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giovedì, ottobre 30, 2008

Casa Editrice Carabba, editori d'altri tempi

Chi viene a trovarci nella nostra sede di Cambiago ed ama curiosare sui tavoli dedicati ai libri di modernariato, in questo periodo si imbatterà in una corposa serie di titoli (più di 150) di una elegante collana di libri di piccolo formato, rilegati da copertine telate di colori diversi e ornate da gustose decorazioni floreali.

La collezione faceva parte del lascito di una corposa biblioteca che, per titoli e tipologie di volumi, dava un’idea molto concreta e interessante del clima e delle scelte culturali di una colta famiglia borghese degli anni ‘20/’30.

La collana in questione, con la sua varietà di titoli, che vanno dagli scritti minori di tanti autori italiani e stranieri, a libri di spiritualità occidentale, ma soprattutto orientale, a raccolte di poesie, fiabe, canti di nazioni e culture straniere, ci dà un’idea di quella che è stata la storia e la peculiarità, nel panorama culturale italiano della fine ‘800 e della prima metà del ‘900, di una delle più singolari esperienze editoriali dell’Italia del Sud: la Casa Editrice Carabba di Lanciano.

L’avventura di questa casa editrice inizia grazie all’intraprendenza e al coraggio di un giovanissimo (23 anni !) operaio apprendista di una tipografia, Rocco Carabba (1854-1924), che con un torchio ed una stampatrice azionata a mano, acquistati con un prestito di 400 lire, decide di mettersi in proprio nel 1877.

Il primo grande successo per la neonata casa editrice arriva nel 1880, con la pubblicazione della seconda edizione “riveduta con penna e fuoco” di “Primo Vere” di Gabriele D’Annunzio. Il punto di forza del giovane editore si conferma, negli anni, nella scelta, come collaboratori e direttori delle varie collane che via via uscivano dai torchi di Lanciano, di alcuni tra i più rappresentativi esponenti della cultura del tempo: da Salvatore Di Giacomo, curatore della collana “I santi nell’arte e nella vita” a Giovanni Papini, un vero guru per un’intera generazione di giovani intellettuali italiani: a lui viene affidata la più famosa e coraggiosa collana della Casa, la collana “Cultura dell’anima”, che pubblicò, dal 1909 al 1938, 163 titoli di opere “rare, o dimenticate, o nuovissime e discusse”.

La decorazione della copertina fu affidata ad Ardengo Soffici e tra i curatori troviamo, oltre a Papini, studiosi ed intellettuali del calibro di Prezzolini, Amendola, Praz, Sapegno, Gobetti, Flores D’Arcais e molti altri giovani studiosi legati alla contemporanea ricchissima fioritura di periodici culturali fiorentini, quali il “Leonardo”, “Hermes”, “La Voce” e “Lacerba”. I titoli della Collana rispecchiano gli interessi e “l’avidità culturale di una intera generazione, moderna, curiosa, polemica, che credeva nella rinascita spirituale, nelle potenzialità creative dell’uomo e si apriva agli stimoli di tutte le scuole di pensiero, anche a quelle più lontane dalla cultura occidentale” (da F. Samaritani “Rocco Carabba editore”, da La Repubblica Letteraria, 2005).

Dal 1910 Papini diresse anche la collana “Scrittori nostri”, panoramica su opere poco note della letteratura italiana, anche in questo caso affiancato da una serie di curatori d’eccezione, mentre per la collana “Classici antichi e moderni” Rocco Carabba chiese la collaborazione di Giuseppe Antonio Borgese. Anche dal punto di vista della strategia editoriale, l’azienda si mostra all’avanguardia: asse portante della Casa editrice risulta essere il libro scolastico, dalle elementari all’università, e questo finanzia le collane culturali, economicamente in passivo e senza sostegni finanziari,ma che segnavano “una rinascita culturale che partiva dal Meridione e faceva perno… su una classe operaia ed artigianale attiva e ben organizzata, entro un moderno stabilimento” (op. cit.).

Alla morte improvvisa di Rocco (26 gennaio 1924), la direzione della casa editrice fu assunta dal figlio Giuseppe, ma cominciò un lento declino che si concluse, dopo gravi problemi finanziari e le vicissitudini della guerra (incendio e occupazione della fabbrica), con il fallimento nel 1950. Nel 1996 la casa editrice è stata rifondata ed ha ripreso le pubblicazioni nel solco della tradizione tracciata dal fondatore Rocco.

lunedì, luglio 21, 2008

Storie di viaggi e viaggiatori


Questa è la stagione in cui tutti sogniamo di viaggiare. Viaggi in paesi lontani, esotici, o più vicine esplorazioni della nostra penisola o del nostro continente.
Tutti, chi più, chi meno, abbiamo a che fare con atlanti geografici o stradali, cartine, mappe, guide turistiche ed artistiche di città e regioni, cerchiamo informazioni su internet; spesso è bello anche farci guidare nel nostro viaggio dalle descrizioni di chi proprio in quel posto ci è già stato e in un libro ci vuole trasmettere le immagini ed il profumo dei luoghi che ha attraversato ed amato. Forse è per questo che d’estate è ancora più emozionante sfogliare e studiare alcuni dei tesori più ricchi di suggestione tra quelli che il nostro lavoro di recupero negli appartamenti e nelle cantine della città ci mette a disposizione, prossimamente in vendita nella nostra sede di Cambiago.

In quali borse da viaggio su carrozze impolverate avrà viaggiato il prezioso astuccio che contiene in otto grandi cartine l’immagine dell’Italia del 1849 (CARTA STRADALE E POSTALE D’ITALIA…pubblicata da CARLO CERRI l’anno 1849), con un riquadro dedicato specificamente all’”Itinerario postale dell’Italia con l’indicazione delle vie percorse dai vapori” e tabelle statistiche con notizie relative a territorio e popolazione di tutti gli Stati che ai tempi si dividevano la Penisola? Splendida anche l’altra CARTA STATISTICA E POSTALE D’ITALIA, disegnata e incisa da S. STUCCHI, pubblicata a Torino presso Gio. Batta MAGGI nel 1848.

E come è finita in una cantina di Milano la ottocentesca pianta topografica di Londra (THE POST OFFICE – PLAN OF LONDON, London, James Wyld) con il suo stradario e l’elenco di “markets, inns, parks, bridges, docks, police offices, prisons, hospitals, places of amusemnts”? E le mappe dei dintorni di Londra e di Parigi (MOGG’S TWENTY FOUR MILES ROUND LONDON, 1838 e NOUVEAU PLAN DE PARIS ET SES ENVIRONS, 1879)?

Andando indietro ancora nel tempo, ecco l’ATLAS MODERNE PORTATIF, pubblicato a PARIGI, chez Laporte, nel 1786: ventotto carte geografiche (precedute da tre carte astronomiche) raffiguranti l’Europa e, singolarmente, tutte le sue nazioni, a cui fanno seguito gli altri continenti con cartine generali e più specifiche di alcune zone (interessanti quelle sulle Indie Orientali, la Cina, il Golfo del Messico e la costa Atlantica degli attuali USA). Sarà servito per programmare qualche viaggio nell’epoca in cui viaggiare, fare esperienza diretta dei luoghi, delle culture, faceva parte del bagaglio di formazione culturale di generazioni di giovani appartenenti all’aristocrazia e alla borghesia di tutta Europa? Ci torna in mente la ricchissima tradizione del Grand Tour in Italia, nato proprio nel ‘700, l’epoca del nostra Atlas, come scoperta e momento di accrescimento intellettuale, quasi un’anticipazione dell’irrequietezza esistenziale del secolo successivo, e la immensa produzione di diari di viaggio, descrizioni letterarie e figurative della nostra penisola che ha generato. E come non lasciarsi affascinare da questo genere letterario, che ci fa rivivere avventure di viaggio di secoli fa? Tra le decine di titoli che sono passate dai nostri mercatini in questi anni, ci piace segnalarne due attualmente in vetrina, uno di un viaggio reale, l’altro…un po’ meno!

Il primo è EOTHEN, OR TRACES OF TRAVEL BROUGHT HOME FROM THE EAST (London, John Ollivier, 1845), seconda edizione di un classico della letteratura di viaggi, scritto da A.W. Kinglake, ristampato e tradotto innumerevoli volte. L’autore viaggiò in Oriente (da Costantinopoli, attraverso la Turchia, Cipro, la Palestina, il Sinai, l’Egitto per poi risalire alla Siria e al Libano) intorno al 1835 e ci ha lasciato questo prezioso volume che non è semplicemente un resoconto di viaggio, ma un lavoro nel solco del Sentimental Journey di Sterne, una deliziosa e a tratti umoristica registrazione di impressioni personali più che di fatti esterni. Splendide le illustrazioni. L’altro volume che proponiamo alla vostra attenzione è anch’esso un Atlas, ma di un viaggio che stende le sue coordinate non solo nello spazio, ma anche nel tempo: si tratta dell’ATLAS DU VOYAGE DU JEUNE ANACHARSIS (PARIS, Lequien, 1824) che illustra il celeberrimo romanzo di Jean-Jacques Barthelemy (1716-1795), grande numismatico francese, edito nel 1788, una delle opere più fortunate e diffuse della seconda metà del ’700, la cui fama durò intatta fino all’epoca romantica, contribuendo a volgarizzare il gusto dell’epoca di Winckelmann per l’archeologia e l’erudizione. L’espediente narrativo è il viaggio del giovane Anacarsi nella Grecia dei tempi di Demostene: queste pseudo-memorie danno luogo ad una vivace ricostruzione storica del mondo ellenico antico, con un’infinità di particolari concernenti le arti, le scienza, la religione, i costumi, del IV secolo.

Il nostro volume raccoglie in freschissime tavole incise in rame redatte e incise da AMBROISE TARDIEU, cartine geografiche di regioni e siti archeologici, piante delle mitiche battaglie di Maratona, delle Termopili, di Salamina e di Platea, vedute di monumenti, teatri, raccolte di ritratti e di antichità greche. Atlante per un viaggio nel passato, dunque; e quale suggestione nasceva anche da una preziosa carta geografica, venduta nel nostro negozio di Cambiago l’anno scorso, quella AFRICA VETUS, pubblicata nel 1696 da Guglielmo Sanson, figlio e continuatore dell’opera del padre Nicolas (1600-1667), geografo del re e precettore di Luigi XIII, fondatore della scuola francese di cartografia, che con i suoi immensi spazi vuoti all’interno del continente e le diciture leggendarie evoca in noi la memoria dell’epoca delle mitiche grande esplorazioni africane dell’ ’800 e un po’ di nostalgia per un tempo in cui non esistevano GSP o TonTon e restava ancora spazio sul nostro pianeta per il mistero e per l’avventura.

lunedì, maggio 05, 2008

Fiera del Libro



Un'infinità di libri
da collezionare,
da leggere,
da regalare.

Libri da 1 €.

Un'occasione da non perdere,
presso il MERCATINO DELL'USATO
di Cambiago, Via Castellazzo 8

Per informazioni contatta il nostro infoline: 02.33400800






Da molti anni le comunità di Villapizzone e di Castellazzo si sostengono
attraverso le attività di sgombero di cantine - solai - appartamenti, e di riuso
e riciclo del materiale sgomberato.
L'attività è cresciuta professionalmente e si è strutturata nella Cooperativa
Di Mano in Mano che, con circa 40 soci, 4 dipendenti e 27/30 persone
svantaggiate, è in Italia una delle più importanti realtà di questo tipo.
In questi anni alle prime due comunità si sono aggiunte molte altre dislocate
in tutto il territorio nazionale e la cooperativa, attraverso lo stipendo ai
propri soci, sostiene 6 comunità.
La cooperativa Di Mano in Mano, in collaborazione con le comunità di ACF
ed altre innumerevoli realtà sociali, ha accolto al suo interno, con contratti
di Borsa Lavoro e Lavoro Ergoterapico, dal 1999 (anno della sua
costituzione) ad oggi, 300 tra giovani e adulti in difficoltà che ha poi aiutato a
reinserirsi nel mondo del lavoro.
La cooperativa collabora strettamente con i Servizi Sociali di Milano, il Ministero
di Grazia e Giustizia, l'Azienda Sanitaria Locale, Caritas Ambrosiana, e con
varie associazioni quali Consorsio Sociale Offertasociale, C.A.M., La Strada e
altre ancora.
Tutte le nostre attività: sgomberi, restauro riuso e riciclo sono gestite e sviluppate dalla cooperativa Di Mano in Mano, conservando lo spirito con il quale sono nate.
reinserirsi nel mondo del lavoro.
La cooperativa collabora strettamente con i Servizi Sociali di Milano, il Ministero
di Grazia e Giustizia, l'Azienda Sanitaria Locale, Caritas Ambrosiana, e con
varie associazioni quali Consorsio Sociale Offertasociale, C.A.M., La Strada e
altre ancora.
Tutte le nostre attività: sgomberi, restauro riuso e riciclo sono gestite e sviluppate dalla cooperativa Di Mano in Mano, conservando lo spirito con il quale sono nate.