Lo chiamano “Rocco”, lui è il boss della ‘ndrangheta Nicola Fermia. È stato arrestato in una maxioperazione della Guardia di Finanza che ha portato al sequestro di 1500 slot machine truccate. Un’inchiesta questa emersa grazie al lavoro di Giovanni Tizian.
"O la smette o gli sparo in bocca". Queste la parole del boss
che voleva uccidere Giovanni
Tizian, giornalista e scrittore che, dopo l’uscita di Gotica.
‘ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea (2011, Round Robin
editrice), è stato costretto a vivere sotto scorta per le sconcertanti
rivelazioni sul gioco d’azzardo e il dominio dei clan nel Nord
Italia.
Inizia così il quarto capitolo di Gotica,
dal titolo
Casinò
Clan
…
Una manovella a cui si affida il proprio futuro. Nel mondo
della precarietà globale sempre più donne e uomini gettano metà delle loro
giornate davanti a una slot machine. Il gioco d'azzardo è stato legalizzato.
Disoccupati, operai, pensionati, studenti. La macchinetta non rifiuta nessuno, è
un aggeggio infernale e trasversale che ha bisogno di una concessione dei
monopoli di Stato per essere attivato legalmente. Macchinette di sogni, per chi
sogni non ne può più avere. Personalità deboli, arrendevoli, che, al terzo giro
di slot machine, diventano ancora più fragili e dipendenti da quella che per
loro assume la sostanza di unica e certa garanzia di un ipotetico avvenire
migliore.
Giocano senza tregua, sembrano, a tratti, posseduti da uno spirito dell'azzardo. Perdono anche mille euro al giorno. E tornano nelle loro case in uno stato peggiore di come ne sono usciti la mattina. Dopo dieci ore di cantiere, cinque ore di macchinette, magari per arrotondare e comprarsi un "pezzo di bamba", la bustina di cocaina. Li guardo mentre sorseggio la birra che il mio amico barista mi ha servito al tavolo. "Ma quante ore passano attaccati a quelle macinatrici di soldi?- gli chiedo a bruciapelo". Lui ride, è consapevole di quante persone rimangono incastrate tra quei meccanismi inconsci che portano il novello giocatore a divenire in poco tempo un player accanito. "C'è gente che passa giornate intere. Anche signore. Tante donne si piazzano la mattina ed escono la sera. Operai che finiscono il turno, muratori, si fermano ore e ore. E poi ci sono i furbetti che tentano con marchingegni elettronici di mandare in tilt la slot così da farle sputare i soldi all'impazzata", mi risponde senza la minima emozione. Mi chiedo per quale motivo abbia messo quelle slot rumorose e fastidiose che non c'entrano neppure con l'arredamento del locale. Ma penso ad alta voce. E lui si fa serio. È preoccupato che qualcuno possa avere udito le mie sussurrate parole. Si avvicina al mio orecchio. "Dipendesse da me, nel mio locale quegli affari lì, non sarebbero mai entrati", bisbiglia con un timbro che cela insicurezza. E capisco. Quel dipendesse da me, quella passività nell'accettare le imposizioni. Si chiama paura indotta, da chi detiene la forza e il potere intimidatorio. Si chiama mafia.
Il mercato del gioco d'azzardo è in continuo aumento. Cinquantacinque i miliardi spesi nel gioco nel 2009, con un aumento del 28% nel 2010. Un business che non conosce crisi economica. Un po' come le organizzazioni mafiose. E sono loro a fare la parte del leone in questa industria che produce speranza, da vendere a quanti la cercano. Dal primo maggio 2004, i tradizionali videopoker sono stati messi al bando. Ma fanno la loro comparsa sulla scena le slot machine o new slot. A cambiare sono state soltanto le cifre della dipendenza dal gioco d'azzardo legalizzato. In costante aumento. Molti non credono di esserlo, non è vista come patologia. Gli effetti sono tremendi. L'industria che immette sul mercato patologie da gioco cresce. E le mafie gonfiano i loro fatturati sulla disperata ricerca di fortuna dei nuovi miserabili.
Arrivano su camion del clan. I locali sono scelti in precedenza, il gestore è un amico o una vittima dell'imposizione. La rete del traffico è vasta. Sicilia, Calabria, Campania. Un'associazione temporanea d'imprese tra organizzazioni mafiose. Restare unite, fintanto che i disperati possono essere munti. Fino all'osso, fino all'ultimo centesimo disponibile. Risale al 1995 l'invasione dei videopoker elettronici del clan nella provincia modenese. "I videogiochi", li chiama Domenico Bidognetti, il collaboratore di giustizia che svelerà numerosi particolari sui movimenti del clan in terra emiliana.
Gotica: http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731261
Giocano senza tregua, sembrano, a tratti, posseduti da uno spirito dell'azzardo. Perdono anche mille euro al giorno. E tornano nelle loro case in uno stato peggiore di come ne sono usciti la mattina. Dopo dieci ore di cantiere, cinque ore di macchinette, magari per arrotondare e comprarsi un "pezzo di bamba", la bustina di cocaina. Li guardo mentre sorseggio la birra che il mio amico barista mi ha servito al tavolo. "Ma quante ore passano attaccati a quelle macinatrici di soldi?- gli chiedo a bruciapelo". Lui ride, è consapevole di quante persone rimangono incastrate tra quei meccanismi inconsci che portano il novello giocatore a divenire in poco tempo un player accanito. "C'è gente che passa giornate intere. Anche signore. Tante donne si piazzano la mattina ed escono la sera. Operai che finiscono il turno, muratori, si fermano ore e ore. E poi ci sono i furbetti che tentano con marchingegni elettronici di mandare in tilt la slot così da farle sputare i soldi all'impazzata", mi risponde senza la minima emozione. Mi chiedo per quale motivo abbia messo quelle slot rumorose e fastidiose che non c'entrano neppure con l'arredamento del locale. Ma penso ad alta voce. E lui si fa serio. È preoccupato che qualcuno possa avere udito le mie sussurrate parole. Si avvicina al mio orecchio. "Dipendesse da me, nel mio locale quegli affari lì, non sarebbero mai entrati", bisbiglia con un timbro che cela insicurezza. E capisco. Quel dipendesse da me, quella passività nell'accettare le imposizioni. Si chiama paura indotta, da chi detiene la forza e il potere intimidatorio. Si chiama mafia.
Il mercato del gioco d'azzardo è in continuo aumento. Cinquantacinque i miliardi spesi nel gioco nel 2009, con un aumento del 28% nel 2010. Un business che non conosce crisi economica. Un po' come le organizzazioni mafiose. E sono loro a fare la parte del leone in questa industria che produce speranza, da vendere a quanti la cercano. Dal primo maggio 2004, i tradizionali videopoker sono stati messi al bando. Ma fanno la loro comparsa sulla scena le slot machine o new slot. A cambiare sono state soltanto le cifre della dipendenza dal gioco d'azzardo legalizzato. In costante aumento. Molti non credono di esserlo, non è vista come patologia. Gli effetti sono tremendi. L'industria che immette sul mercato patologie da gioco cresce. E le mafie gonfiano i loro fatturati sulla disperata ricerca di fortuna dei nuovi miserabili.
Arrivano su camion del clan. I locali sono scelti in precedenza, il gestore è un amico o una vittima dell'imposizione. La rete del traffico è vasta. Sicilia, Calabria, Campania. Un'associazione temporanea d'imprese tra organizzazioni mafiose. Restare unite, fintanto che i disperati possono essere munti. Fino all'osso, fino all'ultimo centesimo disponibile. Risale al 1995 l'invasione dei videopoker elettronici del clan nella provincia modenese. "I videogiochi", li chiama Domenico Bidognetti, il collaboratore di giustizia che svelerà numerosi particolari sui movimenti del clan in terra emiliana.
Gotica: http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731261
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