venerdì, febbraio 26, 2010
Vini calabresi, la loro ricetta segreta viene da molto lontano nel tempo: schiettezza e generosità.
Datare la coltura della vite in Calabria significherebbe andare molto indietro nei tempi, sicuramente ancor prima della venuta dei primi coloni greci del VIII secolo a. C. Del resto la coltivazione dei vigneti in queste terre era talmente intensa nell’età ellenistica che la Calabria fu detta "Enotria", ossia terra del vino. Si capisce quindi come il vino che si produceva in Calabria, oltre ad avere una considerevole importanza per l’ economia dei tempi, era apprezzato e famoso per la sua qualità. Caratteristica di quel vino pare fosse la forza, il vigore ed il suo profumo intensissimo, capaci (si dice) di resuscitare anche i morti. Le tavole di Eraclea danno un preciso valore ai vigneti del tempo in Calabria: un appezzamento di terreno coltivato a vigna valeva sei volte quello coltivato a cereali. Al dio Bacco erano innalzati ovunque templi, tra i quali famosissimo quello di Cremissa, odierna Cirò. E si vuole appunto che il vino Cirò discenda in linea retta da quel vino di Crimisa che si somministrava agli atleti vittoriosi nelle gare, per cui (insieme ad un altro grande vino di Calabria, il Greco di Bianco) sarebbe il nettare più antico d’Italia.
In epoca romana i vini della Calabria non riuscirono a ripetere il successo avuto in epoca greca. I Romani infatti prediligevano i vini autoctoni quali il Frascati. Mentre il Medioevo ne conobbe il rilancio, esportati per terra e per mare in tutta Italia ed anche oltre. Successivamente però nuove difficoltà incontrò la regione nel valorizzare i propri vini e tutt'ora la viticultura calabrese raccoglie meno riconoscimenti di quanti meriterebbe.
Attualmente la maggior parte della produzione di vino è ad un livello decisamente artigianale, e difatti ogni contadino vinifica da sé con criteri del tutto primitivi ed empirici: ciò impedisce l’ottenimento di una medesima qualità di anno in anno, ed a ciò può attribuirsi in parte la mancata diffusione dei vini calabresi nel resto d’Italia. Si rileva così la necessità che molta produzione del vino calabrese debba uscire dallo stato artigianale sì da poter essere maggiormente apprezzata in Italia e all'Estero.
Il Cirò è uno dei pochi vini veramente industrializzati, il primo che ha chiesto ed ottenuto la denominazione d’origine controllata. Conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo e' entrato a far parte di ogni cantina che si rispetti e sulle tavole di ogni buon ristorante.
Per il resto sono poche le aziende che hanno la denominazione DOC, anche se tale dato è in notevole incremento, iniziando una controtendenza rispetto al mercato vitivinicolo regionale degli ultimi 30 anni, caratterizzato da una profonda crisi ed impoverimento generale, visto che la viticultura è sempre stata una voce importante dell’economia locale.
In particolare altre tipologie di vini calabresi stanno ricevendo il supporto di siti di commercio elettronico che nel corso del loro percorso aziendale hanno ricevuto rilevanti feedback positivi dall’utenza servita, dunque svolgendo azione di educazione al consumo e promozione di particolari referenze e tipologie.
Anche per ciò, forse, da qualche anno assistiamo ad una rinnovata ripresa produttiva, ispirata a nuovi criteri di qualità, un rinnovato entusiasmo nella produzione con un più attento lavoro in vigna e l'applicazione di nuove tecniche in cantina.
Nella zona della Piana di Sibari, ad esempio, si cerca di continuare una tradizione vitivinicola di spessore, visto che è proprio in tale area che si rilevarono le prime testimonianze di una imponente ed organizzata esportazione del vino. Questo partiva dal porto di Sibari, passava attraverso veri e propri enodotti, per essere caricato agevolmente sulle navi.
Nella menzionata zona, in particolare, si distingue anzitutto il vino Pollino doc, che vede la sua produzione all'interno del Parco Nazionale omonimo, in particolare nei comuni di Castrovillari, Civita, San Basile, Saracena, Cassano allo Ionio e Frascineto.
La produzione di questo fantastico nettare deriva da vitigni quali Gaglioppo almeno per il 60%, Greco nero, Malvasia bianca, Montonico bianco e Guarnaccia bianca per almeno il 20%, con possibile aggiunta di uve a bacca bianca per un massimo del 20%.Il suo colore è rosso rubino tenue o cerasuolo; un profumo piuttosto intenso e persistente, fruttato, con sentori di prugne e ribes;il suo sapore è secco, caldo, abbastanza morbido, giustamente tannico, sapido, di corpo, equilibrato; i suoi 12/13 gradi ne fanno un vino ottimo per accompagnare costolette di agnello, capretto al forno, carni bianche arrosto, salsiccia, coniglio al forno, prosciutti e formaggi calabresi, servendolo a temperatura ambiente di 16-18°C.
Della medesima tipologia Pollino si menziona anche il Rosso Superiore, che richiede un invecchiamento obbligatorio di due anni: viene dai più considerato e’ classificato vino superiore da pasto
Il Valle del Crati Igt è rosso, rosato, bianco, novello e passito, ottenuto da uve sangiovese, merlot, cabernet sauvignon, magliocco, sauvignon blanc, riesling e greco bianco. La gradazione alcolica minima è 11,5% e 11% per, rispettivamente, rosso e novello e 10,5% per bianco e rosato, e 15% per passito. La relativa zona di produzione segue il percorso del fiume Crati, fino alla sua foce nel mare Ionio. In genere i metodi di produzione prevedono una accurata selezione delle uve, fatte macerare e fermentare in vasche di acciaio, ben accompagnando il prodotto carni grasse e selvaggine (per le tipologie rosso/rosato), ovvero antipasti, formaggi freschi e piatti a base pesce.(la tipologia bianco).
E nella Piana di Sibari trova culla anche un altro vinello interessante, l’Igt Calabria, la cui produzione si caratterizza in tutta la regione, ma che in zona acquisisce un sapore ed una connotazione unica. Le tipologie rosso/rosato in genere provengono da vitigno magliocco canno, calabrese (nero d’Avola), greco nero; con vinificazione prevista nella modalità fermentazione sulle bucce, suggerendo l’accostamento a pietanze tipiche della regione, con il suo colore rosso intenso, il profumo caratterizzato da sentori di frutta, il suo sapore pronunciato e pieno. Con i suoi 12/13° si consiglia venga servito ad una temperatura di 17/18 gradi. La tipologia bianco proviene da malvasia bianca, greco bianco; con vinificazione prevista nella modalità fermentazione del mosto in bianco a temperatura controllata; si accompagna bene ad antipasti e secondi delicati, col suo colore giallo dorato, il suo profumo delicato e fruttato, il suo sapore asciutto ed armonico. Con i suoi 12/13° si consiglia sia servito ad una temperatura di 10/12 gradi.
Che tali presupposti e tale voglia di affermazione siano di buon auspicio per far conoscere oltre regione vini di buona qualità, rispettati e quasi venerati in loco, visto che non pochi sono i paesi e le contrade presso le quali la produzione vinicola è accompagnata da sagre e manifestazioni enogastronomiche di particolare importanza che si tengono già dal mese di novembre, sotto il proverbio che “per S. Martino ogni mosto è vino”. C'è solo da augurarsi che le giovani generazioni apprezzino e imparino ad amare maggiormente la terra, che in passato valeva molto se lavorata a vigneto, avvalendosi delle più moderne ed evolute tecniche di produzione.
fonte: link
Pubblicato il 30/10/2009 | da Giorgio Candia - www.saporidellasibaritide.it
mercoledì, giugno 03, 2009
Cibo e cucina nel Decameron di Giovanni Boccaccio
Ed è proprio da una rilettura onesta e disinteressata che si riscopre nell'autore trecentesco quell'umanitas più pura che, estranea a un'ingannevole celebrazione delle virtù dell'uomo, ne offre un'immagine completa e spregiudicata, spostando l'attenzione anche su quei gesti e quei sentimenti che lo rendono tale e tra i quali non può mancare l'atto del mangiare. La "rossiniana maestria" di Boccaccio nel riprodurre quasi come in quadro la vita del suo tempo spinge Andrea Maia a una rivisitazione dell'opera in chiave culinaria, trovando nei numerosi accenni al cibo il pretesto per introdurre originali e saporite ricette del tempo, a volte rivisitate e riaddattate alla fruibilità del lettore contemporaneo.
"Il cibo (..) è presente in quasi tutte le novelle, ora in modo ampio ed esplicito, ora in modo più generico, attraverso allusioni ai banchetti preparati nelle case di artigiani o di umili, nei palazzi dei ricchi borghesi, nella radura di una pineta o nel refettorio di un'abbazia, o ancora nel castello di un principe; non a caso il verbo "mangiare" è una delle parole utilizzate con maggiore frequenza."
A Cuori di cinghiale in tegame, che si sostituiscono al cuore dell'uomo cucinato da Guglielmo per punire l'adulterio della moglie nella IV giornata, si alternano sfiziose ricette come quella del Fagiano allo spiedo, riproposizione attuale di quel falco che Federigo nella V giornata prepara alla donna amata, senza sapere che questa in realtà lo vuole vivo per guarire la malattia del figlio; o come quella della Faraona in tegame, che rimpiazza un'ormai irreperibile gru, cucinata da Currado Gianfigliazzi nella VI giornata. E il nome di Frate Cipolla - "che forse era veduto volentieri per il nome più che per devozione, dato che quel terreno produce cipolle famose per tutta Toscana" - non può essere occasione migliore per l'introduzione di una succulenta Cipollata, ovviamente con le cipolle rosse di Certaldo.
Da queste e dalle altre ricette il lettore è incoraggiato a riprendere in mano e riscoprire l'attualità di un'opera nella quale l'uomo contemporaneo può ancora riconoscersi al di là di ogni divario spazio-temporale, ciò che fa del "Decameron" un autentico classico della letteratura italiana.
La contrada di Bengodi
Cibo e cucina nel Decameron di Giovanni Boccaccio
pagine 80
anno 2007 - prezzo € 10,00
martedì, aprile 28, 2009
I segreti della tavola di Montalbano - le ricette
Il leone verde Edizioni presenta il nuovo libro della collana Leggere è un gusto!
I segreti della tavola di Montalbano.
Le ricette di Andrea Camilleri.
Stefania Campo indaga l’universo gastronomico di Andrea Camilleri, attraverso il suo illustre personaggio: il commissario Montalbano, goloso e continuamente affetto da un "pititto" smisurato. Ne viene fuori un'antologia gustosa come una tavolata ben imbandita, con rievocazioni di alimenti e pietanze tratte dai suoi ricordi dell'infanzia in Sicilia.
Il cibo è il protagonista trasversale di tutte le storie, e acquista una valenza affettiva molto forte, sinonimo di materializzazione dell'amore materno. Da qui si deduce l'importanza che questa passione ha per il commissario, così prepotente da prevaricare anche la passione amorosa. Per lui, il cibo è l'oggetto del desiderio, più importante degli altri piaceri e deve essere conquistato a tutti i costi; ma i segreti delle gustose pietanze sono custoditi da altri, la "cammarera" Adelina, Calogero, Enzo. Le ricette sono svelate in queste gustose pagine da assaporare in silenzio e solitudine, con animo lieto e mente sgombra, una per volta, come quando Montalbano si siede a degustare i suoi piatti preferiti.
L’autrice:
Stefania Campo, architetto, specializzata in fotografia e cinema digitale. Vive tra Ragusa e Milano dove affianca alla libera professione e all'insegnamento la passione per la sua terra. Studia e promuove con l'Associazione Sicilia movietour itinerari culturali ed enogastronomici ispirati alla letteratura e al cinema.
Scheda libro:
autore: Stefania Campo
titolo: I segreti della tavola di Montalbano. Le ricette di Andrea Camilleri
anno: 2009
pagg.: 160
ISBN: 978-88-95177-47-2
prezzo: euro 10,00
giovedì, aprile 23, 2009
Sconto con Facebook per chi Legge con gusto!
Iscriviti alla nostra pagina su Facebook e scrivi sulla bacheca "Io leggo con gusto!".
Vieni poi a trovarci alla Fiera Internazionale del Libro di Torino al nostro stand prelibato (E51 PAD1) e salutaci dicendoci il tuo nome e cognome.
Grazie a Facebook ti riconosceremo e avrai a disposizione uno sconto del 20% sui tutti i nostri libri di ricette tra cucina, cinema e letteratura. Clicca sul logo di Facebook per atterrare sulla nostra pagina.
domenica, aprile 05, 2009
Orchidee a tavola - Le ricette di Nero Wolfe
presenta il nuovo libro della collana "Leggere è un gusto!"
Orchidee a tavola
Le ricette di Nero Wolfe
di Enzo Tumminello
Enzo Tumminello ci accompagna alla scoperta della vita dell’investigatore Nero Wolfe. Detective tra i più originali della letteratura gialla essenzialmente per due motivi: il modo con cui conduce le indagini, non uscendo "quasi" mai dalla sua grande casa in arenaria di Manhattan, e la passione con cui cura le sue diecimila orchidee Resta però un elemento che lo accomuna ad alcuni famosi investigatori: l'amore per il cibo. Ma a differenza del commissario Montalbano, non mangia quasi mai al ristorante né tanto meno in trattoria; ama e apprezza però la cucina raffinata e non preparerebbe mai un piatto senza l'aiuto del suo fidato cuoco Fritz Brenner. Appassionato lettore, non userebbe mai un libro per accendere il fuoco come fa invece Pepe Carvalho e non concluderebbe mai un pranzo accendendosi la pipa come il commissario Maigret. L’autore perciò ci propone sei menù, sei come il numero massimo di persone che Wolfe sopporta a tavola, con l’intenzione non solo di stuzzicare il palato, ma anche di raccontare i lati più affascinanti della complessa personalità del detective.
L'autore:
Enzo Tumminello (1959) vive a Torre Pellice e lavora a Torino presso il quotidiano La Stampa. Laureato in Storia contemporanea all’Università di Torino, appassionato di cinema, ha collaborato con riviste di settore e con il quotidiano on-line Il Nuovo. Con Il leone verde ha già pubblicato “Ciak per due”, sempre per la collana Leggere è un gusto!
Scheda libro:
autore: Enzo Tumminello
titolo: Orchidee a tavola. Le ricette di Nero Wolfe.
anno: 2009
pagg.: 78
ISBN: 978-88-95177-33-5
prezzo: euro 10,00
Per essere aggiornati sulle novità golose, le iniziative e le rubriche di Leggere è un gusto! puoi iscriverti alla fan page di Facebook
venerdì, febbraio 20, 2009
8 Marzo, festa della donna alla Pernice Rossa in Oltrepò Pavese con le Letture Poetiche
Si sente la necessità di valorizzare il turismo in Oltrepò per il suo patrimonio: il paesaggio unico, la cultura, la storia che lo caratterizzano e i suoi prodotti tipici rinomati anche a livello internazionale.
Crediamo che questo sia possibile ed è per questo che abbiamo deciso di organizzare uno spettacolo unito ad un evento gastronomico originale che speriamo possa incuriosire sia chi vive l'Oltrepò sia chi ne è ospite.
Si aggiunge, inoltre, l'esigenza di dedicare alla donna una giornata di poesia, di festa, ma anche di riflessione. Vorremmo pensare alla storia della situazione femminile e rimanere piacevolmente sorpresi scoprendo come il medioevo si riveli non un'epoca buia, ma la culla della fioritura di una letteratura nuova, colta e a volte troppo poco conosciuta dove le donne si trasformano da oggetto a soggetto del cantare d'amore.
OETESSE D'AMORE NELLE CORTI MEDIEVALI
8 MARZO 2009
PRANZO CON LETTURE POETICHE
DI POETESSE MEDIEVALI E FIGURANTI IN COSTUME
Si propone un evento culturale e gastronomico in una cornice naturale di straordinaria bellezza per considerare la festa della donna una giornata importante in cui, attraverso una staffetta letteraria, ricordare le autrici di opere medievali a volte dimenticate.
Verrà proposto il pranzo in cui verranno serviti i prodotti tipici di qualità del territorio dell'Oltrepò, e ci si immergerà in un'atmosfera d'altri tempi, assistendo ad uno spettacolo in cui attori in costume reciteranno alcune poesie medievali accompagnati da alcuni figuranti in costume.
Il Centro Turistico Pernice Rossa è un albergo ristorante situato in un luogo incantevole dove è possibile entrare in contatto con la natura e costituisce un fulcro dove ruotano innumerevoli possibilità di svago tutto l'anno: sci da fondo, escursioni naturalistiche oppure d'arte; per gli amanti dell'avventura vi è la possibilità di praticare del Rafting, kayak e Canoning.
L'Associazione Spino Fiorito è un'associazione culturale senza scopo di lucro nata con lo scopo di creare un Parco Letterario in Oltrepò al fine di contribuire a dare maggiore risalto al patrimonio culturale, storico, architettonico e ambientale dell'Oltrepò Pavese.
Albergo Ristorante " LA PERNICE ROSSA "
in collaborazione con: Associazione Culturale "Spino Fiorito"
8 marzo 2009 – ore 12,00 - € 30,00 a persona (pranzo e spettacolo)
Menconico (PV) Loc. Roncassi
Possibilita' di pernottamento
Gradita la prenotazione