie del film, cambiano radicalmente la psicologia dei personaggi, rendendo Marion meno spietata e Max spontaneamente consapevole del proprio errore di gioventù e non sottomesso alla volontà della giovane. Nelle didascalie originali, infatti, Marion istiga Max ad autoaccusarsi dell’omicidio di Anna («Sei stato tu! sei stato tu! tu la volevi, ti ha resistito e l'hai uccisa», sostituita con un «Sei stato tu!»), mentre Max ammette passivamente: «Sì, sono stato io, va’ e canta». In questo punto la censura chiede di eliminare il “Sì”, perché risultasse che «il padre si accusa spontaneamente dopo aver riconosciuto la figlia, e non per istigazione di questa». (Trascrizione delle condizioni di censura in: Vittorio Martinelli, Il cinema muto italiano, 1920, in «Bianco e Nero», Roma: CSC - Nuova Eri, anno XLI, Luglio/Dicembre 1980, rist. 1995, p. 198).


WENN DAS HERZ IN HASS ERGLÜHT (Saturn-Film AG, Berlin, 1917)

Vampa d'odio (titolo italiano)
Regia: Kurt Matull; fotografia: Otto Jäger; Cast: Pola Negri (Hilka), Tilli Bébé (lydia Bébé), Harry Hopkins (il direttore del circo), Hans Adalbert Schlettow (Holzer), Magnus Stifter (Ilfingen), Anna von Palen (la madre di Ilfingen).
Visto di censura tedesco del 01/11/1917, visto di censura italiano n. 15541 del 18/11/1920. Lunghezza visto di censura italiano 1350 metri, lunghezza copia: 993 metri. Imbibito, didascalie in italiano

La ballerina Hilka, innamorata di Ilfingen, un barone dedito al gioco, lascia il circo in cui lavora. La donna è corteggiata anche da Holzer, che, per rovinare Ilfingen, chiede a Hopkins, il padrone del circo, di aiutarlo a incastrare Ilfingen, accusandolo ingiustamente di aver barato. Hopkins accetta perché vuole far tornare Hilka a lavorare per lui. Il barone viene, però, scagionato da Lidma, la compagna del direttore del circo, che rivela tutto alla polizia. Lidma, a sua volta, gelosa di Hilka, decide di ucciderla liberando un coccodrillo nella casa della ballerina, che sarà salvata dal suo serpente in una spettacolare lotta. Hilka potrà così finalmente ritrovare l’amore del barone.

Il nitrato imbibito con didascalie in italiano, conservato presso la Cineteca Nazionale, è incompleto. La copia, infatti, mancante della prima parte, comincia dalla didascalia 21. Inizialmente fu scambiata per il film polacco Jego Ostatni Cyzn, di Stanislaw J. Kozlowski (1917). Solo di recente è stata identificata come Wenn das Herz in Hass erglüht e quindi corredata di nuovi cartelli.

mercoledì, settembre 23, 2009

Aperte le iscrizioni alla 5 edizione del Master in Critica Giornalistica

Sotto l'Alto Patrocinio del
Consiglio Superiore Internazionale dell'UNESCO per il Cinema, la Televisione e la Comunicazione Audiovisiva

e del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani

in collaborazione con UE - Fondo Sociale Europeo, Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali e Regione Lazio

3 BORSE DI STUDIO DISPONIBILI


Al via le iscrizioni per accedere alla 5° edizione del Master in critica giornalistica di Teatro, Cinema, Televisione e Musica, istituito dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Dipartimento per l’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica), presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”.

Il master fornisce, grazie alla peculiarità degli insegnamenti previsti, al tirocinio giornalistico riservato agli allievi ed all'alta professionalità dei docenti impiegati, un importante titolo di studio ed un'elevata specializzazione per coloro che vogliono entrare concretamente nel mondo del giornalismo e della gestione ed organizzazione degli uffici stampa dello spettacolo.

Grazie al supporto della testata giornalistica Recensito, tutti gli allievi potranno fin dalle prime lezioni d'aula, sperimentarsi nell'attività giornalistica e nel ruolo di critico teatrale, cinematografico, televisivo e musicale seguendo eventi e manifestazioni nei maggiori teatri e sale cinematografiche italiane. Sarà inoltre possibile seguire le conferenze stampa per le anteprime TV di Rai e Mediaset, nonché eventi internazionali come la Biennale di Venezia e il Festival del Cinema di Roma, il tutto in perfetta sintonia con la nostra convinzione che un mestiere lo si impara sul campo, vivendolo e sperimentandolo quotidianamente.

La partecipazione al master ed il superamento dell'esame finale determina il rilascio del Diploma di Master di I livello in critica giornalistica ed il riconoscimento di 60 crediti formativi universitari.

Le candidature dovranno essere inviate entro e non oltre il 23 gennaio 2010.

NB: Il master in critica giornalistica è inserito nel Catalogo Interregionale dell’Alta Formazione per la Regione Lazio.

I residenti nella Regione Lazio potranno fare richiesta, entro il 2 ottobre 2009, dei voucher formativi, un contributo economico erogato dalla Regione ai propri cittadini residenti, per frequentare il corso.

Info: http://www.altaformazioneinrete.it

Durata:


dal 11/02/2010 al 18/09/2010

(Orario delle lezioni: giovedì 16.00/20.00 --- venerdì 16.00/20.00 --- sabato 10.00/13.00)

per una durata complessiva di 1.500 ore (pari a 60 crediti formativi universitari) suddivise in 220 ore di lezioni frontali in presenza, 500 ore di studio individuale, 600 ore di tirocinio giornalistico presso la testata giornalistica online “Recensito”, 180 ore di attività complementari.

Per ulteriori informazioni e per prendere visione del Bando Ufficiale che regola l’accesso al corso e le modalità di assegnazione delle borse di studio, è possibile visitare il sito del master all’indirizzo www.criticagiornalistica.it, la segreteria didattica può essere contattata chiamando il centralino dell’Accademia al numero 06/8543680 oppure 06/8413233 (Resp.le Dr.ssa Eleonora Bove).

E’ inoltre attivo per informazioni specifiche, il nostro Mobile Call Center al numero 340 2995425.

mercoledì, luglio 01, 2009

Estate a Napoli - accordi e DISACCORDI X Edizione

All’arena cinematografica del Parco del POGGIO di Napoli riconosciuta d’essai, è confermato per quest’estate l’appuntamento col cinema d’autore e spettacolare, con una spirale in crescendo di eventi con registi, attori, produttori, prime visioni ed opere prime. Il festival cinematografico accordi @ DISACCORDI, sotto l’egida dell'assessorato al Turismo del Comune di Napoli e nell’ambito delle iniziative di “Estate a Napoli”, rappresenta uno degli appuntamenti più attesi dai napoletani e dai turisti che trascorrono l’estate in città, assicurando un fitto programma di proiezioni diverse ogni sera dal 2 Luglio al 13 Settembre 2009 alle ore 21.15, ad un costo molto contenuto.
Al soffio sulle dieci candeline accordi @ DISACCORDI, il festival di cinema all’aperto organizzato dalla “Movies Event” e diretto da Pietro Pizzimento in collaborazione con Ignazio Senatore e Gaetano Di Vaio, potenzia la formula che già per un decennio ha incontrato il favore e l’entusiasmo degli spettatori, puntando sempre di più sul loro coinvolgimento diretto ed offrendo occasione di dibattito e di partecipazione.
La rassegna cinematografica, che da sempre si prefigge di essere una finestra sul nuovo cinema nazionale, arricchisce quest’anno, infatti, il suo cartellone con un più nutrito calendario di incontri con i registi ed i protagonisti del Cinema Italiano, selezionati stavolta tra quelli più rappresentativi della stagione cinematografica appena trascorsa, già consacrati dalla critica ed acclamati dal pubblico, ma anche tra numerosi autori “emergenti”. Saranno ospiti di accordi @ DISACCORDI: l’attrice Donatella Finocchiaro il 12 luglio inaugurerà le danze con “Galantuomini” di Edoardo Winspeare, il giorno dopo Francesca Archibugi presenterà e discuterà il suo film “Questione di cuore” con il pubblico e i giornalisti presenti alla proiezione, Davide Ferrario sarà presente il 20 luglio alla proiezione di “Tutta colpa di Giuda”, Roberto Faenza a quella di “Il caso dell’infedele Klara” il 23 luglio e Giuseppe Piccioni alla serata del 4 agosto con il suo “Giulia non esce la sera”. Il miglior cinema indipendente italiano sarà rappresentato dalla presenza degli Autori al cinema all’aperto del Parco del Poggio, con Ago Panini la sera del 27 luglio con “Aspettando il sole”, Stefano Incerti con il suo nuovo film “Complici del silenzio” il 25 agosto, il giorno successivo Stefano Tummolini con “Un altro pianeta”, Marco Amenta il 1° settembre con “La siciliana ribelle” ed infine, il 4 settembre in prima visione per Napoli, Vito Vinci presenterà il suo film “Le cose in te nascoste”
Dialogare con i protagonisti del cinema italiano, tracciare un bilancio della stagione conclusa, scoprire nuove tendenze e poetiche, sono da sempre i punti salienti della filosofia della rassegna, che non tralascia di offrire e (ri)proporre quelle opere dei più significativi autori contemporanei che, limitate dalle logiche di mercato, hanno attraversato come meteore il panorama cinematografico.
La serata inaugurale, organizzata da Università degli Sudi Suor Orsola Benincasa e da Movies Event, si terrà Martedì 30 Giugno 2009 alle ore 21,00 con la proiezione, con ingresso ad inviti, del film “Fortapàsc” di Marco Risi e il festival di cinema all’aperto proseguirà con la proiezione di circa 65 film d’essai dal 2 Luglio al 13 Settembre 2009 con pellicole dei cinque continenti, in particolare i principali film vincitori dei Film Festival di Venezia, Cannes, Roma, Sundance, Tribeca, Torino, dei principali premi nazionali (David di Donatello, Goya, Bafta, César) e dei premi Oscar e Golden Globe, inoltre, in programma tre maratone cinematografiche con singolo film a serata: la Maratona “Eastwood”, la Maratona “El Che” e la Maratona “Nemico Pubblico 1”.
Infine, per il pubblico giovanile accordi @ DISACCORDI propone quest’anno quattro serate in compagnia di Cartoon e Manga: “Valzer con Bashir”, “Ponyo sulla Scogliera”, “Ken il Guerriero -La leggenda di Raoul” ed il film per ragazzi “Bolt” della Walt Disney.
Ulteriori informazioni sul sito ufficiale del festival cinematografico: http://www.accordiedisaccordi.com