Visualizzazione post con etichetta tibet. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tibet. Mostra tutti i post

martedì, febbraio 01, 2011

La gioielleria tibetana come espressione di empatia nei confronti della condizione tibetana

tibetan-knot-ring



La gioielleria tibetana potrà presto essere considerata artefatta, se la situazione attuale del popolo tibetano verrà prolungata. Torniamo un po’ indietro nel tempo per capire come un paese pacifico sia stato gettato nel caos.



Il Tibet è sempre stato conosciuto come la casa del santo Dalai Lama, un leader spirituale tibetano buddista che governa questo popolo con la pace, l’amore e la saggezza. Tutti i Dalai Lama hanno sempre usato la diplomazia e l’attivismo non violento per gestire le minacce come l’attuale occupazione del paese da parte delle forze armate cinesi.



La storia del Tibet



Per secoli il Tibet è stato un impero unito composto da stati indipendenti, territori e province vassalli. Il popolo si rivolgeva a sua santità il Dalai Lama, ed ai suoi discendenti, come suo leader spirituale. Quando il partito comunista ha rovesciato la Cina nel 1949, comunque, il paese cominciò ad esercitare il suo potere sul Tibet, sostenendo che avrebbe dovuto far parte del territorio cinese. Nel 1950, l’Esercito di Liberazione Popolare iniziò ad infiltrarsi silenziosamente nel Tibet, forzando così il Dalai Lama e gli altri funzionari del governo a lasciare la capitale. Vennero convinti a ritornare a Lhasa, ma nel settembre 1951, le “forze di liberazione” cinesi presero la capitale.



Con il passare degli anni si presentò nel paese una dilagante carestia a causa della presenza di migliaia di membri dell’Esercito di Liberazione Popolare (PLA). Il sistema agricolo del paese non poteva semplicemente produrre cibo per un così grande numero di persone. I rivoltosi non violenti crebbero di numero così come i cittadini tibetani che protestavano contro l’occupazione cinese. Dopo una forte resistenza dei ribelli, il PLA cominciò a farsi violento e più militante, bombardando e saccheggiando i monasteri nel paese e persino torturando e giustiziando i monaci ed i leader dei guerriglieri.



L’occupazione cinese, che continua ancora oggi, ha distrutto il semplice ed una volta pacifico paese. I diritti umani dei cittadini tibetani sono stati violati, migliaia di vite sono andate perdute, le persone torturate e in centinaia sono prigionieri politici. Sapendo questo, possiamo chiudere gli occhi e lasciare che tutto ciò accada? È tempo di prendere posizione e di fare la nostra parte per aiutare il Tibet a liberarsi da questa oppressione.



La gioielleria tibetana per la pace e l’unità



Le persone hanno mostrato il loro sostegno alla causa tibetana promuovendo la gioielleria tibetana. Indossando un anello tibetano o un ciondolo, per esempio, si può mostrare al mondo che si vuole combattere per la causa del Tibet e per la libertà del popolo tibetano di praticare la loro fede. La popolarità della gioielleria tibetana è anche un segno della crescita dei credenti del buddismo tibetano nel mondo occidentale, specialmente negli Stati Uniti ed in Europa.



L’artista di gioielleria cosmica David Weitzman ha creato una speciale Gioielleria tibetana, basata su numerosi simboli sacri del Buddismo tibetano. L’artista utilizza il nodo tibetano, la parola Ohm, il loto ed altri simboli per creare bei ciondoli, anelli e braccialetti che ricordano a chi li indossa il ciclo della vita e della morte e che la libertà che parte dall’accessorio può portare all’illuminismo.



Alcuni possono anche scegliere di indossare un ciondolo dell’Ohm o un anello del loto per significare la loro posizione contro l’oppressione cinese a favore del Tibet. Un esempio della gioielleria tibetana che può essere indossato per mostrare il tuo sostegno al Tibet è l’anello tibetano. Realizzato nella forma del nodo tibetano, questo anello simbolizza la morte e la rinascita — il ciclo della vita. Può anche significare il modo in cui il mondo sia imperniato sulle conseguenze ed il rapporto karmico.



Il Tibet è un paese sacro ricco di storia e di tradizione. Ma tutto ciò è minacciato dall’attuale occupazione cinese. Aiuta il Tibet a preservare le sue risorse naturali, la sua cultura e la sua libertà. Indossando la gioielleria tibetana puoi dare speranza a questa bella nazione.



In qualunque modo sceglierai di indossare la gioielleria tibetana instillerai in te stesso il potere della fede buddista ed otterrai la pace interiore.



venerdì, maggio 29, 2009

AL RIENTRO DAL TIBET LA MOSTRA FOTOGRAFICA "IMAGINE" CON ASTA DI BENEFICENZA



La viaggiatrice in solitaria e fotografa Raffaella Milandri,
di San Benedetto del Tronto, partecipa al Festival della Pace con la
mostra "Imagine", che si tiene dal 29 maggio al 7 giugno presso l'Hotel Calabresi in Piazza Giorgini a San Benedetto del Tronto, ingresso libero.
La mostra ci trasporta ai confini tra Nepal e Tibet, tra fratelli
tibetani in esilio e soldati che pattugliano i confini.
La quotidianità appare sconvolta ma non rassegnata,
in una tensione carica di dignità , aspettando che il mondo reagisca in
maniera determinante.
Il 2 giugno alle ore 19.00 si terrà una asta di beneficenza delle foto ,
con battitore d'eccezione l'Assessore Paolo Canducci.
Il ricavato dell'asta andrà interamente devoluto dal Comune di San
Benedetto del Tronto al
SOCIAL WELFARE CENTRE BRIDDHASHRAM, che si trova a Pashupati, in Nepal.
E' un centro che accoglie 245 anziani nepalesi, senza famiglia, o
abbandonati.
Il centro vive con aiuti e donazioni e parziale sostegno statale .
Associazioni di volontariato
internazionali mandano ragazzi e ragazze ad accudire gli anziani.
Le condizioni di questi anziani , documentate da Raffaella Milandri,
sono quanto mai precarie e miserevoli. Il centro si trova in un
complesso di templi Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco:
all'interno di esso gli anziani possono pregare,
ma il sostegno della religione va rafforzato con aiuti umanitari
sostanziosi.
Ad esempio, non hanno una cucina ma solo fuoco di legna e pentoloni.
"Mi hanno profondamente toccato il cuore con i loro sorrisi disarmanti e
il loro bisogno di contatto umano, oltrechè di beni di prima necessità .
Grazie al Comune di San Benedetto, e ai partecipanti all'asta,
conto di infondere in loro nuovi sorrisi e conforto."

IL RIENTRO DAL TIBET
"Ogni volta che parto, metto in cantiere la possibilità di perdere
tutto: bagaglio e salute.
I rischi sono sempre molti. Ma il furto del mio portafoglio (con soldi,
carta di credito e bancomat) a Lhasa mi ha colto alla sprovvista.
Non tutto il male viene per nuocere : ho scoperto tutto il calore
della generosità tibetana,
e l'immediatezza della generosità degli italiani su Facebook (che
seguivano il mio diario dal Tibet in diretta) .
La mia guida tibetana mi ha restituito la mancia che gli avevo dato, i
gestori tibetani dell'albergo mi
hanno offerto vitto e alloggio gratis. Decine di persone su Facebook si
sono mobilitate pronte a spedirmi
soldi , bonifici, aiuti. Una bella esperienza, grazie ancora a tutti,
dal profondo del mio cuore"
"Nel frattempo quando sono tornata in Nepal da Lhasa, era caduto il
governo nepalese e mi sono trovata
tra manifestazioni, scioperi, blocchi dei maoisti. In bocca al lupo ai
nepalesi per risolvere i loro problemi davvero gravosi."

L'AUTRICE
Raffaella Milandri, viaggiatrice in solitaria e fotografa di San
Benedetto del Tronto,
indaga tra popoli e culture con estrema curiosità , ritraendo momenti
carichi di intenso significato emozionale.
«Viaggiare in solitaria crea il necessario distacco dal mio quotidiano
che mi permette un temporaneo ma completo abbandono al modo di vivere
dei popoli che sto visitando: mi permette di essere immersa
incontaminata nella loro cultura e respirarne l'essenza. Io mi
assimilo alle genti che studio per catturarne l'immagine autentica,
perchè mi vedano come una di loro - non come un forestiero - adatto
sempre i miei abiti e i miei gesti alla cultura locale.»

“La mia è street photography, pura fotografia di strada.

Nessuna posa, né situazione creata o artificiale: ritraggo le persone e le situazioni così come sono, magari appostandomi per ore fino a far parte del paesaggio locale. Quando viaggio ho talvolta dei colpi di fulmine : alcune persone che incontro mi diventano personaggi. E' un innamoramento vero e proprio, il sorriso, lo sguardo, il modo di fare. Mi apposto e cerco di avvicinarmi con discrezione per poter fare una foto e sapere la loro storia.

L'autrice collabora con la Fototeca Storica Nazionale Gilardi (MI) ed ha
all'attivo fotoreportage in Giappone, Australia, India, Nepal, Usa,
Canada, Egitto e in vari paesi europei. In preparazione un libro sui
suoi viaggi.

Per comunicazioni e contatti 335 6126630

email info@europrinters.it

lunedì, marzo 16, 2009

Il Tibet vincerà

Partendo da illustri e ben note figure quali il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso, il capo spirituale e politico della migrazione forzata tibetana, fino al più umile studente di Lhasa o al nomade fuggitivo della remota regione del Kham, il racconto del documentario intreccia indicazioni etiche e testimonianze dirette, che non rimangono localizzate esclusivamente alla dimensione del Tibet occupato ma, approdano alla sensibilità universalmente condivisa, della lotta alla violazione degli elementari diritti dell'uomo. Il viaggio nell'Himachal Pradesh, l'incontro con la comunità della diaspora, le lezioni spirituali del Dalai Lama al tempio Tsuglakhang, le serrate marce di protesta dei movimenti insurrezionalisti dei giovani tibetani, la decorosa, muta opposizione di migliaia di monache e monaci perseguitati, torturati, espulsi dai propri antichi monasteri, la rara testimonianza di un sopravvissuto alla rivolta del marzo 2008, sono solo alcuni dei capitoli esposti nel lungo, dettagliato reportage dal titolo “Bod Gyalo – Il Tibet vincerà”, presentato in prima visione nazionale al Teatro Don Mazza di Verona. Un viaggio, dunque, nel cuore della resistenza non-violenta attiva e passiva tibetana, per non dimenticare che il 2009 è un anno ricco di fatidiche ricorrenze per il “Paese delle Nevi”: dall'anniversario dell'ultima sommossa di Lhasa, che ha scatenato l'attuale, invisibile repressione della società civile tibetana, ai cinquantanove anni di occupazione militare cinese del Tibet, ai cinquanta anni di forzata fuoriuscita dell'attuale XIV Dalai Lama, rifugiatosi nelle terre indiane dell'esilio di Dharamsala. Il film-documento è dedicato alla memoria di Kelsang Namtso, monaca diciassettenne uccisa dalle guardie di frontiera cinesi durante l’attraversamento dell’Himalaya.

Sabato 21 Marzo 2009 alle ore 21.00, presso il Teatro Don Mazza (ex Centro Mazziano – via Madonna del Terraglio, 10 - zona Ponte Pietra), il giornalista free-lance Giulio Spiazzi presenterà il film-reportage dal titolo “Bod Gyalo”, per mettere in luce l’interminabile tragedia del popolo tibetano, costretto all'esilio. Il documento, realizzato assieme al coautore e tecnico del suono Davide Bazzani, durante il fatidico periodo delle Olimpiadi di Beijing dell'agosto 2008, è uno spaccato di denuncia incentrato sulle testimonianze di chi vive quotidianamente l'emarginazione, dovuta allo “status” di “rifugiato politico permanente”.

Autori: Giulio Spiazzi – Davide Bazzani. Editing: Damiano Agosti. Coordinatore di Rete: Gianluca Ribuoli. Voci: Ada Touré, Francesca Touré, “Dado” Moroni.

mercoledì, marzo 11, 2009

Il Tibet Vincerà - un documentario inedito

Sabato 21 Marzo 2009 alle ore 21.00, presso il Teatro Don Mazza (ex Centro Mazziano – via Madonna del Terraglio, 10 - zona Ponte Pietra), il giornalista free-lance Giulio Spiazzi presenterà il film-reportage dal titolo “Bod Gyalo”, per mettere in luce l’interminabile tragedia del popolo tibetano, costretto all'esilio. Il documento, realizzato assieme al coautore e tecnico del suono Davide Bazzani, durante il fatidico periodo delle Olimpiadi di Beijing dell'agosto 2008, è uno spaccato di denuncia incentrato sulle testimonianze di chi vive quotidianamente l'emarginazione, dovuta allo “status” di “rifugiato politico permanente”. Partendo da illustri e ben note figure quali il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso, il capo spirituale e politico della migrazione forzata tibetana, fino al più umile studente di Lhasa o al nomade fuggitivo della remota regione del Kham, il racconto del documentario intreccia indicazioni etiche e testimonianze dirette, che non rimangono localizzate esclusivamente alla dimensione del Tibet occupato ma, approdano alla sensibilità universalmente condivisa, della lotta alla violazione degli elementari diritti dell'uomo. Il viaggio nell'Himachal Pradesh, l'incontro con la comunità della diaspora, le lezioni spirituali del Dalai Lama al tempio Tsuglakhang, le serrate marce di protesta dei movimenti insurrezionalisti dei giovani tibetani, la decorosa, muta opposizione di migliaia di monache e monaci perseguitati, torturati, espulsi dai propri antichi monasteri, la rara testimonianza di un sopravvissuto alla rivolta del marzo 2008, sono solo alcuni dei capitoli esposti nel lungo, dettagliato reportage dal titolo “Bod Gyalo – Il Tibet vincerà”, presentato in prima visione nazionale al Teatro Don Mazza di Verona. Un viaggio, dunque, nel cuore della resistenza non-violenta attiva e passiva tibetana, per non dimenticare che il 2009 è un anno ricco di fatidiche ricorrenze per il “Paese delle Nevi”: dall'anniversario dell'ultima sommossa di Lhasa, che ha scatenato l'attuale, invisibile repressione della società civile tibetana, ai cinquantanove anni di occupazione militare cinese del Tibet, ai cinquanta anni di forzata fuoriuscita dell'attuale XIV Dalai Lama, rifugiatosi nelle terre indiane dell'esilio di Dharamsala. Il film-documento è dedicato alla memoria di Kelsang Namtso, monaca diciassettenne uccisa dalle guardie di frontiera cinesi durante l’attraversamento dell’Himalaya.

Autori: Giulio Spiazzi – Davide Bazzani. Editing: Damiano Agosti. Coordinatore di Rete: Gianluca Ribuoli. Voci: Ada Touré, Francesca Touré, Edgardo “dado” Moroni.

domenica, giugno 15, 2008

Miniguida del Nepal per viaggiatori





Come viaggiatrice in solitaria e come fotografa, sento doveroso raccogliere alcuni consigli che sono orientati più al viaggiatore che al turista, a colui o colei che intende il viaggio come esperienza di vita e full immersion in una cultura molto diversa dalla nostra. La prima regola per il viaggiatore è il rispetto del Paese e del popolo che si va a conoscere, nelle usanze, nei costumi, nella religione, nella dignità.
Nonostante la posizione strategica tra India e Cina, i due stati più popolosi del pianeta, il Nepal è effettivamente un’isola culturale a sé stante. Con i suoi scarsi 30 milioni di abitanti, in Nepal si respira aria di una civiltà indomita : terra martoriata da atti terroristici, povertà ma non miseria, presenza ovunque di militari(32 campi militari solo nel parco Chitwan!!), mai è stata conquistata dal colonialismo, e qui la monarchia dopo circa 250 anni sta lasciando il passo alla Repubblica. Negli occhi dei nepalesi si legge una fierezza, una onestà e una matrice culturale dalle profonde radici. Il popolo del Nepal apprezzerà il rispetto che possiamo recare loro come viaggiatori, aprendoci un cuore generoso. Non fermatevi alle località turistiche, ai ristoranti per turisti, andate ad esplorare la identità di questo popolo nei villaggi, nei piccoli monasteri, nei campi dove mietono il grano. Interagite con i nepalesi parlando, magari con l’aiuto di una guida e interprete, fatevi raccontare cosa pensano e cosa sognano. Al primo posto dei loro sogni c’è la pace per il loro Paese, una pace che porti prosperità, istruzione, miglioramenti tecnologici. Mi sono seduta spesso, durante il mio viaggio, a guardare il telegiornale con i nepalesi, e spesso ho chiesto a quale casta appartenevano, e posto mille domande-fors’anche indiscrete- per capire di più. In questo 2008 speranza e ottimismo sono i sentimenti dominanti, anche se qui i volti sono spesso seri , ed è una conquista poterli far sorridere. I nepalesi sono poveri ma molto dignitosi e affaccendati . Come viaggiatrice in solitaria e come fotografa, raccolgo qui alcuni consigli per il viaggiatore che intende il viaggio come esperienza di vita e full immersion in una cultura diversa. La prima regola per il viaggiatore è il rispetto del Paese e del popolo che si va a conoscere, nelle usanze, nei costumi, nella religione, nella dignità. Ecco la mia miniguida divisa per argomenti:
DOVE ANDARE E COME SPOSTARSI
DOVE DORMIRE
DOVE E COSA MANGIARE
BEVANDE
ABBIGLIAMENTO
VACCINI E MEDICINE
SOLDI , MANCE, ELEMOSINE
GUIDE
FOTO
LINGUA
CLIMA
TELEFONO E INTERNET
DONNE SOLE
DOVE ANDARE E COME SPOSTARSI
Imperdibile la vallata di Kathmandu: tra le varie località, Pashupatinath (induista) , Bodhnath (buddhista), Bhaktapur che è un vero gioiello, Patan etc.Kathmandu è piena di gente con le mascherine antismog, piena di traffico, direi invivibile a meno che non ci si voglia rinchiudere in quel serraglio per occidentali – e con prezzi da occidentali-che è la zona di Thamel. Sulle sponde del fiume Bagmati tendopoli e povertà sono incorniciate da rifiuti.Ad ovest di Kathmandu, deliziosa una passeggiata a Devghat, una serata a Bandipur (anche se molto turistica), un salto in funivia a Manakamana, impegnativa ma interessante la scalata di 1500 gradini a Gorkha Mandir.Ad est di Kathmandu, Nagarkot e Dhuliket offrono viste mozzafiato sull’Himalaya(ma solo da settembre ad aprile, poi le nuvole e la nebbia offuscano tutto), Namobuddha è una scoperta, con il suo monastero buddhista fuori mano e fuori dalle guide turistiche. Il Parco Chitwan –a sud - è molto turistico ma imperdibile, consiglio il giro in elefante all’alba ma se potete permettervelo prendete un elefante solo per voi, per godervi dei momenti indimenticabili nella giungla. Godetevi la pacifica convivenza di induisti e buddisti facendo un mix di luoghi sacri ad entrambe le religioni. Ah, ovviamente c’è il trekking che regna sovrano, con tanti percorsi: procuratevi una buona cartina! Per spostarsi anche di molti chilometri potete prendere un taxi (15-20 euro circa al giorno per l’intera giornata),un microbus o un autobus che però spesso può essere sovraffollato, preparatevi a viaggiare sul tetto. Dentro Kathmandu un risciò va benissimo, ma attenzione allo smog. Al momento in cui scrivo, l’accesso al Tibet è chiuso, ma tutta la zona nord-est del Nepal verso il Tibet è da scoprire.
DOVE DORMIRE:
non è necessario prenotare, a meno che non si abbiano esigenze particolari o non ci si rechi in posti come Bandipur (piccola e molto turistica) Gli alberghi sono in genere puliti e decorosi per circa 6/8 euro a notte, bisogna SEMPRE chiedere di vedere prima la camera, controllate se si affaccia sulla strada poiché ovunque al mattino presto è rumoroso. Verificate che ci sia l’acqua a tutte le ore, controllate che ci siano candele sul comodino, l’elettricità va via spesso.DOVE E COSA MANGIARE:
nei ristorantini solo per nepalesi potete tranquillamente mangiare con 0,50 euro; nei posti per turisti si arriva anche a 10 euro a testa. La cucina nepalese è abbastanza varia, dal vegetariano al non veg, con carne di bufalo, montone , pollo. La cucina newari è molto caratteristica, con frittelle di sangue, salsicce di lardo, etc etc. Decidete se sperimentare……..Le condizioni igieniche sono spesso precarie, ma in linea di massima accettabili.
BEVANDE:
attenzione all’acqua del rubinetto, sempre meglio bevande sigillate. Birra e superalcolici si trovano facilmente, in Nepal producono molte varietà di whisky e rum a basso prezzo – con conseguenze negative sulla popolazione dopo le 8 di sera…..
ABBIGLIAMENTO:
indipendente dalla stagione, consiglio sempre maniche lunghe, sia per uomini che per donne, e calzoni lunghi (o gonne) per due motivi: prima di tutto per integrarsi con i nepalesi e con le loro usanze e la loro cultura, e di conseguenza, rispettandoli, avere il loro rispetto spontaneo. Poi , soprattutto nei mesi caldi, per mantenere il calore corporeo e contenere l’evaporazione (consigliabile lino e tessuti traspiranti), nonché evitare scottature. Scarpe: parola d’ordine: SCARPE COMODE;
consigliabili scarpe chiuse, per evitare la sporcizia nelle strade ed eventuali insetti nei prati; al tempo stesso facilmente sfilabili, per entrare nei templi.
VACCINI E MEDICINE:
quando si viaggia è preferibile essere previdenti in materia di salute, perciò consiglio la profilassi antimalarica (da comprare in Italia e iniziare a prendere il giorno prima della partenza) soprattutto se andate nei parchi tipo Chitwan ; sempre consigliabili l’antitetanica e vaccini per l’epatite A e B. Se avete intenzione di camminare in zone isolate, consiglio anche l’antirabbica: vi sono moltissimi cani randagi e talvolta mordono. Da portarsi dietro: un antibiotico, un antidiarroico, degli integratori minerali e vitaminici, pomata cortisonica, antipiretico, antizanzare, salviettine disinfettanti(utilissime) e soprattutto fatevi consigliare dal medico un medicinale per il mal di montagna, se andate oltre i 2000 metri.
SOLDI , MANCE, ELEMOSINE:
bisogna sempre considerare il tenore di vita del luogo, e quindi diffidare da chi vi chiede 30, 50 o 100 dollari per un souvenir anche se pregiato. A Patan un venditore di coltelli artigianali (la mia passione!) mi ha seguito per tre ore partendo da un prezzo di 150 dollari. Alla fine me la sono cavata con 1000 rupie nepalesi (10 euro) . Una mancia di 50 rupie è sufficiente, al tassista o al cameriere o al facchino. Adeguatevi al valore dei soldi del Paese dove vi trovate, onde non fare la figura dei “ricconi” occidentali. E’ molto facile, con il vostro atteggiamento, lasciare delle impressioni negative che andranno poi a mutare i modi di fare nei confronti dei turisti in genere. Essere parsimoniosi e oculati serve anche a farsi rispettare maggiormente. Consiglio: tenete i vostri soldi in posti diversi, magari anche nella classica cintura a fascia, e spartite in due tasche diverse i tagli piccoli di denaro e i tagli grandi, così non mostrerete di avere molto denaro ogni volta che pagate qualcosa. Non date assolutamente denaro ai bambini: è un modo per invogliarli all’accattonaggio. Se volete, comprate loro dei dolcetti o delle penne o dei quaderni. Attenzione: a Bhaktapur (dove ci sono molti turisti) tanti bambini hanno questo approccio: chiedono di quale paese siete, quando dite che siete italiani, loro dicono “Capitale Roma” e poi “comprare libro” (incredibile!!se prendo chi glielo ha insegnato….) Chiederanno di comprargli un dizionario. Ebbene, nel 90% dei casi, sono d’accordo con il negoziante , quindi se comprate il dizionario poi i bambini lo riporteranno al negozio e si faranno dare i soldi indietro (meno una parte per il negoziante). E’ una forma “evoluta” di accattonaggio. Se proprio vi fate convincere, una volta comprato il dizionario scriveteci sopra con la penna una vostra dedica e il vostro nome, così non potranno rivenderlo.
GUIDE:
in Nepal con pochi euro (5 o 10 al massimo) potete procurarvi una guida del posto, più o meno accreditata. Magari non vi saprà citare la storia di un monumento, ma è ottimo come interprete per poter comunicare con i nepalesi che non conoscono l’inglese, e vi spiegherà magari come comportarvi nei templi e nei luoghi religiosi: si può fare, non si può fare. Almeno per un giorno, consiglio di provare.
FOTO
Chiedete SEMPRE il permesso prima di fare una foto in primo piano, rispettate la dignità delle persone. Se qualcuno non vuole una foto, non forzate e rispettate. Se vi chiedono dei soldi per una foto, possibilmente rifiutate, onde non far intraprendere il ruolo di accattoni anche in futuro ai soggetti che fotografate. Monaci buddisti e santoni invece sono abituati a vivere di elemosina, perciò non è scorretto dargli 50 rupie.
LINGUA
L’inglese è indispensabile per muoversi al di fuori di tour organizzati. In alcuni casi può non bastare, se non siete bravi mimi procuratevi una guida. Esistono alcuni dizionari di nepalese, per gli studiosi…(o secchioni)
CLIMA
In generale, i monsoni durano da giugno a settembre: le strade all’interno sono difficilmente percorribili e con molte frane. Informatevi bene prima di scegliere il periodo del viaggio e la zona da visitare. In alcune zone è molto freddo in inverno e le strade sono chiuse. Se noleggiate una macchina è meglio una 4x4.
TELEFONO E INTERNET
Ad oggi, non esiste operatore italiano che offra una tariffa conveniente per chiamare o ricevere telefonate dal Nepal col cellulare : la media è di 3 euro al minuto se si chiama dal Nepal e 2 euro al minuto se si riceve una telefonata dall’Italia. E’ consigliabile quindi comprare una scheda ricaricabile con un numero nepalese, il costo è molto limitato. Bisogna portarsi due foto tessera per richiedere il numero, e fornire la copia del passaporto. Attenzione, chiedete una sim card Meromobile, e non del provider governativo che ci mette anche un anno per rilasciare una scheda nuova!!. Per telefonare invece dal telefono fisso, i telefoni sono molto frequenti e il costo al minuto può essere in media di 20/35 rupie al minuto, ance se la linea alle volte è molto disturbata. L’alternativa è parlare con Skype, ma gli internet point non sono moltissimi ( 20 rupie all’ora) e anche qui la connessione può avere problemi.
DONNE SOLE
Raccomandazioni:
1) vestirsi in modo appropriato (gonne o pantaloni lunghi, maniche lunghe)
2) non andare in giro da sole dopo le 9 di sera: non c’è vita mondana, a una certa ora vi sono ubriachi in giro e può essere pericoloso
3) non dare troppa confidenza se non si vuole essere molestate. Un aneddoto: ero sulla jeep nel parco Chitwan, da sola con l’autista e la guida nel retro, di fronte a me. Costui aveva già mostrato il vizio di toccarmi spesso la spalla mentre parlava, gesto per me fastidioso e per la sua cultura poco rispettoso nei confronti di una donna. Ad un certo punto mi mette una mano sul ginocchio: conto fino a tre e poi SCIAFF!! Gli schiaffeggio la mano e gli spiego che per la mia cultura, in Italia, questi gesti con una donna li può fare solo a) il proprio marito b) una amica femmina. Mi guarda un po’ incredulo, ma io risoluta gli ripeto le “usanze italiane” e a questo punto lui smette del tutto. Talvolta è importante essere decise e autoritarie onde evitare trattamenti maleducati e audaci; purtroppo qui le donne occidentali hanno fama di essere “facili” e ho dovuto ricorrere ad una ferrea “morale” in uso nel mio paese per scoraggiarlo. Se sapesse invece qui da noi…….

sabato, maggio 03, 2008

Nepal, il nuovo viaggio della fotografa e viaggiatrice in solitaria Raffaella Milandri



Maggio 2008: la fotografa e viaggiatrice in solitaria Raffaella Milandri partirà per il Nepal e la zona himalayana dell’Himachal Pradesh, in India, alla ricerca di nuove immagini e nuove emozioni. Dopo le recenti elezioni vinte-a sorpresa- dal Partito comunista-maoista in Nepal, il futuro di questo stato-cuscinetto tra India e Cina sembrerebbe rasserenarsi.

Raffaella Milandri , ( che vive a San Benedetto del Tronto, nelle Marche) , parla dei preparativi per la nuova partenza: “La mia valigia? Un occhio di riguardo alla attrezzatura fotografica, molta attenzione a medicine, vaccini e prevenzione sanitaria, un guardaroba scarno, pratico e rispettoso della cultura della gente del luogo . Perché in ogni Paese si deve essere come ospiti graditi in casa altrui, e ci si deve comportare come tali. Studiare la cultura di un Paese prima di visitarlo è fondamentale per non essere come “un elefante nel negozio di cristalli” nella morale e nei valori di un popolo. Non è la stessa cosa, ma come guarderebbe un bambino italiano un indigeno amazzonico, seminudo, che mangia le tagliatelle con le mani in una trattoria a Milano? Così gli abitanti locali guarderebbero noi se andiamo in giro in India o Nepal con canottiera, minigonna o mangiando il cibo con la mano sinistra.”
Le immagini dei reportage di Raffaella Milandri rappresentano la riproduzione visuale delle intense emozioni e dei profondi sentimenti che animano lo spirito di questa artista, che è prima di tutto una "viaggiatrice" nel senso più puro del termine. Dall'Australia al Giappone, dagli Stati Uniti all'India, il suo peregrinare solitario è mosso dell'inesauribile desiderio di conoscere i popoli e le culture più distanti geograficamente ed intellettualmente dall'Europa. Le sue fotografie sono il frutto della sua curiosità e della sua voglia di indagare, confrontare e scoprire motivi di affinità ed integrazione tra genti pur diversissime.
Dice l’artista a proposito della sua ispirazione: "Una passione infinita per la fotografia e una brama sconfinata di viaggiare creano in me una dimensione spirituale ideale per la ricerca dell'essenza dell'uomo e delle sue impronte su ciò che lo circonda, in tutte le sfaccettature. Il mio terzo occhio è la macchina fotografica, con la quale cristallizzo il quotidiano in un momento senza tempo. Nei miei viaggi cerco di fondermi con il paesaggio e con le persone, perchè tutto abbia la massima naturalezza, compreso l'occhio di chi guarda il mio obiettivo. Inoltre, ho il massimo rispetto per i soggetti ritratti, se non c’è il consenso ad una foto non ci deve mai essere violazione della libertà dell’individuo e dei suoi valori.”
L’interesse di Raffaella Milandri è imperniato in particolare sui volti e sui gesti degli individui, ritratti nella naturalezza del loro vivere quotidiano, con un occhio particolare alle donne e alle condizioni talvolta disagiate in cui vivono in alcuni Paesi. Le sue foto sono infarcite di informazioni, statistiche, dettagli certosini sulla cultura dei popoli visitati.
Parla dei suoi viaggi: “Tutt’oggi, in molti Paesi, la sensazione di libertà del viaggiare e il contatto con le varie popolazioni devono essere “filtrate” e “polarizzate” dall’esigenza di sicurezza, tenendo conto di religioni, costumi, usanze e pericoli comuni. Al tempo stesso, come donna, nasce spontanea una attenzione particolare alle donne e alla loro realtà nei vari Paesi. Nelle esperienze indiane, ad esempio il mio contatto con donne e bambini e l’ingresso nelle loro vite quotidiane e nelle loro case mi viene facilitato dall’essere donna; al contrario, mi accade talvolta che la tradizione culturale indiana, tuttora di accentuata tendenza maschilista, al contrario, mi accade talvolta che la tradizione culturale indiana, tuttora di accentuata tendenza eriga una barriera di fronte alla donna che voglia approfondire certe tematiche o accedere a certi ambienti.

Solo da pochi anni, il Governo indiano si è accanito decisamente nel cercare di debellare il feticidio femminile, ampiamente usato in passato laddove, nelle famiglie povere, la nascita di una femmina significava una bocca da sfamare e una dote da pagare alla famiglia del futuro marito.Si legge nella foto di un cartello in pieno centro a Calcutta: “Female feticide is a crime”

Nel mondo del lavoro è facile che le donne vengano usate in lavori pesanti,
in cantieri edili o stradali , e in alcune mie immagini ritraggo uno stile di vita decisamente duro .
Ad Ahmedabad (da dove ha operato a lungo Gandhi, n.d.r.), ho visitato la SEWA , fondata nel 1972 da Ela Bhatt: è una Associazione e cooperativa per la tutela di donne lavoratrici autonome e senza regolare salario e assistenza sanitaria. Nel 2005 è arrivata a contare 800.000 iscritte in tutta l’India.
Qui troviamo venditrici ambulanti, artigiane che lavorano a casa, lavoratrici edili ed agricole, lavandaie, raccoglitrici di carta e così via. Questa importante Associazione tutela gli interessi di queste lavoratrici autonome, come portare i minimi salariali a livello di sussistenza , e organizza corsi per combattere l’analfabetismo, per la gestione della propria attività, per l’utilizzo del computer, corsi di management e leadership orientati a portare le donne alla conquista di posti di dirigenza.”

Conclude Raffaella Milandri: “ La cartina di un Paese è per me come una mappa del tesoro, che cela nuovi posti e nuove emozioni da scoprire. Non ho paura di viaggiare da sola: con l’esperienza si affina un sesto senso, una specie di campanello d’allarme che suona solo quando è necessario. L’importante è rispettare sempre le usanze del luogo, soprattutto in un Paese fortemente religioso. Rispettare le persone è il modo migliore per essere rispettati. In viaggio da sola, faccio vita frugale, evito i posti solo per turisti, mangio e bevo come le persone del posto, vado a dormire presto la sera e mi alzo all’alba per catturare la luce migliore nelle mie foto.”