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venerdì, luglio 30, 2010

Saldi d'estate

Anche da noi sono arrivati i saldi estivi!     

Centinaia di capi
di abbigliamento
estivo al 50%


Da Sabato 31 Luglio,
presso il nostro mercatino di Cambiago
 
e da Lunedì 2 Agosto,
presso il nostro mercatino di Milano

iniziano i saldi estivi
: centinaia di capi di abbigliamento estivo al 50% di sconto.

Ti aspettiamo...

Lasciati tentare dalla ghiotta opportunità e vieni a trovarci.

martedì, luglio 27, 2010

Apertura estiva dell'usato

Ebbene si, l'usato non va in vacanza!
Il nostro impegno di sgombero di appartamenti, riuso e riciclo del materiale, prosegue ininterrottamente anche per tutto il mese Agosto.
Il nostro Mercatino dell'Usato di Cambiago (clicca per visualizzare i giorni e l'orario di apertura) resterà aperto tutto il mese di agosto, mentre il Mercatino dell'Usato di Milano (clicca per visualizzare i giorni e l'orario di apertura) resterà aperto tutto il mese di agosto ad eccezione di sabato 14.
Non  c’è nessuno che non possa trovare qualcosa, tra i mille articoli che  ogni settimana si riversano dai camion degli sgomberi sui nostri scaffali, che gli permetta un personalissimo viaggio nei propri ricordi.
In  mezzo alle stoviglie spaiate, ecco proprio la tazza con il bordino  azzurro in cui bevevo il caffelatte da bambina. Sfogliando lo scatolone  dei vecchi vinili, trovo l’originale di quell’LP di un gruppo rock  semisconosciuto che avevo tanto invidiato al mio amico sedicenne,  ottenendone solo la registrazione su musicassetta. Romanzi, libri e fumetti, come in un’edicola di tempi lontani. In  una vetrina, un intero battaglione dell’Africa Korp dell’Atlantic.
Ce n’è per tutti i gusti. 
Ma attenzione: girare tra tavoli, scaffali e vetrine pieni di antiquariato, modernariato, oggetti, arte, libri, mobili d'occasione, suppellettili, e simili, sempre diversi ed imprevedibili, può creare dipendenza!

Vi aspettiamo 

lunedì, luglio 05, 2010

L'offerta della settimana va in vacanza

Dopo aver lavorato per prepararvi le nostre offerte, da questa settimana:

l'offerta della settimana
  e' in vacanza

Ci rivediamo a Settembre



Vi ricordiamo che i nostri mercatini invece resteranno sempre aperti e sempre riforniti dai nostri camion di sgomberi come per tutto il resto dell'anno.

Per essere informato anticipatamente sulle prossime offerte della settimana vi consigliamo di iscrivervi alla newsletter dimanoinmano.
Se invece ti sei perso qualche offerta puoi guardare il nostro catalogo on-line delle offerte della settimana al mercatino dell'usato di Milano, oppure il catalogo delle offerte della settimana al mercatino dell'usato di Cambiago.
A presto e...

Buone vacanze a tutti!

mercoledì, febbraio 03, 2010

Piatti del buon ricordo

Vendita straordinaria di una collezione
di 500 piatti del buon ricordo

Il 12-13 febbraio il nostro mercatino dell'usato di Milano, in Viale Espinasse 99, proporrà una vendita straordinaria di una collezione di 500 Piatti del Buon Ricordo, tradizionale produzione legata ai ristoranti storici e tipici d’Italia, un'esperienza di modernariato italiano vivo nella passione e nella memoria degli amanti del tempo "vissuto" a tavola.

"Ogni ristorante ha il suo Piatto del Buon Ricordo che è il souvenir dei sapori e delle virtù ospitali da affidare alla memoria del tempo.
I ristoranti del Buon Ricordo distribuiti su tutto il territorio, esprimono un riferimento particolare e una mappa del mangiare e bere all’italiana che, pur con le differenze di tipicità, rappresentano la sintesi del concetto di cucina italiana" (dal Depliant dell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo, anno 2001).

Apparentemente una collezione come molte altre, ma che nella sostanza sottintende scelte importanti legate a stili di vita che cambiano il nostro modo di percepire la realtà di ogni giorno.
Non è indifferente che cosa si mangia e come lo si mangia.

"Il McDonald's di Dachau si trova a circa cinquecento metri dall'entrata del campo di concentramento. Il giorno in cui ci andai,il ristorante faceva una promozione per il "Western Big Mac"… C'’erano teenagers vestiti con le Nike, i Levis e le magliette di Tommy Hilfiger.. In cucina lavoravano gli immigrati turchi, suonava una disco-music anni settanta e sui bicchieri di carta rossi su ogni vassoio si leggeva “Always Coca-Cola". Questo McDonald's si trovava a Dachau, ma poteva essere ovunque: ovunque negli Stati Uniti, ovunque nel mondo. In quel preciso momento altri milioni di persone si trovavano allo stesso banco, ordinavano lo stesso cibo dello stesso menù: un cibo che aveva lo stesso sapore ovunque." (Eric Schlosser, Fast Food Nation, Marco Tropea editore)
Il Piatto del Buon Ricordo ci testimonia invece una cultura in cui si tengono vive le tradizioni locali, si tramandano i sapori, i segreti di una cucina antica, si dà valore all'incontro tra chi prepara con cura e rispetto il cibo e l'ospite, si fa memoria di luoghi precisi che forse da decenni sono votati al culto del buon cibo e delle buone bevande. Tradizione, valorizzazione della diversità da una parte, omologazione, appiattimento culturale dall'altra.

Non quindi la vendita di un oggetto vagamente kitsch, un po' fuori moda, ma la proposta di qualcosa che ci richiama a scelte precise, forse contro corrente, ma che ci tengono ancorati alla nostra cultura e alla nostra identità.

mercoledì, luglio 15, 2009

Fai un tuffo nella tua infanzia

Estate: è tempo di viaggi! Molti di noi, visto il periodo non  esattamente favorevole dal punto di vista economico, hanno dovuto  sostituire l’indicativo con il condizionale: “sarebbe” tempo di viaggi,  ma….. Non lasciamoci abbattere. E’ inutile e dannoso farsi del male  sfogliando masochisticamente irraggiungibili cataloghi di tour  operators o ascoltando con le lacrime agli occhi i resoconti di viaggio  di “Tre uomini in barca” su Radio Popolare. Troviamo un’alternativa per  i lunghi pomeriggi luminosi lasciati liberi dalle nostre ferie. Ci sono  altri tipi di viaggi possibili.
Una buona notizia: la Cooperativa Di Mano in Mano non vi lascia soli: il nostro mercatino dell'usato di Milano e il mercatino dell'usato di Cambiago sono APERTI TUTTA L’ESTATE !!!
Non siamo un’agenzia di viaggi tradizionale, ma qualcosa possiamo offrirvi.
Avete  presente un certo signor Marcel che assaporando un bocconcino di  Madeleine (era inverno, ma il meccanismo funziona anche d’estate) parte  per un viaggio lungo ben sette volumi scritti fitti fitti? Venire a  fare un giro nei nostri mercatini dell’usato può avere un effetto  simile, e provate a chiederlo a tanti nostri affezionati clienti: non  c’è nessuno che non possa trovare qualcosa, tra i mille articoli che  ogni settimana si riversano dai camion degli sgomberi sui nostri scaffali, che gli permetta un personalissimo viaggio nei propri ricordi.
In  mezzo alle stoviglie spaiate, ecco proprio la tazza con il bordino  azzurro in cui bevevo il caffelatte da bambina. Sfogliando lo scatolone  dei vecchi vinili, trovo l’originale di quell’LP di un gruppo rock  semisconosciuto che avevo tanto invidiato al mio amico sedicenne,  ottenendone solo la registrazione su musicassetta. Annate anni’40 della  rivista “Il Frontespizio”: ti ricordi di quando, giovane intellettuale
squattrinato, le accarezzavi con gli occhi nelle vetrine dei librai? Da  uno scaffale mi guarda con i suoi occhioni azzurri e il sorriso un po’  ebete il bambolotto in celluloide che da piccolissimo tentavo  inutilmente di fare cadere e che ritornava sempre in piedi con un soave  suono di sonaglietti (giustamente un collega faceva notare che a  frequentazione di film horror ha reso tale innocenti giocattoli di  altri tempi vagamente inquietanti).
Fumetti, fumetti, fumetti, come in un’edicola di tempi lontani. In  una vetrina, un intero battaglione dell’Africa Korp dell’Atlantic:  finalmente anche tu potrai averli tutti, e non solo gli “scartini” che  ti passava tuo fratello grande. Tra i libri ritrovo la copertina di  quel romanzo che mi aveva tenuto avvinto un intero pomeriggio estivo  della mia adolescenza, sdraiato all’ombra dell’albero davanti alla casa  delle mie lontane vacanze.
Ce n’è per tutti i gusti. Ma attenzione, un avvertimento: girare tra tavoli, scaffali e vetrine pieni di antiquariato, modernariato, oggetti, libri, suppellettili, e simili, sempre diversi ed imprevedibili, può creare dipendenza!
Ma tranquilli: siamo aperti tutto l’anno.
Buon tuffo a tutti.

mercoledì, giugno 03, 2009

Mercatino dell'usato Milano

Nei nostri mercatini dell'usato di Milano e Cambiago potete trovare TUTTO: antiquariato, antichità, modernariato, mobili e complementi di arredo, libri da leggere o da collezionare, fumetti, quadri, stampe, vestiti alla moda e pizzi della nonna, oggettistica d’uso e antica, dischi, collezionismo in genere, elettrodomestici, hi-tech e l'elenco continuerebbe...
Le motivazioni per acquistare in un mercatino dell'usato sono tante, da una parte la moda del vintage, dall’altra la ricerca del risparmio. Ci sono dei motivi che affondano nell'ecologia: la consapevolezza legata alla salvaguardia dell’ambiente e alla ricerca di uno stile di vita più eco-compatibile: acquistare oggetti di seconda mano non significa solo prevenire alla radice la produzione di nuovi rifiuti ma significa anche ottimizzare l’energia contenuta negli oggetti stessi, è un consumo critico e sostenibile.
Ed infine, ma non da ultimo, l'aspetto sociale: acquistare presso i nostri mercatini dell'usato significa acquistare un prodotto con un valore aggiunto, un posto dove si lavoro, si cresce, si comunica, si vive e si impara a vivere un tempo della vita.La nostra esperienza è qualcosa di rivoluzionario, che cerca strade nuove e diverse per una migliore qualità di vita.
Cosa aspettate! E' un'occasione da non perdere!


MERCATINO DI MILANO

viale Espinasse, 97/99
TRAM 11-12-19
a 400 metri dal passante ferroviario Villapizzone-Certosa
infoline 0233400800
da lun a ven 15.00-19.00
sab 10.00-19.00 orario continuato
Apri la mappa:
inserisci il tuo indirizzo di partenza con città, indirizzo.
Clicca su vai e la cartina ti proporrà il percorso da seguire.

Visualizzazione ingrandita della mappa

Mercatino dell'usato Cambiago

Nei nostri mercatini dell'usato di Milano e Cambiago potete trovare TUTTO: antiquariato, antichità, modernariato, mobili e complementi di arredo, libri da leggere o da collezionare, fumetti, quadri, stampe, vestiti alla moda e pizzi della nonna, oggettistica d’uso e antica, dischi, collezionismo in genere, elettrodomestici, hi-tech e l'elenco continuerebbe...
Le motivazioni per acquistare in un mercatino dell'usato sono tante, da una parte la moda del vintage, dall’altra la ricerca del risparmio. Ci sono dei motivi che affondano nell'ecologia: la consapevolezza legata alla salvaguardia dell’ambiente e alla ricerca di uno stile di vita più eco-compatibile: acquistare oggetti di seconda mano non significa solo prevenire alla radice la produzione di nuovi rifiuti ma significa anche ottimizzare l’energia contenuta negli oggetti stessi, è un consumo critico e sostenibile.
Ed infine, ma non da ultimo, l'aspetto sociale: acquistare presso i nostri mercatini dell'usato significa acquistare un prodotto con un valore aggiunto, un posto dove si lavoro, si cresce, si comunica, si vive e si impara a vivere un tempo della vita.La nostra esperienza è qualcosa di rivoluzionario, che cerca strade nuove e diverse per una migliore qualità di vita.
Cosa aspettate! E' un'occasione da non perdere!


MERCATINO DI CAMBIAGO

Via Castellazzo, 8
Autostrada A4 (MI-BG) uscita CAMBIAGO-CAVENAGO
infoline 0295349193
mar e gio 15.00-19.00
sab 9.00-13.00, 15.00-19.00

Apri la mappa:
inserisci il tuo indirizzo di partenza con città, indirizzo.
Clicca su vai e la cartina ti proporrà il percorso da seguire.


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giovedì, maggio 28, 2009

Vestiti d'estate

Abbigliamento estivo!


Grande occasione per riempire le valigie delle tue vacanze.
Vasta esposizione di abbigliamento estivo: trendy, vintage, etnico, jeanseria.
Se al tuo guardaroba estivo manca qualche capo, qualche tinta forte o vuoi trovare qualcosa di particolare rigorosamente di seconda mano, non perdere questo piccolo evento!
Non mancare alla vasta esposizione che dal 6 giugno, invaderà la nostra sede di Cambiago.
Per informazioni telefonate al 0295349193
Vi aspettiamo.

venerdì, maggio 15, 2009

La vera ecologia

fattoria didatticaEcologia, tutela dell’ambiente, risparmio energetico…..
Concetti complessi, eppure così importanti da spiegare e trasmettere ai più piccoli, nella speranza di costruire in futuro un modo di vivere più consapevole e responsabile. Come fare?
Lo scorso 11 maggio tre classi di quarta elementare della scuola di Verderio hanno sperimentato una modalità di vivere la “gita d’istruzione” un po’ diverso dal consueto: in tre realtà differenti, con tre modalità differenti, hanno ascoltato, ma soprattutto hanno fatto esperienza di che cosa significa in concreto “fare ecologia” nella vita di ogni giorno.
Il progetto nasce dalla collaborazione di tre realtà presenti nel territorio: la Cooperativa Di mano in mano, da dieci anni impegnata nel campo degli sgomberi, del riciclo e della rivalorizzazione attraverso due mercati dell’usato; la Cooperativa Gaia, che lavora su progetti di tutela dell’ambiente; la Fattoria Didattica Azienda Agricola Cascina Castellazzo, che dal 2006, in collaborazione con l’Ente Parco del Rio Vallone, accoglie scolaresche, dalla scuola dell’Infanzia fino alla scuola Media (circa 1200 presenze all’anno),proponendo progetti didattici per conoscere e soprattutto sperimentare diversi aspetti della vita agricola e a contatto con la natura e i suoi cicli.
capreIl percorso proposto, dal titolo “Ciclo, Riciclo, Triciclo“, aiuta i bambini a riflettere sul problema dei rifiuti, su quanto questo problema pesi sull’ambiente nel quale viviamo e suggerisce, attraverso delle esperienze a portata di bambino, delle possibili alternative.
Si parte dalla Fattoria Didattica: qui, attraverso l’osservazione del ciclo erba-fieno/paglia-letame-concime-erba, si impara che la Natura non ha problemi di “smaltimento dei rifiuti”, perché i rifiuti semplicemente non esistono: tutto rientra in un circolo in cui niente va perduto, anzi, crea nuove condizioni per la vita. La visita ai campi e alla stalla si conclude con un piccolo laboratorio in cui, utilizzando vestiti di recupero e il fieno, i bambini costruiscono piccoli spaventapasseri, pupazzi, bamboline.
ortoCon le operatrici della Cooperativa Gaia, si affronta il discorso del rifiuto domestico, forse quello più vicino all’esperienza quotidiana del bambino: vengono presentate le tre grandi “R” che ci possono aiutare a costruire un mondo più pulito: Riciclo, Raccolta differenziata, Riduzione. I bambini sono stimolati a cercare nella loro esperienza esempi di come mettere in pratica ogni giorno le tre R: dal riciclo dei giochi alla scelta sugli scaffali del supermercato di prodotti che riducano l’impatto degli imballaggi: è meglio la bottiglia grande e di vetro di succo di frutta che tanti piccoli succhi in tetrapak ! Sotto forma di gioco, poi, i bambini imparano come funziona una raccolta differenziata corretta ed efficace. Anche qui un piccolo laboratorio: costruire giochi ed oggetti a partire da materiali di recupero, sbizzarrendo la propria fantasia.
fattoriaPer ultima viene la visita alla Cooperativa Di Mano in Mano: qui i bambini sono accompagnati a vedere tutto il percorso che gli oggetti recuperati nel momento dello sgombero fanno all’interno del nostro capannone di Cambiago. Nel cortile vedono come tutto quello che non è più riutilizzabile viene diviso per essere inviato nei centri di riciclo: vetro, metalli, legno, carta, tutto viene separato per ridurre al minimo la frazione che inevitabilmente finirà in discarica. Per dare un’idea ai bambini di quanto produca questo lavoro di smistamento e riciclo, i dati più “tecnici” vengono tradotti in termini più concreti e comprensibili, e così in un anno 3.900 q di legno diventano 1000 alberi di alto fusto, 1000 q di ferro e acciaio 125 Fiat Punto o 2.000 lavatrici, 420 q di vetro mezzo milione di bottiglie vuote, e con 1500 q di carta si potrebbero stampare 300.000 libri, che si aggiungerebbero ai 30.000 recuperati e venduti nel mercatino. Entrando poi nel capannone visitano prima i laboratori in cui mobili, oggetti, vestiti, libri, vengono esaminati, ripuliti, restaurati, rimontati, prezzati, per poi essere esposti e venduti nel mercato dell’usato. (Anche qui qualche dato: la Cooperativa sgombera circa 2300 locali d’appartamento all’anno e ne riarreda, con mobili, oggetti, suppellettili, libri, ecc, circa 1380). Quello che è importante per noi trasmettere ai bambini è il valore che sta dietro a tutto questo lavoro: imparare a dare valore alle cose, capire che quello che non serve più a me può servire a qualcun altro, scoprire la bellezza e la storia di oggetti, mobili e libri che ci parlano di epoche lontane. E così i bambini seguono la storia di un piccolo orologio che per tanti anni è stato appoggiato su una credenza a scandire la vita di una famiglia. Ora quella casa è vuota, nessuno ci abita più; vengono delle persone, prendono quell’orologio, lo imballano con cura, lo caricano su un camion e lo portano in Cooperativa. Qualcuno prende quel pacchetto, lo scarta, controlla che l’orologio funzioni ancora, lo pulisce, lo prezza e lo espone in mezzo a tante altre cose. Arriva qualcuno, lo vede, gli piace, lo compra e lo mette su un’altra credenza a scandire la vita di un’altra famiglia. Perché buttarlo via?
fattoria didattica castellazzoLa visita si conclude con una bella immagine: in mezzo al panorama un po’ squallido di una zona industriale, si può immaginare sul tetto del nostro capannone, trasformato in un enorme impianto fotovoltaico, un piccolo boschetto di 1000 piantine che crescendo contribuiscono a rendere l’aria che respiriamo un po’ più pulita.
Alla fine del percorso i bambini hanno fatto domande, riportato impressioni. Qualcuno si è anche accorto che sia alla Fattoria del Castellazzo che nella Cooperativa Di mano in mano lavorano delle persone un po’ speciali, cogliendo con grande sensibilità quella che è un’altra importante caratteristica di queste due realtà: l’impegno nel sociale attraverso l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. E in fondo anche questo aspetto rientra bene nel tema della giornata: se è importante recuperare e valorizzare le cose, quanto più ha valore valorizzare ogni persona nelle sue caratteristiche e capacità.
Bravi bambini !

martedì, marzo 03, 2009

Un mercatino dell'usato "solare"

Pannelli fotovoltaici una scelta in linea con una storia 

Quando abbiamo cominciato come soci a ragionare sulla possibilità di istallare sul tetto del nostro capannone a Cambiago un impianto a pannelli fotovoltaici, non ci sono state grandi discussioni: questa scelta rispondeva a principi in coerenza con uno stile ecologico che fa parte da sempre del DNA della nostra impresa.
Non ci siamo scordati di aver votato anni fa contro l'uso del nucleare in Italia, come non ci siamo scordati di aver sognato con la musica e la forza alternativa di "No Nukes" (la storica "cinque giorni" di New York contro il nucleare, tenutasi nel settembre '79, che divenne un triplo album live ed un film con straordinarie esibizioni. Fu una festa di suoni, di canzoni e di speranza per un futuro costruito sulla forza benefica del sole. No Nukes fu una Woodstock "per una causa" per un'altra generazione, quella degli anni Settanta, meno ottimista, ma altrettanto carica di motivazioni).
La filosofia del riciclo e quindi del non spreco delle risorse è alla base di tutto il nostro ciclo lavorativo, che parte dagli sgomberi per arrivare al recupero del materiale recuperato, attraverso la rivalorizzazione e il riuso nei nostri mercati dell’usato e il riciclo il più possibile accurato, spesso al limite della sostenibilità economica, per tutto quanto non più riutilizzabile. E’ in questa linea quindi che i soci della cooperativa si sono impegnati nel progetto di rendere la nostra attività dipendente a livello energetico esclusivamente da fonti rinnovabili.
Anche rispetto al tipo di impianto da istallare è stato fatto un lungo lavoro di valutazione sulle soluzioni non tanto economicamente, quanto ecologicamente più vantaggiose.
Per prima cosa si è deciso lo smaltimento (non obbligatorio per legge) della precedente copertura del tetto in Eternit: tra le varie alternative di soluzione del problema (sovracopertura, cioè istallazione di una nuova copertura isolante sopra l’amianto che viene lasciato in loco, e incapsulamento, cioè ricopertura con prodotti impregnanti che legano le fibre di amianto a quelle di cemento e con prodotti ricoprenti) è stata scelta quella più ecologica: la rimozione completa dell’amianto e il suo smaltimento nelle strutture più adatte.
Il tetto del capannone è stato poi ricoperto con coibentante, che migliora la categoria energetica dell’edificio, su cui è stata applicata una listellatura, per aumentare la ventilazione del tetto, e lastre grecate che portano al loro interno i pannelli solari veri e propri.
Sono stati scelti, anche grazie alla grande superficie a disposizione, pannelli fotovoltaici in silicio amorfo: questo tipo di pannello sicuramente assicura un minor rendimento rispetto a quello multi o monocristallino, ma è stato scelto perché da un punto di vista di “costo energetico per la natura” risulta molto vantaggioso: necessitando di un quantitativo abbastanza basso di energia per essere prodotto, riesce a restituire in poche anni l’energia usata per produrlo e a generarne fino a 10-12 volte di più, nell’arco della vita.
Di fronte ad ogni scelta anche “virtuosa” dal punto di vista del risparmio energetico, infatti, é importante tenere presente che spesso rischiamo di utilizzare, anche in buona fede “ecologica”, prodotti che hanno consumato più energia per essere prodotti di quanta poi ne restituiscano: il bilancio per la natura non può che risultare negativo, annullando l’effetto desiderato che stava alla base della scelta.
Ulteriore vantaggio, i moduli a silicio amorfo producono energia con rendimenti superiori dell’8/15% anche in giornate nuvolose, nelle ore serali e mattutine e quando l’alta temperatura inibisce la produzione di altri tipi di impianto. Il nostro impianto ha una potenza di 19,5 Kw, prodotta utilizzando unicamente fonti rinnovabili e pulite e contribuendo quindi a diminuire l’immissione in atmosfera dell’anidride carbonica, uno dei principali gas responsabili dell’effetto serra e del surriscaldamento della terra: abbiamo calcolato che il nostro impianto eviterà emissioni di CO2 pari a 12.441 Kg/anno, pari alle emissioni prodotte da un’automobile per percorrere 77.750 km o da un TIR che ne faccia 7.495 ……
Una piccola goccia, pensando a scenari globali, ma da dieci anni la nostra cooperativa, giorno dopo giorno, di gocce ne ha messe insieme tante, con la certezza che un’alternativa è possibile.

Ancor di più oggi possiamo coerentemente dire:
No al nucleare! Si a tutte le fonte energetiche rinnovabili!

lunedì, dicembre 01, 2008

Appuntamento con l'arte

Appuntamento con l'arte
dal 12 al 31 dicembre 2008

ESPOSIZIONE DI OPERE DI

GIANFRANCO TESTAGROSSA
FABIO RONCATO


presso il nostro mercatino di Milano
Viale Espinasse 99

Inaugurazione giovedi’11 dicembre alle 20.00 nei locali della Cooperativa “Di Mano in Mano” di v.le Espinasse 99 a Milano.
Parteciperanno gli artisti:
Cristina Mirkovic (violino); Susa Zamberlan(canto) e Simone Del Baglivo (chitarra)
DURATA: dall’undici dicembre al trentun dicembre 2008.
ORARIO: lunedi’- venerdi’ 15.00/19.00; sabato- orario continuato- 10.00/19.00.
CURATORE: LUCA SARTINI.
OPERE: 5 frescograffiti (50x100; 80x80; 80x80; 70x100; 80x100)
2 sculture (42x73 prof.10; 45x26 prof.22)
1 colonna carta 181 (segno acrilico-tecnica mista)
3 carte tecnica mista di Gianfranco Testagrossa
3 acrilici di grandi dimensioni (120x181) di Fabio Roncato.
SOGGETTI:la rinascita, l’eterno ritorno,i cavalieri del Tempo, l’essenza, la follia dell’undici settembre, la nota stonata della civiltà, il sacro, l’umanità e il suo istinto, l’ascesa verso il sole(G.T.); la lotta, la forza dei nervi, l’antimilitarismo del soldato(F.R).

GIANFRANCO TESTAGROSSA:pittore, scultore, grafico e poeta.
La sua arte è una vena sorgiva purissima: nato nel 1948, sente il bisogno di esprimere il suo talento quasi da subito, il suo impegno e la sua ricerca lo porteranno a fare mostre dal 1973 (partendo dalla galleria Duomo di Milano). I prestigiosi riconoscimenti che ha via via ottenuto, lo rendono conosciuto e apprezzato in Italia e in Europa.
“Per trovare una conferma alla sacralità della vita e alla serietà dell’essere, basta saccheggiare con lo sguardo le fusioni coloristiche e materiche di Gianfranco Testagrossa, lì i vangeli dell’immaginazione trovano sim-boli, gesti, alternanze, visioni profetiche e annullamenti, che nessuno potrà mai dimenticare”.

FABIO RONCATO:pittore, scultore, disegnatore e writer (conosciuto con lo pseudonimo Berse). Nato nel 1982, lascia la sua città Rimini per arricchire la sua visione artistica (Padova e Milano, due tappe stanziali, serviranno ad allargare gli orizzonti del suo cercare). Dopo l’esperienza collettiva della factory “The Bag” di Milano, partecipa a un’infinità di mostre, personali e collettive, trovando oltre all’originalità del segno una bella maturità espressiva.
“La natura profonda della psiche si trasferisce alla visione in modo istintuale e netto: Fabio Roncato sa lasciare alla materia in esplosione il compito di far filosofia, perché sono le idee a formulare l’opera, traendo dalle radici lo spazio per sopravvivere e sognare”.

Appuntamento con l'arte

Appuntamento con l'arte
dal 12 al 31 dicembre 2008

ESPOSIZIONE DI OPERE DI

GIANFRANCO TESTAGROSSA
FABIO RONCATO


presso il nostro mercatino di Milano
Viale Espinasse 99

Inaugurazione giovedi’11 dicembre alle 20.00 nei locali della Cooperativa “Di Mano in Mano” di v.le Espinasse 99 a Milano.
Parteciperanno gli artisti:
Cristina Mirkovic (violino); Susa Zamberlan(canto) e Simone Del Baglivo (chitarra)
DURATA: dall’undici dicembre al trentun dicembre 2008.
ORARIO: lunedi’- venerdi’ 15.00/19.00; sabato- orario continuato- 10.00/19.00.
CURATORE: LUCA SARTINI.
OPERE: 5 frescograffiti (50x100; 80x80; 80x80; 70x100; 80x100)
2 sculture (42x73 prof.10; 45x26 prof.22)
1 colonna carta 181 (segno acrilico-tecnica mista)
3 carte tecnica mista di Gianfranco Testagrossa
3 acrilici di grandi dimensioni (120x181) di Fabio Roncato.
SOGGETTI:la rinascita, l’eterno ritorno,i cavalieri del Tempo, l’essenza, la follia dell’undici settembre, la nota stonata della civiltà, il sacro, l’umanità e il suo istinto, l’ascesa verso il sole(G.T.); la lotta, la forza dei nervi, l’antimilitarismo del soldato(F.R).

GIANFRANCO TESTAGROSSA:pittore, scultore, grafico e poeta.
La sua arte è una vena sorgiva purissima: nato nel 1948, sente il bisogno di esprimere il suo talento quasi da subito, il suo impegno e la sua ricerca lo porteranno a fare mostre dal 1973 (partendo dalla galleria Duomo di Milano). I prestigiosi riconoscimenti che ha via via ottenuto, lo rendono conosciuto e apprezzato in Italia e in Europa.
“Per trovare una conferma alla sacralità della vita e alla serietà dell’essere, basta saccheggiare con lo sguardo le fusioni coloristiche e materiche di Gianfranco Testagrossa, lì i vangeli dell’immaginazione trovano sim-boli, gesti, alternanze, visioni profetiche e annullamenti, che nessuno potrà mai dimenticare”.

FABIO RONCATO:pittore, scultore, disegnatore e writer (conosciuto con lo pseudonimo Berse). Nato nel 1982, lascia la sua città Rimini per arricchire la sua visione artistica (Padova e Milano, due tappe stanziali, serviranno ad allargare gli orizzonti del suo cercare). Dopo l’esperienza collettiva della factory “The Bag” di Milano, partecipa a un’infinità di mostre, personali e collettive, trovando oltre all’originalità del segno una bella maturità espressiva.
“La natura profonda della psiche si trasferisce alla visione in modo istintuale e netto: Fabio Roncato sa lasciare alla materia in esplosione il compito di far filosofia, perché sono le idee a formulare l’opera, traendo dalle radici lo spazio per sopravvivere e sognare”.

giovedì, ottobre 30, 2008

Casa Editrice Carabba, editori d'altri tempi

Chi viene a trovarci nella nostra sede di Cambiago ed ama curiosare sui tavoli dedicati ai libri di modernariato, in questo periodo si imbatterà in una corposa serie di titoli (più di 150) di una elegante collana di libri di piccolo formato, rilegati da copertine telate di colori diversi e ornate da gustose decorazioni floreali.

La collezione faceva parte del lascito di una corposa biblioteca che, per titoli e tipologie di volumi, dava un’idea molto concreta e interessante del clima e delle scelte culturali di una colta famiglia borghese degli anni ‘20/’30.

La collana in questione, con la sua varietà di titoli, che vanno dagli scritti minori di tanti autori italiani e stranieri, a libri di spiritualità occidentale, ma soprattutto orientale, a raccolte di poesie, fiabe, canti di nazioni e culture straniere, ci dà un’idea di quella che è stata la storia e la peculiarità, nel panorama culturale italiano della fine ‘800 e della prima metà del ‘900, di una delle più singolari esperienze editoriali dell’Italia del Sud: la Casa Editrice Carabba di Lanciano.

L’avventura di questa casa editrice inizia grazie all’intraprendenza e al coraggio di un giovanissimo (23 anni !) operaio apprendista di una tipografia, Rocco Carabba (1854-1924), che con un torchio ed una stampatrice azionata a mano, acquistati con un prestito di 400 lire, decide di mettersi in proprio nel 1877.

Il primo grande successo per la neonata casa editrice arriva nel 1880, con la pubblicazione della seconda edizione “riveduta con penna e fuoco” di “Primo Vere” di Gabriele D’Annunzio. Il punto di forza del giovane editore si conferma, negli anni, nella scelta, come collaboratori e direttori delle varie collane che via via uscivano dai torchi di Lanciano, di alcuni tra i più rappresentativi esponenti della cultura del tempo: da Salvatore Di Giacomo, curatore della collana “I santi nell’arte e nella vita” a Giovanni Papini, un vero guru per un’intera generazione di giovani intellettuali italiani: a lui viene affidata la più famosa e coraggiosa collana della Casa, la collana “Cultura dell’anima”, che pubblicò, dal 1909 al 1938, 163 titoli di opere “rare, o dimenticate, o nuovissime e discusse”.

La decorazione della copertina fu affidata ad Ardengo Soffici e tra i curatori troviamo, oltre a Papini, studiosi ed intellettuali del calibro di Prezzolini, Amendola, Praz, Sapegno, Gobetti, Flores D’Arcais e molti altri giovani studiosi legati alla contemporanea ricchissima fioritura di periodici culturali fiorentini, quali il “Leonardo”, “Hermes”, “La Voce” e “Lacerba”. I titoli della Collana rispecchiano gli interessi e “l’avidità culturale di una intera generazione, moderna, curiosa, polemica, che credeva nella rinascita spirituale, nelle potenzialità creative dell’uomo e si apriva agli stimoli di tutte le scuole di pensiero, anche a quelle più lontane dalla cultura occidentale” (da F. Samaritani “Rocco Carabba editore”, da La Repubblica Letteraria, 2005).

Dal 1910 Papini diresse anche la collana “Scrittori nostri”, panoramica su opere poco note della letteratura italiana, anche in questo caso affiancato da una serie di curatori d’eccezione, mentre per la collana “Classici antichi e moderni” Rocco Carabba chiese la collaborazione di Giuseppe Antonio Borgese. Anche dal punto di vista della strategia editoriale, l’azienda si mostra all’avanguardia: asse portante della Casa editrice risulta essere il libro scolastico, dalle elementari all’università, e questo finanzia le collane culturali, economicamente in passivo e senza sostegni finanziari,ma che segnavano “una rinascita culturale che partiva dal Meridione e faceva perno… su una classe operaia ed artigianale attiva e ben organizzata, entro un moderno stabilimento” (op. cit.).

Alla morte improvvisa di Rocco (26 gennaio 1924), la direzione della casa editrice fu assunta dal figlio Giuseppe, ma cominciò un lento declino che si concluse, dopo gravi problemi finanziari e le vicissitudini della guerra (incendio e occupazione della fabbrica), con il fallimento nel 1950. Nel 1996 la casa editrice è stata rifondata ed ha ripreso le pubblicazioni nel solco della tradizione tracciata dal fondatore Rocco.

martedì, settembre 30, 2008

Arredi di pregio

E’ palpabile il clima di grande attesa tra vecchi e nuovi clienti per la ormai prossima Mostra dell’Antiquariato di Ottobre nella nostra sede di Cambiago, un appuntamento che è già un classico nel calendario delle nostre Fiere.
Eccovi quindi in anteprima qualche assaggio di quello che troverete esposto nel nostro mercato il 18,19,21,23 e 25 Ottobre prossimi.


I primi due pezzi che vi proponiamo ci portano in piena epoca Napoleonica: si tratta di una psiche e di un letto a barca che ben si prestano a rappresentare i canoni decorativi e architettonici dell’epoca Impero. In consonanza con lo spirito dei tempi che vedono la dirompente potenza delle armate napoleoniche travolgere l’assetto tradizionale della vecchia Europa, anche l’architettura del mobile deve esprimere forza e potenza e legittimare le aspirazioni imperiali di Napoleone: l’arte classica, sostegno ideologico all’Impero, e la “grandeur “ sono quindi i motivi ricorrenti che impongono nel mobile linee nette e robuste. Abbiamo così mobili lineari arricchiti da colonne, capitelli, cimase a timpano che ricordano i templi dell’antichità; le colonne reggono parti sporgenti e i piedi non sono più sinuosi e leggeri, ma a plinto oppure a zampa leonina.
A livello decorativo i mobili vengono arricchiti con intagli che richiamano la mitologia greca o egizia: caratteristiche dell’epoca sono le sfingi, i cigni, i leoni e tanti altri riferimenti all’arte antica e ai suoi motivi.
Nella psiche che proponiamo quest’anno si può ben notare come l’eleganza delle cornici e dei capitelli intagliati e dorati siano inserite architettonicamente in una struttura che richiama l’immagine del tempio: osservate come le colonne infatti sembrano sostenere tutto l’insieme del mobile.


Nel letto con testiera a barca troviamo invece un esempio perfetto di quanto esposto sopra circa lo stile decorativo: in legno intagliato e dorato od ebanizzato si identificano sui fianchi il volto alato di Mercurio, sul fronte due sfingi che si fronteggiano, mentre al centro una biga con un putto come auriga è trainata da un leone; anche le gambe a forma di zampa leonina sono arricchite da volti felini.


Altro arredo di gran pregio che troveremo in esposizione il 18 Ottobre è un grande salotto. Con questo arredo, ci spostiamo nel tempo alla seconda metà del secolo XIX, in un tardo Carlo X. I tempi sono cambiati e il gusto Impero è superato: ora troviamo canoni decorativi che richiamano altre epoche passate, mentre l’utilizzo delle essenze è influenzato dal gusto nordico dei vicini, e da poco non più invasori, austriaci. E’ un salotto di una nobile famiglia del nord: la leggenda familiare lo racconta commissionato per accogliere la regina a prendere il tè.

Composto da divano a tre posti, otto poltrone, tavolo da pranzo ,tavolo scrittoio con alette, tavolino de tè ed una straordinaria vetrina a sei antine, è tutto lastronato in radica d’acero filettata in ebano e palissandro con diversi motivi intagliati nelle cimasine e nei braccioli.

Mentre le poltrone e il divano sono retti da gambe tornite a torciglione la credenza presenta dei piedi a vasetto tornito ed intarsiato e il tavolo rotondo una gamba a fusto centrale intarsiata con grande eleganza. La finezza dell’arredo non è solo data dalla qualità dell’intaglio e dell’intarsio, di cui abbiamo un ottimo esempio sul piano del tavolo, ma anche dall’estrema raffinatezza e cura dei particolari: basta osservare l’interno della vetrina per rendersene conto. Insomma veramente un salotto degno di una regina!


E dopo questo excursus nelle atmosfere e nel gusto dei secoli passati, torniamo al presente, anzi al prossimo futuro: vi aspettiamo dal 18 ottobre per gustare dal vivo questi e i tanti altri pezzi che verranno proposti in occasione della nostra Mostra dell’Antiquariato di Ottobre.

mercoledì, settembre 17, 2008

Antiquariato di Ottobre

Siamo lieti di invitarvi all'evento fieristico che si terrà presso la nostra sedi di Cambiago, in via Castellazzo, 8, nei giorni 18-19-21-23-25 ottobre.
Olttre al mobile antico, si troveranno esposti oggetti, orologi, pizzi antichi e quadri.

Due antichi cassettoni raccontano la loro storia

La passione e il piacere d’osservare i piccoli particolari di un mobile, apparentemente insignificanti, ma capaci di far pian piano riapparire davanti a noi la storia di quell’oggetto, accomuna di solito i restauratori e affascina gli amanti dell’antico. E’ una ricerca appassionante perché sempre intrisa di dubbi e misteri: si ha continuamente la sensazione di aver colto un particolare in più del percorso dell’oggetto in questione, ma senza mai giungere a conoscerlo completamente.
Lascia poi spesso spazio alla fantasia: chi ha commissionato il lavoro?
Dove era collocato?
Che oggetti conteneva?
Perché ha cambiato di proprietario?
Volevo tentare di far gustare questo gioco raccontandovi il percorso di lavoro di studio e confronto tra due cassettoni che proporremo in vendita durante l’evento Antiquariato di Ottobre.
Il caso è particolarmente interessante: si tratta di due cassettoni piemontesi, acquistati dalla stessa famiglia, con caratteristiche simili, ma particolari diversi che li differenziano poi sostanzialmente nel valore.
Entrambi i cassettoni hanno sul fronte quattro cassetti mossi con profili ebanizzati, secondo il gusto del primo settecento piemontese.

Il primo cassettone, come si intravede dalla foto, è comple tamente lastronato con essenze d’ulivo e noce. La committenza doveva essere importante, dato che la lastronatura riveste tutta la superficie del mobile e usa l’ulivo come essenza principale con il noce inserito a toppo a formare le filettature decorative; osservando con attenzione si noterà che anche le lesene sono lastronate e i traversi dei cassetti lo sono addirittura con ulivo di testo.

Il disegno della mossa frontale e la costruzione, tipica della regione, ci avvertono che siamo in presenza di un mobile piemontese. Lo scheletro del mobile è costruito in assi di pioppo spesse più di due centrimetri, il fondo è unito ai fianchi per mezzo di un incastro mezzo-mezzo tenuto da grossi chiodi, mentre i traversi sono inseriti a coda di rondine; il tutto veniva poi nascosto grazie alla lastronatura. Una caratteristica tipica è riscontrabile anche nel decoro che troviamo nei fianchi, che presentano una rosa dei venti inserita in volute semplici.

Tuttavia il decoro del mobile non è tanto ricco da collocarlo in una fascia di mobili di eccezionale pregio: le filettature infatti sono relativamente semplici, seppur sobrie ed eleganti.
Osservando con attenzione il cassettone, scopri remo anche dei segni di modifiche o correzioni o restauri effettuati nel corso dei suoi due secoli di storia.

I piedi, la parte più delicata del mobile, oltre ad essere in parte danneggiati, hanno subito sostituzioni nei supporti di innesto nella struttura. Possiamo verificare anche la sostituzione dello schienale, che, oltre ad essere incongruentemente in legno d’abete, presenta, visto dall’interno, evidenti segni di pialla a filo meccanica presente solo nei primi del novecento.

La modifica principale riguarda però il piano del cassettone; ad un primo esame, si possono notare due incon gruenze: la prima è che il lastrone non presenta i movimenti e i sollevamenti che dovrebbe aver assunto nel tempo, la seconda è che il piano è decisamente meno decorato dei fianchi, mentre normalmente accadeva proprio il contrario. Incuriositi da queste osservazioni, ad un esame più attento, scopriamo che il piano in noce massello è sì antico, ma presenta segni di un utilizzo diversi nella parte inferiore (tra l’altro avrebbe dovuto essere in pioppo), e che la lastronatura superiore è troppo sottile nello spessore per essere settecentesca.

Possiamo così supporre che il cassettone, nato con un piano di marmo, sia stato succes sivamente adattato al gusto dei proprietari.


A conferma di questa ipotesi, troviamo la firma della modifica sotto coperchio, dove è inciso “Boncio anni 1927 Torino”.



Abbiamo ricostruito fin qui la storia del mobile o almeno di una sua una parte, ed ora? Ricostituendo il piano con un marmo, il mobile tornerebbe forse alla sua struttura originaria, ma perderebbe un pezzo della sua storia. Lascio agli esperti queste riflessioni filologiche su cos’è etico fare su un mobile così antico e mi accontento d’essermi divertito nella sua analisi.
Ma veniamo al secondo cassettone.

Si tratta di un mobile nato per essere già strut turalmente importante e di pregio: tutta la struttura è in noce massello a vista e gli intarsi sono a toppo direttamente nel massello. La committenza era importante e ricca visti i materiali utilizzati e la scelta di un’ebanista sicuramente preparato sulle tecniche e le mode decorative dell’epoca: non si trattava certo di un falegname provinciale. Per questo motivo anche il nostro perito colloca la costruzione del mobile direttamente in Torino.

Il piano è un’asse unica di noce massello presa dal cuore di una pianta di notevoli dimensioni, spessa quattro centimetri così da non subire movimenti, unita ai montanti e alle traverse dello scheletro del mobile tramite incastri a coda di rondine. Il fondo e lo schienale in pioppo massello sono uniti al mobile, come visto nell’altro cassettone, tramite un incastro mezzo-mezzo e l’aiuto di chiodi; anche queste parti sono di notevoli dimensioni e vi possiamo notare i segni dello sgrossino che veniva utilizzato per sgrossare le assi tagliate che non necessitavano levigatura perché nascoste.

La stessa tecnica costruttiva la ritroviamo nei cassetti, dove la struttura in pioppo è unita al fronte in noce tramite i famosi incastri a coda di rondine. Il fronte mosso dei cassetti è direttamente intagliato nelle assi di noce. Mobile nato per essere robusto, non ha avuto bisogno di sostituzioni o interventi e questo l’ha portato a noi perfettamente integro, con l’eccezione di una spaccatura reincollata sul fronte di un cassetto.

Anche a livello decorativo l’intarsio in acero eseguito a toppo non solo rispecchia i canoni decorativi piemontesi dell’epoca, ma è realizzato con grande cura nell’esecuzione: è infatti inserito con precisione nel massello; le figure create del disegnatore sono complesse nelle volute, e fini e precise nel mazzo di rose, detto “mazzetto”, tipico decoro piemontese.

Così i tasselli, che vanno a formare i petali e la volute, non solo sono incisi, ma, per meglio marcarne i contorni, l’ebanista ha usato la tecnica dell’ombreggiatura tramite sabbia calda. Il profilo del piano e dei cassetti a “labbro di moro” ebanizzati esaltano l’armonia e l’eleganza del mobile.

Anche le serrature risulterebbero originali. Siamo quindi davanti ad un pezzo davvero speciale. Non bisogna però dimenticare che l’esperienza insegna che è davvero un’eccezione che un mobile antico non abbia mai subito neanche un intervento. E allora, ad un esame più accurato, scopriamo che, oltre alla riparazione del cassetto di cui abbiamo accennato, troviamo tracce di restauro nel fondo e in alcuni intarsi. E’ probabile inoltre che anche la lucidatura sia stata nei secoli ripresa, anche se pare sicuro che il mobile non sia mai stato spatinato.

L’unico intervento significativo lo troviamo nelle maniglie e nelle bocchette che, pur essendo d’epoca corretta, sono state sostituite, come è possibile verificare osservando le correzioni nel buco della bocchette, fatte per adattarle alle serrature originali; nei cassetti inoltre troviamo delle toppe tonde a chiudere dei buchi che fanno pensare che il cassettone portasse dei pendenti a pigna tipici.
Termino questa lunga e appassionata descrizione ricordando che chiaramente queste verifiche sono nate grazie al confronto con molti colleghi e soprattutto alla collaborazione del nostro perito Vittorio Cuoccio., che ringrazio.

Vi aspetto alla mostra di ottobre per vedere coi vostri occhi!

sabato, agosto 02, 2008

Quando l'antiquario incontra il mercatino dell'usato: Silvia Fini fa il suo ingresso in Mercatopoli


Perito antiquariale, iscritta all'albo dei periti esperti d'arte e antiquariato della CCIAA di Bologna, Silvia Fini vanta un curriculum di tutto rispetto. In questi giorni, l'antiquario ha stretto un importante accordo di collaborazione con Mercatopoli, uno dei più grandi network dell'usato in Italia. Nello specifico, Silvia Fini si occuperà di affiancare i gestori dei punti vendita Mercatopoli fornendo loro delle consulenze di antiquariato. Le sue aree di competenza sono molteplici e sono le seguenti: mobili, abbigliamento vintage, bigiotteria antica, argenti, vetri, dipinti.

Nei mercatini dell'usato Mercatopoli non sono affatto rari gli arrivi di oggetti che possono andare dai mobili usati ai libri usati che, dal punto di vista del valore storico e antiquariale, possono rivelare aspetti di grande rilievo e interesse. Tuttavia, non tutti hanno l'occhio, l'esperienza e la competenza di un perito esperto a proposito. Ecco che, con Silvia Fini, i mercatini Mercatopoli intendono accrescere al massimo la loro professionalità nel settore e, di conseguenza, anche la qualità stessa del servizio di compra-vendita dell'usato.

lunedì, luglio 21, 2008

Storie di viaggi e viaggiatori


Questa è la stagione in cui tutti sogniamo di viaggiare. Viaggi in paesi lontani, esotici, o più vicine esplorazioni della nostra penisola o del nostro continente.
Tutti, chi più, chi meno, abbiamo a che fare con atlanti geografici o stradali, cartine, mappe, guide turistiche ed artistiche di città e regioni, cerchiamo informazioni su internet; spesso è bello anche farci guidare nel nostro viaggio dalle descrizioni di chi proprio in quel posto ci è già stato e in un libro ci vuole trasmettere le immagini ed il profumo dei luoghi che ha attraversato ed amato. Forse è per questo che d’estate è ancora più emozionante sfogliare e studiare alcuni dei tesori più ricchi di suggestione tra quelli che il nostro lavoro di recupero negli appartamenti e nelle cantine della città ci mette a disposizione, prossimamente in vendita nella nostra sede di Cambiago.

In quali borse da viaggio su carrozze impolverate avrà viaggiato il prezioso astuccio che contiene in otto grandi cartine l’immagine dell’Italia del 1849 (CARTA STRADALE E POSTALE D’ITALIA…pubblicata da CARLO CERRI l’anno 1849), con un riquadro dedicato specificamente all’”Itinerario postale dell’Italia con l’indicazione delle vie percorse dai vapori” e tabelle statistiche con notizie relative a territorio e popolazione di tutti gli Stati che ai tempi si dividevano la Penisola? Splendida anche l’altra CARTA STATISTICA E POSTALE D’ITALIA, disegnata e incisa da S. STUCCHI, pubblicata a Torino presso Gio. Batta MAGGI nel 1848.

E come è finita in una cantina di Milano la ottocentesca pianta topografica di Londra (THE POST OFFICE – PLAN OF LONDON, London, James Wyld) con il suo stradario e l’elenco di “markets, inns, parks, bridges, docks, police offices, prisons, hospitals, places of amusemnts”? E le mappe dei dintorni di Londra e di Parigi (MOGG’S TWENTY FOUR MILES ROUND LONDON, 1838 e NOUVEAU PLAN DE PARIS ET SES ENVIRONS, 1879)?

Andando indietro ancora nel tempo, ecco l’ATLAS MODERNE PORTATIF, pubblicato a PARIGI, chez Laporte, nel 1786: ventotto carte geografiche (precedute da tre carte astronomiche) raffiguranti l’Europa e, singolarmente, tutte le sue nazioni, a cui fanno seguito gli altri continenti con cartine generali e più specifiche di alcune zone (interessanti quelle sulle Indie Orientali, la Cina, il Golfo del Messico e la costa Atlantica degli attuali USA). Sarà servito per programmare qualche viaggio nell’epoca in cui viaggiare, fare esperienza diretta dei luoghi, delle culture, faceva parte del bagaglio di formazione culturale di generazioni di giovani appartenenti all’aristocrazia e alla borghesia di tutta Europa? Ci torna in mente la ricchissima tradizione del Grand Tour in Italia, nato proprio nel ‘700, l’epoca del nostra Atlas, come scoperta e momento di accrescimento intellettuale, quasi un’anticipazione dell’irrequietezza esistenziale del secolo successivo, e la immensa produzione di diari di viaggio, descrizioni letterarie e figurative della nostra penisola che ha generato. E come non lasciarsi affascinare da questo genere letterario, che ci fa rivivere avventure di viaggio di secoli fa? Tra le decine di titoli che sono passate dai nostri mercatini in questi anni, ci piace segnalarne due attualmente in vetrina, uno di un viaggio reale, l’altro…un po’ meno!

Il primo è EOTHEN, OR TRACES OF TRAVEL BROUGHT HOME FROM THE EAST (London, John Ollivier, 1845), seconda edizione di un classico della letteratura di viaggi, scritto da A.W. Kinglake, ristampato e tradotto innumerevoli volte. L’autore viaggiò in Oriente (da Costantinopoli, attraverso la Turchia, Cipro, la Palestina, il Sinai, l’Egitto per poi risalire alla Siria e al Libano) intorno al 1835 e ci ha lasciato questo prezioso volume che non è semplicemente un resoconto di viaggio, ma un lavoro nel solco del Sentimental Journey di Sterne, una deliziosa e a tratti umoristica registrazione di impressioni personali più che di fatti esterni. Splendide le illustrazioni. L’altro volume che proponiamo alla vostra attenzione è anch’esso un Atlas, ma di un viaggio che stende le sue coordinate non solo nello spazio, ma anche nel tempo: si tratta dell’ATLAS DU VOYAGE DU JEUNE ANACHARSIS (PARIS, Lequien, 1824) che illustra il celeberrimo romanzo di Jean-Jacques Barthelemy (1716-1795), grande numismatico francese, edito nel 1788, una delle opere più fortunate e diffuse della seconda metà del ’700, la cui fama durò intatta fino all’epoca romantica, contribuendo a volgarizzare il gusto dell’epoca di Winckelmann per l’archeologia e l’erudizione. L’espediente narrativo è il viaggio del giovane Anacarsi nella Grecia dei tempi di Demostene: queste pseudo-memorie danno luogo ad una vivace ricostruzione storica del mondo ellenico antico, con un’infinità di particolari concernenti le arti, le scienza, la religione, i costumi, del IV secolo.

Il nostro volume raccoglie in freschissime tavole incise in rame redatte e incise da AMBROISE TARDIEU, cartine geografiche di regioni e siti archeologici, piante delle mitiche battaglie di Maratona, delle Termopili, di Salamina e di Platea, vedute di monumenti, teatri, raccolte di ritratti e di antichità greche. Atlante per un viaggio nel passato, dunque; e quale suggestione nasceva anche da una preziosa carta geografica, venduta nel nostro negozio di Cambiago l’anno scorso, quella AFRICA VETUS, pubblicata nel 1696 da Guglielmo Sanson, figlio e continuatore dell’opera del padre Nicolas (1600-1667), geografo del re e precettore di Luigi XIII, fondatore della scuola francese di cartografia, che con i suoi immensi spazi vuoti all’interno del continente e le diciture leggendarie evoca in noi la memoria dell’epoca delle mitiche grande esplorazioni africane dell’ ’800 e un po’ di nostalgia per un tempo in cui non esistevano GSP o TonTon e restava ancora spazio sul nostro pianeta per il mistero e per l’avventura.

venerdì, luglio 11, 2008

Tesori a Milano

E poi dicono che oggi non c’è più niente di nuovo da scoprire!
A chi, come noi, ogni giorno sgombera appartamenti ed affini in una città grande e piena di sorprese come Milano, può ancora accadere di scoprire tesori nascosti dagli anni nei posti più impensati.
Può succedere che, svuotando un appartamento in una qualsiasi via del centro, si scopra una botola nel pavimento che porta ad un locale seminterrato, chiuso da decenni, e che si scopra che proprio lì lavorava uno scultore, attivo fino all’anno della morte, il 1943. Dalla polvere emergono alcune opere, un nome, una storia: è questo il lato più bello ed interessante del nostro lavoro.

In quello studio lavorava CESARE RAVASCO, nato a Milano nel 1875, di famiglia di origine genovese, famiglia di artisti: il padre, Giacomo, era orafo e si era trasferito a Milano nel 1873 fondando un proprio laboratorio. Il figlio maggiore, Alfredo, segue le orme del padre e diventa uno dei principali esponenti dell’arte orafa e decorativa milanese del tempo, partecipando a partire dal 1906 a tutte le principali Esposizioni nazionali ed internazionali. Stretto il contatto con letterati e artisti di ogni genere, tra cui ricordiamo in particolare Giò Ponti, con cui Alfredo condivide poetiche e ideali artistici. In questo ambiente si forma e lavora Cesare. Tra le sue opere più celebri, il monumento “Alle tre arti consolatrici della vita” nella villa Pisani-Dossi di Como.
Di lui abbiamo trovato nel suo studio alcune opere, probabilmente appartenenti a diversi momenti della sua vita creativa: partiamo con un importante altorilievo in marmo bianco (70 x 65) raffigurante una Maternità (sacra o profana?) attorniata da motivi floreali, di grande intensità nella scelta dello scorcio e nell’espressività del viso della madre. Allo stesso periodo risalgono forse le due placche in bronzo, in bassorilievo, una (29 x 25) raffigurante un cavaliere su cavallo alato che scaglia una freccia, datato 1918, e l’altra (15 x 10), di gusto più spiccatamente Liberty, raffigurante una fanciulla circondata da motivi floreali e intitolata “Rinascita”. Ad un'altra atmosfera culturale ci rimandano le altre opere ritrovate: un grande busto in marmo (altezza 50 cm.) ritratto di un uomo e soprattutto la testa di donna, che pare emergere dal blocco di marmo (40 x 40), appena sbozzata, e il delizioso busto di bambino che gioca, in bronzo (altezza 20 cm), che suggeriscono, pur con le dovute distanze, reminescenze dello stile di un Medardo Rosso, in quegli anni geniale punto di riferimento di una intera generazione di scultori. In mezzo alle opere di Ravasco, compare anche un importante lavoro di un altro scultore attivo a Milano nello stesso periodo (omaggio ad un collega ammirato?): si tratta di una figura intera, alta 54 cm, in bronzo, raffigurante un giovane nudo che lancia una granata: l’anno è il XVII dell’Era Fascista (1939) e la firma è quella di EROS PELLINI, figlio d’arte (il padre Eugenio è anch’esso un importante scultore), nato a Milano nel 1909. Dal 1930 Eros Pellini studia all’Accademia di Brera , dove ha per maestro lo scultore Adolfo Wildt e per compagni Fontana, Broggini, Melotti ed altri esponenti della vita artistica milanese del tempo. L’incontro con Wildt sarà importantissimo per la sua formazione artistica, al punto che alla morte del maestro, nel 1931, Pellini lascerà l’Accademia proseguendo da solo il suo cammino di artista.
E al periodo di influenza del grande maestro risale certamente il nostro bronzo, di chiarissima impostazione classica, di gusto accademico, anche se non privo di impatto emotivo nell’impressione di energia e di forza che l’autore ha saputo infondere al corpo perfetto del giovane soggetto. In particolare l’espressione del volto, dai tratti allungati, sembra un tributo più esplicito ai ritratti dell’amato maestro.
Queste opere saranno in vendita prossimamente nel nostro Mercatino dell’Usato nella sede di Cambiago.

lunedì, giugno 23, 2008

Vuoi aprire un mercatino dell'usato? Ecco la guida per te!


Che differenza c'è tra un mercatino dell'usato e un antiquariato? E tra compra vendita e conto vendita? Quali sono i ceti sociali che visitano i mercatini dell'usato? Quanti mercatini sono operativi in Italia? E quanto viene stimato il loro giro d'affari annuale?

Ecco alcune delle domande a cui è possibile trovare risposta in “Aprire un mercatino dell'usato” un e-book da qualche giorno online sul blog Mercatino dell'usato.

Scritta da Alessandro Giuliani, esperto nel settore del second hand da diversi anni con la società Leotron, prima fornitrice in Italia di software gestionali per mercatini dell'usato, la guida è scaricabile gratuitamente e fornisce moltissime e preziose indicazioni per chiunque fosse interessato ad entrare a far parte di un settore in forte espansione.

Espansione che non intende certo fermarsi, dato che nel prossimo futuro è previsto un vero e proprio boom commerciale dei negozi dell'usato in Italia.

E' la stessa percezione dell'usato che sta cambiando: oggi, sempre più persone acquistano oggetti di secondamano e non solo perchè si può risparmiare ma anche perchè fa tendenza, perchè acquistare usato è una forma di acquisto più eco-compatibile o comunque alternativa alle logiche consumistiche.

La guida di Alessandro Giuliani fornisce una panoramica del fenomeno “mercatini dell'usato” comprendente l'evoluzione del settore fino ad oggi ma anche le trasformazioni sociologiche in atto e le prospettive commerciali future.

Per chi sogna di mettersi in proprio e non è Paperon de Paperoni, il settore dell'usato, potrebbe essere la risposta giusta e non solo perchè il settore sta crescendo, almeno per altre due ragioni essenziali:

    1. Non è richiesto un forte investimento iniziale

    2. Il rischio d'impresa è molto basso

Ma per mettersi in proprio sarebbe utile, per non dire necessario, avere anche una certa conoscenza de settore in cui s'intende avere a che fare.

Ecco allora che “Aprire un mercatino dell'usato” è la guida ideale per chi vuole mettersi in proprio in questo promettente settore.

Guida al settore dell'usato