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giovedì, gennaio 24, 2013

Giovanni Tizian, l’inchiesta sulle Slot Machine su Gotica e le minacce del boss

Lo chiamano “Rocco”, lui è il boss della ‘ndrangheta Nicola Fermia. È stato arrestato in una maxioperazione della Guardia di Finanza che ha portato al sequestro di 1500 slot machine truccate. Un’inchiesta questa emersa grazie al lavoro di Giovanni Tizian.

"O la smette o gli sparo in bocca". Queste la parole del boss che voleva uccidere Giovanni Tizian, giornalista e scrittore che, dopo l’uscita di Gotica. ‘ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea (2011, Round Robin editrice), è stato costretto a vivere sotto scorta per le sconcertanti rivelazioni sul gioco d’azzardo e il dominio dei clan nel Nord Italia.

Inizia così il quarto capitolo di Gotica, dal titolo Casinò Clan

Una manovella a cui si affida il proprio futuro. Nel mondo della precarietà globale sempre più donne e uomini gettano metà delle loro giornate davanti a una slot machine. Il gioco d'azzardo è stato legalizzato. Disoccupati, operai, pensionati, studenti. La macchinetta non rifiuta nessuno, è un aggeggio infernale e trasversale che ha bisogno di una concessione dei monopoli di Stato per essere attivato legalmente. Macchinette di sogni, per chi sogni non ne può più avere. Personalità deboli, arrendevoli, che, al terzo giro di slot machine, diventano ancora più fragili e dipendenti da quella che per loro assume la sostanza di unica e certa garanzia di un ipotetico avvenire migliore.

Giocano senza tregua, sembrano, a tratti, posseduti da uno spirito dell'azzardo. Perdono anche mille euro al giorno. E tornano nelle loro case in uno stato peggiore di come ne sono usciti la mattina. Dopo dieci ore di cantiere, cinque ore di macchinette, magari per arrotondare e comprarsi un "pezzo di bamba", la bustina di cocaina. Li guardo mentre sorseggio la birra che il mio amico barista mi ha servito al tavolo. "Ma quante ore passano attaccati a quelle macinatrici di soldi?- gli chiedo a bruciapelo". Lui ride, è consapevole di quante persone rimangono incastrate tra quei meccanismi inconsci che portano il novello giocatore a divenire in poco tempo un player accanito. "C'è gente che passa giornate intere. Anche signore. Tante donne si piazzano la mattina ed escono la sera. Operai che finiscono il turno, muratori, si fermano ore e ore. E poi ci sono i furbetti che tentano con marchingegni elettronici di mandare in tilt la slot così da farle sputare i soldi all'impazzata", mi risponde senza la minima emozione. Mi chiedo per quale motivo abbia messo quelle slot rumorose e fastidiose che non c'entrano neppure con l'arredamento del locale. Ma penso ad alta voce. E lui si fa serio. È preoccupato che qualcuno possa avere udito le mie sussurrate parole. Si avvicina al mio orecchio. "Dipendesse da me, nel mio locale quegli affari lì, non sarebbero mai entrati", bisbiglia con un timbro che cela insicurezza. E capisco. Quel dipendesse da me, quella passività nell'accettare le imposizioni. Si chiama paura indotta, da chi detiene la forza e il potere intimidatorio. Si chiama mafia.

Il mercato del gioco d'azzardo è in continuo aumento. Cinquantacinque i miliardi spesi nel gioco nel 2009, con un aumento del 28% nel 2010. Un business che non conosce crisi economica. Un po' come le organizzazioni mafiose. E sono loro a fare la parte del leone in questa industria che produce speranza, da vendere a quanti la cercano. Dal primo maggio 2004, i tradizionali videopoker sono stati messi al bando. Ma fanno la loro comparsa sulla scena le slot machine o new slot. A cambiare sono state soltanto le cifre della dipendenza dal gioco d'azzardo legalizzato. In costante aumento. Molti non credono di esserlo, non è vista come patologia. Gli effetti sono tremendi. L'industria che immette sul mercato patologie da gioco cresce. E le mafie gonfiano i loro fatturati sulla disperata ricerca di fortuna dei nuovi miserabili.

Arrivano su camion del clan. I locali sono scelti in precedenza, il gestore è un amico o una vittima dell'imposizione. La rete del traffico è vasta. Sicilia, Calabria, Campania. Un'associazione temporanea d'imprese tra organizzazioni mafiose. Restare unite, fintanto che i disperati possono essere munti. Fino all'osso, fino all'ultimo centesimo disponibile. Risale al 1995 l'invasione dei videopoker elettronici del clan nella provincia modenese. "I videogiochi", li chiama Domenico Bidognetti, il collaboratore di giustizia che svelerà numerosi particolari sui movimenti del clan in terra emiliana.


Gotica: http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731261

venerdì, novembre 09, 2012

WWF Lazio presenta "Natale De Grazia. Le navi dei veleni". La graphic novel

Ne discute, presso la BIBLIOTECA PIER LORENZO FLORIO (ROMA - VIA PO, 25/C), venerdì 9 novembre alle ore 17:30, con gli autori, ENZO MANGINI e PIERDOMENICO SIRIANNI:

SILVIO GRECO - già Assessore all’Ambiente della Regione Calabria

Introduzione a cura di Vanessa Ranieri Presidente del WWF Lazio

Non c'è un colpevole. Non ancora. Non c'è una sentenza. C'è un intrigo. Anzi, più di uno. E c'è una vittima: Natale De Grazia. Ufficiale della Capitaneria di porto di Reggio Calabria. De Grazia è morto nella notte tra il 12 e il 13 dicembre 1995. Ufficialmente, per un attacco cardiaco. Aveva 38 anni ed era in ottima salute. Faceva parte del pool che indagava sulle navi a perdere, le carrette del mare che la 'ndrangheta ha affondato con i loro carichi di veleni fatti di scorie, rifiuti tossici e materiale nucleare. Dal sud al nord Italia, fino ai porti più bui e lontani del Mediterraneo, il maestrale che imperversa porta storie fatte di mafia, faccendieri senza scrupoli e politici corrotti, in una strana battaglia navale dove ad affondare realmente sono i carichi, non i natanti. Una guerra strana, dove non ci sono nemici da combattere. La nave che vince è quella che "si suicida" scomparendo nel blu profondo. Per sempre e senza lasciare traccia... almeno nelle intenzioni. De Grazia seguiva una pista. Lo aveva portato a sfiorare altri intrighi, come la morte in Somalia della giornalista Rai Ilaria Alpi e del suo operatore Miran Hrovatin, e il ruolo di un faccendiere, in odore di P2, capace di muoversi tra governi e armatori internazionali. A quindici anni di distanza da quella notte, questa è ancora l'unica pista. Purtroppo sempre meno battuta.

venerdì, luglio 22, 2011

In memoria di Lollò Cartisano, vittima della 'ndrangheta, con Don Luigi Ciotti

Dopo aver fatto tappa a Roma, è partita questa mattina a Bovalino (RC) l'annuale camminata della Lunga Marcia della Memoria dell'associazione daSud, verso la cima di Pietra Cappa, in Aspromonte, luogo dove fu ritrovato il corpo del fotografo Lollò Cartisano. Un cammino per rinnovare la memoria, ricordando Lollò e le altre vittime innocenti delle mafie.

Questa sera a Bovalino, alle ore 21:30 in piazza Gaetano Ruffo, sarà presentata la graphic novel, Lollò Cartisano. L'ultima foto alla 'ndrangheta (2011, Round Robin editrice), dedicata al fotografo di Bovalino ucciso dalla 'ndrangheta. Sarà assegnato inoltre il Primo Premio Lunga Marcia della Memoria. Introduce la serata Deborah Cartisano, partecipano don Pino Demasi (Libera Calabria), Francesco Rigitano (Libera Locride), Danilo Chirico, (associazione daSud), Luca Scornaienchi (autore del libro), Monica Catalano (autrice del libro). La serata si chiuderà con l'intervento di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera. Modera Toni Mira (giornalista Avvenire).

La collana di fumetti Libeccio è realizzata in collaborazione con l'associazione daSud.

venerdì, maggio 28, 2010

Pippo Fava. Lo spirito di un giornale. In edicola con CARTA

Il 28 maggio sarà disponibile in ANTEPRIMA in EDICOLA con Carta (fino a fine giugno, 18 euro con il giornale), Pippo Fava. Lo spirito di un giornale di Luigi Politano e Luca Ferrara.
In tutte le librerie dal 4 giugno. Sul nostro sito è già disponibile l'elenco delle edicole dove trovarlo.

Pippo Fava
collana :: Libeccio

titolo :: Pippo Fava (Lo spirito di un giornale)
autori :: Luigi Politano e Luca Ferrara

pp. :: 144
formato :: 140 x 200 mm
prezzo di vendita :: 15,00 euro

ISBN :: 9788895731155
genere :: Graphic novel



Catania 1980. Nella Milano del Sud il clan di Nitto Santapaola la fa da padrone e Cosa nostra si intreccia con le istituzioni in un gioco di potere fatto di morti ammazzati, grandi opere, corruzione e fiumi di denaro. In questa terra meravigliosa e maledetta, vive e lavora un giornalista, Giuseppe Fava, che racconta la verità senza tralasciare alcun particolare. Amori, morte, disperazione e bellezza nelle parole di “Pippo” che diventa il pericolo da abbattere a tutti i costi.
Dalla pittura, ai racconti, alle opere teatrali, tutto di Pippo Fava è pieno dell'amore per la sua terra. E proprio dopo un anno dall'uscita de I Siciliani, il mensile di denuncia che ha fatto storia nella lotta per la libertà di informazione, il giornalista verrà ucciso con cinque proiettili sparati a sangue freddo da spietati killer che il 5 gennaio del 1984 decisero di soffocare con le armi la voce di colui che non sarebbero mai riusciti a far tacere.
Il fumetto narra l'esperienza di un uomo che affronta a viso aperto, e con la sola forza delle parole, un sistema che nessun altro ebbe il coraggio di denunciare. Nel 1981 Pippo Fava scriveva: "A coloro che stavano intanati, senza il coraggio di impedire la sopraffazione e la violenza, qualcuno disse: 'Il giorno in cui toccherà a voi non riuscirete più a fuggire, né la vostra voce sarà così alta che qualcuno possa venire a salvarvi!".

mercoledì, settembre 30, 2009

Premio Siani, vince il fumetto dedicato a Don Peppe Diana

Napoli, 23 settembre 2009 - La Round Robin editrice e l'associazione daSud si sono aggiudicate l'edizione 2009 del Premio Siani con il fumetto Don Peppe Diana, per amore del mio popolo dedicato alla figura del sacerdote ucciso dalla camorra quindici anni fa. Alla premiazione hanno preso parte gli autori Raffaele Lupoli, anche curatore della collana Libeccio, dedicata alle storie dei personaggi che hanno fatto la storia dell'antimafia, e Francesco Matteuzzi, sceneggiatore. Nella stessa occasione la Round Robin ha dato l'annuncio ufficiale di aver messo già in cantiere le prossime graphic novel, dedicate al giornalista Pippo Fava e I Siciliani, Lollò Cartisano e i sequestri di persona nella Locride, Giancarlo Siani e la ricostruzione post terremoto in Campania e a Natale De Grazia e le navi dei veleni.

Riportiamo di seguito le motivazioni del premio:

"Chi è Don Peppe ?" "Sono io" . Risponde Don Peppe Diana al killer che gli spara alle 7.30 del mattino del 19 marzo 1994 nella sagrestia della Chiesa di San Nicola a Casal di Principe. Nella terra di Francesco Schiavone, detto "Sandokan", Don Peppe combatte con i poveri e semplici strumenti di un prete di provincia la sua guerra impari contro la cultura camorrista della sopraffazione e della violenza. Promotore del Documento "Per amore del mio popolo", firmato dai parroci della Forania e diffuso nel Natale del 1991 in tutte le Chiese della zona. Animatore per i giovani di mille iniziative; Scout tra gli scout. La sua eredità raccolta dal Comitato Don Peppe Diana. 40.000 persone a ricordarlo il 19 marzo 2009, affianco ai genitori, Jolanda e Gennaro. Il Cardinale Sepe che indossa, in Cattedrale, la sua stola. Oggi un cartello indica Casal di Principe come città nativa di Don Peppe Diana e nasce una cooperativa per lavorare in aree confiscate "sulle terre di Don Peppe Diana". Il fumetto racconta la sua storia e l'eredità che ha lasciato sul territorio, senza trascurare i tentativi di delegittimare la sua figura dopo l'omicidio. "Don Peppino era un prete e basta. Semplicemente un uomo di Chiesa, come ebbe modo di ribadire, quando lo etichettavano sbrigativamente quale prete anticamorra" - scrive Luigi Ciotti. Gli autori e i disegnatori hanno dato vita ad un quadro fedele, anche dal punto di vista visivo, di fatti, luoghi e personaggi, dando anche ampio risalto ai ricordi di parenti e conoscenti, alla ricerca iconografica ed all'approfondimento giornalistico.