Visualizzazione post con etichetta ecosostenibilità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ecosostenibilità. Mostra tutti i post

lunedì, ottobre 25, 2010

GEOPLAST: THE FUTURE IS GREEN

Le persone, il know-how, le strategie e i prodotti sono le basi sulle quali si fonda un’impresa. Tutti questi elementi si riflettono nell’immagine aziendale che è la percezione condivisa che i diversi stakeholders hanno dell’azienda stessa.


Un’immagine aziendale vincente prende forma col passare degli anni e si mantiene tale solo se la produzione si accompagna ad una ben più posizionante creazione di “valori”. È con questa vision che Geoplast si muove nell’ambito delle politiche ambientali. L’azienda è sempre più attenta all’utilizzo di materiali riciclati e si è dotata nel tempo di una filiera produttiva sostenibile che sancisce il rispetto di tutte le prescrizioni di tipo ambientale durante il processo di produzione. All’origine di ogni prodotto e sistema Geoplast ci sono esclusivamente polipropilene e polietilene rigenerati scelti con cura presso i fornitori di materia prima.


Da tutte queste premesse prende vita il progetto The future is Green all’interno del quale si concentra l’intera filosofia Geoplast, passata, presente e futura.


The future is Green è infatti molto più di una frase ben studiata, è una bussola grazie alla quale Geoplast conferma il proprio orientamento, in relazione alle tematiche della salvaguardia dell’ambiente. The future is Green è inoltre un manifesto: in esso si riassumo i modus operandi e pensandi finalizzati ad una gestione responsabile delle risorse ambientali. Lo scopo è quello di concentrarsi su una gestione di materiali e processi in grado di consumare meno energia possibile e col minimo impatto sull’ambiente naturale.


Questo obiettivo che si esplica nelle tre “R” di riutilizzare, ridurre, riciclare.


RIUTILIZZARE

Significa, partendo dall’abbandono della concezione “usa&getta”, riutilizzare i prodotti e/o i loro componenti prima della loro dismissione. In termini di produzione industriale, in particolare, questo si traduce nella progettazione volta alla disassemblabilità del prodotto finito e al riutilizzo delle varie parti per la realizzazione di altri prodotti.


RIDURRE

Significa limitare l’impatto delle attività antropiche in modo da ridurre l’uso delle materie prime, l’ammontare di scarti e rifiuti e la quantità di emissioni di gas serra. In termini di produzione industriale, significa progettare i beni in modo da ridurre al minimo l’impatto ambientale durante i processi di trasformazione delle materie prime e di trasporto del prodotto finito.


RICICLARE

Significa, una volta limitato l’uso delle attività di produzione e recuperata la maggior parte dei componenti, riciclare i materiali. In termini di produzione industriale, significa reintrodurre nel processo produttivo quel materiale di sfrido che risulta dalla produzione dei beni e rilavorarlo in modo da ottenere nuovi componenti senza utilizzare nuova materia prima.


Geoplast rivolge i propri sforzi alla qualità delle materie prime, alla progettazione e produzione di prodotti che possano essere interamente riutilizzati ed, infine, alla riciclabilità degli stessi al termine del loro ciclo vitale. Tutti i prodotti Geoplast sono pensati e realizzati in quest’ottica green.


Per sostenere questa “Green way of life”, Geoplast è entrata a far parte del Green Building Council Italia, l’istituzione che si propone di introdurre in Italia il sistema di certificazione indipendente LEED – Leadership in Energy and Environmental Design – i cui parametri stabiliscono precisi criteri di progettazione e realizzazione di edifici salubri, energeticamente efficienti e a impatto contenuto.


Ancora una volta l’azienda padovana si dimostra al passo con i tempi anticipando un’evoluzione industriale che predilige sistemi di produzione sempre meno impattanti e prodotti sempre più ecocompatibili.



Alberta Fabrello - ufficio stampa Geoplast S.p.A.

www.geoplast.it


Clorofilla Srl

Corso Palladio, 51

36100 Vicenza, Italy

+39 0444 235553

+39 0444 525850


www.clorofilla.com

alberta.fabrello@clorofilla.com

lunedì, luglio 05, 2010

L'ecosostenibilità in azienda.

L’eco sostenibilità aziendale è una questione molto importante di questi tempi. Da una parte perché gran parte dell’inquinamento ambientale è prodotto dagli sforzi industriali, dall’altra perché la creazione di un’azienda votata all’ecosostenibilità diventa un beneficio per l’azienda sia in termini di agevolazioni statali sia in termini di marketing. Se un cliente coscienzioso infatti si trovasse di fronte ad una scelta di prodotto e fosse indeciso tra due competitors sicuramente la leva dell’ecosostenibilità favorirebbe chi vi si è dedicato.
Quali sono le azioni da implementare allora per rendere la vostra azienda ecosostenibile?

• In primis limiatare l’emissione di sostanze inquinanti. Ciò significa:

o adottare un sistema di smaltimento rifiuti che punti al riciclaggio o, se non possibile, allo smaltimento legale e sicuro;
o limitare lo spostamento dei dipendenti in auto, limitare quindi le auto aziendali cercando di favorire il più possibile gli spostamenti in treno o con i mezzi pubblici;
o controllare periodicamente i sistemi di riscaldamento e le emissioni da questo prodotte;
o limitare il trasporto su gomma per i materiali, favorendo strategie logistiche su rotaia.

• Ottimizzare la struttura ospitante:

o Creare dei rivestimenti termici per gli edifici in modo da limitare la dispersione del calore;
o Costante lavoro di manutenzione dell’edificio in modo che non vi siano inutile dispersioni

• Adottare una politica energetica ottimizzata per il risparmio energetico in azienda:

o Affidarsi ad una compagnia energetica che proponga all’azienda strategie di sostegno energetico a basso impatto. Questo consentirà di diminuire i costi e ridurre i consumi;
o Calcolare i consumi strettamente necessari ed evitare gli esuberi.

Una volta raggiunto un equilibrio sostenibile per l’azienda è molto importante farla verificare per ottenere una certificazione europea in merito che consenta all’azienda di mantenere degli standard ottimizzati sul risparmio energetico.

venerdì, febbraio 19, 2010

La cultura della vacanza eco-sostenibile

Unicamping, il social network dei camping in Italia, si impegna a promuovere la cultura della vacanza eco-sostenibile. Non è un impegno così astratto visto che, secondo un'indagine di TripAdvisor (la community dei viaggiatori), il 30% degli italiani ha dichiarato che la sostenibilità del turismo è una priorità per le vacanze 2010.

Un segnale positivo che Unicamping ha colto al volo per sensibilizzare i suoi utenti, appassionati di vacanze plein air e i gestori dei camping in Italia, per ricordare quali sono i must di una vacanza eco-sostenibile dal punto di vista dell'offerta e della domanda di turismo.

Chi sceglie la vacanza pleinair sceglie anche il rispetto dell'ambiente perchè solo secondo un'ottica di sostenibilità è possibile conservare la bellezza e l'integrità del patrimonio naturale. Per questo Unicamping ha chiesto a Legambiente Turismo quali siano le linee guida per una vacanza all'insegna dell'eco-sostenibilità. Innanzitutto la gestione eco-sostenibile dei rifiuti, dell'acqua e delle fonti di energia per limitare sprechi e inefficienze.
Poi la promozione di un'alimentazione sana, da agricoltura biologica che comprenda tanta frutta e verdura fresca. La promozione della cucina locale attraverso i menù dei camping in Italia, sempre più rispettosi delle peculiarità locali.Infine la qualità a 360° dell'offerta turistica, la promozione della mobilità sostenibile (trasporto pubblico e bicicletta) e il rispetto reciproco della quiete e del silenzio in campeggio.

La consapevolezza passa sia attraverso le coscienze dei viaggiatori nel selezionare il luogo di vacanze, e sia attraverso l'offerta turistica dei camping in Italia, che investono sulla qualità e il benessere della vacanza.

La cultura della vacanza eco-sostenibile

Unicamping, il social network dei camping in Italia, si impegna a promuovere la cultura della vacanza eco-sostenibile. Non è un impegno così astratto visto che, secondo un'indagine di TripAdvisor (la community dei viaggiatori), il 30% degli italiani ha dichiarato che la sostenibilità del turismo è una priorità per le vacanze 2010.

Un segnale positivo che Unicamping ha colto al volo per sensibilizzare i suoi utenti, appassionati di vacanze plein air e i gestori dei camping in Italia, per ricordare quali sono i must di una vacanza eco-sostenibile dal punto di vista dell'offerta e della domanda di turismo.

Chi sceglie la vacanza pleinair sceglie anche il rispetto dell'ambiente perchè solo secondo un'ottica di sostenibilità è possibile conservare la bellezza e l'integrità del patrimonio naturale. Per questo Unicamping ha chiesto a Legambiente Turismo quali siano le linee guida per una vacanza all'insegna dell'eco-sostenibilità. Innanzitutto la gestione eco-sostenibile dei rifiuti, dell'acqua e delle fonti di energia per limitare sprechi e inefficienze.
Poi la promozione di un'alimentazione sana, da agricoltura biologica che comprenda tanta frutta e verdura fresca. La promozione della cucina locale attraverso i menù dei camping in Italia, sempre più rispettosi delle peculiarità locali.Infine la qualità a 360° dell'offerta turistica, la promozione della mobilità sostenibile (trasporto pubblico e bicicletta) e il rispetto reciproco della quiete e del silenzio in campeggio.

La consapevolezza passa sia attraverso le coscienze dei viaggiatori nel selezionare il luogo di vacanze, e sia attraverso l'offerta turistica dei camping in Italia, che investono sulla qualità e il benessere della vacanza.

giovedì, settembre 03, 2009

"Solo una sana e consapevole passione scientifica salverà il mondo dal disastro" - Intervista di You4Planet.it ad Antonio Pascale

You4planet ha il piacere di ospitare tra i suoi esperti Antonio Pascale, giornalista e scrittore da sempre controcorrente che ha recentemente conquistato le pagine dei quotidiani italiani grazie al suo libro "Scienza e Sentimento" (Einaudi, 2008) in cui lo scrittore e agronomo napoletano si misura con gli interrogativi e i timori della scienza che la grande discussione bioetica di questi ultimi anni hanno portato in primo piano.
In questa intervista, attraverso una riflessione originale e pragmatica, e con la consueta ironia ci racconta dei luoghi comuni legati al mondo della scienza così come viene comunemente percepita e ci da qualche spunto di riflessione interssante sul tema della sostenibilità e sulla cultura del “Vivere il Pianeta Responsabilmente”.


Come la cultura italiana affronta la tematica della scienza?
La cultura italiana soprattutto quella letteraria non affronta il problema della scienza perché in realtà non ne sa nulla né è interessata ad approfondire l’epistemologia. Considera la cultura scientifica un gradino più in basso e associa la scienza ad aggettivi come “freddo” o “superficiale”. E crede che gli scienziati siano pazzi, fuori controllo e quindi possano solo fare del male alle persone. E’ un problema molto serio che deriva da un retaggio antico che ha prodotto una forma di conoscenza che si può definire come sapere nostalgico, ovvero tutto ciò che appartiene al passato ha valore, quello che è presente è sinonimo di corruzione.

Ma dal suo punto di vista di scrittore e agronomo, come viene interpretata la scienza?
Secondo me la scienza e il metodo scientifico può contribuire a migliorare il mondo, o almeno a misurarlo. Poi tocca a noi prendere le decisioni. Come dicevo, siamo vittime del sapere nostalgico, amiamo frasi ad effetto e deresponsabilizzanti come “decrescita felice”. Per fare un esempio, un tecnico, uno scienziato prede molto sul serio questo slogan e si chiede: di quanto dobbiamo decrescere? Nell’antica Mesopotamia la produzione di cereali si è attestata nella fase di maggiore splendore a una tonnellata a ettaro. Nell’antica Roma, la produzione era ancora di una tonnellata/ettaro, anche durante la prima guerra mondiale era di una tonnellata/ettaro. Dopo la prima guerra mondiale cominciamo a crescere, oggi arriviamo a 5 tonnellate/ettaro. Uno scienziato a questo punto, esaminati i dati, si chiede: di quanto dobbiamo decrescere? A quanto corrisponde la produzione che ci mette in accordo con la “la natura”, il “passato” cosi anelato? Alcuni Stati Africani sono ancora fermi a una tonnellata/ettaro, e non mi sembrano contenti.

Questo comportamento si ripercuote anche sui fenomeni naturali che stanno colpendo il nostro pianeta?
Certo. Sul riscaldamento globale del nostro pianeta piuttosto che studiare un approccio analitico al problema si preferisce continuare a rappresentare l’immagine della catastrofe imminente. Ma sa, conviene usare questa posa, si vende meglio il prodotto. Se devo sborsare i soldi per un libro, almeno che mi racconti della fine del mondo. In questo momento l’apocalisse è cool!

La scienza dovrebbe venir accolta diversamente dagli intellettuali?
E’ una dimensione, quella scientifica, molto affascinante, richiede immaginazione e capacità di analisi. Oggi, un mediocre fisico dispone di una dose immaginativa superiore di gran lunga a quello di un onesto scrittore, impegnato a rappresentare la vita di un personaggio in tre atti.

Nella difesa dell’ambiente, l’uomo da parte degli intellettuali è visto come impotente nei confronti dei cambiamenti che ci stanno coinvolgendo?
Solo una sana e consapevole passione scientifica salverà il mondo dal disastro. Se proprio devo coniare uno slogan …Voglio dire, la natura non esiste, è solo un prodotto culturale, nasce dall’interazione costante tra noi e l’ambiente, più miglioriamo la nostra conoscenza più salvaguardiamo la nostra natura: “fatti non fosti per vivere come bruti, ma per seguire virtute e conoscenza”. Il nostro grande genio musicale, il poeta della voce, Carmelo Bene quando cantava questi versi dilatava e rendeva così inquietante la parola conoscenza. Infatti, questa fa sempre paura, bisogna sempre accettare l’idea di una viaggio verso l’ignoto o di una sfida, contro qualcuno più grande di noi, fosse Dio, o un passato idealizzato o qualunque cosa si opponga all’avanzare del pensiero.

La scienza, lo sviluppo e le tecnologie devono essere oggi giorno anche sostenibili?
Utilizzare e sfruttare meglio le risorse diventandone anche più consapevoli è fondamentale; alcuni aspetti della tecnologia vanno in questa direzione. Migliorare una pianta, usando la tecnologia, significa far sì che questa, la pianta, produca di più, riduca lo spreco di energia e si protegga da sola contro i parassiti, così da poter evitare spreco di antiparassitari. Ma per fare questo ci vogliono biotecnologi che studiano i geni e non maghi che pronunciano la parola passepartout: biologico o sostenibilità o rinnovabili. Le soluzioni semplici sono l’anticamera della dannazione, se saremo dannati lo saremo per un eccesso di semplicità. Per dirla meglio, solo in alcuni casi fortunati ci si sente in armonia con il mondo, imparentati con tutto ciò che esiste, così semplicemente, quasi un’eresia. A volte la poesia sa cogliere come nessuna altra forma di conoscenza questo sentimento. Ma sono situazioni fortunate, per il resto, fuori, ci aspetta la complessità.

Cosa ci occorre oggi giorno?
La nostra società ha bisogno del sapere integrato, cioè è necessario che diversi saperi si parlino e si integrino insieme. I problemi sono sempre più complessi e contraddistinti da tante variabili e abbiamo il dovere di essere intelligenti, cioè aperti al mondo e curiosi. Lavorare su più piani è la sfida che caratterizzerà il nostro futuro.

http://www.you4planet.it/magazine/82/%22Solo_una_sana_e_consapevole_passione_scientifica_salver%C3%A0_il_mondo_dal_disastro%22_-_Intervista_di_You4Planet.it_ad_Antonio_Pascale