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venerdì, settembre 03, 2010

Annunciati i vincitori del concorso St Helier Music Crowns 2010

St Helier Music Crowns 2010 ha annunciato oggi i vincitori per le 3 categorie del concorso musicale: Maria Marcial di Manchester (Pop), Leo LeVox di Birmingham (Urban) e i Messiah di Edimburgo (Rock).
I partecipanti hanno inviato una delle loro canzoni al sito della St Helier Music Crowns dove una giuria composta, tra gli altri, da personaggi quali Ali Campbell, Skin degli Skunk Anansie e Samantha Mumba ha selezionato le migliori per ogni categoria, che sono state poi sottoposte al voto del pubblico il quale, tramite il sito e la pagina ufficiale su Facebook, ne ha eletto i vincitori.
I 30 finalisti (10 per ogni categoria - Rock, Pop e Urban) hanno avuto un mese di tempo per organizzare una raccolta voti che ha visto Music Crowns presentata su stazioni radio e stampe locali, incluse le frequenze radiofoniche della BBC, su social networks quali Facebook, Twitter, YouTube e MySpace, mentre i finalisti si contendevano il primo posto.
Sam Gilbert, co-fondatore, ha dichiarato: "Abbiamo avuto 30 finalisti straordinari di cui siamo molto orgogliosi, e siamo davvero felici all'idea di poter lavorare con Maria, Leo e i Messiah - gruppo composto da Jack Mylchreest, Lyall Fraser, Jordan Douglas, Bryan Ramsay e Peter Paterson. Inizia un periodo assai entusiasmante."
I vincitori verranno premiati e si esibiranno nel club Cargo, a Londra, Lunedi 11 Ottobre 2010.
Le canzoni vincenti
Categoria Pop - la canzone di Maria Marcial "No Compromise" può essere ascoltata su http://www.popmusiccrown.co.uk
Categoria Urban - la canzone di Leo LeVox "Safe" può essere ascoltata su http://www.urbanmusiccrown.co.uk
Categoria Rock - la canzone dei Messiah "Out of Sight" può essere ascoltata su http://www.rockmusiccrown.co.uk
2011
St Helier Music Crowns cercherà nuovi partecipanti a partire da Gennaio 2011 - http://www.musiccrowns.co.uk

lunedì, settembre 15, 2008

Il metodo antistronzi

Una volta si parlava di padroni, sfruttatori, aguzzini, schiavisti.Oggi a complicare la nostra vita lavorativa c’è la più ampia e democratica categoria degli stronzi, concetto che si è affermato in seguito al grande successo de Il metodo antistronzi di Robert I. Sutton, professore di scienza dell’ingegneria gestionale all’Università di Stanford.

Il metodo antistronzi affronta il tema in un’ottica originale: i soprusi fanno male all’azienda prima ancora che alle vittime.

Come dice lo stesso autore, sfortunatamente prima o poi tutti noi ci troviamo a dover fare i conti con gli stronzi sul posto di lavoro, cioè con quelle persone capaci di opprimere, mortificare o sminuire, il cui sputare veleno si rivolge sempre nei confronti di chi ha meno potere di loro, piuttosto che di chi ne ha di più. Persone che possono insultare ed umiliare a voce alta ma anche pugnalare alle spalle, tirare fuori il peggio di sé quando non rischiano di essere scoperti, cosa ancora più pericolosa perché non nasce da un momento di rabbia incontrollabile ma della volontà di lavorare di nascosto per danneggiare il prossimo.

Il metodo antistronzi mostra innanzitutto come queste personalità distruttive feriscano il prossimo e danneggino la produttività aziendale: “I danni provocati dagli stronzi in azienda emergono dai costi dell’aumento del turn over, dell’assenteismo, del calo della dedizione al lavoro, della distrazione e della diminuzione della performance. Quando la paura mostra il suo brutto volto le persone cercano soltanto di coprirsi le spalle e non si preoccupano di contribuire alla crescita dell’organizzazione, non avvertono alcuna spinta a impegnarsi di più per aiutare l’azienda”.

Al contrario le organizzazioni in cui si dà spazio alla comprensione piuttosto che alla paura attraggono più talenti, hanno costi di turn over più bassi, maggiore libertà di condivisione delle idee, minore competizione interna e numerosi vantaggi in quella esterna.

Shona Brown, vicepresidente di Google, spiega che l’azienda segue il motto “Don’t be evil”, perché ritiene che fare lo stronzo sia semplicemente inefficiente.

In ogni azienda bisognerebbe imparare ad aggredire i problemi, anziché i collaboratori.
Quanti di voi hanno avuto a che fare con gli stronzi sul lavoro?Lasciateci la vostra testimonianza su
http://www.blogimprenditori.it/2008/09/15/il-metodo-antistronzi/

venerdì, novembre 30, 2007

Go-Kart una passione tutta Italiana spinta dai successi internazionali di Ducati e Ferrari

I recenti successi di Ferrari e Ducati sui circuiti mondiali, rendono agli occhi di tutto il pianeta, la produzione italiana nel mondo dei motori di primo livello. Anche nella costruzione e progettazione di go-kart.

Con la recente vittoria di Ducati Corse nel Campionato Mondiale di Motociclismo categoria “Moto GP”, i motori made in Italy hanno dimostrato, insieme alla “consuetudine” Ferrari, di essere concepiti per essere considerati leader a livello planetario.

Difatti, un po’ come in tutti gli altri settori, la manifattura italiana presenta oltre ad un prodotto di elevata qualità anche la passione e la volontà che ci contraddistingue nel raggiungere l’eccellenza e gli obiettivi prefissati.

A tal proposito, anche nel karting le aziende italiane si stanno muovendo e promuovendo in tutto il mondo, grazie ad una produzione go kart di primissimo livello utilizzando i migliori motori, componenti ed accessori.

Forse però questo affascinante mondo delle competizioni con mini-vetture, chiamate kart o go-kart, non è molto conosciuto perché meno popolare degli altri due sport sopraccitati: motociclismo e automobilismo.

In effetti, il karting è la forma più semplice di competizioni automobilistiche corso con piccole vetture dalla forma essenziale: telaio tubolare in acciaio privo di sospensioni, ruote e motore a scoppio. Questo sport, proprio per il divertimento che trasmette nel realizzarlo, è nato come hobby ma ora rappresenta un passo “quasi obbligatorio” per chi intende intraprendere una carriera da pilota professionista. Non a caso, gli ultimi campioni di F1 sono usciti proprio dal “vivaio” dei go-kart (Schumacher, Senna, Prost, Alonso, solo per citarne alcuni).

Il kart nasce in America per, come spesso succede, motivazioni economiche nel 1956 dove le autovetture da corsa divennero sempre più costose ed il numero dei partecipanti (e soprattutto del pubblico presente) si assottigliò a tal punto di cercare alternative. In questi termini, il karting ebbe la dote di sanare, almeno in alcuni aspetti, questa situazione proponendo soluzioni estremamente divertenti ma altrettanto economiche ed accessibili a tutti gli appassionati di motori.

In Italia il fenomeno si sviluppa ed esplode nei primi anni ’70 dove da semplici costruzioni manuali si passa alla specializzazione di alcune aziende nella produzione e vendita di go kart da competizione. Nascono le prime piste e la passione si espande velocemente dai giovanissimi ai più anziani che non disdegnano le emozioni che solo una vettura sportiva come il Go-Kart può far provare.

Negli ultimi tempi i produttori di Kart hanno sempre ricercato e sviluppato nuove soluzioni, perfezionando ogni componente delle mini-vetture da competizione con ricambi per go kart ad elevato contenuto tecnologico in grado di migliorare notevolmente le prestazioni e la costanza delle stesse in ambito sportivo e di competizione.

Non resta che abbandonarsi a questa passione con amici e colleghi in gare mozzafiato, magari senza esagerare per i deboli di cuore.

A cura di Michele De Capitani
Prima Posizione Srl – Marketing