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venerdì, marzo 11, 2016

Esce "Mi troverai qui", nuovo videoclip dei Mom Blaster ispirato dalla tragica storia della profuga nigeriana Edith.


Secondo singolo estratto dall'album "Reset" e ispirato dalla storia di Edith, ragazza nigeriana a cui l’esercito terrorista di Boko Haram ha disintegrato la propria vita costringendola alla fuga prima in Ciad e poi in Libia per imbarcarsi infine verso l’Italia.

Genere: electro rock
Etichetta: Ridens Records
Release Date: 11 marzo 2016

Dall’album Resetpubblicato lo scorso 10 dicembre, Mi Troverai Qui è il secondo singolo estratto del lavoro dei Mom Blaster.

Il testo, scritto dalla cantante Monica Ferrante, è stato ispirato da un’intervista andata in onda su Rai 3 all'interno del programma GazeboIntervista fatta a Edith, ragazza nigeriana a cui l’esercito di Boko Haram ha disintegrato la propria famiglia (un marito e due figlie) e il proprio villaggio, in sostanza la propria vita; è fuggita in Ciad e poi in Libia, per imbarcarsi infine verso l’Italia.

La tragica storia di una ragazza che viveva la propria vita nella felicità e senza aver alcun bisogno di lasciare il proprio paese; un punto di vista concreto che la band abruzzese vuole dare con questa canzone, sconcertata da un’opinione pubblica a volte troppo superficiale e poco solidale.


Il video è stato scritto da Sandro Mendozzi (ideatore anche del primo videoclip del singolo Ciò che è giusto uscito lo scorso maggio), e prodotto dallo staff di MultimediaFace di Pescara. 

Ispirato dal testo, Mendozzi ha enfatizzato l’aspetto della solitudine e della vita occidentale della ragazza ormai lontana dalla sua terra; a rafforzare l’idea del soggetto hanno contribuito le riprese e il montaggio del MultimediaFace che ha messo sapientemente in luce anche l’aspetto multietnico e come l’integrazione sia fonte di ricchezza e non di degrado. Non a caso sono state coinvolte persone di diverse nazionalità che vivono e lavorano in Italia.
Il singolo, come l’intero album, è stato prodotto dalla Ridens Records con la produzione artistica di Paolo Paolucci.

Disponibile su tutte le piattaforme digitali, Mi troverai qui è accompagnato dalla b-side del dub remix live di Op3r aka Massimo D’Andrematteo del brano Confuso, a testimonianza del fatto che il primo amore (quello del reggae e del dub), i Mom Blaster non lo dimenticano.

Credits Video:
Realizzato da MultimediaFace Pescara.
Regia di Martina Faccia
Montaggio di Sara Di Berardino
Post Produzione di Massimo Cerritelli

Testo:
Ho vissuto felice giù in Nigeria
Ho scoperto le ragioni della vita intera
Avevo tutto, avevo te, non mi mancava niente
Non sapevo che avrei perso tutto ciò che è importante
Ad un tratto la guerra era iniziata
Credevo che una soluzione ci sarebbe stata
Invece solo sangue e morte sotto questo tetto
Hanno distrutto la mia casa, la mia chiesa
Hanno distrutto tutto, i tuo occhi, la mia vita
Mi troverai qui
Senza che abbia scelta
Mi troverai qui
A lottare con me stessa
Sono stata arrestata anche in Libia
Per un attimo ho pensato ad un’altra vita
Mi hanno umiliato e malmenato insieme ad altra gente
Trascinata su una barca in riva al mare senza sapere niente
Era tutto buoi nella stiva
Solo aria pesante ci assaliva
E la luna illuminava la mia sofferenza
Eravamo tutti uguali su quel mare di fango e indifferenza
La mia mente in dissolvenza
Mi troverai qui
Senza che abbia scelta
Mi troverai qui
A lottare con me stessa

Tutti i diritti sono riservati. All rights reserved. Ridens Records © 2015
℗ Ridens Records. ITALY.

Contatti/credits/info

Foto

Press Media Office
Frank Lavorino 339 6038451


giovedì, novembre 15, 2012

Tagli ai costi della politica, Caldoro: Campania prima in Italia


Il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro in un articolo pubblicato sul suo blog ha detto "C’è una Regione che non ha ‘auto blu’, che ha dimezzato le indennità dei consiglieri, ridotto dell’80% le consulenze. C’è una Regione che sta cancellando le spese di rappresentanza e che ha ridotto la spesa corrente come nessuno ha saputo fare in Italia".
Il governatore ha poi aggiunto "Questa Regione va, con i fatti, a demolire pregiudizi e superficialità, questa Regione è la Campania. Silenziosamente abbiamo messo in scena non il lamento di chi non ce la fa ma la capacità, l’impegno della buona amministrazione semplice, di buon senso, rispettosa della sua gente e su questa strada, lo garantisco, continueremo senza alcun indugio. La Regione Campania vuole esser la prima sulla riduzione dei costi della politica, sulla eliminazione degli sprechi".
Caldoro ha poi sottolineato: "Cari amici, sono scelte di una operazione più generale di risanamento dei conti che abbiamo avviato fin dal primo giorno. Con grande responsabilità tutto il Sud affronta una fase molto delicata. La situazione non è semplice, ci mancherebbe. Siamo nel pieno di un crisi che colpisce il Paese intero, che nasce da lontano e che vede coinvolta l’intera Unione Europea. La crisi è più forte nelle aree strutturalmente più deboli, come il Sud. Ma vi voglio rassicurare, noi in Campania abbiamo le carte in regola. Stiamo riducendo il deficit, recuperiamo sul debito. Non abbiamo fatto un euro di debito, spendiamo bene i fondi europei.
Infine il presidente ha detto: "Abbiamo la risorsa principale. Nella Regione più giovane d’Italia il nostro capitale umano rappresenta il motore per la ripresa.
Possiamo essere orgogliosi, tutti, del lavoro fatto. Il risanamento dei conti è la precondizione per lo sviluppo. La Campania era guardata con diffidenza, era considerata una ‘regione canaglia’, abbiamo invertito la rotta. Abbiamo recuperato la credibilità. Il merito è della nostra Giunta, del nostro Consiglio regionale. Dove la maggioranza e la opposizione si confrontano con serietà.
Il merito è vostro perchè al di là delle legittime proteste, delle diverse considerazioni che ognuno di noi può avere, avete capito il momento particolare e difficile che viviamo.
Andiamo avanti così. Con straordinari risultati e con un mare di criticità. Non ci scoraggiamo però. Ci siamo rimboccati le maniche, perchè quando vogliamo sappiamo essere i migliori".

venerdì, giugno 01, 2012

P.A.: Caldoro, apprezzamento per impegno Schifani e lavoro Senato


"Un ottimo risultato". Così il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro in merito alla modifica di legge, che ha avuto l'ok dal Senato, che permette alle Regioni in piano di rientro di avvalersi dei provvedimenti sulle compensazioni, sul fondo di garanzia e sui ritardi dei pagamenti della P.A.
"Adesso - sottolinea il presidente Caldoro - bisogna solo attendere il passaggio alla Camera. Siamo sulla buona strada grazie al lavoro di tutti. Dei Gruppi, della Commissione competente e del Governo che ha dimostrato disponibilità accogliendo la nostra richiesta.
Un apprezzamento sincero al presidente del Senato Renato Schifani per il suo qualificato ruolo di garante, per il sostegno di questi giorni e per l'impegno con il quale, ancora in queste ore, i suoi uffici seguono la vicenda.
In Senato le forze politiche, con grande senso di responsabilità, hanno lavorato perché le imprese e i cittadini delle Regioni in piano di rientro non subissero l’ esclusione dai benefici previsti dal fondo di garanzia anche per il settore della sanità", conclude Caldoro.

domenica, marzo 25, 2012

I pugni in tasca di Bellocchio

Dopo gli esordi promettenti di Olmi, Bertolucci, Taviani, Baldi, e De Bosio, il cinema italiano attraversa verso la metà degli anni Sessanta una fase di crisi. E' nel grigiore di questa situazione che compare il film di Bellocchio I pugni in tasca, ed è subito esplosivo, tanto che molta parte della critica ne parlerà come dell'esordio italiano più convincente dai tempi di Ossessione. Appena diplomatosi al Centro sperimentale di cinematografia, Bellocchio realizza il suo film con un budget ridottissimo. Lo ambienta nella sua terra natale, la provincia piacentina, in una villa dove vive una ricca famiglia, i cui membri sono tutti segnati da gravi malattie e tare ereditarie. Il film si fonda sul rapporto tra Augusto, il primogenito "normale", l'unico che conduce un'esistenza oltre le mura della villa e che mira a costruirsi un "avvenire" nel rispetto di tutte le regole del vivere borghese, e Alessandro (Ale), il fratello epilettico che alterna momenti di grande lucidità ad altri di assoluto delirio e la cui irrisolta tensione lo porta a distruggere violentemente tutto ciò che sembra impedire la realizzazione dei suoi contraddittori desideri. Egli decide così di eliminare uno a uno gli altri membri della famiglia, i suoi rami secchi - la madre cieca, il fratello demente, la sorella nevrotica - per potersi affermare attraverso un gesto estremo di totale liberazione. Scena cardine del film è proprio quella in cui Ale e la sorella Giulia festeggiano la morte della madre con un gran falò nel quale, come in L'âge d'or, vengono distrutti tutti i simboli del passato borghese che appartenevano alla donna. "I pugni in tasca si propone dunque, esplicitamente, come una parabola esistenziale, dove i personaggi, le conflittualità e gli accadimenti intendono riflettere allegoricamente la realtà delle relazioni interindividuali e del rapporto individuo/società" (L.Miccichè, Il cinema italiano degli anni 60, Venezia, Marsilio 1976, p.180). Come già avevano fatto i Taviani in Un uomo da bruciare, Bellocchio rifiuta l'ideologia del protagonista "tutto positivo" o "tutto negativo", dando corpo a una figura dialettica che, come quella di Ale, confonde una tensione positiva , rappresentata dal complesso dei suoi rifiuti, e una negativa, i modi attraverso i quali li realizza. E' proprio questa dimensione negativa che porterà il protagonista a una morte simbolica durante una crisi d'epilessia. Morte che sancisce l'incapacità del personaggio di muoversi verso una più autentica dimensione morale. Il film di Bellocchio, il cui titolo esprime la rabbia e la sostanziale impotenza del protagonista, rappresenta con grande vigore quel clima d'insoddisfazione, di tensione sociale e individuale, di frustrazione ormai insostenibile che troverà poi uno sbocco concreto, e ben diverso da quello scelto da Ale, nella rivolta del Sessantotto.
Non si può però tralasciare nell'analisi del film il ruolo svolto da Augusto, il fratello sano, l'ipocrita e perbenista rappresentante dei valori e delle norme della vita borghese. Sarà lui, infatti, a trarre tutti i concreti vantaggi degli omicidi di Ale, potendosi, grazie a questi, liberare del fardello di una realtà familiare che gli impedisce la piena realizzazione in un mondo borghese di cui condivide pienamente valori e ideali. Come in un giallo della Highsmith è Ale a eseguire quelle stesse azioni che Augusto forse vorrebbe compiere senza però averne il coraggio. Lo stesso Bellocchio ha avuto modo di affermare che in Augusto "coabitano due sentimenti: quello della sfiducia che il fratello minore metta in atto il suo piano, e quindi di irritazione, e quello che gli fa sognare la possibilità che questo possa avvenire. Cioè non ha abbastanza fiducia nel coraggio, nella decisione del fratello minore ma al tempo stesso si illude che possa farlo" (M. Bellocchio, Sincerità e violenza de "i pugni in tasca" in "Bianco e Nero", 1966, 5, p.36).
Altri elementi d'interesse del film sono la violenta critica all'istituzione familiare vista come realtà rivelatrice degli stessi meccanismi di sopruso e violenza, tanto materiali quanto psicologici, che governano l'intera società; l'attenzione al dato psicoanalitico, che poi conquisterà un posto di primo piano nell'ultima produzione del regista; il ricorso alla rappresentazione di una situazione limite, quasi grottesca, che non impoverisce gli assunti tematici del film ma al contrario ne evidenzia la portata allegorica.
La sceneggiatura del film è in Un film di Marco Bellocchio: I pugni in tasca, a cura di G. Gambetti, Milano, Garzanti, 1967. Il libro contiene anche l'interessante scambio epistolare Pasolini - Bellocchio. In esso Pasolini definisce il film "una specie di esaltazione della abnormità e della anormalità contro la norma del vivere borghese, contro le istituzioni e contro il livello della vita borghese, familiare. E' una rabbiosa rivolta dall'interno del mondo borghese". Oltre al già citato saggio di Lino Miccichè segnaliamo anche la recensione di Goffredo Fofi in Capire con il cinema. 200 film prima e dopo il '68, Milano, Feltrinelli, 1997, pp. 36 - 38, che vede il film come "un film partecipato, vissuto, nonostante tutte le trasposizioni simboliche di un soggetto spinto alle sue estreme conseguenze (malattia, crimine, incesto) e fino al limite del grottesco. E' peraltro questo a dargli tutta la sua ricchezza e originalità, la sua profondità poetica dentro una narrazione tutta prosastica e di lontana base naturalistica".
Un attento esame del mondo in cui il film disegna il sistema rappresentato dalle relazioni fra i diversi personaggi è in Sandro Bernardi, Marco Bellocchio, Firenze, La Nuova Italia, 1978, pp. 26 - 42. Alcune riserve sul film sono espresse, da una prospettiva marxista - lukacsiana assunta in modo forse un po’ troppo dogmatico, da Guido Aristarco in "Cinema Nuovo", 1966, 180. Una particolare attenzione agli aspetti linguistici del film e in special modo alla prevalenza di una dimensione descrittiva rispetto a una narrativa è evidente nelle recenzioni di Maurizio Ponzi in "Filmcritica", 1965, 161, e di Tommaso Chiaretti in "Cinema Sessanta", 1966, 57. Echi positivi anche in Francia, come testimonia l'intervento di Jacques Bontemps in "Cahiers du cinéma", 1965, 170, attento soprattutto al linguaggio simbolico del film. Fra le interviste a Bellocchio, oltre a quella già citata, ricordiamo anche quelle apparse in "Filmcritica", 1965, 161, e in "Cahiers du cinéma", 1965, 170.

venerdì, marzo 23, 2012

Formigoni Go Home, l’appello ai lombardi del consigliere regionale Chiara Cremonesi

Formigoni GO HOME, campeggia sulla pagina facebook di Chiara Cremonesi, coordinatrice nazionale e provinciale a Milano di Sinistra Ecologia e Libertà e, oggi, consigliera regionale in Lombardia.

Un ulteriore invito al Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, a fare un passo indietro, ad assumersi le proprie responsabilità come uomo e come politico, e a delegittimare la sua figura, ormai screditata, di rappresentante dei cittadini lombardi.

Un nuovo appello, che segue alle grida già risuonate più volte dell’ORA BASTA, ORA FORMIGONI SI DIMETTA, per un personaggio politico in declino e per la sua giunta regionale, con in carico sette tra assessori ed ex assessori inquisiti o condannati, contraddistinta da una condotta inammissibile, per alcuni surreale. Festini a luci rosse, casi di malasanità, rapporti con la criminalità, traffico illecito di rifiuti, è questo il quadro che emerge dalle indagini della magistratura a carico dei vertici di Regione Lombardia. Un quadro che raffigura un’azione di governo iniqua e dannosa ma, soprattutto, diffamante per se stessa e per i cittadini che rappresenta.

«Il nostro augurio è di riuscire a sottrarre la Regione al discredito in cui questo centrodestra l’ha gettata per ridare fiato e voce alla buona politica» scrive Chiara Cremonesi sulle pagine del suo blog. Ed ancora, le dimissioni di Formigoni «diventano l’unica strada praticabile per voltare pagina e restituire dignità e prestigio all’istituzione regionale».

Donna milanese, attivissima in Consiglio Regionale sui temi dei diritti, della legalità, del lavoro, delle donne, la Cremonesi argomenta dal suo sito personale gli interventi e l’operato di un mondo politico che vive quotidianamente, riportando dissensi e lamentele e proponendo uno spazio aperto di condivisione con le persone. In un momento politico ed economico in cui le istituzioni dovrebbero garantire ai cittadini supporto e sostegno per guardare con fiducia al futuro, la grida di denuncia della Cremonesi manifestano sulla rete l’urgenza e le necessità di una nuova politica maggiormente responsabile, sana, sociale.