giovedì, marzo 15, 2012

Parere sulle norme che regolano il condominio

Da sempre auspichiamo un cambiamento delle norme che regolano il condominio, divenuta esigenza imprescindibile per tutti coloro che operano nel settore. La impellente necessità è effettivamente dettata dal proliferare del contenzioso giudiziario che invade i tribunali italiani, a riprova che ormai le Leggi che regolano il condominio sono divenute obsolete e carenti in rapporto alla richiesta dell’utente; regolamentare il settore in modo più moderno e adeguato ai tempi è quindi auspicato e auspicabile, ma il fatto che si senta l’esigenza di rivedere la normativa condominiale non deve essere l’occasione per stravolgere l’impianto giuridico attuale, ma per migliorarlo con necessarie prudenti modifiche, chiarimenti o aggiunte, eliminando alcuni inconvenienti evidenziati dalla lunga e quotidiana applicazione della materia da parte degli addetti ai lavori e integrandolo con quelle norme necessarie ad annullare, o comunque a ridurre i contenziosi. Per questo è importante conoscere ed avere il parere degli operatori del diritto che hanno maturato, sul campo, la loro convinzione.
Il nuovo testo, se mai ci sarà ( permetteteci il dubbio, ma l’esperienza ci insegna che troppo spesso le proposte di legge finiscono in una bolla di sapone), deve garantire la certezza del diritto con regole chiare e nello stesso tempo rigide, che tutelino la proprietà privata sia nei suoi rapporti con le altre proprietà che con le parti comuni. A nostro avviso, il nuovo testo dovrebbe dettare norme più rigorose per la gestione condominiale, ma contemporaneamente dovrebbe sottrarle al capriccio e all’assenteismo dei condomini, dando maggiori poteri all’amministratore di condominio e rivedendo la normativa sulla convocazione e sulle decisioni assembleari.

Riteniamo, inoltre, che andrebbe posto un limite alla autonomia contrattuale inserendo la inderogabilità delle norme sulla ripartizione delle spese, così come attualmente prevista dal codice, con la precisazione che le votazioni dovrebbero essere prese con la stessa tabella di ripartizione delle spese, ed inoltre togliere la possibilità che il costruttore possa riservarsi la proprietà dei beni comuni, anche se siamo coscienti che ciò cozza contro il diritto di proprietà, ma siamo altresì coscienti che spesso queste riserve, poste sui regolamenti contrattuali redatti dagli stessi costruttori e quindi, di fatto, non contestabili dagli acquirenti, possono produrre abusi e contenziosi che sarebbe giusto evitare.
Il disegno di legge ci sembra si presenti farraginoso e prolisso, in determinate parti poco comprensibile e con alcune norme che a nostro avviso potrebbero essere eliminate poiché superflue. Dovrebbe essere fatto un lavoro di sfronda che richiederà tempo e meditazione.
Il testo deve essere analizzato punto per punto, con un occhio ai problemi giuridici ed uno a quelli pratici, che solo gli addetti ai lavori conoscono.
Il lavoro che ci proponiamo di fare, con l’aiuto di tutti coloro che si vorranno sentire parte in causa, è proprio questo, riuscire a coniugare la teoria e la pratica, il diritto e la sua applicazione.

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