giovedì, settembre 20, 2012
Gli usi benefici delle piante medicinali
L'uso di medicarsi con le erbe è ancora oggigiorno parecchio diffuso e per alcuni malanni resta una cura molto valida, in grado di misurarsi con quella dei farmaci di sintesi. Le erbe medicinali, chiamate frequentemente più chiaramente "erbe", contengono sostanze quali i "principi attivi" in grado di darsi da fare sul corpo. I benefici che da esse si ottengono trovano adattamento oltre che nella cura dei disturbi organici, nella'industria della cosmesi e in un ampio campo di disturbi di origine psicologica (ad esempio, insonnia, stati ansiosi, agitazione).
I benefici delle erbe si esplicano sia per via esterna (cataplasmi, impiastri, bagni, pediluvi etc.) sia per via interna, cioè bevendo infusi, succhi ovverosia decotti. Ciascuno può saggiare gli effetti delle preparazioni più semplici, però ciò vale naturalmente unicamente nei casi di disturbi non seri; in caso contrario è oculato udire il parere di un esperto fitoterapista. Le piante medicinali sono in grado di medicare ogni tipo di fastidio tuttavia, a differenza dei rimedi chimici, non hanno una validità immediata sui sintomi. La loro azione si esplica in realtà nella prevenzione e nella soppressione delle ragioni che hanno generato il manifestarsi della patologia. I loro effetti sono, di solito, più lenti di quelli dei medicinali comuni e richiedono, così, pervicacia e pazienza.
Le erbe possono essere pure adoperate per preparare il c.d. “latte vegetale”, un latte che può essere bevuto anche da coloro che presentano allergia al lattosio.
Le erbe medicinali sono tantissime e citarle tutte è effettivamente irrealizzabile. In questo articolo accenniamo fugacemente al tarassaco e alla borsa del pastore.
Del tarassaco si utilizzano le foglie e la radice, che racchiudono dei principi amari a cui si riconducono le proprietà diuretiche, coleretiche ed eupeptiche.
Questi in realtà favoriscono l’attività del fegato e della colecisti influendo opportunamente sulle funzioni della digestione e intestinali, migliorando per di più la funzionalità dei reni, con l’ampliamento della diuresi e dunque la mitigazione della ritenzione idrica, con susseguente maggior espulsione di tossine e sostanze di rifiuto dell’organismo.
Il tarassaco per di più agisce a livello pancreatico, per mezzo del suo principio attivo, definito colecistochinina, che incrementa la secrezione del succo enzimatico, migliorando così il processo digestivo; fornendo pure una considerevole congerie di ioni potassio, incrementa la motilità dell'intestino per l’azione sulla muscolatura liscia dell’intestino, di cui migliora pertanto l'efficienza.
La borsa del pastore è una pianta rinomata sin dai tempi antichi. Durante la prima guerra mondiale è stata adoperata come antiemorragico in sostituzione di altri rimedi raramente rintracciabili. Sembra che il nome derivi da questo fatto: si narra che un mandriano che curava con questa pianta le sue pecore, riuscì ad arginare una perdita di sangue uterina di una giovane signorina dandole ogni ora un cucchiaio di umore fresco di questa pianta.
La “Borsa del pastore” (Capsella bursa pastoris), conosciuta pure con i nomi comuni di “capsella”, “erba borsa”, “borsacchina”, è piena di tannini che la rendono preziosa nel caso di mestruazioni copiose.
Le foglie basali (quelle che formano una rosetta), invece, colte fresche e tritate con accuratezza si possono apporre su piccole ferite per agevolarne la cicatrizzazione.
Questa pianta è indicata, così, in caso di emorragie, soprattutto le metrorragie agendo come dosatore del flusso mestruale: specifico per bloccare e regolare flussi abbondanti e irregolari. In questo caso va presa 10 giorni prima della comparsa delle mestruazioni.
Ha azione vulneraria o cicatrizzante per uso esterno.
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