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giovedì, febbraio 02, 2012

Oltre al noto “fico secco” c’è molto di più…nella gastronomia calabrese!!!

Dite la verità, chi non ha mai sentito parlare del gusto unico e del sapore esclusivo dei fichi calabresi?? Un prodotto coltivato secondo tradizione ed amorevolmente lavorato in tutte le sue successive fasi, sì da poterne avere una delizia della gastronomia tipica della regione che va ben oltre le golose tipicità del periodo natalizio.

Povero, se consideriamo che in fin dei conti si tratta di un semplice frutto che sovente (i fichi secchi) accompagnava i contadini di una volta nelle dure giornate di lavoro nei campi, giusto per spezzare qualche momento in cui le energie avevano bisogno di essere “ricaricate”. Ma nel contempo ricercato, visto che nel corso degli anni è stato “affrancato” a vera prelibatezza, e dato che se ne è creata una vera “eccellenza” nelle sue svariate elaborazioni.

Il segreto risiede sicuramente nelle modalità di preparazione degli stessi, visto che vengono raccolti con cura a fine stagione estiva, quando il sole settembrino li “indora” fino a giusta maturazione; da qui inizia il paziente lavoro di essiccazione naturale: sarebbe infatti semplice passarli in forno (…il tempo “costa”) ma, obiettivamente, non è la stessa cosa!!!

Ed eccoli qui…i veri fichi secchi calabresi, già eccellenti nella loro versione “base”; ma v’è di più, considerato che vengono elaborati con noci e mandorle (le crocette), ovvero tuffati in delizioso cioccolato (bianco o fondente). Tutti prodotti comodamente acquistabili sulle vetrine virtuali di prodotti tipici calabresi che li propongono nel loro assortimento in particolare durante la stagione fredda, quando le temperature rigide invogliano a farsi tentare da sapori accattivanti e lasciarsi coccolare da gusti intensi e avvolgenti .

Eppure le proposte regionali, in merito, non si fermano qui: della confettura di fichi, ad esempio, ne vogliamo parlare?? Si tratta di una classica mostarda preparata, anche in tal caso, a fine estate, con quel mirabile tocco segreto dettato dalla tradizionale esperienza dei produttori, che riescono a cogliere e proporre un giusto equilibrio tra la dolcezza del frutto e lo zucchero aggiunto in fase di preparazione. Ai più nostalgici delle cose buone di un tempo questa marmellata racconta di quando la si preparava in casa con passione ed amore, con le nostre mamme indaffarate a “far manovre” tra pentoloni e cucchiaioni di legno, diffondendosi per le stanze un profumo unico ed indimenticabile che in molti ricordano ancora.
La confettura di fichi regala un sapore dolce e delicato sulle fette biscottate, riservando energie infinite alla colazione del mattino, o sul classico pane per la merenda dei bambini. I più esigenti e dal palato “fine” troveranno ottima questa confettura anche come accompagnamento ai formaggi stagionati.

Ed una ulteriore “evoluzione” a questa mostarda la si ottiene nella “chicca” marmellata di fichi e noci, una ricetta in cui servono dei fichi maturi ma sodi, scelti tra i migliori e di buona qualità, eliminando quelli piccoli o macchiati; delle noci pestate grossolanamente ed un limone: la segreta ricetta calabrese riesce poi mirabilmente ad amalgamarne i sapori. Già di suo rappresenta una vera e propria chicca gastronomica, anche se da il meglio di sé ove venga utilizzata per farcire crostate e biscotti, ovvero servita con i formaggi!!

…come vedete, dunque, non si tratta mai di “un banale fico” (secco)!!

sabato, novembre 12, 2011

..in giro sul web per trovare qualche idea "diversa, gradita e conveniente" per i regali di Natale.

Ebbene si, ci siamo: si avvicina un momento importante dell’anno, quello in cui dobbiamo un attimo pensare ai regali di Natale. E quest’anno sarà più difficile che mai, visto che ci dobbiamo dibattere tra la classica esigenza di destinare qualcosa che sia davvero “sorprendente ed originale”, e quella del “portafogli” che langue sempre ed ancor di più rispetto alle passate festività: “crisi docet”!!


Beh, mettiamo in moto la mente, allora…anzi facciamo lavorare e diamo fondo alla nostra capacità, dimostrando che nel “fai da te” siamo davvero imbattibili: che poi non ci vuole mica tanto, nessuna esperienza o capacità particolare, specie se il web può darci una mano, per questa necessità.


Dunque, tra i regali davvero graditi, la gastronomia fatta in casa va per la maggiore e riceve i migliori consensi da parte di chi riceve un pensiero. Allora….liquore alla liquirizia calabrese fatto con le nostre manucce, un ottimo digestivo per ogni occasione, specie ed in particolare se viene gustato “ghiacciato”: con poco più di 30 €uro riusciamo a risolvere almeno per 5 o 6 regali.


Non ci credete??? Prendete la calcolatrice!! Questo specchietto vi da idea della reale spesa cui ci dobbiamo esporre. Secondo queste semplici indicazioni riusciamo ad ottenere circa 6 bottiglie tipo "bordolese" da 700ml.


Per la relativa ricetta, secondo i canoni della vera gastronomia calabrese, possiamo ricorrere agli stessi portali che vendono ormai da anni on line la polvere di liquirizia (…la migliore in senso assoluto!!), con un positivissimo riscontro da parte degli utenti serviti….ma in sintesi, eccola qui:


Ingredienti:200 gr di liquirizia in polvere, 1,5 litri di acqua, 1.2 kg di zucchero raffinato, 1 litro di alcool a 95°.


Preparazione: scaldare l'acqua portandola quasi ad ebollizione, sciogliere prima lo zucchero e poi la polvere di liquirizia facendola cadere a pioggia poca per volta con un cucchiaino da caffè e girando in continuazione con un cucchiaio o un mestolo. Finita la polvere spengere il fuoco e far raffreddare lo sciroppo fino a temperatura ambiente sempre mescolando. A questo punto unire l'alcool girando con il mestolo per amalgamare bene sciroppo e alcool, finito ciò imbottigliare.


Si consiglia la preparazione in una pentola di circa 5 litri di materiale con poca aderenza, che non faccia attaccare il contenuto nella cottura (l'alluminio va benissimo). Una volta imbottigliato il liquore di tanto in tanto scuotere le bottiglie, per far si che eventuali grumi di liquirizia in formazione specialmente sul fondo si sciolgano prima di solidificarsi troppo.


Un paio di considerazioni sul costo di preparazione e sulle precauzioni da seguire:


- utilizzare sempre bottiglie verdi/marroni (bordolesi), in quanto, e specie nei primi giorni successivi alla preparazione, gli ingredienti han bisogno di un po’ per amalgamarsi alla perfezione: più passa il tempo, più il composto alcool/acqua/zucchero/liquirizia si unirà al meglio. In ogni caso è sempre bene usare la solita precauzione “agitare prima dell’uso”.


- il costo complessivo considera il quantum necessario per ottenere circa 6 bottiglie di liquore di liquirizia calabrese, considerando anche il costo delle bottiglie (facilmente reperibili riciclando quelle del vino) e quello dell’acqua (..ma proprio perché vogliamo essere pignoli in matematica): ci sono margini ulteriori di risparmio, insomma!!


- se poi volete essere “perfezionisti” basta una etichetta adesiva da annettere alla bottiglia…vi caratterizzerà e vi farà ricordare sicuramente; presso cartolerie e/o copisterie vi potrete facilmente rifornire. Noi vi suggeriamo una nostra idea su come impostarla.……a voi la fantasia !!!


Visto???Regali fai da te economici, (soprattutto) graditi e facili……come sciogliere un cucchiaino di zucchero nel caffè!!

venerdì, luglio 29, 2011

La chiamano semplicemente frutta, eppure.... - I meloni gialli della Calabria.

Di probabili origini africane (secondo alcuni invece provenienti dall'Asia), il melone arrivò in Italia in età cristiana, così come documentato da Plinio, diffondendosi rapidamente durante l'Impero Romano (veniva utilizzato piuttosto come verdura, servito in insalata) tanto che al tempo dell'imperatore Diocleziano fu anche oggetto di tassazione fiscale (laddove superassero un certo calibro e peso).

Anticamente il melone venne considerato simbolo di fecondità, forse in ragione dei numerosissimi semi, della estrema fecondità di questi frutti e della relativa pianta, la loro capacità generatrice ed incontrollata, opposta alla ragione dell'intelligenza.

Diffusamente presente in tutti i banchi ortofrutticoli, dolcissimo, simbolo della stagione estiva, sperimenta adesso a navigare sulla rete, in particolare la varietà Helios calabrese ( o gialletto) che si caratterizza per il suo colore giallo acceso, la polpa bianca ed il suo sapore ineguagliabile; lo si può infatti acquistare comodamente in quantità sufficienti alla bisogna familiare su portali e.commerce di prodotti tipici calabresi che lo propongono sulle proprie vetrine virtuali quando è giunto a naturale e giusta maturazione, non in serra o con artifici vari, bensì nel momento in cui il caldo sole della stagione ha compiuto “naturalmente” il suo dovere. Solo allora, infatti, la frutta è più ricca di vitamine, di sali minerali e di acidi organici essenziali per il corpo umano, visto che contribuiscono a spazzar via tutti i minacciosi e dannosi elementi del metabolismo. Anche per tale prelibatezza infatti, la Calabria, dove la natura sembra superare se stessa per il giusto areale e le ottimali condizioni pedoclimatiche, offre un prodotto eccezionale in fatto di qualità, gusto e naturalezza.

E se queste sono le qualità gastronomiche, occhio a tutte le sue virtù salutistiche; infatti è il frutto migliore per tutti coloro che, d’estate, vogliono in modo dissetante oltre che gustoso fare il pieno di vitamina A e C all’organismo, comunque limitando il valore energetico (dalle 20 alle 40 calorie per 100 grammi), ma in compenso è ricco di zuccheri (saccarosio, fruttosio e glucosio), sali minerali (potassio, sodio, calcio e fosforo) che regalano proprietà rinfrescanti e coadiuvanti per i processi digestivi. Possiede inoltre un’azione lassativa, mitigata dall’abbinamento con il prosciutto, e pare che il suo aroma abbia effetti benefici sul sistema nervoso. Alcuni studiosi argentini e tedeschi sostengono, in effetti, che il melone agisce sulla fluidità del sangue contrastando l’aggregazione piastrinica e questo contribuirebbe a dargli funzione cardio-protettiva per infarti, ma anche per ictus cerebrali. Tra i molti rimedi per lo stress ce n’è uno che non solo non pesa adottare ma è anche gradevolissimo ed in linea con la stagione. L’Istituto francese per la ricerca agricola ha realizzato, in seguito ad una ricerca pubblicata sulla rivista Nutrition, che l’alto contenuto di betacarotene del melone aiuta ad abbassare le proteine dello stress nell’intestino, contribuendo ad un maggior benessere con una cura semplice, ma che della cura non ha neanche il più vago aspetto.

La polpa del melone giallo estivo protegge, infine, l’epitelio intestinale, la pelle e favorisce la rigenerazione cellulare: perciò viene definito un cibo antinvecchiamento.

Il melone giallo è conosciuto anche con il nome di "melone d'inverno" per la sua caratteristica di poter essere conservato molto a lungo, a volte fino a gennaio. Anche se noto e consumato come frutto, è a tutti gli effetti un ortaggio della famiglia delle Cucurbitacee.

Di medie dimensioni, ha una scorza esterna piuttosto coriacea e di colore giallo intenso, abbastanza liscia, solitamente priva delle classiche fenditure del melone tradizionale. La polpa è bianco-giallastra, da qui anche il nome di "melone bianco", carnosa, molto ricca di acqua, piuttosto aromatica e zuccherina, con la presenza di semi gialli.

Per poter comunque gustare un prodotto al top l’importante è saperlo scegliere “ad arte”: e qui l’esperienza ha un’importanza non indifferente. Il gialletto può essere, infatti, scelto maturo per una consumazione entro 8/10 giorni dall'acquisto, oppure più acerbo, per essere conservato più e più tempo. Il melone maturo deve avere un colore giallo profondo, intenso, piuttosto scuro. Se picchiettato con le nocche non deve produrre alcun suono. La scorza deve essere intatta.

A seconda dei casi ed in funzione della scelta fatta, le modalità di conservazione sono diverse; quello maturo infatti va in frigorifero nello scomparto della frutta e verdura; non va sposto a temperature inferiori ai 5° C altrimenti potrebbe ammaccarsi. Si consiglia di non conservare il melone assieme alle verdure, poiché produce etilene che è in grado di deteriorarle. Se invece si acquistano meloni gialli per la conservazione invernale è importante tenerli in una cassetta forata, in un solo strato, in luogo fresco, asciutto e ventilato.

E che dire della versatilità che questo semplice frutto può offrire, andando oltre la sua scontata funzione di “fine pasto”?? Un compito assolto egregiamente, appunto, dai portali e.commerce di prodotti tipici calabresi che hanno deciso di proporlo in rete, e che ne suggeriscono ricette accattivanti, chicche d'uso facili da realizzare e soprattutto uniche; certo, ed appunto, come fine pasto, da solo o come ingrediente di squisite macedonie, ma anche come primo appetitoso (ed allora, sperimentiamo ad esempio l’insalata di orecchiette, prosciutto e melone); oppure, spaziando verso i secondi piatti, tipo “melone a spicchi con ricotta e prosciutto croccante”, una esclusiva che in pochi conoscono ma che delizia sicuramente una volta preparato e portato in tavola (della serie" ....chiedere il bis!!"); o ancora, rimanendo nella categoria dei “secondi” l’insalata di pollo e melone o l’insalata di lattuga, melone e mozzarella: fresche pietanze, insomma, che deliziano d’estate e rifocillano dalla calura della bella stagione, anche perché il melone è schietto, fresco, maturo e saporito proprio adesso. Ed ovviamente l’ovale del gusto ci delizia anche nei dolci e nei fine pasto, con la crostata di pistacchio al gelo di melone; il gelato al melone fatto in casa; il sorbetto al melone, un gelato/non-gelato che non mancherà di sorprenderci e di sorprendere i nostri commensali. Insomma, il gialletto non è soltanto un semplice frutto da servire affettato.

Il melone Helios calabrese: un “giallo d’estate” dal finale sorprendentemente gustoso…..…sempre!!!

martedì, aprile 05, 2011

Creme & patè calabresi: come dire "strabiliare nel gusto..e negli usi"!!



I veri cultori della buona tavola, si sa, sono sempre alla ricerca di stravaganze ed originalità che magari difficilmente si riescono a reperire nella comune distribuzione, tradizionale o moderna che sia. Un modo per deliziarsi in modo originale, anche nelle piccole cose o negli assaggini che di tanto in tanto vengono proposti come pre-pasto quotidiano oppure in occasione di ricorrenze particolari, momenti in cui le preparazioni messe in bella mostra ai commensali richiedono una cura ed una attenzione più “ricercata” per far davvero bella figura. Ecco, dunque, che crostini, assaggini e tartine varie vanno adeguatamente preparati con salsine, creme e patè di una spanna superiore rispetto al normale.


Sono davvero tante le proposte della gastronomia calabrese in fatto di patè, prelibatezze prodotte con sapienza e cura oltremodo artigianale, delizie davvero uniche acquistabili presso siti di commercio elettronico della regione che operano in rete con consolidata esperienza e riconosciuta ed oltremodo provata affidabilità (…in rete, non si sa mai a chi ci si affida!!).


Disquisendo di ricercatezze calabresi, senza dubbio la fa da padrona su tutti il patè di peperoncino, punta di diamante delle proposte di questa famiglia di prodotti, un sapore schietto e che univocamente viene ritenuto gradevole e di indiscusso pregio, visto che conosce tra i suoi ingredienti solo materie prime assolutamente naturali: peperoncini piccanti calabresi, olio di oliva, aceto di vino e sale, elaborati ad arte per ottenerne un composto che stupirà di certo voi stessi e gli ospiti .


E che dire, poi, del patè di olive (nere o verdi) oppure di quello di carciofi, che oltre a strabiliare nella preparazione di antipasti risulta oltremodo versatile allorquando c’è da risolvere “quattro & quattrotto” il problema del “primo” piatto: due spaghetti, un tocco di patè, un filo d’olio, magari una buona spruzzatina di formaggio grattugiato (grana, parmigiano o pecorino che sia, a seconda delle preferenze)…ed il gioco e bello e fatto.


E se invece abbiamo l’esigenza di esaltare il sapore di un secondo a base di pesce, torna più che utile ed opportuno, a tal proposito, il patè di capperi: qui il pepe nero, la sensazione procurata dal leggero tocchetto di peperoncino ed il retrogusto di aceto che si riesce appena a percepire, riservano alle preparazioni a base di ittici una esclusività davvero unica, riservata agli esperti della buona cucina.


O se è il caso di rafforzare un piatto a base di funghi…eccovi servita la relativa crema di ricercati funghi calabresi, scelti tra i migliori che il verde ed incontaminato altopiano della Sila può naturalmente offrire.


L’ampia varietà proposta continua a spaziare ancora su tipologie dal gusto eccezionale ed inimitabile, quali il patè di di pomodori secchi (beninteso, di veri pomodori calabresi…altro che roba asiatica!!); la crema di Lampascioni, le famose cipolline selvatiche che nella regione ancora i contadini riescono a fatica a reperire; la crema di rape, il patè di melanzane o quello di fave.


Ed è normale che tutte le referenze prodotte con ingrediente base “sua maesta il peperoncino calabrese” godono del patrocino dell’Accademia Italiana del peperoncino, nata ed operante già dal 1994 con lo scopo di creare, approfondire e diffondere una vera e propria cultura del peperoncino


A voi la scelta, dunque…..ed ovviamente complimenti per gli usi, gli accostamenti e le sperimentazioni che sarete capaci di creare: il segreto per aver successo in cucina è sempre quello di avere una buona fantasia ed un eccezionale spirito creativo!!

lunedì, agosto 23, 2010

Peperoncini piccanti calabresi freschi sul web?? Ed anche questo è possibile...

Il peperoncino calabrese, praticamente l’icona della gastronomia della regione: una verità inconfutabile, considerando l’utilizzo che in Calabria se ne fa e, da solo e/o unito ad altre eccellenze tipiche del territorio, da vita ad innumerevoli sperimentazioni gastronomiche portate sul mercato per tener alto il buon nome della cucina di queste terre.


Inconfutabile, ancora, perché non manca famiglia calabrese che non dispone sul proprio balcone di casa di una piantina (pur minima!!) di peperoncino, alla quale far rifornimento alla “bisogna”, quasi fosse una botte di vino.


Inconfutabile, infine, perché in suo nome è stato creata l’Accademia Italiana del peperoncino, organizzazione nata nel 1994 proprio in Calabria con l’intento di approfondire e diffondere in Italia - e non solo - la "cultura piccante": lo dimostrano le tante delegazioni presenti in importanti città estere quali New York, Tokyo, Parigi, Monaco, ecc. Nel buon nome e nel logo di questa associazione la sua immagine spicca in bella mostra, incuriosendo ed ammaliando gli appassionati del buon cibo.


Il suo gusto schietto e sincero, la sua forza e nel contempo la sua delicatezza, le sue alte qualità aromatiche, terapeutiche e non solo, sono racchiuse in questo prezioso baccello che in Calabria ritrova un sapore unico ed esclusivo, visto che il suo utilizzo ha dato qui vita a referenze sempre nuove, diverse ed accattivanti: così ha partorito la confettura o il miele al peperoncino, la bomba calabrese, la pasta tipica e già di suo “rossa”, la marmellata di agrumi piccante, oltre a contraddistinguere, come da tradizione regionale, gli esclusivi salumi prodotti in loco: salsicce, soppressate, capicolli, lavorati in tutta la regione, e la regina incontrastata del piccante, la "nduja"!!


E sarebbe interessante poter disporre, in “ogni dove” e proprio nel momento di coltivazione e raccolta ottimale di questa spezia (…praticamente in estate!!), di un po’ di prodotto fresco “di orto”, da utilizzare in cucina per gli usi più opportuni, gustandone così il suo limpido sapore naturale; ovvero essiccarlo, congelarlo….insomma farne “conserva” per i mesi a venire.


Impossibile?? Assolutamente no: internet, a tal proposito, supera ogni frontiera, visto che vi sono siti di vendita di prodotti tipici calabresi che da agosto in poi propongono il prodotto fresco ed appena raccolto sulle loro vetrine virtuali, e per i quantitativi ottimali alla bisogna dei veri estimatori del “gusto piccante”.


E ciò senza assoluto bisogno di farne magazzino!! Tali aziende sono infatti in convenzione con contadini del luogo i quali, amorevolmente ed in tempo adeguato, hanno pensato alla coltivazione delle relative piantine: ad essi commissionano quindi “la relativa bisogna” quotidiana giusto e solo in proporzione agli ordinativi pervenuti sul portale.


Ecco quando si può parlare di vendita “a km zero” anche laddove le distanze sono di centinaia, anzi talvolta di migliaia di chilometri: il bello di internet è anche questo!!

martedì, luglio 13, 2010

..e perchè accanto ai prodotti calabresi, in rete, non mettere anche le relative ricette d'uso??

Le recenti vicende che hanno riguardato i prodotti alimentari (..non ultima quella relativa allo strano caso delle famigerate “mozzarelle blu”) hanno aperto gli occhi ai consumatori, sempre più attenti nelle loro scelte, portandoli così a diffidare dai “prezzi da gassosa” di tantissime referenze ed usando una sempre più accentuata oculatezza negli acquisti.


Giocoforza ciò porta ad una considerazione via via più spiccata verso prodotti di nicchia, magari non di consumo quotidiano, ma che in fatto di qualità, salubrità e naturalezza degli ingredienti fanno la loro bella figura nel mercato alimentare.


E tra questi è indubbio che i prodotti tipici calabresi hanno una posizione di tutto riguardo, rappresentando delle eccellenze gastronomiche uniche ed esclusive: invitanti leccornie, specialità e peccati di gola rinomati in ogni dove, forse più per il loro nome che non per l’utilizzo culinario che se ne possa in realtà fare.


Ecco il problema: l’uso e le ricette dei prodotti della Calabria, un aspetto forse poco analizzato, o meglio, approfondito, perché se è vero che sono delizie che sorprendono per il loro sapore, lo saranno ancor di più se ne sperimentiamo degli utilizzi nuovi ed alternativi, e ciò sia per propria esigenza, sia (..in particolare!!) quando c’è da sorprendere i propri commensali (…della serie “io in cucina ci so fare!!!”).


Saporidellasibaritide, portale di vendita on line di prodotti tipici calabresi, che nel corso della propria attività in rete si è distinta in fatto di correttezza, linearità e qualità delle proposte presenti sulle proprie vetrine virtuali, ottenendone feed-back di affidabilità di tutto riguardo dai propri clienti, è intervenuta in tal senso, sfruttando le prerogative che normalmente ogni buon sito ha nella propria struttura: il motore di ricerca presente in home page. Nel proprio, infatti, basta inserire la key “chicche” per vedersi aperte tutte le schede prodotto per le quali sono suggerite ricette e consigli alternativi rispetto al normale, tutte sotto l’insegna della più rigida tradizione gastronomica calabrese.


Ed i risultati sono belli e pronti: si scopre così che la rinomata nduja calabrese ha usi che vanno ben oltre il semplice “spalmato” su crostini e bruschette; che l’accattivante confettura di peperoncino offre delle soluzioni imprevedibili a tavola; che esiste, ed è oltremodo intrigante, il pesto calabrese, oltre quello genovese; che la polvere di liquirizia dice la sua, oltre che nella preparazione del relativo liquore e del gelato, in almeno altre 6 o 7 eleborazioni, ecc.


Un lavoro di rivisitazione della maggior parte delle schede prodotto intenso, approfondito, ma di sicuro interesse, mosso da un obiettivo fondamentale: che la mission di un buon sito di vendita on line è anzitutto quella di consigliare il pubblico degli estimatori del gusto e del palato, e poi vendere.


Ecco cosa si intende quando si parla di servizio al cliente!!!

mercoledì, giugno 16, 2010

Marmellate di agrumi calabresi: buone e sane perche 100% naturali!!

Preparare la marmellata in casa è una pratica ormai in disuso, forse solo qualche nonna o qualche mamma-chioccia ci delizia ancora con questi sapori naturali, che rievocano sensazioni della nostra infanzia più o meno lontana.




C’era tutto un rituale da rispettare, che si concretizzava nella scelta della frutta migliore a secondo dei più opportuni periodi di maturazione, dove polpa e buccia venivano fatti a pezzettini e cotti pazientemente in pentoloni, con un continuo e costante mescolare e ri-mescolare, senza l’ausilio di pectine chimiche, conservanti, coloranti, correttori e forzature varie che potessero in qualche modo facilitare questo arduo, ma nel contempo piacevole compito.




Ecco, era con questo procedimento tramandato da generazioni che si ottenevano le migliori conserve di frutta, da tenere in dispensa come in uno scrigno e da consumare per la prima colazione, per la preparazione di dolci e (…perché no!!) da regalare, giusto per dimostrare che in cucina “ci so fare!!”: il modo migliore per protrarre nel tempo il raccolto, godendone per tutto l'anno.




E che dire delle marmellate di agrumi, le sole che si possono definir tali a norma di legge, visto che secondo una direttiva del 1982 dell’Unione Europea, il resto dei prodotti che sono a base di frutta ma non di agrumi può essere chiamato “confettura”.


Quegli stessi sapori, quegli aromi originali e quel gusto genuino che si possono ancora gustare nei vasetti di marmellate di agrumi della Calabria proposti in rete da portali di prodotti tipici calabresi che, nella loro strategia aziendale, hanno sempre mirato alla qualità piuttosto che al prezzo delle referenze proposte.




Le loro vetrine virtuali, infatti, propongono solo marmellate di frutta fresca proveniente da zona tipica di produzione (..e la Calabria può dire la sua nella produzione di arance, limoni, e clementine in particolare!!), utilizzata in tutte le sue parti (polpa e buccia), e tassativamente senza conservanti






L’82% della frutta contenuta racconta tutta la corposità di prodotti esclusivi, di gusti e retrogusti infiniti che si ritrovano nelle varietà arance, arance rosse ed arance e limoni (due originalità che difficilmente si ritrovano sugli scaffali della grande distribuzione), e di clementine (altra chicca ancora più esclusiva, visto che proviene dalla zona in cui il prodotto è coperto dal marchio di tutela Igp).




Potreste obiettare: ma le marmellate son tutte uguali!! Sbagliato; aprite un attimo la vostra dispensa e provate ad indagare nelle etichette di quelle che avete in casa: scommettiamo che non trovate più del 40/50% di frutta contenuta?? E ricordatelo: il loro consumo maggiore è fatto dai bimbi!!




Una particolare lavorazione caratterizza poi la marmellata di limoni: a primo impatto ci si aspetta un prodotto un po’ più acre e deciso, dunque ideale per i palati più forti. Ed invece no, perchè prima della lavorazione il frutto viene leggermente bucherellato sulla buccia ed immerso per qualche istante in acqua bollente: ecco un accorgimento tramite il quale si riesce a levare l’asprezza tipica dell’agrume, preservandone in ogni caso tutto il suo gusto.







Alla produzione di marmellate per così dire “storiche” si è provveduto ad accompagnare una evoluzione di prodotto, sempre sfruttando altre eccellenze tipiche della regione, quali la liquirizia ed il peperoncino.




Ed ecco partorita la confettura di clementine e liquirizia che si accompagna bene a formaggi cremosi con componenti acidule e struttura compatta. La "crescenza" o lo "stracchino" ad esempio, anche facendo riferimento al bel contrasto cromatico medioscuro/candido. Spalmata su di una semplice torta al cacao con copertura di cioccolato o zucchero a velo, appalesando l’eccezionale accordo cioccolato/liquirizia/marmellata, di certo apprezzato da grandi e piccini.




E quelle di clementine e peperoncino, o arance e peperoncino, non eccessivamente piccanti, beninteso: si tratta di un sapore che completa quello della frutta, un retrogusto ben gradito anche da chi non è abituato al sapore "deciso" del peperoncino. E' consigliata per originali antipasti, su crostini, tortine, pane arrostito, formaggi in genere. Oppure per dare un tocco di originalità alle scaloppine di vitello, pollo o sulle carni lesse in genere (è consigliabile porre il prodotto a fine cottura). O mista con la ricotta, per guarnire salatini e pizzette da antipasto. O nell'uso dolciario: crostate (c.d. Crostata del diavolo), torte, bocconotti ed altre delizie avranno così un tono decisamente diverso.




E visto che anche l’occhio vuole la sua parte, anche il packaging è stato curato a modo: il vaso orcio usato in numerose referenze quasi consiglia di non aprirle e consumarle, quanto di riporle in cristalliera, piuttosto che in cucina.




Torna sempre, insomma, il claim ricorrente per ogni prodotto di nicchia: deliziarsi con novità, nel rispetto della tradizione. E stavolta sorprendendo anche la vista!!

venerdì, maggio 14, 2010

Liquirizisti e gelatomani di ognidove udite: la ricetta del gelato alla liquirizia è bella e servita!!

Che sciccheria, il gelato alla liquirizia: eccezionale d’estate (…è il gusto trendy della prossima stagione); esclusivo ed intrigante in ogni momento per via del suo sapore forte e corposo, che delizia sempre; altamente digestivo alla fine di ogni pasto importante. E’ un gusto che non molte gelaterie hanno ancora sperimentato tra le loro proposte, ed allora, all’occorrenza, ecco che sovviene il “fai da te”, anche perché, come in molti sanno, l’esclusività e l’originalità distingue e sorprende sempre gli ospiti, i commensali, insomma amici e conoscenti: della serie….“fare un figurone”!!


 


E se il gelato fatto in casa deve essere davvero buono ed unico, è inutile sottolinearlo, “occhio agli ingredienti”!!


 


Le varie ricette in rete lo propongono utilizzando la liquirizia in tozzetti, da spezzettare e tritare all’occorrenza: ma quanta fatica!!....e quanti residui, a fine lavoro!! Oppure con le classiche rondelle di liquirizia, che regalano più il sapore di gomma arabica che altro.


 


Indubbiamente la migliore preparazione si ottiene utilizzando la polvere di liquirizia, “tassativamente calabrese” (o puro succo di liquirizia), proposta in rete da siti di vendita on line di prodotti tipici calabresi: infatti, come asserito dall’autorevole Enciclopedia Britannica argomentando sulla materia prima – la migliore qualità di liquirizia “is made in Calabria”; essa proviene dalle medesime aziende che producono le confetterie derivate da questa fantastica ed esclusiva radice, mosse da uno dei principi essenziali del nostro sud secondo il quale, anche dalla liquirizia, “non si butta via nulla”.


In tali casi, infatti, il preparato che se ne ottiene non avrà residui e grumi, dato che la materia prima regala tutta la sua corposità ed il suo esclusivo gusto al gelato, sciogliendosi integralmente con estrema facilità.


 


Il procedimento suggerito per ottenere “il re” dei gelati alla liquirizia è il seguente:


 


Ricetta del gelato alla liquirizia calabrese.


 


Ingredienti: polvere di liquirizia 100 g, latte 300 g, zucchero 150 g, panna 350g.


 


Preparazione: mettete in una casseruola il latte con lo zucchero e la liquerizia. Fate scaldare a fiamma bassa mescolando spesso ma senza mai far bollire fino allo scioglimento della liquerizia. Fate poi raffreddare e incorporate la panna montata. Versate nella gelatiera per circa una mezz'ora.


 


All’occorrenza, guarnire le coppette con foglioline di menta (magari surgelate) o altra ghiottoneria (confettini al cioccolato, ecc.), visto che il connubio di gusto si sposa davvero alla grande.


 


Naturalmente la polvere di liquirizia va bene se ne preferite una spolverata anche su altre tipologie di gelato: alla panna, al cioccolato, al pistacchio…..tanto, la liquirizia non vi dirà mai di no!!

martedì, marzo 23, 2010

Tutta la versatilità della nduja in tante nuove proposte!!


La nduja è dai più riconosciuta come una delle eccellenze tipiche della gastronomia calabrese, fiore all'occhiello dei prodotti tipici della regione: un gusto unico, una schiettezza esclusiva che difficilmente si ritrova in altri prodotti artigianali delle nostra Italia.


Elaborata sapientemente e secondo antica ricetta da mani esperte, con un trito finissimo di carni di suino scelte ed adeguatamente aromatizzate, ha un sapore che spiega tutta la sua naturalità, trovando il suo acume nella forza del peperoncino, utilizzato in adeguate dosi, si da renderlo gustoso oltre la sua vena piccante. E' importantissimo, per non dire vitale, che si crei un connubio ed equilibrio di dosi e di sapori, affinché la forza del peperoncino non nasconda tutti gli altri aromi eccezionali nascosto nel salume.


Disponibile su portali di vendita on line di prodotti tipici calabresi, viene solitamente proposta nella versione in budello naturale, originale ricetta, visto che questo salume, dopo la sua preparazione va opportunamente affumicata naturalmente; oppure in vasetto, versione molto più innovativa e pratica nei vari usi della referenza.


Ecco, abbiamo toccato un tasto dolente e, ancora per poco, limitativo di questa magnificenza gastronomica: l'uso gastronomico!!


Infatti se in tanti parlano e riconoscono nella nduja uno dei più rinomati prodotti tipici calabresi, se in molti la apprezzano per la sua schiettezza ed il suo sapore esclusivo ed originale, in pochisanno però come utilizzarla oltre l'uso più scontato: spalmata su pane, crostini e/o bruschette!!


Un lavoro intenso dei menzionati portali che propongono on line la referenza, e che hanno capito che la propria missione è quella di consigliare, oltre che vendere, ha partorito nella specifica scheda del prodotto almeno una decina di nuove idee e ricette su come poter gustare in modo nuovo ed alternativo, deliziandosi in modo veramente diverso con questa meraviglia di Calabria.

Un motivo in più per il quale la ‘nduja è stata introdotta fra i prodotti dell'Arca del Gusto di Slow Food, progetto nato per il recupero e la salvaguardia di piccole produzioni di eccellenza gastronomica, minacciate dall'agricoltura industriale, dal degrado ambientale e dall'omologazione.


Ecco cosa significa quando si lavora per il prodotto e per il cliente!!

venerdì, febbraio 19, 2010

Certificazione di affidabilità degli stessi clienti per l'e.commerce di prodotti calabresi Saporidellasibaritide.


Quello che segue potrebbe sembrare un articolo eccessivamente promozionale, eppure non lo è: vuole solo mettere in evidenza, infatti, quanto la serietà di un sito di vendita on line di prodotti tipici calabresi, alla distanza, ripaghi degli sforzi profusi nella sua condotta aziendale, riscontrabile nel mantenimento degli impegni presi con i clienti; la sicurezza delle transazioni; la qualità dei prodotti, tanto decantata sulle proprie vetrine virtuali; la puntualità delle consegne; la risoluzione di eventuali problemi intervenuti….insomma il suo customer - service complessivo.



Ma andiamo per gradi!!



Un buon sito di vendita on line che si rispetti porta, sovente, in bella mostra delle certificazioni ottenute da entità terze all’uopo contattate per ottenere un buon biglietto da visita da mettere in bella mostra, presentandoli all’internauta di turno; ma è facile, se io pago qualcuno per dir bene di me, il risultato è presto ottenuto!!



Il sito in questione ha preferito, circa un anno addietro, ottenere i feedback direttamente dai vari clienti serviti (che magari hanno loro affidato preventivamente il proprio “sonante” - vedi pagamento in carta di credito o con bonifico anticipato - a scatola chiusa), evidenziandoli poi in home page con il sistema cuge.org.




In pratica, a consegna avvenuta, e ove l’utente abbia 5 minuti da dedicare oltre il tempo necessario alla realizzazione dell’acquisto ed all’attesa della relativa consegna, gli si chiede gentilmente di stilare, a completa discrezione, la classica “pagella” sugli elementi essenziali del servizio prestato (qualità dei prodotti, puntualità, rispetto di eventuali promozioni in corso, risoluzione di problemi presentatisi, ecc.) potendo oltremodo esprimere anche sue considerazioni personali sul “modus operandi” complessivo.



Una scelta obiettivamente rischiosa, a monte, perché se queste vari giudizi provenienti dal proprio bacino d’utenza fossero state negativi, o anche al limite della sufficienza, avrebbero seriamente pregiudicato il futuro operativo sulla rete, oltre che aver significato la perdita quasi definitiva di una buona fetta di propri clienti, vista la disastrosa condotta aziendale. E poi, con la concorrenza che anche sulla rete diventa sempre più pressante, ed il relativo tam- tam che essa crea, sarebbe stato tutto dire!!



Ma una scelta nel contempo cosciente, mossa dalle prerogative aziendali: la selezione delle referenze offerte, la maniacale cura delle confezioni utilizzate per le spedizioni, l’analitico e professionale monitoraggio dello stato degli ordini e delle consegne, la predisposizione ad “ascoltare” il cliente nelle più svariate esigenze, non potevano che portare a risultati positivi.



Certo, non tutti gli utenti serviti hanno partecipato a questo giudizio finale, alcuni perché non ne hanno soppesato la reale portata ed importanza, la maggior parte per mancanza di tempo (..ahinoi, al giorno d’oggi non ci basterebbe nemmeno una giornata di 30 ore!!). Eppure, sulla scorta di tali valutazioni, l’azienda in questione si era riproposta una opportuna strategia, ove necessario, per aggiustare il tiro della propria politica operativa. Tirando le somme di questo anno di raccolta di tali vitali informazioni fortunatamente però, c’era poco da modificare le linee d’azione, visto che le valutazioni ottenute hanno rasentato il massimo dei voti.



Quindi, un buon anno di serietà operativa, vista dal punto di vista dei clienti.


Ecco cosa significa quando si lavora seriamente: altro che frodi in rete!!

venerdì, febbraio 05, 2010

Quando un primo piatto racconta la tradizione di una regione: le paste tipiche calabresi.

In Calabria la pasta tipica è un alimento che ha forti radici in una antica tradizione, visto che viene lavorata tassativamente a mano all'interno delle famiglie. Vecchie gesta di mani esperte delle massaie calabresi, che si ripropongono con consuetudine e sistematicità ancora oggi, considerato lo spessore che i primi piatti assumono nella regione; un'importanza fondamentale per un impasto semplice, prodotto solo con le migliori semole di grano duro, acqua pura delle sorgenti montane e sale (meno presente l'uovo), per ottenere una preparazione proprio come impone l'arte della cucina calabrese. Piatti essenzialmente poveri, ma dei quali potevano disporre solo quanti avevano farina bianca in casa, e non sempre peraltro, considerate le condizioni di miseria dei tempi passati.


Un uso che è tornato fortemente negli anni recenti, per riproporre in tavola i sapori di un tempo, cercando di uscire dai "sapori appiattiti" delle produzioni industriali, elevandosi al contrario e sempre più a ruolo di piatti unici ed esclusivi. Una volta, infatti, la pasta usata in particolare sulle tavole calabresi era tutta pasta fatta in casa, preparata con grande maestria dalle donne di famiglia, nel pieno rispetto di tassativi rituali e con una dovizia e cura dei particolari processi, dal dosaggio degli ingredienti alle varie fasi di lavorazione, financo nella cottura.


Secondo la tradizione della regione una ragazza è pronta per prender marito solo quando è capace e conosce a fondo tutti i 15 modi di preparare la pasta fatta in casa; ovvero, gli uomini sceglievano le donne da sposare anche in virtù della loro capacità di lavorare e saper fare la pasta.


Se l'arte della pasta si è conservata fino ai nostri giorni, costituendo ancora la base del pasto quotidiano, perché privarsi di un alimento basilare della nostra mensa, scegliendo quella migliore e che garantisca un apporto davvero "nutrizionale"?? La scelta dei grani più opportuni, delle migliori semole, il rispetto dei processi di essiccamento è infatti basilare per poter ottenere un prodotto davvero all'altezza, evitando che tutti gli elementi essenziali al nostro organismo si disperdano al contrario nell'acqua di cottura.


Facile a dirsi, non impossibile a realizzarsi, visto che in rete ci sono siti di prodotti tipici calabresi che propongono nelle loro vetrine virtuali paste calabresi che ben possono assimilarsia quelle della tradizione regionale, quasi fossero state prodotte in casa secondo antica ricetta, e senza dubbio elevandosi rispetto alle produzioni massive della grande distribuzione.


Certo non si tratta delle paste di ogni giorno, ma ogni tanto val la pena concedersi piccole trasgressioni a tavola.


Le varietà proposte sono numerose, ognuna appetitosa ed interessante: che dire, ad esempio dei "Fileja", per la quale in passato si utilizzava u firriettu, un ferro da calza o anche quello ricavato da un vecchio ombrello in disuso, intorno al quale si avvolge la pasta per farle assumere la caratteristica forma arrotolata, tramite la filatura, ovvero un filo omogeneo di circa 0,5 cm. di diametro, spezzato in pezzi di 20-30 cm. di lunghezza; a questo processo segue poi quello della trafilatura, che consente di dare ai Filei la particolare forma ricurva, tramite un bastoncino sottile di legno o ginestra essiccata. Tradizionalmente questo formato si condisce con sugo di pomodoro fresco, o con un corposo sugo di carne (capra e maiale), e con una buona spruzzata di pecorino o ricotta secca, naturalmente quelle calabresi.


Una preparazione analoga si ha anche per i "Maccarruni" e i "Fusilli", piatti antichi per eccellenza; anche per questi, proprio come visto per i filei, si utilizza u firriettu. L'essenzialità di questo strumento di cucina, come per quello delle necessarie ed opportune basi di legno (Madia), è ribadito dalla importanza che questi assumevano nel corredo matrimoniale: una buona sposa, infatti, li doveva annoverare entrambi negli oggetti avuti in dote dalla sua famiglia d'origine, proprio come al giorno d'oggi varrebbe per un forno a microonde o altro indispensabile elettrodomestico.


I cavatelli dimostrano tutta la capacità e maestria della massaia nel saper fare la pasta: infatti occorre impastare gli ingredienti in modo da ottenere un impasto duro, altrimenti col riposo sulla spianatoia (coperto da una ciotola, per almeno mezz'ora) ammorbidisce troppo ed è più difficoltoso da lavorare. Dopodichè occorre prendere un pezzo di pasta, fare un rotolino di circa 1cm di diametro, con un coltellino staccare un piccolo pezzo che va premuto col pollice dell'altra mano contro la punta del coltello, poi si schiaccia la lama sul tavolo ruotando brevemente e trascinando il cavatello.


Siamo in Calabria, ed è normale che "sua maestà il peperoncino" da il suo contributo nel condimento della pasta da portare in tavola, giusto per fornire un'ulteriore tocco di schiettezza alle varie portate. In particolare, formati quali i "fusilli" o i "filei" sono proposti dalle varie aziende in rete nella variante piccante, laddove la preparazione a monte del prodotto avviene con un'altra sciccheria della regione: la bomba calabrese, gigante per antonomasia dei sottoli di queste terre, a base di verdure (melanzane, carciofi, aglio, alloro e naturalmente peperoncino calabrese), funghi ed olio.



Come dire, prendere due piccioni con una fava!!

sabato, novembre 14, 2009

Internet ed i regali natalizi: un'accoppiata vincente, con le dovute precauzioni!!

Dite la verità: chi di noi non ha dato una sbirciatina qua e là, giusto per mera curiosità o perché comincia ad essere impellente la necessità di trovare qualche soluzione-dono in vista delle prossime festività natalizie??

Ed è consuetudine ormai diffusa ricorrere alla rete per questa esigenza, e ciò per vari motivi: senza dubbio perché le possibilità di scelta sono decisamente più ampie ed allettanti, rispetto al commercio di tipo ordinario, tradizionale o organizzato che sia, avendo la possibilità di optare anche per tipologie e referenze che non sempre sono alla nostra libera disponibilità. Oltretutto, perché la scelta può essere effettuata nei momenti a noi più consoni, perché no anche ad ora tarda, quando il resto della famiglia è a nanna. E le recenti ricerche sull’andamento del traffico web rilevano, per tale tendenza appunto, una impennata delle visite a siti e portali web di regalistica varia da novembre in poi. Tuttavia, l’agguato è sempre dietro l’angolo: aziende fantasma create all’uopo in rete; consegne mai effettuate; spedizioni affidate a corrieri sprovveduti, sicché ci si ritrova quanto necessario solo a festività ormai trascorse; ecc.. Ecco, dunque, che è il caso di fare qualche minima considerazione in merito anzitutto alle tipologie di regali da scegliere, per ricordarsi di persone care in occasione di questo evento; e, conseguenzialmente, a chi rivolgersi in rete.



- Il solito arcano di ogni anno: cosa sarebbe il caso di scegliere per distinguersi dagli altri, per far emergere il nostro pensiero?? Può tornare utile, a questo punto, chiedercelo noi stessi: cosa vorremmo ci fosse regalato questo Natale?? Attanagliati dalle ristrettezze della congiuntura (ahinoi!!) sfavorevole, ci priviamo quotidianamente di qualche “sciccheria”, di qualche “peccatuccio di gola”, ma almeno nel periodo delle festività vorremo trasgredire un attimino!! Ecco, ci siamo, vorremmo deliziarci di qualcosa di esclusivo, che rompa i canoni del tran tran quotidiano, dell’alimentazione rubata in pochi minuti, concedendoci magari delle originalità tipiche delle nostre regioni. Ed in questo, permetteteci di dirlo, l’enogastronomia ed i prodotti tipici calabresi hanno tanto da dire!! Ci siamo: un regalo natalizio di prodotti tipici calabresi, potrebbe essere una soluzione ideale per le nostre esigenze, ricorrendo alla rete. Ma a chi affidarsi?? E le consegne, saranno precise, vista la bagarre dei giorni a venire?? E poi, con quali referenze creare l’assortimento??

- Aziende in rete, in tal senso, hanno fatto la loro scelta, evidenziando in home page i feedback ricevuti dagli utenti, che hanno loro affidato preventivamente il proprio “sonante” (vedi pagamento in carta di credito o con bonifico anticipato) a scatola chiusa, ed ottenendo il giudizio complessivo sul loro “modus operandi” in termini, appunto, di customer service complessivo. Non dunque da aziende pagate allo scopo: è facile,infatti, se io pago qualcuno per dir bene di me, il risultato è presto ottenuto. Questi giudizi vengono espressi in via generale sull’efficienza dell’azienda sulla rete, in termini di qualità dei prodotti consegnati, del servizio di spedizione, di assistenza in senso globale, della sicurezza delle transazioni bancarie, ecc


- Ecco, un altro punto dolente: la spedizione e le consegne; ma come si fa?? Un po’ di buona volontà non guasta, ed è presto fatto: se ci si affida a corrieri affidabili, si ottiene la relativa track di spedizione, che viene opportunamente girata al cliente; si effettua il monitoraggio dell’invio lungo tutta la filiera, ed il relativo riscontro della consegna effettuata, fino a poter verificare (financo!!) la firma di chi ha ricevuto materialmente il pacco. Ed analogo iter si segue allorquando demandiamo all’azienda di e.commerce cui ci siamo rivolti, di effettuare la consegna per nostro conto direttamente ai destinatari della confezione-regalo.


- La scelta delle referenze: attenzione, campo minato!! Per far davvero bella figura è necessario che la scelta venga effettuata su vere chicche, introvabili nell’ordinario, e di spessore. In ciò le aziende dell’ecommerce più all’avanguardia cercano di essere abbastanza esaustive nelle relative schede prodotto, nelle quali possiamo verificare il tipo di olio (semi/oliva) utilizzato per quei stuzzicanti “sottoli”; se quelle tanto accattivanti marmellatine hanno un contenuta di frutta più che consistente e nessun uso di pectina o altro conservante; nel caso, suggeriscano anche degli utili ed opportuni consigli d’uso sulla referenza, visto che si parla tanto, ad esempio di “nduja” calabrese, ma poi non si va oltre quello che è il suo uso più scontato, spalmandola su pane o crostini!!



L’effetto sarà di sicuro impatto; se poi ciò comporta qualche rinuncia in più alle nostre spese dei successivi mesi, poco male: avremo però davvero colpito nel segno in un momento importante dell'anno!!